“Memoria” labile?

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Mezze …

Dire a qualcuno/a che al solo guardarlo/a ha buone probabilità di sconfiggere la stitichezza di tutta una provincia, che optando per un certo taglio di capelli realizzerebbe un singolare gemellaggio con lo scopino del cesso, che indossando righe verticali potrebbe far da controfigura ad una Tonkita (la scopa) o con quelle orizzontali rammentare il tendone degli Orfei, non è la massima espressione di sensibilità e, se vogliamo dirla tutta, nemmeno d’intelligenza e buona educazione. Esistono mezze bugie o mezze verità, dipende dalla prospettiva dalla quale si vuol osservare la cosa, che tratteggiando ugualmente la realtà, non mancano di grazia e conducono al medesimo risultato: farlo comprendere a chi ci sta davanti e chiede un parere! Il tatto, nei confronti di persone “speciali”, che si trovano in una situazione d’indecisione o aspirano ad un cambiamento, per quanto mi riguarda, è una necessità affettiva, la strada per raggiungere un sorriso e un momento di gioia. Far sentire più carino/a, sicuro/a di sé e in armonia col resto del mondo chi amo o stimo, mi far star bene e vale, senza dubbio, piccole omissioni o ininfluenti alterazioni del vero. La delicatezza nel “correggere un tiro” ha il gusto dell’amicizia, dell’affetto autentico e, in generale, del rispetto per l’uomo. Evidenzia la spontaneità del voler proteggere chi non merita, assolutamente, d’essere esposto/a a giudizi irriguardosi, battute tossiche o risatine idiote. Buonismo? No, buonsenso! Lo stesso buonsenso che tiene a bada la lingua quando vorrebbe, e sarebbe quasi giusto, non filtrare i pensieri e dar fiato alle trombe. La “provola” che si ritiene una superba “clessidra mediterranea” e non lesina critiche velenose, nell’indossare una gonna color limoncino o rosso Gabibbo, meriterebbe le piovesse addosso il suo stesso garbo: “Ma ti vedi? Accentui il divario tetta-chiappa? E brava culona!!!”. Il bastone, più asciutto di un ramo secco, che autocelebrandosi massacra chi non è proprio filiforme, vestita total black, ispira un: “Il nero è perfetto, evita il conteggio delle vertebre in controluce!”. Al “fustacchione” mancato, (un vero ottimista) che conta i peli del naso e delle orecchie ad ogni suo amico ed esige una donna da copertina, quando indossa una camicia incalzata nei jeans e esibisce una tartaruga ribaltata, che svalanga sopra la fibbia della cintura, ti verrebbe proprio voglia di dire: “Ma caccia fuori la camicia e stai attento che non ti si rompano le acque lontano dall’ospedale!”. Le penso, lo ammetto, e le uccido prima di perderne il controllo … quasi sempre … daiiii! In ogni caso non posso fare a meno di chiedermi se, l’indelicatezza destinata all’indelicato, non possa essere un rapido ed efficace mezzo di rieducazione.
– Carla –

Specchi di Teak

I pensieri, resi liberi perché affidati ad un dialogo, nell’incontrare l’improduttività del non ascolto, la pochezza del non voler ragionare sul loro contenuto più vero, quando nascono in persone come me, trovano il silenzio, quella morte che sopraggiunge dopo un’agonia inutile, offerta solo al tempo. È giusto così, per non incorrere nell’assurdità di uno sforzo vano, per dar senso pieno al vivere che, diversamente, continuerebbe a clonare, ciclicamente, la stessa inesattezza. L’immagine della propria anima evade dall’anonimato quando attraversa lo sguardo e si tuffa in uno specchio, quando ciò che viene riflesso non cessa di esistere nell’istante in cui svanisce … è un dato di fatto! Quel che si osserva, l’io, la parte più celata e autentica, che dovrebbe tirarci le orecchie prima di scivolare in un errore, spesso viene ignorato o accertato ed ucciso. È fastidioso scrutarsi senza veli, accettare il faccia a faccia con debolezze e pecche spacciate per valori o scelte di vita scrupolose e, assolutamente, essenziali. Lo specchio, visto come un acerrimo nemico, è solo e semplicemente un’opportunità di crescita, di trasformazione positiva, di sterzate che avvicinano a chi ci sopporta a stento, per bontà innata o per dovere, sfumando la solitudine. Convincersi che si è soli o in compagnia di pochi per scelta, perché particolarmente selettivi, talvolta, è una balla, confezionata in maniera maldestra e sparata a “pressione”. Tronfi, refrattari ad accogliere l’essenza di ciò che si è, si finisce per domiciliare il deserto! Gli specchi di Teak distorcono la realtà e, come in una fiaba monotematica, per qualsiasi domanda esiste un’unica risposta: “Sei tu il/la migliore”. Chi dichiara di amare, ed ama sul serio, non può spingere alcuni a specchiarsi in quelli autentici ed altri in quelli di legno … Il “bene”cammina sotto braccio alla verità, alla sincerità che impedisce di spalleggiare il contrario, al desiderio di non isolare chi non guarda oltre il proprio microcosmo, proclamando la propria perfezione. Poche cose sono pruriginose al pari dei soggetti che se la cantano e se la suonano, ammazzando il prossimo con una saccenza di carta pesta! Studiarsi e non bardare a festa sfumature pesanti, scendere dal piedistallo per una doccia di umiltà, non mortifica o sminuisce, rende meravigliosamente difettosi ed amabili.
– Carla –

Iniquità

Il parcheggio di un supermercato, una Fiat Brava blu e, al suo interno, un corpo senza vita … Il principio di un giallo? Il prodotto della penna di uno scrittore emergente che intende “trattenere” il lettore? Purtroppo non lo è … Giovanni aveva 72 anni e da tempo, ostaggio di 400 euro di pensione, non potendo più permettersi un alloggio dignitoso, aveva trasformato una stanca utilitaria (per la quale, nonostante le ristrettezze e il non spostarla più, pagava regolarmente l’assicurazione) nella sua nuova casa. I disagi, e non ha senso elencarli, non gli hanno vietato di stringere in pugno la dignità per rendersi sempre presentabile o fiaccato la dolcezza che chiunque riusciva a cogliere, eppure, senza pietà, hanno intaccato la corazza che lo teneva saldo alla vita. Dove collocare tanto orrore? In un Paese non raggiunto dal progresso? Refrattario alla legalità o moralità? Sfigurato dalla guerra? Nel cimitero dell’altruismo? No, assolutamente No, proprio a “Casa Nostra”! La grande famiglia italiana, quella composta da tanti, troppi poveri disgraziati che, pur scivolando nelle sabbie mobili delle privazioni, fanno piccola beneficenza (la sola che sono in grado di fare) inviando un sms o dividono una tiepida miseria, impiattata con un sorriso, nulla ha potuto per impedire che il gelo dell’inverno rallentasse i battiti del suo cuore, fino a spegnerlo. La sensibilità, la comprensione, l’esigenza reale di far cessare un raccapriccio senza pari, non hanno potere … Quanti “Giovanni” hanno lavorato tanto per arrivare a godere del niente, pagato cordate di tasse, spesso nemmeno comprese, vissuto nel rispetto di regole, talvolta, nemmeno uguali per tutti? Nessuno, ne sono certa, può dire di non conoscere almeno uno! Scovati, spremuti … dimenticati! È mai possibile, in uno Stato che ha preteso una condotta ineccepibile, diventare trasparenti? “Genitori” assenti o presenti in maniera inadatta, che spendono e spandono, noncuranti delle esigenze della carne della propria carne, dispensatori di sorprendenti miracoli solo quando si tratta di recuperare risorse per dei perfetti sconosciuti. Impedire che Giovanni morisse per strada NOOOO … Vitto e alloggio, gratuiti, per chiunque approda con un gommone SIIII! Un grande e magnifico Paese, il Nostro! È semplice, per essere notati basta arrivare via mare … Chi mi segue? Si sbarca in Puglia!!!!
– Carla –

Credente e Osservante nauseata

Frigento, piccola località della provincia di Avellino, che raccoglie poche migliaia di anime, meritevole di essere conosciuta per tracce storiche e panorami mozzafiato, di recente, è balzata tra le pagine della cronaca, quella oscura e impensata, mettendo a nudo le tinte fosche che avvolgevano l’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, a partire dagli anni ’90. Il padre fondatore, Stefano Maria Manelli, coscienziosamente sospeso da Papa Francesco, si ha ragione di credere sia stato capace di trasformare un luogo di pace, la dimora di Dio, in un inferno per chi al Signore affidava cuore e il resto della propria esistenza terrena. Suore e frati, stringendo il coraggio tra le mani, ignorando l’umiliazione del raccontare le ferite che fanno ancor più male quando piagano l’anima, testimoniando esperienze tragiche, lontane da una fede “sana” e dagli insegnamenti divini, hanno scoperchiato un cassonetto maleodorante. Il Padre che avrebbe dovuto avere il compito morale e la vocazione d’amore per scortarli in una crescita personale purissima, in realtà, li ha soggiogati, inducendoli ad obbedire alla sua persona, a stringere patti scritti con sangue, a marchiarsi IHS (lettere che compaiono sulla croce di Cristo) sul petto, a fuoco, ad infliggersi penitenze corporali quotidiane, devastanti e rigorosamente accompagnate dalla preghiera … a nutrirsi con cibi scaduti! L’ambiguità di Padre Manelli, nei confronti degli ospiti del convento, le minacce di divulgare i contenuti delle confessioni per suscitare timori e scongiurare qualsiasi forma di ribellione, le discutibili modalità con cui le monache dovevano attuare la raccolta fondi presso i “benefattori”, non può certo accostarsi ad un sereno vivere monastico. Papa Francesco ha sciolto ogni vincolo tra vittime e carnefice, accarezzato le lacerazioni che hanno sfigurato, per sempre, pensieri e sentimenti di coloro che per Amore si sono privati di tutto, perfino della dignità, che per ingenuità e profonda fede, ritenevano di onorare Dio, di offrirsi totalmente a Lui, solo nel dolore. La scorrettezza e pochezza umana, lo schifo che da lei trasuda, “segnano sempre”, pugnalando un’integrità morale che per taluni è vita, ma quando infligge mutilazioni e trova nella figura dell’Altissimo una copertura perfetta, si scivola nel “senza ritorno”. In tutta sincerità, la visione del vecchietto malandato che allontana da sé, con un’energia quasi giovanile, ogni responsabilità, perfino di aver apposto la propria firma su fogli intrisi di sangue, firma attribuitagli dopo una perizia calligrafica, trincerandosi dietro pietosi “non ricordo”, non m’intenerisce per niente. Il convento degli orrori nausea ma non rivela niente di “diversamente” disonesto che già non fosse sgusciato dai pesanti portoni della Chiesa. Cristo, l’uomo che ha abbracciato la flagellazione e una morte cruenta, ucciso decine, centinaia, migliaia di volte, da Giuda che si proclamano Figli, da uomini che s’arrogano il diritto di assolvere peccatori pentiti e che dovrebbero soltanto sentire vergogna per le proprie colpe, ben più gravi.
– Carla

Alleluia, il 1° Gennaio è passato!

Le feste sono in dirittura d’arrivo ed io, finalmente, esulto! La “Befana”, il gran traguardo, è la mia giornata. Lavoro … sono parecchio richiesta, non necessitando di alcun maquillage … non so se afferrate quanto sto messa male!!! Se il Natale, con l’orda di parenti ed amici che ti stringono e baciano di continuo, neanche fossi una Santa che dispensa grazie, che se non ti vedono da un po’, forti del fatto che a Natale si dovrebbe esser più buoni, (coi “fatti due forchettate …” o i “waffer” trattenuti in tasca) massacrano con domande imbarazzanti e sfrontate, mi manda in paranoia, il Capodanno mi devasta l’anima, con tutta una sequela di riti propiziatori tremendi. – Hai comprato il perizoma rosso? (badate bene, non “mutanda”). Porta fortuna non sfidare la sorte! – Porta fortuna a chiii? A chi lo ha venduuutooooo … che al prezzo di 4 mutandine umane ti ha smerciato 5 cm quadrati di stoffa, non a me che peno a dividere in due la provincia, col filo da polenta! – Prendi, non far storie, mangia le lenticchie che portan soldi! – A me portano solo un rumoroso mix di azoto, ossigeno, idrogeno, monossido di carbonio e metano, tra i meandri del pancino, trasformandomi in un fiascone pieno e ben turato, roba da allunaggio. – Vieni, stanno per sparare i botti! – Se mangio le lenticchie faccio da me, grazie! – Attento a chi incontri per primo domani mattina, il vecchio porta bene, campi a lungo, il bimbo una sfiga cosmica! – Chi diamine ci fa caso a chi incrocia per primo, il 1° gennaio, dopo i bagordi culinari della sera prima? La digestione, iniziata alle 6 del mattino, rende rallentati e rincitrulliti per 48/72 ore … – Vischiooooo, urla lo/la stonato/a di turno, tutte le volte che si varca la porta sopra la quale è stato appeso un maledetto rametto, baaaaaciiiooooo! – Ma che stressssss! Chi è demente o insensibile si bacia a Capodanno e continua a prendersi, comunque, a pedate il resto dell’anno. I rituali non fanno per me, non riesco proprio a scivolarci dentro, anche perché alcuni non rendono proprio gioiosi tutti! Pensate ai luoghi in cui, per scacciare le negatività dell’anno che muore, dalle finestre vola di tutto. Festeggia chi si trova una lavatrice parcheggiata sopra la macchina lasciata sotto casa? Mi sento di poter dire di no! La mia unica costante, quella che voglio preservare, ripetitiva, forse scontata e non sempre recepita con lo spirito di chi la dona, è l’augurio, quello dettato dal cuore. Sgrammaticato o elaborato, stretto in poche righe o affidato ad un discorso, purché sincero e confezionato su misura. Il mio, in questa sede, non può che auguravi la gioia, la serenità, lo stupore e l’energia per regalarmi parole, scatti, creazioni originali, colori e profumi, quelli che, da due anni a questa parte, mi portano a passeggiare nel vostro mondo senza incrociare mai la noia.
– Carla –