Amore … di Mamma!!!

Cara Mamma,

quando qualcuno ti diceva “Che bellina sua figlia!”, sappi, e ne ho le prove, MENTIVA!

SO GONFIAAAA

Capisci perché non ti è mai stato detto “Le somiglia”? Che diamine mi davi da mangiare per “gonfiarmi” come gli pneumatici di un autocarro? Visti gli albori mi è andata di lusso, posso andare in giro senza mettere in fuga pargoli e terrorizzare attempati cardiopatici. Da qualche parte ho letto un detto: “Brutta in culla e bella in piazza”, adesso non esageriamo, “passabile” in piazza mi sembra equo. Mah … si chiuderà il cerchio (e non trascorreranno secoli, prima che accada), con un detto ancor più carino: “Dietro Liceo, davanti Museo!”     – Carla –

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La paura … incolla “etichette”

Non sono imprese di cui vantarsi, con o senza ragione, in quanto non c’è nulla di più sgradevole del giudicare la condotta altrui, addirittura, non avendo messo precedentemente controluce la propria coscienza. Nessuno dovrebbe farlo, malgrado ciò, non di rado, non è la ragione o l’animo imbruttito a farlo ma l’umana paura. Gli esempi potrebbero sprecarsi! Sulla strada si scorge qualcuno in difficoltà, con una vecchia automobile in panne ferma sul ciglio? D’istinto verrebbe da fermarsi per prestare soccorso, slancio che il timore smorza repentinamente … “E se fosse una trappola, un espediente per mettere a segno una rapina?”. Un conoscente, all’apparenza una bravissima persona, che è affettuoso e disponibile con i bambini, accende il dubbio, seppur leggero, d’indossare una maschera che cela un potenziale pedofilo. Un bambino torna a casa con due grossi lividi, una donna mostra graffi o segni? Ecco che si scrive un racconto, terribile, sulla maestra aguzzina o un marito padrone. La cronaca, effettivamente, non aiuta e lo sbattere ad uno spigolo o l’essere maldestra nel potare le rose, assumono i contorni di non mascherabili percosse, l’irruenza con cui giocano taluni piccini, le sevizie di un’insegnante. L’ago della bilancia pende, sempre più, verso il “sospetto” piuttosto che verso una “ponderata cautela”. Si vive male, prendendo le distanze dall’intrecciare relazioni interpersonali che potrebbero rilevarsi “ricche”, calzando un graduale isolamento. La fiducia che, in passato, riponevo nel prossimo, non ho difficoltà ad ammetterlo, si è affievolita, schiacciata da una umanità “imbastardita”, dagli ideali labili e una moralità che il Dio Denaro o un baratto vantaggioso adattano alla situazione. Quel che intralcia si “sopprime”, s’abbandona alla deriva o si “spreme”, finché non avvizzito, riesumandolo solo a piacimento.  Rimpiango la mia infanzia, la porta di casa accostata, la spontaneità con cui si domandava  – “posso aiutare?”- o si sorrideva davanti a braccia tese!

– Carla –

Opinioni, Desideri, Speranze vane!

 

Sondaggi d’ogni sorta ci vedono coinvolti nell’esprimere una opinione che DOVREDDE AVERE un peso non indifferente: “Chi vorresti come Capo dello Stato?”. Ad unanimità è emerso un desiderio: “Non un politico”. Come mai? Non mi esprimo, non volendo insultare la vostra intelligenza, quella degli italiani che hanno avuto ed hanno occhi ed orecchie capaci di registrare e valutare in che condizioni di degrado versa il Nostro Paese. Nomi triti e ritriti e la sensazione che le speranze collettive risulteranno vane! Come a Capo della Chiesa esiste un uomo che Ammiro ed Amo, perché in sé racchiude il meglio del genere umano, così, vorrei accadesse con l’uomo che rappresenterà ciascuno di noi …

– Carla –

La vita è un soffio

I fatti di cronaca degli ultimi anni (e oramai quotidiani) portano, inevitabilmente, a meditare sulla fragilità dell’esistenza terrena, su come la vita possa arrivare al capolinea in un istante, senza preavviso e, talvolta, con una brutalità sconosciuta anche alla specie animale più feroce. Illudersi che la sorte scelga sempre gli altri è, a mio avviso, un ragionamento che scaturisce da una miscela di sentimenti poco “onorevoli”, intrisi d’indifferenza. Chi passa a miglior vita meritava meno d’altri di restare accanto ai propri cari? Per ogni anima che abbandona l’involucro mortale, entrando nella grazia di Dio, trasferendosi stabilmente nella “Casa” dell’amore incondizionato ed eterno, avverto il dolore legato alla mia condizione umana, pur credendo che la FINE sia solo L’INIZIO di un viaggio di gioia assoluta. Mi tormento, inevitabilmente, per chi resta a mordere una solitudine destinata ad affievolirsi ma mai ad estinguersi. La rassegnazione è indomabile davanti alla dipartita di un anziano, anche quando ha vissuto intensamente e a lungo, ad un male incurabile che preannuncia un tramonto anticipato, non risparmiando nemmeno un fiore appena schiuso, a maggior ragione non è pensabile domandare di scovarla tra le pieghe di un cuore al quale l’amore e l’affetto vengono strappati per vendetta, follia, in nome di una giustizia personale malata. Portare il peso di un dolore inflitto da mano d’uomo, perdonare, come fosse colpa del fato, è rincorrere una santità che mi raggela, accostata alle vittime di un’implosione di “male”. L’indulgenza non è dono per chi trucida un corpo o un’anima, per chi costringe un altro uomo a vivere una vita non più vita!

– Carla –

 

NB: Il mio non perdono s’allarga anche a quegli SCARTI, dotati di battito cardiaco, che tolgono la vita e torturano ogni essere vivente, sia esso protetto da piume, pelo o altro genere di epidermide.

La Toilette Double Face

 

La permanenza, di ciascuno di noi, tra le mura domestiche ci vede trattenerci, per tempi più o meno lunghi, nei vari ambienti che la compongono. In “Cucina” si crea, ci si gratifica … si pecca, cedendo alle lusinghe di letali bombe caloriche che corrono veloci dal palato al pancino per poi prendere la residenza in luoghi strategici, ben visibili a tutti. In “Sala” si socializza, godendo di un meritato relax, si guarda la tv o s’ascolta musica, familiarizzando con l’amatissimo divano. In “Camera” si dorme, si legge un buon libro, accarezzati da luci soffuse, si fa incetta di “coccole & passione” (mai eccessive, indipendentemente dalla loro ubicazione). Alla “Toilette”? Personalmente, escludendo i tempi, soggettivi, per portare a compimento l’igiene personale, la vivo come luogo di passaggio, di “deposito rapido”, non come un Tempio dove coltivare nuovi interessi o riscoprire quelli sopiti. Smartphone, iPad, Nintendo, amici recenti coi quali condividere manciate di rara delizia, gli “sgomitatori” dei nostalgici Intrepido, Il Monello, Topolino, la Settimana Enigmistica e, per i più trasgressivi il Postal Market, dove spopolava una femminilità arrapante, strizzata in mutandoni formato family e in sexy reggiseni che oggi cestinerebbe pure una nonna. Conosco persone che, colte alla sprovvista, si sono arrangiate con le etichette della candeggina Ace e del Bio Presto! Mi sapete spiegare cosa spinge un essere umano a sostare più del dovuto, intossicandosi con i suoi stessi effluvi? Toilette Double Face? No, grazie!

– Carla –

Chirurgia dell’anima

Fai il tuo ingresso nella vita accompagnato/a da un’immagine non proprio “notevole”? Cresci non riuscendo a disfarti di una zavorra che ti impedisce di saltare oltre lo steccato dell’accettarsi? Stretto/a nella morsa di una cecità che non consente di scrivere un finale diverso, giunge in soccorso un inanimato strumento di risoluzione: il bisturi! Il “nasone” diventa “nasino”, le “parabole” due piccole e graziosissime “integrazioni”, i “fichi secchi” due splendide “mele” (ad ESAGERATA richiesta abnormi “meloni”), il lato B, gelatinoso, tonico e ridimensionato, vergognosamente marmoreo, gli arti, spugnosi, sexy ed affusolati, i “polpaccetti”, avvizziti, sculture d’invidiabile perfezione … Alla normalità, quella che difende una inossidabile sensualità non esibita, che sorte, miserabile ed assurda, si lascia abbracciare? Un duello all’ultimo sangue tra la esigenza di “piacere”, ad ogni costo, e la bellezza, senza tempo, di una interiorità che, come una impronta digitale, rende unico ogni individuo. Ritoccare i tratti o indossare un corpo rimodellato è una “mossa” possibile, affrontando un esborso economico non sempre indifferente e calcolando il rischio, a cosa fatta, di non riconoscersi, ma la chirurgia ha limiti, uno stop non rimovibile che non consente di alterare l’anima. Eh già!!! Nasci “carente” di sensibilità? Cresci camminando sotto braccio all’egoismo? Non esiste lama capace di asportare “quel” peggio, ago e filo invisibili con cui assemblare il meglio. L’amore e l’affetto, “ricevuti”, dovrebbero insegnare il viaggio dei sentimenti a doppio senso e mai a senso unico, rendere ogni uomo intriso ed avvolto di incommensurabile bellezza … Eccezionalmente, però, riescono a compiere il miracolo.              – Carla –