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Diversità

La diversità, in un rapporto interpersonale, sociale o affettivo, contrariamente a quanto si è portati a credere, non sfocia in un’insanabile distanza, ma va ad accumulare un’imponente ricchezza.
È il non saper avvicinare un cambiamento, l’essere ostaggi dell’egoismo, la paura di ridimensionare i propri confini, il dover valutare chi apporta il meglio in un determinato contesto, a conferire al tutto noia e oppressione.
Chi sente il bisogno di trovare chi gli somiglia, chi lo esige per appropriarsi della proiezione di se stesso, per uccidere un qualsiasi guizzo di ribellione, è privo di mezzi atti alla comprensione, irreversibilmente impossibilitato ad ampliare l’orizzonte.
Nella diversità s’impara, si scopre, si fortificano gli argini delle proprie debolezze, si matura, scoprendo che di preconcetti si muore.
Chi non riflette quanto crediamo indispensabile e sembra non poterci garantire la realizzazione di un desiderio, nelle tasche dell’anima, tra le grinze di una sensibilità inesplorata, l’80% delle volte, cela il segreto della felicità in questa vita.
– Carla –

“Potevamo restare amici”

Avete mai sentito dire ad un uomo ferito, che nuota in mare aperto, di essere propenso a restare amico di uno squalo che si è già cibato della sua carne?
Per qualcuno una simile richiesta ha senso e andrebbe accolta.
Che dire?
Intelligenza e sensibilità non sono per tutti.
Qualcuno nasce, vive e muore NULLITA’ ASSOLUTA!
– Carla –

Un uomo d’altri tempi

Dopo la “nonna di cioccolato”, la perla eritrea che ha fatto parte delle mie giornate per tre meravigliosi anni, lasciando il vuoto di un amore materno autentico, non mi aspettavo di imbattermi in Mario.
La vita, così aspra e lontana dai sogni di un ragazzino, ogni tanto, infila le mani nel “sacco dei doni” per privarsi di qualcosa di bello e donarlo ad un altro.
Mario non è più un giovanotto, s’appresta ad abbracciare l’80 ina, ma il suo animo è quello di un bambino senza peccato, una spugna zuppa di generosità e di una moralità affettiva che non ha pari.
È tenero quando piange, senza vergognarsene, trainato da un’emozione, fragile quando si scontra con un dispiacere che lo spezza.
L’amicizia non ha età, il sentire condiviso non vaga tra le stanze dell’anagrafe e l’orizzonte, verso cui si volge lo sguardo, può essere lo stesso, anche per generazioni che si sono passate il testimone.
Come Amete, anche lui, ha la predisposizione ad incartare sempre una parola buona, per porgerla con un sorriso, che s’apre tra le labbra, o il luccichio di una lacrima che sfugge tra le sfumature azzurre dei suoi occhi.
Alcune persone vengono al mondo con una missione, la sua l’ha visto, e lo vede, portare la felicità nell’amore per la moglie, i figli e i nipoti, nell’affetto con cui colora la tela di chiunque gli permette di entrare nel proprio spazio vitale.
Nel mio cuore ha appeso un dipinto prezioso, che ho il piacere di esporre con orgoglio, intitolato “Speranza” e autografato con un Ti Voglio Bene …

                      – Carla –

La Panzana

Una Panzana, ripetuta anche mille volte, resta una Panzana, non diventerà mai “Verità”, eppure, è nell’indole umana (di una considerevole percentuale di persone) pensare che lo spacciarla, ripetutamente, per realtà la renderà tale.
S’intorta chi, asfaltato dall’affetto o dall’amore, è ipovedente, chi guarda le cose come dal finestrino di un treno in corsa e chi distorce, volutamente, quel che vede, per non essere colpito dal lanciafiamme della sofferenza.
Il professionista della fandonia, la campionessa olimpionica di frottola, quando il vociare si spegne e il faccia a faccia con se stessi è inevitabile, hanno ben poche parole in tasca, con le quali raccontarsi una storia che abbagli la coscienza.
Si può giocare a fregare chiunque, sperando di gettare sul tavolo la carta più alta, si può gioire nell’appurare di averla fatta franca, non scordando, però, che non è sempre Natale, che qualcuno può strappare, o l’ha già fatto, la maschera e conosce la vera natura di chi tenta di gabbarlo.
La “favoletta” è chiara, a maggior ragione, per chi la scrive, che con quella “sincerità”, per quanto fastidiosa, prima o poi, dovrà fare i conti, per riuscire a rincontrare, spensieratamente, uno specchio.
– Carla –