L’età è un numero

La reclusione dettata dal Covid ha avvicinato, e inutile negarlo, la maggior parte di noi ai “social”, tramutandoli in salotti dove stroncare la solitudine forzata, dove fingere di godersi un thè con un’amica o lasciarsi avvicinare da un uomo durante un’apericena.
Se usato al meglio, quel tempo, quella possibilità, ha lasciato “carta & penna” per riscrivere diversi pensieri e valutazioni, alterati da credenze errate di cui sono stata vittima, io stessa, senza cattiveria alcuna.
Luoghi comuni, frasi fatte, schemi che sono riuscita a scombinare e a riordinare, inseguendo una sola certezza, “l’età è un numero”.
Il mio anno di nascita non è mai stato un mistero, 1966, come non lo è mai stata la filosofia di vita, che vede l’essenza al centro del mio valutare gli altri, il non pesare cosa vedono gli occhi ma cosa fiuta l’anima.
Le parole, quando non sei una bestiolina “ormonata” a palla e non miri solo a scarrellare l’arma per fare centro e, come un avvoltoio (anche di sesso femminile) a scarnificare la preda, trasportano la polvere di una magia chiamata “dialogo” che, se si ha fortuna, germoglia in feeling.
Sera dopo sera, a me è capitato di sentirmi, umanamente, legata ad una persona, di trovare punti di contatto con il mio ragionare, con il mio catalogare e il guardare la realtà fuori dalla finestra o da una porta socchiusa, con un piede che s’affaccia oltre l’uscio con un coraggio che pensavi perduto.
Sono venuta al mondo 18 anni e ½ prima di lui, eppure, liberandomi da costrizioni mentali, ho potuto stupirmi nel prendere atto che un ragazzo può aver fatto meno strada di un mio coetaneo, ma avere riempito lo zaino del sapere di molte più cose di colui che potrebbe essergli padre, di rispettare valori che qualcuno svende, rincorrendo l’euforia di poche pagine di storia.
Un giovane uomo, perché ragazzo stona, mi ha mostrato il tatto con cui si dovrebbe comunicare con una donna, la gentilezza che ti fa sentire bella anche se iniziano a caderti i petali, la vicinanza che non ha fini primordiali.
La mia natura poco “materiale”, che non mi fa dare di matto per l’apparenza e che non mi ha resa ipovedente, intendiamoci (ho sempre realizzato di interfacciarmi con una creazione, parecchio riuscita, del Signore), è rimasta colpita da altro.
Responsabilità, determinazione, esperienza, non hanno età e possono vestire un ragazzo con gli abiti di un grande uomo.
Lui mi ha fatto riscoprire la gioia di una risata che nasce senza una ragione, il non perdere per strada la ragazza che ha il diritto di vivere dentro ogni donna, io spero di avergli lasciato un piccolo manuale, scritto senza pretese, che gli rammenti che, al di là della fisicità, che alla sua età è giusto tenere nella dovuta considerazione, gli stimoli migliori, una donna, li forgia con l’anima.
Serena notte …
– Carla –

È Amore!

Ciry

Video di Roba di donne
Cose da non dire a chi ama gli ANIMALI

https://youtu.be/Jd4dHhp1_nw

10 anni …
durante i quali ne ho trasportato 13 di emozioni, che hanno alimentato la mia capacità di Amare, che hanno visto “baffetti & coda” spolverare sui ricordi e non lasciarli morire.
Sempre nel cuore, Ciry, con infinito Amore!
– Mamma Carla –

In Sardegna potresti …

… sentirti chiamare così!
Lucia = Luchia
Giorgio = Jorzi
Mario = Licu
Ignazio = Niaziu
Bastiana = Tatana
Angelo = Anghelu
Pietro = Pedru – Piriccu
Michele = Miali
Lorenzo = Lorentu
Daniele = Tanielle – Daniebi
Andrea = Andria
Gavino = Bainzu
Raffaele = Boelle
Francesco = Franziscu
Francesca = Chichina – Cicitta
Antonio = Antoni
Vitale = Talliu
Giuseppe = Peppi
Domenico = Migu
Salvatore = Boricu – Bobore – Sarbadore – Foriccu
Giacomo = Giaime
Al momento, non ne ricordo altri.
La “sardizzazione” dei nomi italiani, ammettiamolo, li rende strani o, talvolta, tremendi …
Il mio preferito è l’ultimo, originale e musicale!
Quando ero piccola, e con piccola intendo tra i 2 e 5 anni, i miei genitori frequentavano una sorta di ranch isolano, dove compravano generi alimentari a km zero e non trattati.
C’erano piccoli animali da cortile, conigli, mucche, caprette, pecore e cavalli e il capo famiglia, un signore anziano, nel mio pensare era semplicemente “nonno”.
Se capiterà, vi racconterò del nostro incontro 25 anni dopo, della gioia di un uomo cieco che ritrova una bambina amatissima.
“Nonno”, da buon sardo, con un affetto smisurato, aveva sardizzato, a modo suo, anche il mio nome, facendomi diventare la piccola “Carlucceddu”.
Serena notte …
– Carla –

“Non ho un titolo”

“Quando non te lo aspetti … resti un attimino spiazzato!!!”.
Non potrei descrivere con altre parole lo stato d’animo che mi pervade, nonostante siano trascorsi diversi giorni e abbia avuto modo di farmi 2 domande a darmi 2 risposte.
A casa dei miei genitori, il solo “appiglio” rimasto, giacché, intenzionalmente e da tantissimo tempo, ho allontanato questa persona, recidendo ogni possibilità di contatto, è arrivata una lettera.
Non ne vedevo una, cartacea e scritta a mano, dagli anni 90, dai tempi delle lettere d’amore, spettacolari, che mi scriveva il mio fidanzato.
Lo strofinio della carta, l’inchiostro che fissa le parole, una scrittura a tratti “precisa”, a tratti “imperfetta”, probabilmente per la difficoltà di gestione del sentire, 4 pagine, al di là del contenuto sono un’emozione!
A caldo l’avrei stracciata, non appena aperta (manca il mittente), riconoscendo la grafia, a freddo sono contenta di non averlo fatto.
I “perché”, i “non avrei dovuto”, i “non avrei voluto”, le considerazioni snocciolate a sole sorto e tramontato fino a perderne, umanamente, il conto, non racchiudono un potere che muta il panorama o cancella un graffio infetto ma, probabilmente, solo la funzione di far star meglio chi si alleggerisce, che realizza di sentirsi costretto in una veste “moralmente” scomoda.
Le “spiegazioni” servono a poco e non smantellano l’indifferenza, l’ammissione di essere stata una persona “ripugnante”, beh, un sorriso riescono a disegnarlo.
Non riesco a provare pena, e me ne dispiace, a sentirmi in una condizione empatica nel leggere che l’esito di taluni passi hanno scatenato un effetto domino distruttivo e un’infelicità abissale, perché ciascuno sceglie, sposta, cancella, devasta e a suo carico è il conto da saldare.
Non m’interessa essere stata una figura importante e l’esserlo ancora … lo scorrere della vita ha creato un ordine dove non c’è più spazio.
Non penso risponderò, al momento non sento il bisogno di farlo, ma non mancherò di ringraziare Nostro Signore per aver appicciato un lume nel buio di un cuore.
Buona cena …
– Carla –

“AMATI”

Donne questo è per voi
LUCA ROMITO

https://youtu.be/1FJ7pu7x64M

… quando il “Rispetto” è nato con te e chi hai davanti non sa, neanche, dove sta di casa, non concedere alcun confronto, chiudi la porta …
“Quel grumo di cellule, NON ESISTE, NON E’ MAI ESISTITO!”

 Sensibilità & empatia
LUCA ROMITO

https://youtu.be/d0zF-TxKoGg

– Smerciava una Empatia di “vento” e si rattristava per una Sensibilità “congenita” … –
Ma CIAAAAAAOOOOOONEEEEE …
La sofferenza graffia, allo stesso modo, sulla sua e sulla tua pelle!!!
Serena notte
– Carla –

L’importanza …

È bastato abolire l’uso delle mascherine all’aperto e dove è possibile mantenere la distanza di sicurezza, posizionare, ovunque, il disinfettante per le mani e disfarsi dei guanti il lattice, per restituirci una parvenza di normalità e quanto abbiamo vissuto, probabilmente per l’oppressione che ha generato, è come collassato su se stesso, scomparendo.
L’assenza di libertà si è tramutata in euforia e, ingordi di voglia di vivere, si è pesata la realtà e conteggiato il cammino, ciascuno a modo suo.
Una lezione, certamente, tosta che nel giardino di qualcuno ha portato profumi e colori, in quello di altri un’aridità senza speranza, il fuoco devastante che passa non lasciando più niente.
Se da una parte si è abbracciata la consapevolezza di poter perdere il bene più grande, gli affetti, dall’altra ha incominciato a rimbombare l’egoismo del “ogni lasciata è persa”.
L’importanza di chiedere “scusa”, di porgere un “mi dispiace”, battendo il tempo, sono diventati vitali per chi dalla paura ha saputo far fiorire l’amore, spazzatura per tutti gli altri, quelli del “conto solo io in questo mondo!”.
Né testardi né orgogliosi, semplicemente vuoti!
Ricucire uno strappo è indispensabile per chi rantola, stretto nell’abito del senso di colpa, per chi alla propria coscienza, sorridendo, da la buonanotte ogni sera, per chi nel caffè, ogni mattina, ci tuffa una zolletta di rispetto.
La sensibilità e l’intelligenza per spostarsi dall’altra parte, lasciandosi travolgere dalle sferzate del dispiacere che si dispensa, impongono di tentare di ritrovarsi, lo ordinano a chi non crede che ammettere un errore sminuisce e vuol vivere una bella favola:
“ … domandò scusa, sapendo che in non accettarle avrebbe lasciato l’altro a discutere con il rimorso e non il suo animo …”.
Buonanotte …
– Carla –

Vini “Allegri”

Di recente mi è capitato di “assaggiare” un vino bianco toscano, “Le fate furbe”, se non ricordo male di una tenuta fiorentina, che non mi è dispiaciuto, nonostante un retrogusto di mela, che sentivo solo io, non so spiegarmi se per fantasia o perché fosse, realmente, presente e l’avessi individuato non piacendomi quel frutto.
Il nome che gli è stato attribuito è carino, curioso e fiabesco, ma non sempre va così e la mente umana ci mette del suo per far si che quella bottiglia resti impressa.
Dopo aver visto Maira, un’attrice consumata, nonostante la sua giovane età, menzionare un vino pugliese, che rende omaggio ad una città e non ad una “lucciola”,

https://youtu.be/5roAg2cXFYk

mi sono divertita a cercare quelli decisamente “strani”, scoprendo che la Toscana ha uno spirito scoppiettante!
Il “Testardo” della provincia di Pistoia e il “Matto delle giuncaie”di Vinci, Firenze, sono i più tranquilli, come il “Bionasega” di Montalcino, che schernisce, affettuosamente, il mondo bio.
Il “Merlo della topa nera”, un merlot prodotto vicino a Lucca, necessita d’interpretazione?
No, come del resto quelli a seguire …
Il “Soffocone di Vincigliata” di Fiesole, lo “Scopaio” di Castagneto Carducci, Livorno e il “Trombaia” di Castiglione della Pescaia.
Con il sorriso, che s’apre in una risata, io stapperei un “Senti oh” dell’Isola del Giglio!!!
Buonanotte …
– Carla –

Domani avrò il tempo di approvare tutti i commenti in coda e di passeggiare nei vostri blog, scusate l’assenza!

Imparare

“Niente se ne va
prima di averci insegnato
ciò che dobbiamo imparare”
– Buddha –

 … lo realizziamo non nell’immediato, la maggior parte delle volte, non nell’attimo in cui la lezione si svolge, ma in un secondo tempo, quando l’insegnante se ne è andato e non è più possibile fargli ripetere ciò che non abbiamo capito!
Buon pomeriggio …
– Carla –

Semplice “Serenità”

S.Antioco

… il gelato da portar via, uno sprazzo di sole che allontana un temporale, una cena improvvisata e il sentirsi emotivamente a casa, la semplice “serenità” che non mi fa desiderare nulla di diverso da ciò che fa già possiedo, l’affetto!
Grazie Ale …
00:16
Serena notte e buona domenica.
– Carla –

La città dei …

Fuori da questa meraviglia

https://www.carboniamusei.it/it/parco-archeologico-monte-sirai_4.html

un testo di storia che è possibile attraversare, chi ama i pelosini a 4 zampe, equipaggiati di coda ritta e vibrisse, ha realizzato una piccola città, dove il tempo scorre serenamente e gli abitanti, non di rado, trovano qualcuno che spalanca loro la porta del cuore e di casa.

ColoniaFelinaSirai

Nei loro sguardi i “grazie” più sentiti che qualche essere umano, bipede, fatica a pronunciare!
Buona cena …
– Carla –

Un nuovo “centro” per Jose

TESTO che si commenta da solo, MUSICA che batte il tempo nell’anima e VOCE che abbraccia con energica dolcezza.

https://youtu.be/7kVUYsOhgkU

Jose ha fatto “centro”, ancora una volta!!!
I volti dei bimbi, i “suoi” bimbi, i loro sguardi in cerca del domani, dei “sogni da vestire di diamanti”, le diversità che diventano particolarità e risorse, armi di gioia e sorrisi, che vincono le “guerre contro i giganti”, una cornice che racchiude un dipinto da appendere nella parete della memoria.
Tempo fa, decisi di condividere la sua “scoperta”, oggi, mi sento di riconfermare quel pensiero e un crescendo di ammirazione:
– Jose possiede un cuore madido di tenerezza e di amore, la capacità di convertire la sensibilità in parola –
Mi unisco al suo augurio che, tutti, si possa “morire con i capelli bianchi!
– Jose, te l’ho già detto … I GRANDI NON FANNO IL BOTTO, SCALANO LE VETTE CON TENACIA E, UNA VOLTA IN CIMA, CI RESTANO PER GODERSI UN PANORAMA MOZZAFIATO! –
Buon pranzo a tutti …
– Carla –

Complimenti da una donna

Mi è stata detta una frase “buffa”, per il paragone col cibo, ma dal “senso” prezioso.
“Nella vita di un uomo non sarai mai una “Fiesta”, spezza fame, ma un “Piatto ricercato” da non voler mai togliere dal menù della vita”.
Ho riso e le ho risposto …

“La dispensa è piena, ma la cucina è chiusa!”.
Effettivamente, riavvolgendo il nastro della mia vita, è meglio staccare il gas che alimenta i fuochi, il rischio d’inciampare in chi non distingue la “calce” dalla “farina” non è poi così remoto.

In ogni caso, che carina la ragazza che me l’ha detto!
Ho apprezzato, i complimenti ricevuti da una donna hanno un qualcosa in più, la luce di un sorriso che s’affaccia sull’anima.
Buon pomeriggio …
– Carla –

Patente d’Immunità

È stato “etichettato” così, il Passaporto Sanitario richiesto da Christian Solinas, il Governatore della mia regione, a chiunque giunga e si sposti sul territorio sardo.
Esagerazione?
Violazione di un diritto costituzionale, la libertà?
No!!!
Io chiamerei, il suo puntare i piedi e non voler arretrare il passo, buonsenso e amore per il suo popolo, rispetto per qualsiasi ospite.
1356 casi, dal primo malato
1041 i dimessi, ad oggi
130 i deceduti
33 i ricoverati attuali, con sintomi, di cui
2 in terapia intensiva
150 i soggetti ancora isolati nel proprio domicilio
185 quelli ancora positivi al Covid 19.
Nella mia zona, il “sud”, da 21 giorni i casi si sono fermati a 97, vale a dire che, a breve, verrà dichiarata “Covid-free”.
È un successo, il successo di tutti, il fiore sbocciato in un deserto fuori dalla porta di casa, annaffiato con l’assoluta tenuta di regole comportamentali vincolanti.
Non è che siamo più intelligenti o più bravi di altri, purtroppo, ci è stata sempre chiarissima l’assenza di una sanità in grado di reggere lo tsunami che ha falciato le vite di tante, troppe, persone nel nord della penisola.
La reclusione ci è sembrata il male minore, rispetto alla “quasi” certezza di non poter ricevere assistenza adeguata se ci fossimo infettati in massa!
Oggi, ad un pugno di ore dalla caduta di un altro “limite”, lo spostamento tra regioni (e qui mi va di porre l’accento sul fatto che l’uscita fuori Comune non ha spalmato la piaga, di SS con 870 infetti e CA con 251, sul resto dell’isola, per il nostro non aver esultato, calpestando mascherine, guanti, distanze sociali ecc.), la paura è tanta.
Felici di accogliere tutti, su questo non si discute, ma se l’ospitalità ha un valore, non ci sembra di volere la luna se chiediamo, nell’aprire le porte di casa:
– un Certificato, rilasciato da un laboratorio abilitato, eseguito non oltre i 7 giorni che precedono la partenza, che attesti la negatività di un tampone Covid 19,
– di sottoporsi ad un test rapito all’arrivo,
– di scaricare un’App che tracci gli spostamenti, consentendo di bloccare, sul nascere, la propagazione del virus.
#iostoconSolinas
– Carla –