Attrazione fatale!

“Ti chiamerò Amore”, dissi a me stessa, e mai nome si rivelò più appropriato! Entrando in quella stanza, per te fu il mio primo sguardo e infiammò attrazione fatale, un impulso travolgente e sconosciuto, soffice e spumeggiante rapì entrambe. “Vieni a casa con me!” ti sussurrai, con un tono un po’ sfrontato, inconsueto per una donna riservata come me. Non giunse risposta, non a parole, eppure, qualche ora più tardi stavamo nella mia cucina a cenare, solo noi due, consapevoli che la nostra vita insieme era iniziata varcando l’uscio. Mangiasti pochissimo, probabilmente, perché ti sentivi spaesato e fui sorpresa nel notare che adoravi il latte, proprio come un bambino. Mi accomodai sul divano, accesi la televisione e tu, senza esitare, ti sistemasti a pochi centimetri da me. Occhi, spruzzati di mille pagliuzze dorate, cercavano i miei! Era passione, quell’istinto che difficilmente si controlla, che porta a sfiorarsi, cercarsi per scambiarsi timide effusioni. Mai nulla di più soffice era scivolato sotto le mie mani, mai nulla di più tenero e puro era stato capace di sedurre il mio cuore. Ti accarezzai la schiena, mentre t’allungavi per gustarti pienamente il mio sofà, la tua testa finì sulle mie gambe e prima che il sonno ti rapisse ti domandai “Vuoi restare con me per sempre?”

“Frrr…frrr…frrr….Miiiaaaooo”, la tua risposta!

(un piccolo omino peloso ha attraversato la mia vita per 13 anni, lasciando impronte indelebili, grazie Cirillo)

Carla

 

 

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Addio

Ruvido è l’addio tra i morbidi abbracci,

le antiche ninne nanne e

Benjamin il vecchio orsacchiotto di pezza.

Stridula è la vita che guarda lontano

e chiede clemenza al destino,

disegnando il sole e

piantando sul cemento un piccolo fiore di carta.

Fredda la mano smorza la luce e

sotto le coperte un cuore sogna,

sfuggendo alla notte assassina.

Carla

Il mio Paese m’imbarazza!

Mai avrei creduto d’arrivare a dire, e non d’istinto, che il mio Paese m’imbarazza! L’Italia, terra di sole, natura incantata, artisti eccellenti, secoli di storia, inimitabile architettura, produzioni letterarie senza tempo, belle donne, grandi amatori … questo l’abito che, con orgoglio, amavamo mostrare, il volto sorridente che suscitava un’attrazione intensa, ragione di un sentimento di privilegio. Il vanto, per quanto mi riguarda, è qualcosa che s’allontana, inabissandosi, sempre più, nella melma della vergogna. Ho motivo di sentirmi fiera d’essere cittadina italiana quando vedo un’anziana, accartocciata su se stessa, che raccoglie dal selciato gli scarti ortofrutticoli di un mercato appena sbaraccato? Non sono io l’artefice della umiliazione a cui si espone, non in modo diretto, eppure mi sento la persona più orribile del pianeta, sapendo di poterla aiutare solo in quella occasione, dividendo il contenuto del mio sacchetto della spesa, di non avere i mezzi o il potere per regalarle una dolce vecchiaia, giusta, dopo una vita di sacrifici e lavoro, quello scialle di dignità che nessuno ha il diritto di scipparle. Mi sento un avanzo umano, ci si sentono le persone come me, ma “noi” si sta in basso …  In vetta non piove mai e chi, giustamente o ingiustamente, vi ha portato la residenza, vede ed ignora, quasi il non guardare in fondo al burrone, il non proferire mai la parola “povertà”, la incenerisse. Posso vantarmi d’essere italiana mentre scorrono le immagini di visi tumefatti, le parole che incorniciano un animo piagato, gli episodi di denunce cadute nel vuoto e conto le vittime di una violenza inaudita che travolge una donna, un minore, una persona diversamente abile, un anziano non più in grado di autogestirsi? La patata bollente viaggia di mano in mano e, così, l’omicidio, lo stupro, prevaricazioni d’ogni sorta, non saranno attribuibili ad alcuno e la parte lesa, o chi la piange, verrà messa nella condizione di pagare le colpe di un mancato silenzio. Il carnefice non è il perseguitato, perché finisce con il diventar tale? Dovrei, forse, fregiami del titolo di “cittadina italiana” mentre prego di avere una salute tale da tenermi lontana da una sanità che gioca a tombola?Mano nel bussolotto, benda sugli occhi e via … 50 confezioni di garze vanno a Catania, 90 scatoline di siringhe a Napoli, 1 ecografo a Cagliari, 10 materassi a Torino, 60 pacchi di pannoloni a Firenze … e il resto? Un ricovero, sempre più spesso, rischia di tramutarsi in pace eterna o in un’estrazione a premi. Sei stato fortunato, hai vinto e porti a casa una pinza … non stare a guadare il capello se la carta regalo è la tua pancia! Ho motivo di sentirmi favorita dalla sorte, per questa “appartenenza”, davanti ad un “ingresso umano” indiscriminato, sapendo di dover fare i conti con una mortificazione personale, profonda e costante, dove la realtà è quella di un campo vandalizzato dalla “nostra” disperazione e che non offre più nemmeno una patata? Il mondo è di tutti, sono la prima a gridarlo, ma in quale famiglia, un genitore che ha a disposizione mezza pagnotta e tante bocche da sfamare, fa il gradasso aprendo la porta a chiunque? Una briciola a testa ha valore emotivo ma non fa altro che diffondere la fame. In quale Paese civile, che esige il non venir meno ad una cordata, sempre più nutrita, di doveri, per una solidarietà forzata, lasciata in balia degli eventi, ci si deve esporre alla follia di un Kabobo o agonizzare e spirare ai piedi di un albero, com’è accaduto alla giovane di Castagneto Carducci? Chi doveva vigilare, garantendo il diritto all’incolumità, il contrappeso di un dovere che donerebbe equilibrio, dov’era? Pagherà mai una negligenza inzuppata di morte? Il disgusto è il sentimento che m’invade … Mi vergogno, mi vergogno di un Paese dove per restare a galla si è obbligati a sgomitare, pigiando sott’acqua un altro disperato che chiede solo di non soccombere, nel quale la meritocrazia, sempre più frequentemente, ha un sinonimo squallido che danneggia tutti, la raccomandazione! Chiamarla segnalazione, è bene sottolinearlo, non conferisce al raccomandato le qualità richieste, non sempre possedute! Potrei proseguire ad elencare tutto ciò che non va, non lo faccio, per non soffocare quell’ultimo gemito di speranza che, troppe volte, non ha più un battito cardiaco e non si estingue perché rianimato dal coraggio e integrità morale degli umili ed onesti, i soli che avrebbero il diritto di dire “Sono un GRANDE italiano”.

Carla

Il Messaggero del Signore

Era un pomeriggio pallido,

la primavera, fuori dalla porta,

la vedevi come un dipinto distante e sfuocato.

L’ammiravi,

sentendola, forse, lo scenario

che per ultimo avresti riposto in valigia,

prima di affrontare il viaggio.

Il freddo e il peso di quanto lasciavi,

un blocco di roccia sul cuore,

enorme, come il desiderio di sentire

l’odore dei tuoi campi in fiore.

Adesso,

 vedevi ciò che agli altri non era concesso vedere!

Accomodato sul bordo del letto,

rassicurandoti,

un ragazzo giovane e bello,

t’accarezzava i capelli,

asciugava le tue lacrime e mostrandoti le ali

che Dio ha forgiato per ogni uomo,

diceva :

 “Non devi avere paura,

chiudi gli occhi e un dolce dormire,

ti spalancherà la casa di nostro Signore”.

Mano nella mano,

sfiorando le nubi d’argento,

ti ha insegnato a volteggiare,

a non temere,

a gioire per una nuova dimora

dove non esiste dolore.

Seduta sul ciglio di una nuvola,

lasci che il tuo sguardo scivoli là in basso,

sorridi e ti domandi perché chi ami tanto piange per te.

Chiami a gran voce,

vorresti fornire quella spiegazione

che per loro non c’è,

gridare che il tuo non è un abbandono,

che sei ancora in grado di vigilare

e guidare i loro passi.

Strappi una piuma dalle tue ali,

la lasci cadere,

affidandole un messaggio d’amore:

– “Ogni volta che mi ospiterete tra i vostri pensieri,

udirò “Ti Voglio Bene”.

Carla

Si chiamerà …

Ho sempre pensato che la vita d’ogni persona è come un percorso a tappe e che alla fine si raggiungono tutte … o quasi tutte! S’inizia vivendo il ruolo di figlio/a, si guadagnano traguardi scolastici, sportivi, lavorativi, si assaporano piccole e grandi soddisfazioni,  infine, come un cerchio che va a chiudersi, ci si ritrova a calcare le orme lasciate da chi ci ha preceduti ed un bel giorno … … … si scopre che dietro la porta bussa il mestiere di genitori. L’euforia che una simile novità riesce a scatenare fa compiere vere pazzie, rincretinendo anche i soggetti più duri, così, l’avvocato serioso, l’insegnante accigliato o il carpentiere introverso si ritrovano a emettere versetti imbarazzanti davanti ad un pancione. La donna in carriera, tutta impegni e sentimenti velatissimi, a trastullarsi nei negozi per l’infanzia dove, in bella mostra, c’è di tutto e di più.  In casa, nel corso dei 9 mesi,  si accumulano una marea di oggetti che soddisferebbero le esigenze di tre creaturine e che non sembrano mai abbastanza, non solo, la cameretta si trasforma in un nido d’amore dove il nuovo arrivato non potrà non sentirsi amato e al centro del mondo. Uno degli hobby serali preferiti dai futuri “mamma e papà”, accoccolati sotto le coperte o sul divano, sarà la scelta del nome, incuranti del fatto che non sempre il connubio tra nome e cognome si rivela dei più felici.  Alcuni bambini si ritrovano il principale dato anagrafico da sorriso, effetto di una moda, associato ad attori di soap opera o, più semplicemente, perché ha una particolare sonorità straniera. Il cognome , talvolta, regge l’unione, altre no! Ai tempi di “Anche i ricchi piangono”, una stravagante telenovelas brasiliana, a qualcuno fu affibbiato il nome Louis Antonio, penso a quanto ne sarà entusiasta, ora! Fu la volta di “Beautiful” e dei piccoli Ridge , Tylor e Brooke , con “Tempesta d’amore” e “Il Segreto” si faranno meno scempi?  Pepa, Angustias, Virtudes, tra 20 anni potrebbero denunciare  padre e madre. Non sempre il nome straniero si può accostare ad un cognome di una data regione. Swami Poddesu (per inciso, con un diverso accento si sta dicendo “soffiami” in sardo)  Tiril Matteu o Fateen Morroccu, effettivamente, non sono il massimo! Il discorso non cambia anche per nomi italianissimi, legati  a cognomi con un significato preciso,  incessanti prese in giro per chi li dovrà indossare. Tempo Pia… diventerà il romanesco Pia Tempo, Rita Espa, la donna invisibile, Espa Rita, Bianca Piazzetta, lo sponsor di una zona residenziale sul mare, Piazzetta Bianca, Pasquale Colomba, un dolcissimo invito culinario, Colomba Pasquale, chi più ne ha più ne metta! Sarà il caso di farci un  po’ d’attenzione?

Carla

Personalità contraffatte

Mi capita, di sovente, di pensare a quanto può essere distorto e ingannevole ciò che vediamo e come modello di paragone mi è venuto in mente un palazzo dalle facciate curate nei più piccoli dettagli, un edificio che fa sfoggio di un fascino evidente, che i passanti ammirano estasiati, non sapendo che al suo interno è tutt’altro che rifinito ma, al contrario, allo stato grezzo, con ancora i calcinacci dei lavori in corso sparsi per tutti gli ambienti. Prestando la minima attenzione, a ciò che viene detto o soltanto scritto, mi è capitato di verificare che, pur d’assicurarsi una posizione in vetrina, ci s’improvvisa grandi oratori e che il succo del discorso, stringi stringi, si riduce ad un concetto sconnesso e striminzito, ornato di troppi paroloni dei quali, forse, s’ignora anche l’effettivo significato. È più facile far presa con una personalità non comune, sfoderando una cultura enciclopedica, convivere con un “io” che per quanto posticcio ci presenta eccellenti, ma se essenzialmente non esiste la  genuinità del “prodotto” il rischio è di risultare tediosi e paranoici con effetto “lassativo” garantito! La fluida esposizione dei pensieri o lo sviluppo delle più impensate argomentazioni è un gesto genuino per quella fascia di persone alle quali riesce con disinvoltura, che non hanno bisogno di dover ritoccare o guarnire la sostanza che non c’è! Non ci s’improvvisa poeti o pittori, lo si è per natura. La genialità non è sinonimo di eccelse produzioni letterarie, di prestazioni mentali da applauso, al contrario, è figlia di una narrazione, probabilmente, un po’ sempliciotta ma lineare, di una grammatica un po’ lacunosa, di una conoscenza più quotidiana e manuale che non è andata oltre all’istruzione scolastica. La figura dell’intellettuale è sorprendente e accattivante solo se non artefatta, diversamente è sgradevole come l’imitazione mal riuscita di un capo d’alta moda, la copia ridicola di un pregiato quadro d’autore. Ho avuto modo di apprezzare, in prima persona, il divario tra semplice realtà, vero talento e brutta imitazione, assodando come l’elegante mediocrità sia una via di mezzo degna di tutto rispetto. Lo scarto dell’animo umano, il castello di cartapesta, non reggono nemmeno davanti al più fievole vento, crollando come una fragile torretta di carte da gioco. L’inclinazione a comunicare con maestria è una facilitazione offerta dalla vita, un vantaggio per rapportarsi, senza fatica, con il mondo esterno, per farsi comprendere sinteticamente e senza cadere nella banalità, non rischiando di confondere chi ascolta. Il proporsi senza trucchi è l’altro volto del vivere, una  fontana edificata senza badare a stili architettonici o suggerimenti artistici, costruita a mani nude, con un secchiello rustico che consente di pescare acqua pura, lo specchio d’acqua cristallina nel quale osservare riflessa la propria immagine.  Ho udito il suono di diverse campane e come sono stata capace di amare la frase d’incantevole poesia, sono stata in grado di adorare quella cruda che profuma di autenticità.

Carla

La Lampada di Aladino nel 2013

Chi non ricorda, anche se in maniera imprecisa, Aladino, il personaggio principale di uno dei racconti più celebri delle “Mille e una Notte”, ambientata nel Catai (oggi Cina settentrionale)?Il mago del Magreb che, alla morte del padre, si finge suo zio, esponendolo, in totale solitudine, ai pericoli di una realtà sotterranea alla quale intende sottrarre preziosi e una vecchia lampada ad olio?Aladino, che al dito indossa un anello-talismano di bronzo, offerto dall’impostore, sarà vittima di una spietatezza inaudita per non aver acconsentito ad ogni richiesta dell’uomo, restando prigioniero delle tenebre dei luoghi appena attraversati. La preghiera, il gesto di cingere le mani, lo porteranno a strofinare, involontariamente, il gioiello, rappresentando la salvezza. Una luce, inizialmente fioca, nell’assumere le sembianze di una gigantesca sagoma umana, si scoprirà essere il Genio capace di restituirgli la libertà. La lampada, considerata un semplice suppellettile, che per acquistare cibo, dovrà essere venduta, lucidata da sua madre, duplicherà l’evento, concedendo nuovi desideri da esaudire. Una favola del passato che, analizzata in tutte le sue sfumature, è maledettamente attuale. Povertà, disperazione, raggiri, promesse disattese e un Popolo di “Aladino”che sogna, stretto alla coda della speranza, uno Stato da “strofinare” per trovare una soluzione. Tre desideri … cosa domandare e perché?

Se mi fosse concesso di realizzare tre desideri, non credo ne utilizzerei nemmeno uno per me!

1-       Vorrei un mondo lontano dalle sofferenze fisiche e psicologiche, dove non esistono “gradini”e la tavola sulla quale cibarsi è una sola, per tutti.

2-       Vorrei un mondo dove l’uomo non si nutre di alcun animale o non chiede la sua morte per ricoprirsi di pelle o pelliccia.

3-       Vorrei potermene andare prima di tutte le persone che amo, per non dover soffrire!

Carla