MAI

“Il tuo miglior insegnante è il tuo ultimo errore”
L’ho letto tatuato sul braccio di un ragazzo, ieri pomeriggio, mentre attendevo il mio turno, in coda alla cassa del supermercato.
D’istinto, mi sono domandata quale, quali o quanti “errori” abbia mai potuto collezionare un ventenne e il carico di sofferenza che può averlo spinto a farne un promemoria.
Non ho trovato risposte, è impossibile trovarle in uno sguardo, in una manciata di minuti che si spezzano, al contrario, ho trovato domande, il lembo di un filo sottile che tirato spalanca la porta dell’io.
Mezzo secolo, alle spalle un lungo percorso sterrato, la polvere o l’aria limpida, chilometri di pagine in cui sono fissati eventi grazie ai quali ravvedersi o tenere salda una data rotta, e l’idea, vacua, di avere in tasca il necessario per il proseguo del viaggio al riparo da insidie.
Negli occhi di quel ragazzo, per un istante, ho riabbracciato me stessa, augurandogli di saper essere più scaltro di quanto io lo sono mai stata, di possedere la capacità per attraversare il prossimo come fosse trasparente e di leggerne le intenzioni, le inclinazioni poco affidabili.
Ebbene SI, non ho MAI imparato a guardare con la stessa attenzione di chi mi ha fregata, a ibernare la fiducia in un’umanità che, tirando le somme, merita quanto dona.
Non è questione di scarna intelligenza, di questo sono convinta, quanto di scegliere di non essere un elemento che sferra il colpo, dopo essersi mimetizzato alla perfezione, di sentire il sole sul viso anche quando asciughi una lacrima in solitudine.
Suppongo me ne andrò via così … con poca gente attorno, ma non in conflitto con la Carla che sa che il cielo non sarà mai rosa, eppure, finge di crederci.
– Carla –

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Gustavo Rol

 

… un uomo di straordinaria cultura e sensibilità, un cristiano-cattolico libero da qualsiasi etichetta, un mistero che l’umanità non è ancora riuscita a “decodificare” … http://gustavorol.org/index.php/it/

                                                                                                       – Carla –

Dolore

Ti lascerò scivolare,
come sabbia tra le dita,
come un attimo che inaridisce,
prima di fiorire tra i ricordi.
Nell’attendere il mare,
quell’onda più lunga
che trascina lontano
anche l’ultima lacrima,
ti scriverò due righe d’addio,
da lasciare andare a fondo.
I dialoghi del vento
copriranno le tue parole,
sminuzzando l’angoscia
di sentire i tuoi passi
che mi vengono a cercare.
Sarò libera,
con o senza amore,
libera di ospitare la quiete,
di sorridere,
mentre ti inabissi per sempre …
… dolore!

– Carla –

 

 

Mamma di cuore

Ti chiamerò “Mamma”,
picchiando le nocche sulla porta del tuo cuore,
in cerca di uno sguardo
che mi parla anche quando decide di tacere.
Ti considererò tale,
nel tumulto dei miei pensieri,
quando nell’attraversarli vi poserai la pace.
Ti sceglierò,
giorno dopo giorno,
chiedendoti di restare,
di scrivere, a quattro mani,
il romanzo di una vita che mi accingo ad attraversare.
Sei e sarai “mia madre”
per una scelta impalpabile,
che non sempre ci è dato di capire,
per dare valore ad una trapunta,
il mio riparo,
che solo il tuo cuore avrebbe potuto cucire.
– Carla –

A tutte le donne che Dio ha reso madri di ogni piccola o grande vita in cerca di amore.
La sterilità non è un castigo ma una opportunità, ricevuta per realizzare che anche un ramo secco può fiorire.

Amico

Vorrei …
… incontrare il tuo sguardo, nei giorni di pioggia inattesa, pronto ad accogliermi sotto un ombrello di comprensione.
… tuffare la zolletta di un tuo sorriso nella tazza di tante amarezze, sciogliendola in una risata che abbraccia la serenità.
… dividere, con la stessa istintività dei bambini, una fetta di arcobaleno, che gronda allegria e bagna di colore la speranza.
… scartare gli eventi della vita a quattro mani, consci che in due la gioia raddoppia e il dolore si dimezza.
… trovare aperta la serratura, schiudere la tua porta e leggere
“Benvenuta a casa”.
– Carla –

 

La brezza della Felicità

Oltrepassò la soglia dell’animo, non proferendo parola, sbattendo, energicamente, la porta, senza che il pensiero riuscisse a fermarla, senza lasciar cadere un solo indizio.
Attraversò il giardino, a passo spedito, per scomparire nel nulla, nel vuoto che trangugia i colori della vita.
L’estate la rammentò, per i capelli tinti di sabbia e le risate bagnate di acqua salata, l’autunno ne accatastò i ricordi ramati, caduti insieme alle foglie e l’inverno, rincorrendo un sorriso, riuscì, quasi, a metterla da parte, desiderando di arrendersi alla sua assenza.
Al fiorire di nuovi boccioli, sui rami avvizziti, la primavera accarezzò petali di serenità, non aspirando a null’altro, sicura di essere riuscita a mettere un punto.
Nella pace di una notte silenziosa, incurante di qualsiasi ragione, rientrò, senza farsi sentire, spalancando una finestra socchiusa … perché la felicità ritorna, ritorna sempre, come la brezza che scompiglia il cielo d’estate.
– Carla –