Il “salto” …

Poche ore al “salto”, quello che vedrà quest’anno scivolare tra i ricordi e quello che verrà emettere il primo vagito.
Il 2020 ci ha regalato un incubo, trascinandoci in un film, reale, non molto diverso da quelli apocalittici visti al cinema o riproposti in tv, ci ha privati della libertà e strappato dalle braccia gli affetti.
La sofferenza ci ha vissuti, colonizzati, togliendoci le forze, annebbiandoci lo sguardo, bagnato di lacrime, ma non ci ha defraudati del coraggio per allontanare la resa e della speranza per credere che anche sulle macerie si possa ricostruire il bello.
Se dovessi riassumere quest’anno in pochi pensieri … sarebbero questi:
– Non provo rancore … ma non dimentico!
– Le persone orrende vanno apprezzate … hanno il potere di farci sentire migliori!
– Gli amici non solo ti risollevano, prevengono la caduta …
– Indosso un pesantissimo cappotto di paure … ma desidero ritornare a vivere!
– Ama col cuore … ma non zittire mai la testa!
– Gli occhi scuri mi confondono!
– Per rendermi dolce … non bastano più due zollette di zucchero!
– Nelle tue mani i miei giorni … Signore!
Il 2021 partirà con in spalla uno zaino carico di incertezze e di timori, starà a noi renderlo meno pesante, accogliendo la condivisione, facendo della generosità e della empatia le nostre risorse più grandi.
Sarà un anno diverso, senza dubbio, ma darà alla luce un bimbo, concepito nel 2020, che dovremo far crescere, responsabilmente, affinché si muova, lungo le strade della vita, portando solo “Serenità & Amore”.
Buon Anno, a tutti … grazie di esserci, sempre!
– Carla –

Romeo & Giulietta sardi

La storia che mi accingo a raccontare, stanotte, ha come ambientazione il paesino di Gairo Sant’Elena, ubicato nell’entroterra dell’Ogliastra, con protagonisti due ragazzi, Susanna Depau e un membro della discendenza Lorrai.
Il loro amore, lontano da un lieto fine, pagò lo scotto di una lunga faida familiare, di una serie di vendette private, regolate a colpi di fucile, esplosi, a sangue freddo, in imboscate.
Nel 1872 il primo a pagare, con la vita, su Felice Lorrai.
Nel 1805 la stessa sorte toccò a Pasquale Lorrai, in una lunga scia di sangue che vide cadere, alcuni giorni dopo, Pasquale Depau e, qualche settimana più tardi, Sebastiano Lorrai.
Nel 1813 fu la volta di Salvatore Lorrai, 3 anni dopo di Raimondo Depau.
L’ultima vittima di un odio insano fu Susanna, nel 1817 ma, questa volta, la mano assassina non era nemica ma quella di sua sorella Peppa.
La giovane donna meritava quella fine, decretata durante un’infuocata riunione familiare, alla quale non era presente, perché, secondo quanto riportato da sua sorella, con la quale si era amorevolmente confidata, non solo si era innamorata di un membro della famiglia Lorrai, ma in grembo ne portava il figlio.
La gravidanza non era ancora evidente, quindi salvo l’onore dei Depau, quando Peppa decise d’agire, invitandola ad andare a fare le fascine di legna che occorrevano per cuocere il pane.
Fu abile nel condurla, senza sospetto, fino al Rio Sarcerei, dove la spinse giù da un precipizio, facendole incontrare la morte per annegamento.
L’uomo che l’amava, non riuscendo a sopportare il dolore per la sua perdita e quella della loro creatura, non tardò ad attendere l’assassina davanti alla fontana del paese e a punirla, senza mostrare pietà e davanti a tutti.
Il giovane Lorrai si vendicò, non da vigliacco, mentre il cuore di Peppa smetteva di battere senza avvertire nessun pentimento.
Secondo alcuni l’epilogo della storia è un altro …
Colei che regalò la morte a sua sorella, per imposizione familiare, finì per sposare un Lorrai e sancire la fine della faida.
La conca, dove incontrò la morte, e che prende il suo nome, “Sa foggi ‘e Susanna”, ancora oggi, la ricorda.
Serena notte …
– Carla –

Su “Kokku”

Chiamato anche Sabegia o Pinnadellu, su “Kokku” è un antico amuleto sardo in pietra sacra, ossidiana o onice, liscia e rotonda, incastonata tra due coppette d’argento, finemente lavorate.
Simboleggia l’occhio “buono”, capace di allontanare e neutralizzare quello “cattivo”, legato alle “mazzinas”, in altre parole, le negatività del malocchio (dalle mie parti le chiamano “cugurre” e sbocciano nel cuore di persone invidiose e malefiche).
Considerato un gioiello portatore di bene, era regalato dai nonni ai nuovi nati, dai padrini o da persone affettivamente importanti e, retto da una spilla, appuntato nelle culle dei neonati, per poi divenire un braccialetto da stringere al polso del piccolino, una volta cresciuto, con un nastrino di seta verde.
La sua sacralità lo rendeva un bene di famiglia, da tramandare da madre in figlia.
Era dono gradito anche dalle coppie senza prole, con l’augurio di fertilità, che rischiavano di non lasciare discendenza e di estinguere il cognome del marito.
Prima di essere regalato veniva caricato con i “brebbus”, preghiere in lingua sarda, con le quali si auguravano, a chi lo riceveva, la fortuna e la felicità più grandi conosciute in terra.
Se in passato per essere “attivo” era indispensabile non acquistarlo, oggi, quella credenza è scomparsa, quindi, è un regalo che tanti si fanno, non solo nella versione tradizionale, nera, ma anche rossa, di corallo, che dovrebbe calamitare un amore sincero e indissolubile.
Indossato, siano orecchini, collana, bracciale, spilla o altro, scherma dal male, tant’è che si dice che se si spezza è stato scudo efficace o se le coppette si staccano è impregnato e va sostituito.
Che dire …
Sarà vero?
Ne ho uno?
Si è mai danneggiato?
Chissà!!!
È carino e poco importa, la vera magia, verosimilmente è solo il bene infinito di chi lo regala!

Le immagini sono offerte dalla mia “sorella d’anima”, Cry, che realizza cosine infinitamente belle.
Buona serata e auguri a tutti gli “Stefano” …
– Carla –

Sotto il “Vischio”

Cari “Amici”,
un po’ per esorcizzare i gesti d’amore, “ibernati” nel corso di questo 2020, stasera, in una paradossale Vigilia in cui starò sola, ho deciso di condividere la “Leggenda del Vischio”, il ramoscello, tipicamente natalizio, sotto il quale si crede si ricevano in dono Fortuna, Amore e Protezione dalle avversità.
La magia che, scaramanticamente, gli si attribuisce si deve, in parte, agli antichi Sacerdoti scandinavi, i Druidi, secondo i quali la pianta del Vischio possedeva virtù sacre, giacché capace di restare in vita non toccando la terra, in parte, ai Celti e ad una loro divinità.
La Dea Freya aveva due figli, Balder e Loki, il primo di indole buona, il secondo divorato dal livore nei confronti di suo fratello.
La loro madre, preoccupata per la sorte del primo, si era invocata alla natura, affinché fosse suo scudo contro il male nutrito dal secondo, non riuscendo, però, ad evitare il peggio.
Loki, preparata una freccia con il legno della pianta del Vischio, lo colpì a morte!
Freya, squarciata nell’anima, si abbandonò ad un pianto disperato e dalle lacrime che scivolavano dai suoi occhi, bagnando quel corpo inanimato e la l’arma, tornò la vita, il legno ramo verde e le perle salate bacche bianchissime.
Grata per il miracolo, la donna decise di baciare chiunque sarebbe passata sotto il Vischio!
Il Vostro ramoscello lo tengo da parte, ve lo restituirò nel 2021, certa che per allora di “Baci & Abbracci” ve ne sarete scambiati tanti da non poterli più contare …
Serena Vigilia …
– Carla –

Cristina Caboni

Ho appena finito di leggere uno dei suoi libri

Mi è stato lasciato in prestito da un amico, che la ama e, ora, comprendo il perché.
La Signora Caboni nasce a CA nel 1968 e non si allontana dalla provincia, dove continua a vivere con suo marito e i loro tre figli.
Autrice, di successo e a tempo pieno, impegnata nell’azienda apistica di famiglia, riesce anche a trovare il tempo per coltivare diverse varietà di rose.
Talentuosa, determinata e delicata, questi sono i termini che mi vengono in mente nel leggere la sua biografia e non mi è difficile intuire che la sua essenza scivoli tra le pagine delle sue creature.
“Il sentiero dei profumi” mi ha conquistata perché, senza entrare nei dettagli, che meritano d’essere scoperti ed attraversati da chi legge, rafforza la mia idea che l’olfatto sia una forma di memoria.
La protagonista, con la creazione di profumi che apparterranno solo a chi li indosserà, sfiorerà il cuore delle persone, riaccendendo le loro emozioni.
Tra quelle pagine, io, ci ho ritrovato la fragranza di mia madre quando ero piccolina, quella di una donna bellissima che mordeva la vita, quella di nonna Elisabetta che, da fragile ed anziana, trasportava la fragranza di una bambina, il profumo appassionante dell’uomo che ho amato di più nella vita.
Per Natale, una persona cara mi ha detto che mi regalerà quello che è considerato il seguito e ne sono stra-felice!

Cristina Caboni
– 2014 Il sentiero dei profumi
– 2015 La custode del miele e delle api
– 2016 Il giardino dei fiori segreti
– 2017 La rilegatrice di storie perdute
– 2018 La stanza della tessitrice
– 2019 La casa degli specchi
– 2020 Il profumo sa chi sei
Serena notte …
– Carla –

Amore …

Immagine presa dal Web

Amore, fino all’ultimo respiro!
Mi viene in mente solo questa frase, pensando alla Piccola Apostola di Gesù di Appiano Gentile, Suor Maria Assunta Porcu, la serva di Dio che, il 12 dicembre scorso, ha incontrato la morte mentre si recava da un senza tetto bosniaco, per offrire un altro pezzo del suo animo intriso di gentilezza.
Originaria di Tertenia (Nu) aveva 63 anni e alle spalle una vita spesa “donandosi”, quasi un 20 ennio nel Burundi e poi nel nostro paese, lascia un vuoto in chi l’ha vissuta, quotidianamente, a Quarto Oggiaro (Mi) e il dispiacere in chi, come me, non ha ricevuto la grazia di conoscerla personalmente.
Portava un pasto caldo e una parola di conforto, prima di recarsi ad ascoltare la messa delle 18.00, aspettava il Natale, quello più vivo che accoglie la nascita del Figlio di Cristo ed è andata via in un attimo …
Resta un pensiero non scritto, un sentiero segnato da un altruismo autentico, la musicalità di una felicità che si accende nel donare, qualcosa che dovrebbe far desiderare, a ciascuno di noi, di vivere maneggiando il solo bene.
Ciao Suor Maria Assunta, Dio ti accolga con tutti gli onori di una Regina.
Serena notte …
– Carla –

Grazie

“Grazie per ogni singolo momento nostro”
… per un riparo, privo di soffitto e di pareti, dentro il quale ho trovato protezione quando il mondo era tempesta, dove la barriera di un sorriso frena il vento e vede rimbalzare le gocce di pioggia, dove la notte ha le stesse luci del giorno, dove il bene arde nel camino di un sentire sincero.
“Grazie per ogni gesto, il più nascosto”
… perché l’affetto non fa baccano e non cerca le tavole di un palcoscenico per decidere di irrompere ed esplodere, in un rumoroso tacere.
“Grazie per ogni promessa, ogni parola scritta, dentro una stanza che racchiude ogni certezza”
… anche per quello che non è mai stato detto, per braccia distanti ma vicine, per ogni risata persa tra i capelli spruzzati si salsedine e sabbia, per ogni lacrima persa tra le tue dita e che non ha percorso il mio volto.
Grazie
… e se è vero che l’amicizia è un amare diverso, ma è sempre amore, sappi che “Ti amo da morire”!

Serena notte …
– Carla –

La Valigia

Nella “Valigia” della nostra esistenza, quella che porteremo con noi per affrontare l’ultimo viaggio sorprendente della vita, è verissimo, non possiamo pensare d’infilarci ciò ci appartiene, ora, in terra.
I beni materiali, il denaro conquistato con fatica, il sorriso di una fortuna benevola o l’inganno che riempie le tasche e semina dolore, sono radici piantate nel mondo, restano ancorate …
Non mi è ancora capitato di sentire che qualcuno abbia varcato le porte del cielo, abbigliato con vesti griffate e a bordo di un’auto di lusso!
I ricordi smetteranno d’esserlo, trasformandosi in presente con chi ci ha preceduto e gioia futura con chi ci raggiungerà domani.
Le doti, se mai saremo stati capaci di svilupparne una (taluni nascono con un solo sgradevole talento, l’essere infinitamente bastardi), lasceranno traccia e potranno essere tenerezza e insegnamenti per qualcuno.
Gli affetti saranno stati, unicamente, splenditi compagni di viaggio, con i quali condividere un peso insostenibile o ripartire una grande torta chiamata gioia.
Consorte e figli doni ricevuti in affido, per i quali impastare, quotidianamente, il pane della felicità, ai quali asciugare una lacrima ed aprire le braccia in attimo di paura e sconforto.
L’umanità della nostra carne tornerà alla terra, senza dolore reale, perché Dio è vita non solo quando si nasce.
L’anima, almeno per quanto mi riguarda, è stata e sempre sarà di & con Cristo e spero sia così per molti, se non per tutti, perché non esiste scelta d’Amore più grande!
Leggera, apparentemente vuota, quella Valigia sdrucita custodirà solo il “Tempo”, un amico che d’improvviso ci saluta, non concedendo replica, una voce a cui affidare un “Ti voglio bene”, un “Ti Amo”, un “Non volevo …” o un “Perdonami”, al quale chiedere di prolungare il calore di un abbraccio o la dolcezza di una carezza, al quale domandare di insegnarci che lasciarlo avvizzire ci avrà fatti vivere per niente!
Buona cena …
– Carla –

“Buona Vita”

Augura “Buona Vita” a chiunque nella tua ci ha gettato una “Discarica Emozionale”, non potrai fargli torto peggiore …
L’Amore imbraccia un fucile, la Cattiveria impugna una fionda!
Buona serata …
– Carla –

La “parola”

Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento
.

È una poesia di Emily Dickinson (che amo particolarmente, per la delicatezza con cui esprime emozioni e sentimenti), l’abito giusto da indossare in ogni occasione …
Muore il suono della parola, anche se qualcuno di noi ha la capacità di propagarne l’eco silenzioso nell’anima, ma non il suo peso o valore.
Sospinta dall’Affetto o dall’Amore, scaraventata per “difesa” o per “giustizia”, inizia a germogliare nel momento in cui fugge dalle labbra.
“Seta” o “Spine”, poco importa, non diventerà sasso ma vita!
È nel tacere che maturano dubbi e sofferenza, che cresce rigogliosa l’incertezza.
 – Se non parli non sai, se sai hai modo di trovare la rotta che ti riporti a casa o t’incoraggi ad andare verso nuove mete –
Serena notte …
– Carla –