Rileggersi … che effetto!

Scrivere, per alcune persone, è un po’ come mangiare, dormire o respirare, qualcosa di travolgente ed irrimandabile. Basta un pezzetto di carta, una matita o una penna, e la “macchina” s’accende, iniziando ad attraversare vecchi e nuovi panorami. Le parole sembrano conoscere una via misteriosa e scorrevolissima, che parte dal cervello ed arriva alla mano, una corsia preferenziale che, spesso, si percorre ad alta velocità, soprattutto nei momenti di massimo appagamento, o con andatura da pensionato in gita, quando si trasportano emozioni dolorose, difficili da coordinare.  Rileggersi, partendo da molto lontano, suscita percezioni discordanti, accostabili all’andare sulle montagne russe, lanciati verso il cielo e, repentinamente, calamitati in basso. Il vento dei ricordi colpisce il viso, scorre tra i capelli e ci abbandona, per ritornare a depositarsi tra le pieghe della memoria. Le sfaccettature di una personalità, che ama giocare a nascondino, emergono prepotentemente e, nell’alternarsi d’umori e periodi, ci si scopre in parte maturi e saggi, indipendentemente dall’età. Il largo viale del mio vissuto, emergere da un prato senza confini che si fonde totalmente con l’orizzonte lontano. Distinguo chiaramente il passato e lo “leggo” con entusiasmo, sorprendendomi per la ragazzina, vestita d’ingenuità, capace di rincorrere il domani, desiderando di acciuffarlo, nonostante il timore dell’ignoto. Sorrido per una saggezza acerba, per quel relazionarsi con una realtà, non sempre zuccherata, senza perdersi d’animo. Avverto tenerezza per la tenacia nel risollevarsi, dopo ogni caduta, per la meticolosità adoperata per sciogliere i nodi che potevano attanagliarle il cuore. Tra sogni e realtà, sorrisi e piccole abrasioni, situazioni di scoraggiamento ed altre di grinta estrema, scompaiono gli abiti adolescenziali e fa capolino una giovane donna, desiderosa d’afferrare il “buono”, d’estirpare le erbacce cresciute lungo il ciglio del cammino. Amicizia, amore, sentimenti ai quali cercare di attribuire valori, che si tentano di fare propri, ad ogni costo, rischiando di scivolare nell’illusione d’averli agguantati. Tra le ombre di una poesia, tra le sfumature di un racconto, tra le righe di un diario ingiallito il viverli, il crederci! Nel giungere al capolinea dei ricordi coccolo un’immutata voglia di colorare pareti bianche, la crescente esigenza di raccontarmi, prestando a personaggi casuali il mio sentire … Sono, ancora, quella di allora, ho camminato tanto, fatto parte di prospettive in antitesi tra loro, riso, pianto, strappato, al tempo ed agli eventi, l’opportunità d’ingabbiarmi l’anima, protetto quel “fuoco” che accende la vita.

Carla

Serenità

Ti cerco in ciò che è già stato,

in un’atmosfera autunnale,

tra abiti e fruscii di seta,

tra bambole e rossetti.

Ti cerco,

affinché la tua presenza m’invada

e spezzi le catene che mi stringono i polsi.

Ti cerco,

in inverni interminabili

ed estati soffocanti,

tra i vapori di tazze fumanti

e le fusa di un gattino.

Ti cerco,

senza angoscia …

so che arriverai!

Carla – ’89 –

Come l’Araba Fenice

La scaricò con la stessa disinvoltura con cui si scaraventa un sacchetto della spazzatura nel contenitore dell’indifferenziata, con la medesima affezione con cui si eliminano un paio di scarpe, ancora nuove e di buona fattura che, in ogni caso, non soddisfano più, con l’identica moralità con cui si abbandona l’amico fedele, legato al guard rail dell’autostrada. La piena di un fiume, chiamato sofferenza, l’avrebbe travolta? Non avrebbe avuto l’opportunità di difendersi perché colta impreparata? Argomentazioni di poco conto, l’importante era liberarsene! Inutile, indesiderabile, adatta a trovar posto in un angolo del mondo, distante da occhi impietosi, da quelli curiosamente morbosi, dall’esistere … Era riuscito a farla sentire così, a minare ogni sua sicurezza, a farle desiderare un’invisibilità che porta pace! Non tutti distinguono l’economico vino in brik da quello pregiato, una volta versato in un’anonima ed elegante caraffa, identificano nei versi di una poesia, nella fusione di colori di un dipinto, tra le note di una armonia, un inestimabile prodotto dell’anima, amando, nella genuinità, la vera essenza della vita. Una scheggia, sfuggita al controllo della sensibilità umana che, per chissà quale insoluto arcano, calpestava il passato, mortificava il presente e distruggeva il futuro …   quel che era diventato o, forse, lo era sempre stato, occultato tra le pieghe di un’educata e posticcia dolcezza. Il cinismo, che le inzuppava  gli abiti ma non l’animo, quell’organo incorporeo che mai sarebbe stata capace di tradire, l’aveva persuasa, accogliendola pienamente, ad accompagnarsi alla solitudine, che avrebbe scortato ogni suo passo. Rinunciare a vivere per non incappare nel clone di un angoscia che graffiava i pensieri e imbrattava i ricordi, quegli attimi che di zuccherato conservavano soltanto l’ombra della farsa. Sguardi e  sorrisi schivati, sentendo il peso di non esserne degna, per una attrazione che quel gesto le aveva cancellato solo dal cuore ma che non era ancora avvizzita … Sguardi, sorrisi, parole delicate e il tempo, complice di un risveglio lento e quasi impalpabile, di conquiste piccole ed incessanti, di paure terribili che andavano a perdersi tra la foschia che lava la memoria. La babbuccia sdrucita, vedeva nuovi piedi, desiderosi di calzarla, con fierezza, non valutandola un ripiego ma una scelta desiderata …  Non andando alla ricerca di una presenza che non tramutasse  il cammino della vita  in un viaggio in solitaria, abbracciò, con un pizzico di vanità,  la quiete … Le era stata donata la consapevolezza di essere desiderata, apprezzata e, se solo lo avesse voluto, amata!

Carla

 

La Shoah

Dal 1939 al 1945 i nazisti del Terzo Reich, rincorrendo il folle obiettivo di trasformare una umanità “imbastardita” in una “perfetta”, portarono avanti una sanguinaria “purificazione” che portò al massacro di 6 milioni di persone, che si erano macchiate di una sola colpa: essere Ebrei! Deportati nei campi di sterminio ad Auschwitz, nome dato dai tedeschi alla città di Oswiecim nella Polonia meridionale, a Treblinka, più ad oriente, a 90 km da Varsavia, a Dachau, nella Baviera, a Bergen-Belsen, nella Bassa Sassonia e Mauthausen in Austria, trovarono morte immediata nelle camere a gas, se catalogati come “inutilizzabili”, furono merce, senza valore alcuno, sulla quale effettuare esperimenti di una brutalità indicibile, forza lavoro da incenerire una volta esausta e fantocci sui quali sfogare i più bassi istinti sessuali. In nome di una pulizia razziale non furono immuni da detta sorte nemmeno gli zingari, gli omosessuali e gli oppositori politici. La shoah, che trova nelle parole “distruzione, desolazione, calamità” una traduzione italiana capace di avvicinarci, solo superficialmente, alla profondità di una tragedia improvvisa ed inaspettata, urla di non dimenticare, nella speranza che il martirio di un popolo tatui nelle coscienze di tutti, anche di quelli che verrano, le parole Uguaglianza ed Amore.

In ricordo di tutte le donne, uccise due volte …

Carla

CIOCCOLATA VERA

Mi attirarono fuori dalla baracca
con promesse di cioccolata
e parole come ”Schätzchen”, 
ma le altre donne sapevano,
e, ancor prima di udire i rumori là fuori,
mi chiamarono puttana dei soldati.
Anch’io sapevo,
ma la fame ha un modo tutto suo di cambiarti,
e di farti scordar chi sei.
Buffo, come vi possa essere speranza nella disperazione.

Gettarono la cioccolata per terra
e risero: ”Da friß.” La desideravo da impazzire,
ma il sapore fu di fango. ”Dreh dich rum, Judenschwein.” 
Vidi enormi stivali neri, paia e paia,
e il terreno così fangoso
da far sprofondare il mio corpo.
Tirai su il mio abito da prigioniera ed allargai le gambe.
Erano così leggere e s’aprirono così facilmente
che ringraziai Dio, sapevo
che non avrei resistito.
Questo corpo non è più mio, questa fame;
finalmente, non c’è più motivo di lottare.

Mi chiedo ora se il loro desiderio di me
fosse una brama di morte:
fottere una donna calva ch’era soltanto pelle e ossa,
la cui unica salvezza era una tazza di zuppa acquosa
per cena, una fetta di pane raffermo,
e forse, se i soldati l’avessero di nuovo voluta,
questa volta, un pezzo di cioccolata vera.

Stewart J. Florsheim

 

Nulla è scontato!

Da piccoli, quando il mondo gira ad una velocità che non sappiamo calcolare e non abbiamo ancora sviluppato i mezzi idonei ad assimilare ed elaborare quanto ci avvolge, diamo per scontate il 90% delle cose. La famiglia ci amerà comunque, perché ne facciamo parte, la vita avrà il sapore di qualcosa d’immutabile ed eterno, nessun sogno sarà irrealizzabile! Tolti gli affetti stretti, l’amore che lega genitori e figli, i fratelli (e parlo di rapporti sani), ben poche di tutte quelle fantasie risulteranno vere. Si ameranno un padre ed una madre, anche se assenti, non per quel che sono ma per quel mito immaginario creato dal cuore per non soffrire, si continuerà ad idolatrare un figlio menefreghista e sfruttatore, in totale miopia, con negli occhi il solo ricordo del batuffolino che correva per casa, si perdonerà l’incoscienza e crudeltà di un fratello o una sorella, perché sangue del nostro sangue. La verità si conosce, sempre, e si nega! Nei rapporti non proprio corretti, vittima e carnefice saranno sempre consci del proprio ruolo e ciascuno, continuerà a tacere, ad insabbiare ogni eventuale problema. Nulla è scontato, nulla è matematicamente certo, i sentimenti, per non fossilizzarsi e tramutarsi in una tolleranza targata TVB (quante volte cambiamo il nome di ciò che ferisce, pur sapendo che la sostanza resta quella?), hanno bisogno di ossigeno, acqua limpida, sole, di affondare le radici in un terreno fertile e non nella melma. L’agnellino stanco delle sopraffazioni, in uno slancio di rabbia e coraggio, può voler iniziare ad assaporare i vantaggi dell’esser lupo! Ho la consapevolezza di essere stata dalla parte di chi, soventemente, veniva pressata, non incutendo alcun timore e con i silenzi ed i “Si, ok!” d’aver alimentato il gioco, non riuscendo a far capire che la disponibilità ad oltranza non è una forma sana di rincoglionimento! Non ho mai desiderato di invertire le parti, di risvegliarmi rullo compressore e, come in un film di Dario Argento, godere nel vedere zampilli di sangue che imbrattano tutto, quanto di stabilire una linea di confine ed innalzare una protezione di filo spinato. Vuoi accesso? Chiedilo cortesemente, senza pretenderlo, e metti in conto anche un possibile “Attendere, prego!” o “Spiacente, non è fattibile!”, evitando incursioni barbariche! Il mio micro universo non è zona pic nic, non lo è mai stato, con l’operatore ecologico che poi ripulisce i resti dei bivacchi. L’amore non  è un bancomat! Soprassedendo mi sono vista rosicchiare la vita, una vita che, per grazia ricevuta, si è rigenerata …

Carla

 

Definire l’AMORE

AMORE, un’inspiegabile magia, il “nocciolo” dell’esistenza umana, il nettare capace d’inebriare corpo e spirito, il prolungamento della vita, un frutto acerbo per chi abbandona il proprio micro-universo ed assapora l’emozione del viaggiare in due, una coperta, calda e rassicurante, per chi attraversa i viali della vecchiaia. È gioia, per quella scintilla d’amore divino che dalla fusione di due corpi genera una nuova vita, emozione per ciò che giorno dopo giorno senti crescere in te e sogni ad occhi aperti, non sapendo che saprà stupirti con la sua esagerata perfezione, quando lo cullerai tra le braccia, tenerezza per la prima volta in cui dirà “Mamma”. È la scoperta dell’infinito tra le mani, per chi percepirà che la sua creatura, che profuma d’ingenuità e che correndo strilla “prendimi Papà!”, ha bisogno d’incessante protezione, di un bene incondizionato che l’accompagni durante il cammino verso la crescita. È la complicità tra fratelli, il voler essere un po’ padre e un po’ madre del più piccolo, affamato di baci e coccole, l’aspirazione a seguire le orme del maggiore, che sfida coraggiosamente gli imprevisti per spianare la strada, divenendo un invulnerabile eroe. È quell’affetto che, sconfinando il territorio familiare, crea una singolare alleanza con chi sorridendoci e tendendoci una mano sa esserci fratello, al di là del legame di sangue. È la passione che ci arde in petto, consentendo d’inviare e ricevere bagliori e sapori, che solo un cuore innamorato può percepire, un corso d’acqua irreale che scorre da un corpo all’altro, senza ingorghi. È ciò che ci avvolge d’infelicità quando si dona a senso unico, una non comune miscela di piacere e dolore che, nonostante tutto, ci fa sentire VIVI!

Carla

Perchè l’amicizia finisce?

È un interrogativo che somiglia tanto ad un “rebus”, la cui soluzione non ha regole predefinite ma soltanto quella generale: l’analisi dei fatti per come li abbiamo vissuti! Raramente un rapporto d’amicizia è sano e non viziato dall’egoismo e dalla supremazia velata di una delle parti. Il piatto della bilancia pende, visibilmente, sempre dallo stesso lato e solo chi è più “pesante” riesce a mantenere l’equilibrio essenziale a non sgretolare il tutto, gettando, nel lato opposto, ciò che io definisco “zuccherini”, miseri gesti capaci di dare l’illusione di un rapporto pulito. Il “forte” non lo è mai di suo, la sua grandezza è il risultato della capacità di nutrirsi della bontà del “debole”, inconsapevole pozzo dal quale attingere acqua limpida, un frutteto dal quale razziare frutti dolci e maturi. Il mio ragionamento non è figlio di un momentaneo stato di follia, che da un istante all’altro cederà il passo a parole idilliache sul tema “Il mio miglior amico …  la mia migliore amica”, di pensierini che è giusto riservare ai quadernini delle elementari. Scritti da un adulto meriterebbero l’anticamera per accedere ad una dimora, con vista giardino, alla NEURO. Siamo realisti, quante volte ci siamo ritrovati nella più lancinante solitudine a leccarci le ferite mentre l’amica/o era latitante? Ribaltando i ruoli, invece, noi stavamo lì a mangiare la polvere, a sputar sangue e versar lacrime, in nome dell’intoccabile amicizia! Siamo stati i soli a crederci, a metterci in gioco, senza paura di rischiare! Spalancando la mano si scova il malinconico pugnetto di mosche … magra consolazione! La sensazione d’essere stati usati non è delle più gradevoli, al pari di un fiume in secca, prosciugati fino all’ultima goccia, veniamo dimenticati e, senza grandi sensi di colpa, sostituiti con un soggetto ancora tutto da spremere. L’ipersensibilità del nostro animo ci porterebbe a sentirci depressi e sconfitti.  Nooooo, niente di più sbagliato! E’ il caso di gioire perché, senza muovere un dito, il destino ci ha scrollati di dosso il PARASSITA. La vera amicizia esiste ed ha un valore non quantificabile, basta saperla distinguere tra un cumulo di “patacche”!

Carla

L’Angelo Custode

La fiamma di una candela illumina la stanza,

pareti senza finestre e senza porte mi circondano,

quasi a proteggermi dalle intemperie esterne …

Non ho paura e con un soffio lieve spengo la fiammella,

certa di non ritrovarmi a brancolare tra le ombre scure che popolano il buio.

 Alzo il viso e dall’apertura sul soffitto,

la carezza del vento, che porta con sé il profumo delle rose che fiorivano del tuo giardino,

 mi sfiora il viso …

mentre un raggio di luce scende a portare il “giorno”…

Sento il fruscio delle tue ali e una pioggia argentea cala sui miei capelli,

sui miei abiti,

sulle mie mani …

è questo un incantesimo senza fine,

 che sempre si ripete,

ogni volta che il mio cuore impaurito cerca la conferma di un futuro sereno.

Mi sorridi e strizzi l’occhio,

indicandomi il cielo tappezzato di stelle ed una di loro scivola giù,

 ed è un desiderio in meno ed una gioia in più!

Carla

Un sasso nello stagno

Il frammento di un discorso, parole udite senza pesarle più di tanto, almeno nell’immediato, un sms, la vista di qualcosa che è familiare, ed ecco che vivo l’effetto “sasso nello stagno”: l’oggetto precipitando nell’acqua, produce una serie di cerchi concentrici e dal fondo vengono a galla i frammenti più veri, che la calma aveva sedimentato. Le inquietudini, le debolezze, le paure, sembrano bussare alla porta per servire un conto ancora da saldare e spalancandola è impensabile non dover riaprire la diatriba. ACCIDENTIIII!!!!!!! So cosa voglio e non ho dubbi che la direzione presa sia quella “giusta”, eppure, è come se avessi un maledetto sassolino infilato nella scarpa, piccolo e dispettoso che spostandosi mi procura un dolore non trascurabile. Guardarsi allo specchio per arrivare a toccarsi l’anima fa male, questo è sicuro, ma è lo scotto da pagare per non smettere mai di crescere, per non arrestare quell’evoluzione interiore che, teoricamente, dovrebbe insegnarmi ad essere una donna a 360°.

Carla

SHINE ON AWARD

 

Immagine

Ringrazio http://francescapratelli.wordpress.com per avermi nominata per partecipare a questo gioco.

                                           Carla

Regole:

– inserire il logo dell’Award sul fronte del post;

– riportare il nome del blog che ti ha nominato, ringraziandolo, all’inizio del post;

– nominare 15 bloggers per questo premio, riportando il link del loro blog;

– notificare ai bloggers la nomination.

 

7         cose su di me:

 

1  Perché hai aperto questo blog?

Per l’esigenza di condividere la passione per la scrittura e, anonimamente, comprendere se possiedo le qualità per perseverare e mettermi in gioco.

2         Quale è la cosa più importante nella tua vita?

La serenità, autentica, per tutte le persone che amo.

3         Il cibo di cui non puoi fare a meno?

Parmigiano a pioggia!

4         Il tuo posto nel cuore?

La cittadina dove sono nata, nel sud Sardegna.

5         Come ti vedi nei prossimi 10 anni?

Mi auguro in salute!

6         Tre cose senza le quali non esci da casa?

“Carta & Penna”

Fazzolettini imbevuti

Mini spazzola per capelli.

7         Citazione che ti caratterizza?

Quella riportata sul mio blog: “La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno” di Francis de Croisset.

 

Le mie nomination:

–          http://www.francescapratelli.wordpress.com

–          http://www.afinebinario.wordpress.com

–          http://www.enricomscano.wordpress.com

–          http://www.ombreflessuose.wordpress.com

–          http://www.cordialdo.wordpress.com

–          http://www.trameincompiute.wordpress.com

–          http://www.rebeccaantolini.wordpress.com

–          http://www.patriziaphoto.wordpress.com

–          http://www.melodiestonate.wordpress.com

–          http://www.mariasumaphotographer.com

–          http://www.laurarosa3892.wordpress.com

–          http://www.danielecerva.wordpress.com

–          http://www.sonoqui.wordpress.com

–          http://www.squarcidisilenzio.wordpress.com

–          http://www.silvia23459.wordpress.com

La bilancia della Giustizia!

Sono la sola a pensare che la bilancia della Giustizia vada rimessa a punto perché starata? Lo squilibrio tra le pene applicate per reati di diversa rilevanza morale, spesso a favore di quelli che infliggono la morte fisica o dell’anima della vittima, mi lasciano l’amaro in bocca, avvicinandomi alla sofferenza di chi una Giustizia equa, con tutta probabilità, non l’avrà mai. Pur non essendo affamata di gossip, non godendo affatto nel farmi gli affari altrui, privilegiando l’informazione legata alla risoluzione di situazioni che strangolano il nostro Paese, non mi è stato possibile non inciampare nella vicenda di Corona. Lo premetto, in me non suscita folle simpatia e, non essendo interessata alla sua sorte, non conosco la collezione dei reati da lui commessi, né metto in discussione le sentenze, tuttavia, concedetemi di restare un momentino impietrita davanti ai 14 anni. Gli omicidi, e basta sfogliare la cronaca più o meno recente, non di rado, pesano al massimo un decennio, la violenza sessuale, le aggressioni, gli abusi su minori, con una frequenza raccapricciante, sfuggono dalle maglie del Codice Penale, sempre più larghe o forate, le persecuzioni, con conseguenze irreparabili, diventano invisibili, la malasanità e la non tutela della salute pubblica le pagine di un romanzo surreale. Quanto vale una vita umana, l’animo violato di una donna o di un bambino? 14 anni sono il giusto peso per un tutto e di più che non sfiorano morte, violenza sessuale, abusi su innocenti, precarietà della salute, bene, in questo caso, mi aspetto che il piatto della bilancia pesi molto di più per crimini che rendono un uomo non più degno di essere annoverato tra il genere umano.

Carla

Maschera antigas

Sono una bestia, lo so, e spesso assumo l’atteggiamento di chi ha la puzza sotto il naso, ma quando la PUZZA è vera e toglie il respiro, al pari dell’ammoniaca pura, posso mai sentirmi in colpa se ho una serie di collassi? L’odore di umanità non è per me, non mi stimola affatto, tutt’altro, mi stende come un pugno in pieno viso e mi toglie l’appetito per l’intera giornata, come se il “profumino” mi si impregnasse addosso e continuassi a gustarlo in differita. Le situazioni da panico le vivo in luoghi affollati, con vie di fuga limitate o a tempo, in coda al supermercato, in banca, alla posta, nella sala d’attesa del medico, in ASCENSORE! Vi è mai capitato d’entrarvi e, una volta intrappolati, in fase di salita o discesa, essere aggrediti da un fetore disumano? A me un’infinità di volte e, quando sono proprio fortunata si tratta solo del fumo di una sigaretta. Qualcuno ama liberare, in uno spazietto di un paio di metri cubi d’aria, i propri fumi intestinali, altri viaggiano portandosi un formaggio, stagionato e dall’aroma bello forte, nelle scarpe (quando le sfila, di sicuro i vicini compongono il 115 per rendere noto che nell’appartamento attiguo è deceduta una persona ed il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, incomincia creare qualche problemino olfattivo), altri ancora le ascelle al gas nervino. Una mattina, uscendo da casa di un’amica, uno di questi soggettini, l’uomo che non deve chiedere mai, perché ti uccide in una manciatina di secondi e s’accontenta di fare le avances ad una salma, ha preso l’ascensore con me dal 5° al Piano Terra. Una specie di Lou Ferrigno che respirava gonfiando una maglietta aderentissima, con la testa liscia come quella di Mastrolindo, luminescente di goccioline di sudore, le ciabattine infradito di pelle, con la pianta in cuoio che aveva stampato l’alone del piedone, i pantaloni a ¾ che urlavano “lavamiiii” e sotto le braccia due chiazze modello palude melmosa, che sapevano di soffritto. La porta si chiude, dal 5° al 4° piano ho ancora un po’ d’aria nei polmoni, resisto; dal 4° al 3° prendo un foglietto di carta dalla borsa e mi sventolo, devo pure respirare, anche se l’aria pestilenziale è sempre quella; dal 3° al 2° deglutisco per evitarmi il ritorno del caffè col biscotto e il tizio, con un sorriso a 74 denti, mi dice “Fa proprio caldo eh?”. Vorrei dargli un calcione negli stinchi, rispondergli che col caldo si suda e che nei boschetti che coltiva sotto le braccia, se proprio ha una terribile allergia all’acqua e sapone, ci potrebbe appendere almeno due arbre magiche, per camuffare l’olezzo di animale morto. Dal 2° al Piano Terra apnea totale, pallore e senso di smarrimento. Il tizio incalza “Ti senti male?”. La porta si apre, finalmente, ARIAAAAA! Esistono dispositivi che scattano alla minima fuoriuscita di metano o comunque gas da combustione? Cartier e la Beghelli non potrebbero associarsi e realizzare un oggetto unisex, da indossare, obbligatoriamente, in luoghi pubblici e che scatti senza pietà quando si producono aromini nauseabondi?      

Carla

Dove sei?

Piccolo “Cherubino” biondo, con il respiro affannato dopo aver corso in riva al mare per invitarmi a giocare con te. Se il sogno non si fosse infranto, oggi, saresti un uomo con il quale condividere il “registro” della mia vita, al quale non mi limiterei a raccontarmi guardando il cielo. La sabbia bruciava sotto i nostri piedi e l’acqua era fredda, ricordi? Il futuro era un incredibile gioco da creare, senza troppe complicazioni, un cesto dal quale rubare una “mela fatata” da gustarci a morsi. Il futuro era un binario proteso all’infinito che, ad un tratto, si è interrotto lasciandoci in aperta campagna, lontani dall’abitato. Il battito delle tue ali e le tue risate mi hanno indicato il sentiero da seguire e, una mattina, mi sono risvegliata donna. Il futuro, attraverso i tuoi occhi, non ha il sapore dell’incognita, “concedimi di vederne uno scorcio, avvolgimi con le tue ali, sorridimi e allontana le mie paure” … I miei pensieri, Daniele, sono la tua casa, lo saranno per sempre, anche se sono trascorsi 30 anni da quella domenica d’aprile. Tvb,, come ad un fratello.

Carla

Pensando a te …

Sulle labbra il sapore dei tuoi baci,

sulla pelle il calore delle tue mani,

sulla camicia fresca di bucato il tuo profumo,

tra i pensieri un ricordo lontano

                                                            e nel cuore un sogno che da sola non ho ragione di rincorrere.

Carla

Perdono

Stanotte, non riuscendo ad addormentarmi, a spegnermi con un “click”, come si fa con la fonte di luce più vicina al letto, ho riaperto il libro che leggo e rileggo da diverse settimane, alternandolo alle letture di turno che divoro, Il potere di realizzazione della preghiera e della meditazione di Ernest Holmes, fondatore della scienza della mente. Sono abituata a triturare anche i “mattoni”, ho iniziato a farlo fin da bambina, ma questo mi costringe ad un braccio di ferro, bello tosto, che non intendo perdere. È intricato far proprie indicazioni che non giungono dall’io, sperimentare un’apertura tale da mettersi in discussione ed allargare le braccia alla possibilità di rivedere convinzioni ben radicate. Holmes chiede al lettore di attraversare, alleggeriti da qualsiasi preconcetto, la linea di confine che impedisce la totale accettazione della preghiera, quale mezzo per sconfiggere ogni debolezza umana, fisica e dell’anima. Vacilla non tanto la mia Fede, quanto la volontà di schiacciare istinti che appartengono all’uomo da sempre e che, per prevaricazioni, per il sopraggiungere di una sofferenza, inflitta gratuitamente, per una forzata convivenza con un quotidiano che non si è scelto, ibernano ogni gioia e desiderio di riscatto. Cuore e ragione, inevitabilmente, s’aggrappano al valore del Perdono, lacerandosi per conferirgli connotati precisi, per riconoscerlo ed offrirgli fissa dimora. Perdonare, una parola che già solo per la sua etimologia, Per Donare, dovrebbe spianare la strada a chiunque è dotato di altruismo, al contrario, scatena frustrazioni e la silenziosa richiesta di un risarcimento, dalle stesse proprietà di un antidolorifico. Perdonare = Libertà? Probabilmente, sicuramente, SI, quando non si limita a 9 lettere masticate e sputate senza convinzione! Il Perdono, visto come grimaldello che uccide la prigionia di chi ha procurato un danno, inferto una sofferenza, una donazione che, nel momento stesso in cui lascia il cuore, rientra dalla porta principale con appresso la libertà, la nostra libertà! Un gesto di così grande indulgenza e l’abbandono di ogni rivalsa, li avevo sempre confinati nel cassetto della debolezza, tra la polvere dell’umiliazione subita due volte. Perdonare, al contrario, necessita una dose massiccia di coraggio e veste l’animo con la pregiatissima stoffa dell’amore incondizionato. Attendere la formale richiesta di perdono, leggerla nei gesti o negli occhi del destinatario, forse, equivale a piegarsi ad un baratto, desiderare uno scambio, allontanarsi da una scelta disinteressata. Il disordine cresce, i ricordi premono, le parole incidono, come bisturi, le pareti di un animo che solo il tempo m’impedirà di continuare a suturare … Holmes potrebbe rappresentare quell’ultimo tassello per completare il mosaico, per aprire un’ultima porta e disfarmi, definitivamente, di chi è senza Dio e in ragione di quel vuoto non sa di vivere un’esistenza inutile. La giustizia divina è un conto da saldare e nulla può ostacolare il suo corso …

Carla

Nel più profondo

Infiamma d’impazienza il cuore,

obliando mille lune solitarie e sognanti.

Perdendosi nell’argentea scia degli astri

che tappezzano il cielo,

prorompe l’entusiasmo sopito.

Sono brividi inarrestabili,

ghiaccio sulla pelle,

sulla quale imbastirò i tuoi baci,

spazzando via le scorie dell’eruzione

che ci sommerse in un attimo.

Trema il pensiero,

scarmigliato dalla fulminea bufera

che sa di sola gioia.

Insieme,

cuore e pensiero,

per resistere ancora,

per saltare la staccionata e

lasciarsi alle spalle,

mille lune solitarie e sognanti …

Carla

Relazioni di comodo

Sorseggio una tisana calda e rifletto, cercando di non vagliare inflessibilmente quanto vedo o sento. Non ho problemi ad ammettere che in determinate circostanze, tuttavia, devo frenare il mio fare impetuoso nel liberare quelle che sono le mie convinzioni.

-“Sto con lui perché è un bravo ragazzo, ma è una frana in tutti i sensi!”

-“Gli piaccio, sai? Possiede una bella auto, una posizione sociale di tutto rispetto e sta bene economicamente …”.

-“Ad X non importa nulla di me, finché non trovo qualcuno di più soddisfacente sto con Y”.

-“Non avevo di meglio da fare e sono uscito con lei … seeee … ti pare che la portavo dove mi conoscono tutti?”

Frasi agghiaccianti … e quante volte le ho ascoltate, quali confidenze tra soli uomini o donne! Dico, avete spento il cervello? Ammesso che ne abbiate mai avuto uno, visti i ragionamenti! La “frana” magari è caduto in uno stato vegetativo da quando ti conosce, perché noiosa, poco stimolante e inaffidabile  … e complimentoni per la grazia con cui fai i conti in tasca agli aspiranti al “trono”, senza parlare del far vivere, inconsapevolmente, al malcapitato di turno, il ruolo di “ripiego”. Che razza di zotico esce con una donna per nascondendola? Vorrei dirvi come la penso, senza tanti preamboli, con fiumi di esempi che per chiunque sarebbero un campanello d’allarme, per analizzarsi e mettersi in discussione! Sono io a vivere nell’epoca sbagliata? Che valore hanno i sentimenti, le piccole emozioni che infiammano il cuore e che miscelano sogno e realtà, i sorrisi ingenui che accompagnano un fiore o due righe scritte con passione?Per alcuni, può darsi, nessuno! Il gesto gradito è quello da sfoggiare con gli altri, acquistato in una boutique esclusiva o in una gioielleria in pieno centro. Si può prezzare la parola “amore”? L’aspetto da bambolina non può reggere il gioco eternamente, garantire sempre nuove prede, disposte a rallentare la loro corsa per farsi catturare e a parecchie frega un piffero della tartaruga se la sensibilità e la comunicazione sono assenti. E’ avvilente non comprenderlo! Se volto lo sguardo al passato rivedo un gruppetto di ragazzini spensierati e un po’ incoscienti, pronti a prendere la vita di petto, senza troppe certezze, per il solo gusto di provare il brivido della sfida e m’assale un pizzico di tristezza nell’accorgermi che alcuni sono rimasti, esattamente, dove li ho lasciati.

Non hanno notato nemmeno la boa degli “anta” … fortuna che non siamo tutti così “vuoti”!

Carla

Che tristezza!!!

Il mondo, un imponente palcoscenico che permette di “liberare” il meglio o il peggio di se stessi! Le tavole consumate da chi, prima di noi, le ha calcate, rappresentano fonte di brividi inesprimibili per chi ha in sé i mezzi per apprezzarle, un gioco crudele e stupido per chi vede nel prossimo un pupazzo inanimato, uno spettatore privo di sensibilità e dignità. Non per tutti il proferire parola è una recita, capita d’impersonare ciò che si è, di mettere a nudo il proprio cuore e ci si aspetta, da chi ci sta a sentire, non certo l’ovazione, ma qualcosa di più nobile, il RISPETTO, un gesto misero ma vero, che non regala nulla, questo è sicuro, ma evita l’umiliazione d’aver parlato a vuoto, di aver messo in scena un triste soliloquio.

Carla

Angoscia

Morsa che serra fino a togliere il respiro,

spettro di un vivere appeso ad un filo

chiamato “speranza”,

tormentoso senso d’oppressione

spezzato da misere sorsate di tranquillità.

Carla

Seduzione …

Chi non si è mai trovato piacevolmente invischiato nella tela della “seduzione”? È un gioco che si perde nella notte dei tempi, dal sapore inebriante e sconvolgente al pari di una danza lenta e passionale che trascina soltanto i diretti interessati. Sono atteggiamenti naturali, che si assumono inconsapevolmente e che hanno un oscuro potere, quello di elevarci, all’ennesima potenza, agli occhi di chi è entrato nel nostro campo magnetico. Ciascuno emana “segnali” ben definiti e non esiste alcuna chiave di lettura che possa portare a schematizzarli o, in qualche modo, a trovare un filo conduttore che li accomuni. Seduce l’aroma di un profumo, che il ph della pelle ha reso personale, o il semplice odore dell’epidermide e può farci capitolare un movimento sensuale ed intrigante di una qualsiasi parte del corpo, anche quello ingenuo ed impacciatelo che, per quanto sgraziato, intenerisce il cuore. Calamita, in uguale misura, il timbro della voce, la cadenza di una diversa regione, l’accento di un’altra nazione, il fascino esotico legato al differente colore della pelle e dei lineamenti, il modo di esternare emozioni e sensazioni, la caparbietà con la quale si scalano le vette o i timori infantili che incorniciano il relazionarsi con gli altri. Sono certa che per quanto spontanei e casuali, quindi non assolutamente calcolati o studiati a tavolino, ciascuno di noi è conscio del valore e dell’eventuale riscontro degli impulsi che emana. Sappiamo esattamente cosa piace di noi e quale cocktail è in grado di rapire i nostri sensi! In più di un’occasione mi sono chiesta quali elementi facciano scattare in me la scintilla e per quanto arduo, sono capace di darmi una risposta. In cima alla lista ho posto l’intelletto ed il cuore, due componenti che, in pieno accordo, mi sanno offrire lunghe passeggiate in paradiso. La copertina del libro sarà vittima dell’usura, le sue pagine ingialliranno, contrariamente alle parole che non perderanno smalto. I misteri della mente sanno stupire e non annoiare, una testolina in continua evoluzione rende frizzante lo scoprirsi e il rapporto eternamente giovane, ciò non toglie che ho pur sempre dieci decimi e che non disprezzo delle belle mani, un sorriso accattivante o un fondoschiena niente male … beh, nessuno  è perfetto!

Carla