Attrazione fatale!

“Ti chiamerò Amore”, dissi a me stessa, e mai nome si rivelò più appropriato! Entrando in quella stanza, per te fu il mio primo sguardo e infiammò attrazione fatale, un impulso travolgente e sconosciuto, soffice e spumeggiante rapì entrambe. “Vieni a casa con me!” ti sussurrai, con un tono un po’ sfrontato, inconsueto per una donna riservata come me. Non giunse risposta, non a parole, eppure, qualche ora più tardi stavamo nella mia cucina a cenare, solo noi due, consapevoli che la nostra vita insieme era iniziata varcando l’uscio. Mangiasti pochissimo, probabilmente, perché ti sentivi spaesato e fui sorpresa nel notare che adoravi il latte, proprio come un bambino. Mi accomodai sul divano, accesi la televisione e tu, senza esitare, ti sistemasti a pochi centimetri da me. Occhi, spruzzati di mille pagliuzze dorate, cercavano i miei! Era passione, quell’istinto che difficilmente si controlla, che porta a sfiorarsi, cercarsi per scambiarsi timide effusioni. Mai nulla di più soffice era scivolato sotto le mie mani, mai nulla di più tenero e puro era stato capace di sedurre il mio cuore. Ti accarezzai la schiena, mentre t’allungavi per gustarti pienamente il mio sofà, la tua testa finì sulle mie gambe e prima che il sonno ti rapisse ti domandai “Vuoi restare con me per sempre?”

“Frrr…frrr…frrr….Miiiaaaooo”, la tua risposta!

(un piccolo omino peloso ha attraversato la mia vita per 13 anni, lasciando impronte indelebili, grazie Cirillo)

Carla

 

 

Addio

Ruvido è l’addio tra i morbidi abbracci,

le antiche ninne nanne e

Benjamin il vecchio orsacchiotto di pezza.

Stridula è la vita che guarda lontano

e chiede clemenza al destino,

disegnando il sole e

piantando sul cemento un piccolo fiore di carta.

Fredda la mano smorza la luce e

sotto le coperte un cuore sogna,

sfuggendo alla notte assassina.

Carla

Il mio Paese m’imbarazza!

Mai avrei creduto d’arrivare a dire, e non d’istinto, che il mio Paese m’imbarazza! L’Italia, terra di sole, natura incantata, artisti eccellenti, secoli di storia, inimitabile architettura, produzioni letterarie senza tempo, belle donne, grandi amatori … questo l’abito che, con orgoglio, amavamo mostrare, il volto sorridente che suscitava un’attrazione intensa, ragione di un sentimento di privilegio. Il vanto, per quanto mi riguarda, è qualcosa che s’allontana, inabissandosi, sempre più, nella melma della vergogna. Ho motivo di sentirmi fiera d’essere cittadina italiana quando vedo un’anziana, accartocciata su se stessa, che raccoglie dal selciato gli scarti ortofrutticoli di un mercato appena sbaraccato? Non sono io l’artefice della umiliazione a cui si espone, non in modo diretto, eppure mi sento la persona più orribile del pianeta, sapendo di poterla aiutare solo in quella occasione, dividendo il contenuto del mio sacchetto della spesa, di non avere i mezzi o il potere per regalarle una dolce vecchiaia, giusta, dopo una vita di sacrifici e lavoro, quello scialle di dignità che nessuno ha il diritto di scipparle. Mi sento un avanzo umano, ci si sentono le persone come me, ma “noi” si sta in basso …  In vetta non piove mai e chi, giustamente o ingiustamente, vi ha portato la residenza, vede ed ignora, quasi il non guardare in fondo al burrone, il non proferire mai la parola “povertà”, la incenerisse. Posso vantarmi d’essere italiana mentre scorrono le immagini di visi tumefatti, le parole che incorniciano un animo piagato, gli episodi di denunce cadute nel vuoto e conto le vittime di una violenza inaudita che travolge una donna, un minore, una persona diversamente abile, un anziano non più in grado di autogestirsi? La patata bollente viaggia di mano in mano e, così, l’omicidio, lo stupro, prevaricazioni d’ogni sorta, non saranno attribuibili ad alcuno e la parte lesa, o chi la piange, verrà messa nella condizione di pagare le colpe di un mancato silenzio. Il carnefice non è il perseguitato, perché finisce con il diventar tale? Dovrei, forse, fregiami del titolo di “cittadina italiana” mentre prego di avere una salute tale da tenermi lontana da una sanità che gioca a tombola?Mano nel bussolotto, benda sugli occhi e via … 50 confezioni di garze vanno a Catania, 90 scatoline di siringhe a Napoli, 1 ecografo a Cagliari, 10 materassi a Torino, 60 pacchi di pannoloni a Firenze … e il resto? Un ricovero, sempre più spesso, rischia di tramutarsi in pace eterna o in un’estrazione a premi. Sei stato fortunato, hai vinto e porti a casa una pinza … non stare a guadare il capello se la carta regalo è la tua pancia! Ho motivo di sentirmi favorita dalla sorte, per questa “appartenenza”, davanti ad un “ingresso umano” indiscriminato, sapendo di dover fare i conti con una mortificazione personale, profonda e costante, dove la realtà è quella di un campo vandalizzato dalla “nostra” disperazione e che non offre più nemmeno una patata? Il mondo è di tutti, sono la prima a gridarlo, ma in quale famiglia, un genitore che ha a disposizione mezza pagnotta e tante bocche da sfamare, fa il gradasso aprendo la porta a chiunque? Una briciola a testa ha valore emotivo ma non fa altro che diffondere la fame. In quale Paese civile, che esige il non venir meno ad una cordata, sempre più nutrita, di doveri, per una solidarietà forzata, lasciata in balia degli eventi, ci si deve esporre alla follia di un Kabobo o agonizzare e spirare ai piedi di un albero, com’è accaduto alla giovane di Castagneto Carducci? Chi doveva vigilare, garantendo il diritto all’incolumità, il contrappeso di un dovere che donerebbe equilibrio, dov’era? Pagherà mai una negligenza inzuppata di morte? Il disgusto è il sentimento che m’invade … Mi vergogno, mi vergogno di un Paese dove per restare a galla si è obbligati a sgomitare, pigiando sott’acqua un altro disperato che chiede solo di non soccombere, nel quale la meritocrazia, sempre più frequentemente, ha un sinonimo squallido che danneggia tutti, la raccomandazione! Chiamarla segnalazione, è bene sottolinearlo, non conferisce al raccomandato le qualità richieste, non sempre possedute! Potrei proseguire ad elencare tutto ciò che non va, non lo faccio, per non soffocare quell’ultimo gemito di speranza che, troppe volte, non ha più un battito cardiaco e non si estingue perché rianimato dal coraggio e integrità morale degli umili ed onesti, i soli che avrebbero il diritto di dire “Sono un GRANDE italiano”.

Carla

Il Messaggero del Signore

Era un pomeriggio pallido,

la primavera, fuori dalla porta,

la vedevi come un dipinto distante e sfuocato.

L’ammiravi,

sentendola, forse, lo scenario

che per ultimo avresti riposto in valigia,

prima di affrontare il viaggio.

Il freddo e il peso di quanto lasciavi,

un blocco di roccia sul cuore,

enorme, come il desiderio di sentire

l’odore dei tuoi campi in fiore.

Adesso,

 vedevi ciò che agli altri non era concesso vedere!

Accomodato sul bordo del letto,

rassicurandoti,

un ragazzo giovane e bello,

t’accarezzava i capelli,

asciugava le tue lacrime e mostrandoti le ali

che Dio ha forgiato per ogni uomo,

diceva :

 “Non devi avere paura,

chiudi gli occhi e un dolce dormire,

ti spalancherà la casa di nostro Signore”.

Mano nella mano,

sfiorando le nubi d’argento,

ti ha insegnato a volteggiare,

a non temere,

a gioire per una nuova dimora

dove non esiste dolore.

Seduta sul ciglio di una nuvola,

lasci che il tuo sguardo scivoli là in basso,

sorridi e ti domandi perché chi ami tanto piange per te.

Chiami a gran voce,

vorresti fornire quella spiegazione

che per loro non c’è,

gridare che il tuo non è un abbandono,

che sei ancora in grado di vigilare

e guidare i loro passi.

Strappi una piuma dalle tue ali,

la lasci cadere,

affidandole un messaggio d’amore:

– “Ogni volta che mi ospiterete tra i vostri pensieri,

udirò “Ti Voglio Bene”.

Carla

Si chiamerà …

Ho sempre pensato che la vita d’ogni persona è come un percorso a tappe e che alla fine si raggiungono tutte … o quasi tutte! S’inizia vivendo il ruolo di figlio/a, si guadagnano traguardi scolastici, sportivi, lavorativi, si assaporano piccole e grandi soddisfazioni,  infine, come un cerchio che va a chiudersi, ci si ritrova a calcare le orme lasciate da chi ci ha preceduti ed un bel giorno … … … si scopre che dietro la porta bussa il mestiere di genitori. L’euforia che una simile novità riesce a scatenare fa compiere vere pazzie, rincretinendo anche i soggetti più duri, così, l’avvocato serioso, l’insegnante accigliato o il carpentiere introverso si ritrovano a emettere versetti imbarazzanti davanti ad un pancione. La donna in carriera, tutta impegni e sentimenti velatissimi, a trastullarsi nei negozi per l’infanzia dove, in bella mostra, c’è di tutto e di più.  In casa, nel corso dei 9 mesi,  si accumulano una marea di oggetti che soddisferebbero le esigenze di tre creaturine e che non sembrano mai abbastanza, non solo, la cameretta si trasforma in un nido d’amore dove il nuovo arrivato non potrà non sentirsi amato e al centro del mondo. Uno degli hobby serali preferiti dai futuri “mamma e papà”, accoccolati sotto le coperte o sul divano, sarà la scelta del nome, incuranti del fatto che non sempre il connubio tra nome e cognome si rivela dei più felici.  Alcuni bambini si ritrovano il principale dato anagrafico da sorriso, effetto di una moda, associato ad attori di soap opera o, più semplicemente, perché ha una particolare sonorità straniera. Il cognome , talvolta, regge l’unione, altre no! Ai tempi di “Anche i ricchi piangono”, una stravagante telenovelas brasiliana, a qualcuno fu affibbiato il nome Louis Antonio, penso a quanto ne sarà entusiasta, ora! Fu la volta di “Beautiful” e dei piccoli Ridge , Tylor e Brooke , con “Tempesta d’amore” e “Il Segreto” si faranno meno scempi?  Pepa, Angustias, Virtudes, tra 20 anni potrebbero denunciare  padre e madre. Non sempre il nome straniero si può accostare ad un cognome di una data regione. Swami Poddesu (per inciso, con un diverso accento si sta dicendo “soffiami” in sardo)  Tiril Matteu o Fateen Morroccu, effettivamente, non sono il massimo! Il discorso non cambia anche per nomi italianissimi, legati  a cognomi con un significato preciso,  incessanti prese in giro per chi li dovrà indossare. Tempo Pia… diventerà il romanesco Pia Tempo, Rita Espa, la donna invisibile, Espa Rita, Bianca Piazzetta, lo sponsor di una zona residenziale sul mare, Piazzetta Bianca, Pasquale Colomba, un dolcissimo invito culinario, Colomba Pasquale, chi più ne ha più ne metta! Sarà il caso di farci un  po’ d’attenzione?

Carla

Personalità contraffatte

Mi capita, di sovente, di pensare a quanto può essere distorto e ingannevole ciò che vediamo e come modello di paragone mi è venuto in mente un palazzo dalle facciate curate nei più piccoli dettagli, un edificio che fa sfoggio di un fascino evidente, che i passanti ammirano estasiati, non sapendo che al suo interno è tutt’altro che rifinito ma, al contrario, allo stato grezzo, con ancora i calcinacci dei lavori in corso sparsi per tutti gli ambienti. Prestando la minima attenzione, a ciò che viene detto o soltanto scritto, mi è capitato di verificare che, pur d’assicurarsi una posizione in vetrina, ci s’improvvisa grandi oratori e che il succo del discorso, stringi stringi, si riduce ad un concetto sconnesso e striminzito, ornato di troppi paroloni dei quali, forse, s’ignora anche l’effettivo significato. È più facile far presa con una personalità non comune, sfoderando una cultura enciclopedica, convivere con un “io” che per quanto posticcio ci presenta eccellenti, ma se essenzialmente non esiste la  genuinità del “prodotto” il rischio è di risultare tediosi e paranoici con effetto “lassativo” garantito! La fluida esposizione dei pensieri o lo sviluppo delle più impensate argomentazioni è un gesto genuino per quella fascia di persone alle quali riesce con disinvoltura, che non hanno bisogno di dover ritoccare o guarnire la sostanza che non c’è! Non ci s’improvvisa poeti o pittori, lo si è per natura. La genialità non è sinonimo di eccelse produzioni letterarie, di prestazioni mentali da applauso, al contrario, è figlia di una narrazione, probabilmente, un po’ sempliciotta ma lineare, di una grammatica un po’ lacunosa, di una conoscenza più quotidiana e manuale che non è andata oltre all’istruzione scolastica. La figura dell’intellettuale è sorprendente e accattivante solo se non artefatta, diversamente è sgradevole come l’imitazione mal riuscita di un capo d’alta moda, la copia ridicola di un pregiato quadro d’autore. Ho avuto modo di apprezzare, in prima persona, il divario tra semplice realtà, vero talento e brutta imitazione, assodando come l’elegante mediocrità sia una via di mezzo degna di tutto rispetto. Lo scarto dell’animo umano, il castello di cartapesta, non reggono nemmeno davanti al più fievole vento, crollando come una fragile torretta di carte da gioco. L’inclinazione a comunicare con maestria è una facilitazione offerta dalla vita, un vantaggio per rapportarsi, senza fatica, con il mondo esterno, per farsi comprendere sinteticamente e senza cadere nella banalità, non rischiando di confondere chi ascolta. Il proporsi senza trucchi è l’altro volto del vivere, una  fontana edificata senza badare a stili architettonici o suggerimenti artistici, costruita a mani nude, con un secchiello rustico che consente di pescare acqua pura, lo specchio d’acqua cristallina nel quale osservare riflessa la propria immagine.  Ho udito il suono di diverse campane e come sono stata capace di amare la frase d’incantevole poesia, sono stata in grado di adorare quella cruda che profuma di autenticità.

Carla

La Lampada di Aladino nel 2013

Chi non ricorda, anche se in maniera imprecisa, Aladino, il personaggio principale di uno dei racconti più celebri delle “Mille e una Notte”, ambientata nel Catai (oggi Cina settentrionale)?Il mago del Magreb che, alla morte del padre, si finge suo zio, esponendolo, in totale solitudine, ai pericoli di una realtà sotterranea alla quale intende sottrarre preziosi e una vecchia lampada ad olio?Aladino, che al dito indossa un anello-talismano di bronzo, offerto dall’impostore, sarà vittima di una spietatezza inaudita per non aver acconsentito ad ogni richiesta dell’uomo, restando prigioniero delle tenebre dei luoghi appena attraversati. La preghiera, il gesto di cingere le mani, lo porteranno a strofinare, involontariamente, il gioiello, rappresentando la salvezza. Una luce, inizialmente fioca, nell’assumere le sembianze di una gigantesca sagoma umana, si scoprirà essere il Genio capace di restituirgli la libertà. La lampada, considerata un semplice suppellettile, che per acquistare cibo, dovrà essere venduta, lucidata da sua madre, duplicherà l’evento, concedendo nuovi desideri da esaudire. Una favola del passato che, analizzata in tutte le sue sfumature, è maledettamente attuale. Povertà, disperazione, raggiri, promesse disattese e un Popolo di “Aladino”che sogna, stretto alla coda della speranza, uno Stato da “strofinare” per trovare una soluzione. Tre desideri … cosa domandare e perché?

Se mi fosse concesso di realizzare tre desideri, non credo ne utilizzerei nemmeno uno per me!

1-       Vorrei un mondo lontano dalle sofferenze fisiche e psicologiche, dove non esistono “gradini”e la tavola sulla quale cibarsi è una sola, per tutti.

2-       Vorrei un mondo dove l’uomo non si nutre di alcun animale o non chiede la sua morte per ricoprirsi di pelle o pelliccia.

3-       Vorrei potermene andare prima di tutte le persone che amo, per non dover soffrire!

Carla

Rewind

I sentimenti, quelli autentici, quelli che affondano le radici in un animo capace di amare, non sono comuni a tutti! All’uomo (inteso come essere umano) che porta con sé, nello “zainetto” che raccoglie la vita, tra i tanti valori, anche il dono della sensibilità e la capacità di riconoscere un errore, probabilmente, è capitato di desiderare di riavvolgere il nastro, per riscrivere attimi trascorsi non come avrebbe desiderato. L’importanza di una giornata si realizza quando, ormai, sono calate le ombre della sera, è una grande verità! L’oscurità, nella maggioranza dei casi, è lacerata dalla luce artificiale, quella che consente di attraversare un sentiero che brucia d’orgoglio, al termine del quale esiste una chance per rimediare, l’opportunità di dire “Perdonami!”, “ Ti voglio un mondo di bene …” e di ammirare, insieme, una nuova alba. Se il sole cala gettando, definitivamente, sul giorno tenebre? Se per il torto arrecato o il bene non manifestato non esiste un “ Rewind” e non si conosce un mezzo che consente di comunicare con chi ha abbandonato questa vita? Il pensiero assapora la stretta dei sensi di colpa, l’angoscia lo assale e il cuore si riveste della patina del più profondo dolore. Si rivolge lo sguardo al cielo, tenendo tra le mani una foto, sopportando con rassegnazione il graffiare dei ricordi sull’anima, affidando al vento quei discorsi che, certamente, giungeranno a destinazione ma che non restituiranno risposta. Per quanto complicato, temendo di cadere, ancora, in quest’errore, mi sforzo di non rimandare mai nulla a domani e di esternare quanto mi attraversa, utilizzando, in mancanza d’altro mezzo, un banalissimo pezzetto di carta, capace di bloccare le emozioni, di non pesare o trattenere una carezza, anche se nell’immediatezza può sembrare immeritata, di non considerare mai scontato un ti voglio bene! Da ragazzina ho lasciato che la paura di vedere in volto la dipartita m’immobilizzasse, impedendomi di portare a termine una passeggiata, iniziata da bambina ed interrotta, non in modo brusco, con un lunghissimo preavviso che poteva permettermi una infinità di volte di chiudere il cerchio. Il sipario è calato ed io? Sono rimasta col mio bel fagottino pieno di parole, senza più il destinatario al quale recapitarlo! Il tempo, la maturità che con esso si dovrebbe acquisire, mi ha consegnato la forza di scartarlo e liberarne al vento il contenuto. Frasi leggere come palloncini sono arrivate al di sopra delle nuvole, la fede in Dio mi fa crede che non siano andate perse, eppure, non trovo conforto! Perché quando si cresce gomito a gomito le “conferme” sembrano ridicole? Sono convinta sapesse, sempre, esattamente cosa pensavo, ciononostante, non perdonerò mai a me stessa di non avergli detto: “Sei il mio più grande amico, il fratello maggiore che non ho, ti voglio un universo di bene”. Il domani, forse, si può accarezzare solo oggi ….

Carla

???

 

Per una donna e forse anche per un uomo (bisognerebbe domandarglielo per averne la conferma), perché la vanità (ne sono convinta) non ha sesso, “piacere” ha un peso non irrilevante che consente di affrontare con maggiore sicurezza le piccole o grandi battaglie quotidiane. Essere scontenti di se stessi, insoddisfatti del proprio aspetto fisico o, ancor peggio, di una interiorità che si avverte scarna, porta ad un confronto, con gli altri, non ad armi pari, raffronto che si trascina appresso insicurezze, la svalutazione del reale valore che tutti possediamo, la conseguente perdita di entusiasmo e l’ibernazione delle energie che sprigionate rendono liberi. La tv, i giornali, le vetrine e soprattutto le pubblicità, NON AIUTANO, è assodato! In quel che viene “propinato” l’uomo comune dove sta? Bellissimi, alti, magri, abbronzantissimi, un lavoro  poco impegnativo e redditizio, l’ultimo modello di una automobile che viaggia agganciata alla pompa della benzina, un compagno da copertina, tutto pettorali e addominali scolpiti, con la stessa verve di Crozza e la pazienza di un Santo, una compagna con le fattezze di una modella e lo stesso Q.I. di un premio nobel e, per non farsi mancare proprio niente, la casetta di 300 miseri metri quadrati, immersa nel verde e con piscina olimpionica. È indigeribile una realtà dove non tutte le donne sfoggiano una taglia 40, dove lo stacco di coscia pauroso si ridimensiona e, qualche volta, sfoggia un pelino di cellulite e le tonalità più chiare di qualche smagliatura, dove non tutti i maschietti hanno la prestanza fisica di un culturista e della testuggine possono esibire il carapace e non il piastrone. Il portafogli contiene due tristi banconote da 50 che si fanno compagnia, il villone è un adorabile appartamento acquistato, dando in garanzia anche le mutande, e il mezzo di trasporto una modesta utilitaria che della Ferrari possiede solo il “rosso”! Il segreto per vivere al meglio, sicuramente,  è non pretendere di salire sul gradino più alto quanto saper gioire di quel che si possiede, di come madre natura ci ha creati, accontentandosi di piccole conquiste, di un viso che a 50 anni (visto acqua e sapone) mostra a stento due rughe d’espressione, di non aver perso la vitalità per giocare tutta una partita di pallone con gli amici, di una esternazione ci fa apprezzare, a conferma che dentro ciascuno di noi esiste un meraviglioso giardino, degno di scoperta, dove la primavera non va mai a dormire. L’inadeguatezza è un ospite sgradito che riconosce, puntualmente, il momento propizio in cui far visita, quello in cui si viaggia a braccetto col cattivo umore, quello in cui con un colpo ben assestato si cade a tappeto. Accesi i sorrisi nessun buio ci può più inghiottire!  

Carla

Messaggi dalla Luna

Seduta su una sedia a dondolo, che scricchiola anche se resto immobile, dalla mia veranda assaporo i segreti della notte. Sento il freddo pungente filtrare attraverso un’inseparabile trapunta che è testimone di tutta la mia vita.

“Chissà chi l’ha cucita con pezzi di stoffa variopinta e rimediata!”.

La ricordo fin da bambina e come allora mi avvolge, facendomi sentire al sicuro. Osservo in religioso silenzio le cose che amo, conscia che presto non saranno più a disposizione del mio sguardo e che mi rallegrerò solo del loro ricordo, da custodire gelosamente in un angolo nascosto del cuore. L’albero più robusto del giardino, un tempo lontano, reggeva l’altalena costruita da papà e le mani della mamma mi spingevano con energica dolcezza, quasi a farmi sfiorare, con la punta dei piedi, l’azzurro cielo primaverile. Il vecchio faro, che anche stasera lampeggia stanco, il luogo dove ogni pomeriggio d’estate andavo a giocare, immaginando d’essere una principessa che dall’alto della torre scrutava il mondo, attendendo un veliero all’orizzonte. La luce intermittente, adesso, mostra gli scogli sui quali s’infrangono deboli onde, producendo una schiuma soffice e leggera, quasi impalpabile, gli stessi scogli sui quali più di una volta ho pianto, dove mi sono trattenuta per raccontare al mare gioie e speranze. Una leggera brezza mi accarezza il viso infreddolito ed una lacrima scivola lungo la guancia. Guardo il cielo e la luna tonda come una palla sembra spiarmi e riuscire a leggere i miei pensieri più intimi.

“Quanto è bella stanotte!”.

La sua scia luminosa bacia l’acqua lievemente increspata e sento farsi ancora più forte la morsa del distacco, sentendomi sola, in balia di un turbine d’incognite! Guardo malinconica la compagna di tante sere e quasi mi aspetto da lei una risposta che sappia consolarmi, mi sento come un naufrago che affida al mare uno scritto chiuso in bottiglia.  Attendo, attendo Messaggi dalla Luna!

Carla

Clochard

L’abbraccio della luna

ed un cappotto di stelle,

ad attenuare il freddo di una notte deserta,

ad intiepidire l’animo intorpidito.

Fantasma evaso dal presente,

intrappolato tra stonati rintocchi del passato,

sereno mendicante senza meta.

Uomo libero,

signore del tempo,

disincantato regista della vita.

Carla

Il Principe del deserto

La sabbia del deserto, compagna di un eterno viaggio attraverso il miracolo della vita, continuava a scivolarmi tra le dita, nonostante cercassi di trattenerla stringendo con forza il pugno e, spazzata via dal vento freddo della notte, non lasciava che la tenue speranza di doni inaspettati. I miei giorni scorrevano, tutti uguali, confinati tra le mura dorate di un castello dove gli aromi di essenze pregiate si miscelavano a quello aspro della solitudine, dove l’assenza di una realtà capace di rimpiazzare un sogno tingeva tutto di cupo, trascinando i pensieri in un doloroso oblio. Il bacio di Morfeo, che senza preavviso bussava alla mia porta per concedermi una sorsata di felicità, era un piacevole appuntamento, senza il quale la clessidra che segna il trascorrere del tempo si sarebbe svuotata ancor più lentamente, un incontro che quel pomeriggio sarebbe stato scosso da un episodio capace di riscrivere il futuro. Fissavo l’orizzonte in lontananza quando un polverone insolito si levò alto, togliendomi la visuale, per poi calare lentamente e restituire ai miei occhi, infastiditi, la figura di un uomo coperto da splenditi abiti che ne celavano anche il volto. Cercai i suoi occhi e mi regalò due laghi azzurri che promettevano pace, scostò il lembo di stoffa e mostrò le labbra che nel sorridere intiepidivano il cuore, non spezzando il silenzio! Tese la mano e solo allora proferì parola: “Pianta questi tre semi nella terra arida, bagnala con un po’ d’acqua e attendi il sorgere del sole”. Sorrise, ancora, allontanandosi senza voltarsi. Camminai sulla sabbia, m’ inginocchiai, scavai a mani nude per piantare  quanto tenevo in palmo e  versai un po’ d’acqua, proprio come mi era stato chiesto. La mattina seguente due minuscole foglioline stavano, realmente lì, a sfidare la siccità. La mia vita non fu più la stessa. Il “Principe del Deserto” aveva fatto nascere non solo tra la sabbia ma anche nel mio animo IL GERMOGLIO DELL’AMORE!

Carla

 

L’ingenuità dei bambini

La sincerità e spontaneità dei bambini, riescono sempre a sorprendermi. Distanti dai timori si esprimono ed agiscono col cuore, usando come unità di misura qualcosa che trasuda ingenuità, che non ha nulla a che vedere con la diplomazia o con l’imbellettare, per trarne benefici, una verità che potrebbe risultare sgradita. Un bimbo non ha problemi a dire, senza troppi giri di parole, che una cosa, una persona o una situazione sono anomale, non vive temendo che un fare troppo schietto possa danneggiare la sua immagine. Peccato che un simile “dono” s’imbastardisca o si perda del tutto durante la crescita! L’adulto che per chissà quale incantesimo è riuscito ad attraversare il corridoio del tempo portandolo in salvo, non ne trarrà grandi vantaggi ma sarà visto come uno stolto, un individuo poco scaltro che non si è saputo adeguare alla realtà, nella quale vige la legge del più forte, cadenzata dai ritmi di una giungla dove per non soccombere ed essere giudicati “inadeguati” si deve imparare a sgomitare. Un’epidemia del “virus ingenuità” non farebbe male! Parlare diventerebbe, indiscutibilmente, più semplice e non scatterebbe l’autodifesa che impone di scrutare lo sguardo del prossimo con sospetto, per scorgervi l’eventuale inganno. Se non filtrassi quel che provo, attimo dopo attimo, nelle più svariate situazioni, non esiterei mai a dire un “ti voglio bene”, ad intavolare discorsi sbrigliati, a domandare spiegazioni certa di ricevere risposte cristalline … Gli effetti, invece, mi impongono di soppesare le emozioni e di tenere il piede a portata di freno, per evitare di cadere nel ridicolo o finir preda di chi recita, in modo magistrale, il ruolo del Santo.  Basterebbe un niente per non rendere la vita ingarbugliata!

Carla

7 mesi

La notte e la quiete che, solitamente, la caratterizza, scortano l’ultimo ricordo che ho di te: una corsa, insieme, tra le strade della città, lungo i sentieri del parco. Con l’inchiostro di un pensiero ferito, su un foglio reso inconsistente da una realtà tradita, chiedo al mio animo di lasciare l’impronta di ciò che sento, anche se non sarò capace di renderti giustizia. La semplicità di un “Grazie”, non detto, ora avrebbe un valore immenso, capace di smorzare l’amaro in bocca. Grazie, amica mia, per aver insegnato, a chi si veste d’ignobiltà, con il coraggio che a 20 anni dovrebbe essere soppiantato dalla più viva spensieratezza, quanto è sconfinato l’amore di una madre e quanto può il suo cuore per crescere una figlia. Grazie, per aver dato prova che il dolore di un lutto, strazia, mettendo in ginocchio, ma non spegne i colori o cancella i profumi, quando piccole mani chiedono sorrisi e protezione. Grazie, per aver fatto dell’umiltà e della speranza il tuo abito più bello, per aver sempre danzato sulle note della spontaneità e della passione, mostrando a chi si è spento, ancor prima di accendersi, che l’amore che viveva in te non t’avrebbe lasciata sfiorire. Grazie, per l’energia divampata nel rimetterti in gioco, ancora una volta, come madre … Grazie, per aver regalato ad ogni creatura frammenti del tuo amare, a conferma che non è poi così raro che nell’animo umano si possa nascondere il vero animale. Grazie, un Grazie urlato senza voce, intessuto alla malinconia della memoria che sfoglia un album da non dimenticare, stretto al dolore che vivo, ogni giorno, e che non posso strappare dagli occhi di chi ti ha vissuta come una sorella. La tua bellezza abbaglia il cielo, mettendo in ombra la terra, so che ti risveglierai con noi, ogni mattina, abbracciandoci col sole e che i tuoi insegnamenti, dove la bontà trova terra fertile, non smetteranno di germogliare. Ti voglio bene, amica mia …

 

Carla

L’incertezza uccide!

L’incertezza è un temporale, devastante e senza fine, che avanza abbattendo ogni ostacolo e lasciando dietro di sé solo rovine. È  quella densa nube di fumo che ti circonda a tradimento, togliendoti la possibilità di guardare lontano e di decifrare, anche solo in parte, il futuro. Ti concede, solamente, quel minimo d’ossigeno che allontana la “fine” ma non la sofferenza che si avverte ad ogni respiro!

Carla

Naufrago

Naufrago,

il mare in tempesta lo ha abbandonato a se stesso,

ad un avverso destino.

L’isola è deserta,

con ansia attende il passaggio

di una nave che possa ricondurlo alla civiltà perduta,

tra la folla,

dove potrà sentire ancora una volta il calore di una voce.

Spera … con il viso rivolto al cielo,

conta le bianche stelle,

sembrano brillare in maniera differente,

ora … !

Il soffiare del vento,

il mormorio del mare,

l’eco di un fruscio distante,

lo rendono ancora più solo …

sembra più vicina e reale la morte,

adesso!

Il suo volto non è più lo stesso,

l’ammirata bellezza è scomparsa.

Non desiderava l’impossibile,

sarebbe bastato veramente poco per realizzare i suoi sogni …

Una figura sottile,

dal profumo inebriante,

l’unico valore per il quale cerca di non lasciarsi morire,

quasi la memoria non gli consentisse di ricordarla.

Era estate,

spalle alla luna pettinava i lunghi capelli …

quanto l’amava!

Amarezze sconfinate,

tutto s’arresta,

è l’ultima alba.

Carla

Isola Felice

Nell’animo di ciascuno di noi esiste un’isola felice, un rifugio caldo e sicuro dove rifocillarsi prima d’intraprendere nuovi viaggi, un luogo che soltanto chi l’ha creato conosce e riesce a raggiungere! La mia “isola” è perennemente scaldata dal sole ed ha notti tranquille nelle quali si ode solo il rumore del mare, ha risvegli un po’ pigri che lasciano spazio alle coccole infantili e snobbano il vivere reale, ha una lunga spiaggia e sulla battigia le orme incancellabili di chi ne ha colorato ogni angolo, ha il tepore che solo sogni e ricordi sanno regalare. Fresca e pulita  sa come insegnarmi a sperare e sprigiona aromi incredibili che si fondono, magnificamente, con il profumo leggero e sensuale di emozioni che si perdono tra cielo e mare.

Carla

Con …

Con gli occhi dell’anima,

dipingo la mia piccola città,

adagiata in una conca,

racchiusa tra piccoli rilievi rocciosi

e bassa vegetazione.

Con la voce dei ricordi,

canticchio vecchi motivi che richiamano alla mente

il gusto dello zucchero filato

e il rosso delle more.

Con l’inchiostro brillante della speranza

e la luce dei sogni,

scrivo una filastrocca tenera e sciocca.

Con la creatività e i colori dell’arcobaleno,

tratteggio il crepuscolo del mattino,

e mi perdo in un soave scintillio che abbraccia l’infinito.

Carla

Il valore del Silenzio

Si dice : “Il silenzio è d’oro”… forse, dico io! Dipende dalle circostanze, da cosa si cela dietro un incomprensibile mutismo, da quale effetti  ne potranno scaturire. L’assenza di parola è un raffinato incantesimo quando ad esprimersi sono gli sguardi, la spontaneità di un sorriso, le mani che offrono e cercano carezze. È un fedele alleato capace di celare verità che potrebbero ferire chi non merita tormenti, perché l’ira è una serpe che ci strappa di bocca commenti che poco dopo ci fanno vergognare, un saggio consigliere che ci porta a filtrare realtà troppo aggressive e consegnarle al destinatario meno amare. È una chance che spesso sarebbe sensato non assecondare, per dar libero sfogo a fiumi di parole, perché con il silenzio talvolta la magia nasce e poi muore!

Carla

Pensiero

Pensiero, mezzo di trasporto senza pari, macchina del tempo capace di tornare al passato, alle corse tra i prati infiniti, trainando un aquilone che attraversa le nuvole, di cavalcare il presente sfumandolo con i colori dell’arcobaleno, di dipingere il futuro, senza l’ansia per una ruga o per il primo capello bianco, per una bellezza che trasla dal volto al solo cuore. Un dirigibile che sorvola le metropoli del mondo, abbattendo ogni confine, un’astronave che schivando le stelle vaga tra lo spazio siderale per riservarci l’illusione del possesso dell’eternità, un sommergibile che scandaglia gli abissi marini, tra il rosso delle barriere coralline e variopinte creature, regalandoci l’accesso segreto alla conoscenza del “profondo”, una carrozza che attraversa la città assonnata, una strada illuminata dalla luce fioca di vecchi lampioni, l’energia che condurrà la mente verso nuovi sogni da realizzare.

Carla