Liebester Award “3”

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Ringrazio http://tuttolandia1.wordpress.com  e http://viaggiandoconbea.wordpress.com per avermi dato la possibilità, con la loro nomination,  di partecipare, per la terza volta, al “Liebster Award”, iniziativa che promuove i neo-nati blog con meno di 200 followers. – GRAZIE –

Regolamento:

  • ringraziare e linkare il blogger che ti ha nominato,

  • rispondere alle 10 domande poste da chi ti ha nominato,

  • nominare altri 10 blog che hanno meno di 200 followers,

  • formulare 10 nuove domande,

  • comunicare ai nominati la loro la nomination.

Domande di http://tuttolandia1.wordpress.com

  1. Cosa temi nella vita?

    La sofferenza e la scomparsa delle persone che amo.

  2. Cosa ami di più nella vita?

    La vita, nonostante i regali sgraditi, perché, comunque generosa e meritevole di essere vissuta a mille!

  3. Vivi per amare o ami per vivere?

    Vivo amando!

  4. Se fossi un uomo/donna chi vorresti essere?

    Se fossi un uomo vorrei essere Leonardo da Vinci. Si dice che oltre ad essere un genio fosse anche gay, conserverei due identità in una …

  5. Quale figura storica ti affascina di più?

    Una relativamente recente, Madre Teresa di Calcutta.

  6. Il senso che usi di più?

    L’olfatto, stano gli odori molesti ad 1 km!

  7. Il colore che preferisci?

  8. L’artista che preferisci?

    Chiunque riesca a trasmettermi emozioni profonde attraverso una sua forma d’arte. In questo spazio seguo persone talentuose che sanno farlo.

  9. Hai un amico/a del cuore?

    La numero 1 è mia sorella.

  10. L’uomo/donna dei tuoi sogni è …?

    Un uomo leale, sincero e non vigliacco.

Domande di http://via.wordpress.ggiandoconbeacom

  1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

    L’amore per lo scrivere e il desiderio di essere letta.

  2. Hai mai pensato di trovare un ritorno economico dal tuo blog?

    Non penso sia possibile, non sono così fortunata. Dagli editori non ho mai ricavato mezzo centesimo, figurarsi qui!

  3. Come?

    ——-

  4. Senti un affetto virtuale verso i tuoi followers?

    Sono legata alla lettura dei loro spazi, trovo siano splendide persone, sensibili e degne di ciò che può chiamarsi affetto virtuale.

  5. Hai mai pensato di fare un grande meeting tra i bloggers con cui sei virtualmente legato?

    Non ci ho mai pensato ma … perché no?

  6. Come vedono le persone a te vicine la tua passione per il blog?

    Non essendo una affezione patologica a cui dedico ritagli di tempo e non le giornate, non esprimono giudizi, si limitano ad essere contenti nel vedermi sorridere.

  7. Ti senti apprezzato/a ed incoraggiato/a nella tua attività di blogger?

    Da chi mi legge si e, spesso, mi commuovo per i commenti incredibilmente generosi.

  8. Che progetti hai per la prossima estate?

    Non riesco più a fare progetti a scadenza, neanche minima.

  9. Sei sempre sincera nei tuoi blog o cerchi di fare audience?

    Nei miei post ci sono schegge di me, non racconto il privato o dettagli ma l’animo è quello della donna reale.

  10. Cosa cambieresti nella tua vita?

    Nulla, anche nei momenti più bui nel cuore avevo la luce. Non esiste peggior castigo del nascere e vivere “male” e a me non è capitato.

Le mie nomination vanno a tutti i bloggers che seguo, nessuno escluso, che gradiranno partecipare, non potrei fare una scelta ritenendo tutti eccellenti “modellatori di parole”.

Dieci domande per i nominati:

Non formulerò domande particolari, offrendo a chi parteciperà, la possibilità di raccontarsi liberamente con 10 domande a piacere.

Grazie, a tutti! – Carla

Tatuaggi

I tatuaggi, di dimensioni modeste e collocati in “zone” discrete, li ho sempre apprezzati, trovandoli una forma d’arte “viva”, una tiepida trama di ricordi e sentimenti, il tratteggio di ciò che siamo. Li ammiravo indossati dagli altri, non domandandone mai il significato ed il valore emotivo ad essi attribuito, sicura che mai una simile aspirazione avrebbe potuto affacciarsi tra i miei pensieri. Una persona come me, protettiva nei confronti di ogni cm della sua pelle, timorosa di un’eventuale alterazione ad opera del tempo, del maturare della noia del vedersi addosso una “immagine” senza più anima, non ne avrebbe mai voluto uno. La probabile considerazione del tempo che non s’arresta e nemmeno rallenta, l’angoscia che attanaglia nel guardare il paesaggio, nato con me, scorrere fuori dal finestrino dell’auto in corsa, le scintille del desiderio, prepotente, di “incastonare” spruzzi dei miei profumi su una tela che mai mi avrebbe lasciata: me stessa! E’ nell’agosto 2002 che una scheggia d’amore si ferma sulla mia pelle, a ricordarmi che mai sarò sola … L’irreversibilità di una decisione di questo tipo vorrebbe che il senso fosse forte, vero e non fa folle rincorsa di una tendenza del momento. Diversi anni fa, a bordo piscina, vidi una splendida donna che sul ventre, un ventre perfetto, aveva una fedele riproduzione delle mani de la “Creazione di Adamo”, affresco della volta Sistina di Michelangelo.  – Un’opera notevole, alla quale attribuire solo ragioni di cuore e fede – ragionai e quasi il mio pensiero fosse stato dotato di voce giunse un chiarimento tenerissimo. – Mi era stata negata la maternità ma Dio ha ribaltato la scienza, la Sua mano, qui dentro, ha gettato la vita! –

Carla

Grazie!

Il quotidiano porta, non di rado, ad affrontare situazioni difficili, che conducono, per forza maggiore, a passeggiare sul bordo di un vulcano. L’adrenalina va alle stelle ed è difficile distinguere l’eccitazione dalla paura o peggio dall’incoscienza nello scavalcare l’ostacolo a cuor leggero. Indiscutibile il dovercela fare, il non potersi sottrarre alle responsabilità, l’impossibilità di sostare ed attendere che sopraggiunga il “passaggio” in grado di allontanarci dai pericoli, dai doveri verso noi stessi e gli altri, che stazionano oltre la soglia del micro universo nel quale dimoriamo soli. Capita, ed è qualcosa di spaventoso, di dover portare senza nessun sostegno il peso del vivere, come capita d’avere la gran fortuna di un reale appoggio che sai non verrà mai a mancare. L’abitudine all’amore, all’affetto dato sempre a piene mani, che si prende avidamente scordando ti ripagare anche con un semplice grazie, potrebbero offuscare anche la più bella giornata di sole!

Carla

Una lettera d’amore

“Una lettera è una gioia terrena, non concessa agli Dei” scrisse Emily Dickynson … non è un’eresia! La vecchia, cara, lettera d’amore ha un fascino durevole e, per chi l’ha attesa o spedita, riponendovi le speranze di un futuro in due, ha rappresentato una vibrante emozione, una possibilità, un mezzo per sbrigliare la prepotente esigenza di confessare o confermare l’amore. L’e-mail, figlia del progresso, fulmine che non fa in tempo a partire che è già giunto a destinazione, estingue completamente l’attesa e nello stesso tempo rimuove quel dolce patire, quelle ore grondanti d’interrogativi e sature di sogni che si spera possano diventare veri. Il postino che, solitamente, per anni svolgeva il proprio servizio nella stessa zona, diventava l’amico che, con larghi sorrisi, agitava la corrispondenza che sapeva portare felicità, ora è sufficiente una semplice connessione! Vogliamo mettere il piacere di tenere tra le mani qualcosa, in precedenza, passata tra le “sue”, la sorpresa di scoprire una calligrafia, a tratti incerta, perché attanagliato/a dall’emozione? La tecnologia, nonostante i limiti che non fanno di me Jobs o Gates, è una grande amica, un’efficace alleata che “trattiene”, brillantemente, tutto ciò che le affido, un mondo senza traguardi che si rinnova senza soste, offrendo sempre “altro” da scoprire ma mai, e ribadisco MAI, nonostante i vantaggi, potrà mettere all’angolo l’aroma e il fruscio della carta. Niente è più toccante del tenere una “passionale confessione” tra le dita!

Carla

Questione di gusti?

Accade di non essere in vena di discorsi “mattone” o “forchettone” che pizzica la coscienza, di volersi muovere tra considerazioni sullo “stupidotto andante” che non disturbano alcuno e che, secondo l’umore o il contesto, provocano risate di pancia o esilarante ribrezzo. Mia sorella, la mia più grande amica, trova spassosa l’esposizione delle stranezze nelle quali m’imbatto e si diverte nel vedere quanto possa soffrire nel subire, senza vie di scampo, determinati raccapricci.  Di cosa parlo? Di movenze e gusti discutibili, ostentati con una disinvoltura da Oscar. In cima alla lista, delle cosine che proprio non apprezzo e comprendo, due particolari delle mani, una maschile e l’altra femminile, che qualche volta si nota in ugual modo sui piedi. Avete mai fatto caso a quello che io definisco il “maestro di scherma”? Un tipo pulitissimo ed inappuntabile che, però, ha l’unghia del mignolino che sembra un coltellino svizzero poco affilato. La utilizzerà per imburrare il toast la mattina? Per liberare da eventuali ostruzioni le vie uditive? Per accurate pulizie di primavera nelle vie respiratorie? Potrebbe essere uno stimato chirurgo in abiti civili e l’unghiotto un rudimentale bisturi pronto per ogni evenienza! Mah … Altro personaggio da menzionare è la donna affetta dalla “Sindrome di Casanova”, non il rinomato seduttore ma il mago. Creatura incredibile, mimetizza, con una maestria imbarazzante, sotto vivaci pennellate artistiche, le magagnette di una scarsissima cura. Talune sono tanto capaci da meritare la promozione da Casanova a Copperfield! Ci siete arrivati? Ma siiii, è lo smalto che nasconde il sudiciume di unghiette che hanno sezionato un motore, rosicchiate, dalla manicure fatta, una volta al mese, a sciabolate d’ascia. Gli arti inferiori non mostrano panorami migliori … zanne da primato occultano pallette di cotone anche ad agosto! Due mani di un colore decisamente coprente e via, il gioco è fatto … Che dire dei “lama”? Ne esistono pure di sesso femminile, sapete? S’allenano al “tiro allo sputo” e non ci sarebbe nulla di male se lo facessero sui tappeti, sulla veranda, nei luoghi può estrosi, ma a casa loro e non per strada. Una passeggiata può trasformarsi in una nevrotica caccia al tesoro di cm quadrati puliti, dove piazzare i piedi. Commenti? Uno solo – Mmmmm, che classe! – Qualcuno è cosciente d’essere poco raffinato nell’abbandonarsi ai propri istinti primordiali ma se ne frega, qualche altro è gaurro nel dna e non ci fa caso. Un esempio? Ritrovarsi lo slip che da fastidio perché posizionato strano non è un evento alieno, capita a tutti, la maggioranza di noi, ne sono sicura, trova un angolino per espletare l’operazione, altri NOOOOO, infilano la mano nel punto dolente e, alla faccia degli spettatori, una tirata decisa all’elastico e rogna risolta, con tanto di schiocco sulle chiappe … che raffinatezza! In alcune occasioni anche il semplice esprimersi può creare imbarazzo nei presenti. Il ristorante affollato, il bimbo che corre come un furetto e la madre che strilla come un’aquila – Devi fare la cacchina amore? – o, dopo una risatina isterica, affonda il naso nel pannolone del neonato per verificare la presenza di depositi. Un controllino o la domanda al piccino in maniera discreta no eh? Chicca delle chicche il macho, con catenone d’oro al collo, che in spiaggia, in totale relax, dopo aver ingurgitato un panino formato famiglia, farcito con ¼ di bue e salsa piccante, ed essersi scolate due lattine gemelle di birra , si concede un rutazzo da brivido. Il cervello in sciopero non gli suggerisce che gli schiamazzi dei bambini non coprono rumori molesti e che la brezza trasporta altrove il gas nervino prodotto in altra sede. L’odore di discarica porta al suo ombrellone, anche se fa il vago! Un quartino di idraulico liquido, ecco cosa non devo dimenticare di portarmi al seguito, offrirlo potrebbe essere un nuovo modo per socializzare …. Perdonate la mia demenza, è voluta non innata!

Carla

 NB: Il termine “gaurro”, che potrebbe essere un’alterazione di una parola sarda italianizzata o più semplicemente un modo di dire tutto nostro, non lo so, rappresenta un personaggio allo stato grezzo, con modi d’interagire col mondo poco da lord, piuttosto istintivi.

Viaggio nel tempo

Un appuntamento singolare, un “viaggio nel tempo” di cui ho bisogno, di tanto in tanto. Mi dona la possibilità di ritornare bambina o di ripercorrere i passi dell’adolescente che, ancora adesso, vive nell’eden del mio cuore. Decine di ricordi scivolano tra le mie dita e per ciascuno la memoria mette a fuoco, in maniera precisa, una frase, l’aneddoto immortalato in una fotografia. Una tenera malinconia, inevitabilmente, inzuppa i pensieri, quei visi tanto diversi, altri ibernati dalla fine della vita … Il “cherubino biondo”, mio inseparabile compagno di giochi, il piccolo tornado al quale tutto era concesso, sta lì, sorridente e spettinato, col naso sporco di gelato e l’aria da monello … Mai avrei immaginato potessero arrivare giorni come questi, nei quali i flash back di ciò che è passato sarebbero stati il solo legame tangibile tra due mondi. Il mio sguardo accarezza un suo ritratto e la serenità che trasuda dalla sua espressione, amatissima da chi lo conosceva, rende radioso anche il distacco. So che se potesse farmi sentire la sua voce mi direbbe – E’ mutato il modo di comunicare, null’altro! – Tvb Daniele.

Carla

QUELLO CHE VOGLIO …

Voglio dipingere il mondo coi miei colori e quando mi conviene farlo fermare, anche solo un momento prima di sbagliare, voglio un giorno di più, QUESTO E’ QUELLO CHE VOGLIO, E’ QUASI TUTTO, E’ QUASI NIENTE … – canta L. Barbarossa. Sono parole che, nonostante le mie meravigliose doti vocali, accostabili a quelle di un asino con la tonsillite, canticchio di sovente, per darmi la carica e non arretrare più di un solo centimetro. Ciò che voglio E’ TUTTO, se considero le mie priorità da una determinata prospettiva, è il desiderio di ritrovare la persona grintosa che sono stata prima della valanga che mi ha seppellita, di tirar fuori, ancora una volta, le risorse che ho sempre saputo di possedere e di riassaporare il gusto effervescente del sentirsi orgogliosi e soddisfatti di se stessi. Ciò che voglio nel contempo, forse, E’ QUASI NIENTE, non rincorrendo sogni di gloria universale, non inseguo mete destinate, per certo, a pochi eletti. È inutile negarlo, la vita è fatta anche di tanta “fortuna”o “scarsa meritocrazia”, dipende da come la si vuol battezzare, che ha poco a che vedere con le doti di chi affronta la scalata! QUELLO CHE VOGLIO è sfumare il mondo coi miei colori ed illudermi che chiunque si soffermerà ad osservare possa trovare la mia “arte”, fatta di sentimenti autentici e gratuiti, degna di rispetto e, perché no, di ammirazione!

Carla

La “mia” poesia

Curiosare tra le vecchie “paccottiglie” di famiglia, che sembrano accoppiarsi e riprodursi in soffitta, riserva sempre gradevoli sorprese! La memoria, incitata, dirada la nebbia che gli anni gettano sui ricordi e, qualche volta, affiorano particolari ignorati, capaci d’intenerire e far sorridere non solo con le labbra e con gli occhi ma col cuore. Scortata dal mio solito entusiasmo, qualche anno fa, frugavo tra oggetti vari, libri e documenti divorati dal tempo quando fui calamitata da una strana cartellina che emanava un terribile odore di “chiuso” – Altri documenti? Fotografie? Lettere?- mi domandai … Niente del genere! Conteneva un consistente mazzo di fogli ingialliti, alcuni battuti a macchina, altri scritti a mano. Una rapidissima occhiata e l’immediato “sequestro” mi diedero modo, tra le mura di casa mia, di analizzarne il contenuto e di comprendere che tra le mani avevo un gran numero di poesie scritte da mio padre. Pensieri riferiti alla realtà che avevo conosciuto da bambina, sensazioni tramandate oralmente, intimità che mi erano sconosciute, fluttuavano tra quelle pagine permettendomi di conoscerlo non come sangue del mio sangue ma come uomo, con le sue fragilità, vestito di dolore per la morte di suo padre, di gioia per i colori e gli aromi della nostra terra, di un amore puro ed acerbo per mia madre. Uno di quei preziosi pensieri era per me, una trentina di righe gettate su un foglio bianco, sbavate d’inchiostro blu, nell’attesa che io venissi al mondo, di un desiderio di paternità che da lì a poche ore sarebbe stato palpabile. Papà non è un uomo molto espansivo, quando si tratta di sentimenti, scoprirlo tanto tenero e sentimentale mi emozionò intensamente. Ritrovai le mie radici, la scintilla di tante mie passioni … Sono Sua Figlia!  … Grazie Papà …

A tutti i figli che il  Papà lo amano guardando oltre le nuvole, dedico questa bellissima canzone  www.youtube.com/watch?v=atag1LD_m9Y  che Manuela Dessì, una superba cantante sarda, mi ha spiegato di aver scritto per suo Padre che non c’è più.

Carla

Razzista?

Razzismo … una parola ORRENDA! Il solo scriverla mi fa rabbrividire, eppure, ciò che qualche volta mi capita di “sentire”, in condizioni ingestibili, gli si avvicina terribilmente! I confini geografici non hanno mai eretto barricate entro le quali trattenere il pensiero, usi, costumi, le più singolari tradizioni non sono mai state motivo di disagio o chissà quale chiusura mentale, al contrario, novità dalle quali trarre insegnamento, opportunità per modificare e migliorare il vivere quotidiano. So di essere scandalosamente intollerante, questo si, non nei confronti di chi non mi “somiglia” quanto di chi non ha il minimo riguardo di “me” in qualità di essere umano che vive adattandosi alle regole che la società impone e il buon senso dovrebbe ritenere vitali.

– Tempo addietro, all’ora di pranzo, mi trovo in una sorta di self service abbastanza affollato quando, mio malgrado, impotente e sbigottita, indosso i panni della comparsa in una scena che sembra tratta da un film realizzato in un getto. Nell’allontanarmi dalle persone in coda, per procurarmi una bibita fresca, mi ritrovo circondata da personaggi molto vicini ai barbari. Trasandati, impataccati e maleodoranti, arroganti nei modi e nello sguardo, come se quell’ambiente fosse casa loro, iniziano a prosciugare lattine e bottigliette, ricollocando il vuoto, a servirsi la coca cola o la birra alla spina, riponendo il bicchiere utilizzato tra quelli puliti, a scartare gli involucri dei cracker con i denti, sputacchiando la carta sul pavimento, a dividersi i panini imbustati singolarmente, imboccando i bambini. Giunti in cassa pagano soltanto ciò che sta sui piatti … e il resto? Provo un’indignazione pazzesca ma non riesco a far nulla. I miei occhi, che mi si dice parlino, certamente, dicono più delle parole ma non credo che ai “vichinghi” importi tanto, fieri del loro “essere” ignorano tutto, calpestano ogni forma di buona educazione e concludono tra le risate l’escursione culinaria –

Sono episodi sporadici, fortunatamente, ma lasciano largo spazio alla valutazione … Pago ciò che consumo, vivo non sottraendo nulla che non mi appartenga e, scusatemi, provo rabbia per chi vandalizza e, impunito, fa come gli pare!

Carla

Eutanasia, giusta o no?

Molti fatti scatenano uragani e maremoti per poi scivolare tra le ombre, in un dimenticatoio dove brancolano soltanto coloro che la “bestia” la ospitano, fatalmente, tra le proprie mura domestiche e lottano, con ostinazione, talvolta alla rinfusa, per annientarla. Trovano spazio tra le pieghe di una sensibilità posseduta da chi non la vive ma non per questo non ne avverte il peso, che con un mezzo sorriso di sollievo e di amarezza sa che è solo il fato a non aver voluto ne restasse coinvolto in maniera diretta.  E’ qualcosa che si ripete ciclicamente … Fumo, Caccia, Vivisezione, Pelliccia, Sperimentazione su esseri viventi che pur non appartenendo al genero umano hanno il diritto all’amore, al rispetto, ad una tutela che non ne brutalizzi le carni e l’anima, questioni che sollevano polveroni accecanti e non approdano a nulla di veramente risolutivo. Capita che le scene siano occupate, con una frequenza non trascurabile, da un tema non nuovo, qualcosa che, nella mia regione, affonda le radici in tempi non sospetti e che vedeva nella figura truce de “Sa Accabadora” (Colei che mette fine … Accabai = Finire) la cessazione di ogni agonia. Una patata bollente che salta di mano in mano e stenta a trovare figure di riferimento capaci di pelarla e mostrarla da ogni sua punto di vista. “Eutanasia”, schierarsi a favore o contro? Difficile, davanti ad una biforcazione, decidere da che parte andare … ciascuna delle direzioni, sviscerata con coscienza, sembra in grado di fugare ogni dubbio … e quindi? Il “dolce viaggio” può essere considerato un modo dignitoso di porre fine alla propria esistenza, in grado di frantumare una sofferenza insopportabile ed inestinguibile, un modo meno straziante per dare l’arrivederci a chi si ama? Moralmente abbiamo il diritto di spezzare una vita donata e che, per chi professa una qualsiasi fede, ci appartiene solo in parte?

Carla

 

Presentimento

“Presentimento è quella lunga ombra sul prato, un indizio che i soli tramontano: l’avvertimento all’erba spaventata che la tenebra sta per arrivare.” – E. Dickinson –

I miei “presentimenti”, purtroppo, raramente sono infondati. È come se leggessi un libro non ancora scritto o tenessi tra le mani un quotidiano che potrà essere acquistato soltanto la mattina successiva. Poteri paranormali? Macché! Piacevole poterlo credere, infinitamente dolce l’illusione di precedere di qualche passo il futuro e di poterlo pilotare, sormontando eventuali ostacoli. L’insolito “dono”, che di prodigioso non ha che le parvenze, è il frutto di un puzzle che una mente attenta compone inconsciamente, è un po’ come fare un calcolo elementare, 2+2, certi che il risultato potrà essere uno solo, 4! La “visione” di un percorso è spesso chiara e non un’immagine confusa e sfuocata, le percezioni minime ma costanti ed il disegno, a cammino avanzato, riesce quasi a comporsi autonomamente, senza il supporto del pensiero. Apro gli occhi ed il quadro è dipinto. Descrive, molto spesso, ciò che non voglia d’incrociare, sentire, vivere! Non ho tra le mani i pennelli né davanti a me la tavolozza con i colori, è chiaro, non sono l’autrice né l’ispiratrice, eppure quella tela è lì e so finirà appesa ad una delle pareti della mia casa. Vorrei che quello scorcio di futuro, del quale sento gli odori in lontananza, non mi fosse concesso di spiarlo solo per ciò che mi rattrista, desidererei potesse offrirmi l’attesa di una gioia, la certezza di una vetta, invece … invece la felicità arriva, sì, ma sempre in silenzio, cogliendomi di sorpresa, tanto che quasi non riesco a gustarla pienamente, stordita dal suo ingresso fragoroso. I mali, al contrario, avanzano senza fretta, sfilando in passerella, non smettendo mai di far pesare la loro presenza!

Carla

Un amico invisibile

Io so bene che dentro la mia stanza

c’è un amico invisibile

non si rivela con qualche movimento

né parla per darmi una conferma.

Non c’è bisogno ch’io gli trovi un posto:

è una cortesia più conveniente

l’ospitale intuizione

della sua compagnia.

La sola libertà che si concede

è di essere presente.

Né io né lui violiamo con un suono

l’integrità di questa muta intesa.

Non potrei mai stancarmi di lui:

sarebbe come se un atomo ad un tratto

si annoiasse di stare sempre insieme

agli innumeri elementi dello spazio.

Ignoro se visiti altri,

se rimanga con loro oppure no.

Ma il mio istinto lo sa riconoscere:

il suo nome è Immortalità.

-Emily Dickinson-

Il personaggio di una leggenda? Il protagonista di un film fantascientifico? Non per me! L’amico invisibile, quella presenza senza voce né consistenza, che non mi abbandona al mio destino, che piange per il mio dolore e ride per l’eco delle mie risate è il “pensiero”. Un inquilino discreto e delicato che di sé lascia orme, quasi, impercettibili, che satura ogni spazio non intralciando mai il mio cammino, che tanto dona e poco chiede, che nel buio più inquietante accende una fiammella chiamata “speranza”.

Carla

 

Il denaro

I soldi aiutano a sopportare la povertà  – Alphonse Allais –

Se il denaro crescesse sugli alberi, a me capiterebbe un bonsai  – Boris Makaresko –

Il denaro è come il letame che non serve se non è sparso  – Bacone –  

I denari vengono al passo e se ne vanno al galoppo.

Un uomo senza quattrini è un morto che cammina.

Guardalo, figlia, guardalo tutto, l’uomo senza denari com’è brutto.

Tra frasi più o meno celebri e vecchi proverbi, quante ne sono state scritte sul denaro! Quanto conta? È come una droga e senza si cade in astinenza? Può, effettivamente, aprire tutte le porte e spegnere ogni desiderio in chi lo possiede? Può porgere carta bianca all’egoismo e rendere ciechi dinanzi ad una realtà dominata dalla povertà? Rispondere è una bella impresa … Chi possiede conti in banca stratosferici non si pone tanti interrogativi, chi fatica ad arrivare alla fine del mese vorrebbe quel minimo per riempire il frigorifero e vivere in un nido tiepido, per non rinunciare alla salute e regalare un sorriso a chi ama con una distrazione poco pretenziosa, per porre termine ad una angoscia incessante …

Carla

Abbiate pazienza!

Abbiate pazienza e non lapidatemi per quanto vado a scrivere!!! Stasera mi sento tremendamente moralista e rompi balle (forse lo sono realmente … chissà …), abbastanza angosciata per le grinze che il vivere spesso assume, posizioni “crude” che si mescolano, a mio ininfluente parere, all’egoismo, all’insoddisfazione e, accostate a soggetti parecchio piccoli d’età, all’abbandono da parte di chi ha il compito di assicurare protezione e scongiurare il degrado, soprattutto morale. Solo spingendo l’acceleratore al massimo, sfidando con incoscienza le situazioni, cavalcandole con spavalderia e non spingendosi più in là del vivere alla giornata, senza prospettive, sembra si riesca a colmare il vuoto.  Solo esibendo simboli associabili ad un “io sono arrivato”, si sottolinea una più alta posizione gerarchica. La mocciosa non potrà rinunciare ad una borsa griffata, il bulletto all’ultimo modello di iPhone e vedendo che da un papà come tanti non si può spremere nulla o non si mangia e si sposta la residenza sotto un ponte, “genialataaaa” si passa al “mi arrangio” prendendo la scorciatoia più facile!  Ci sono baby prostitute? Lattanti che seccano qualcuno per futili motivi? Ma vaaaa?  Non sono figlia dell’era paleozoica e in giardino al posto del cagnolino, da bambina, non tenevo un animale ormai estinto, al contrario sono una persona che, in modo sano, si è divertita e non ha rimpianti, eppure, messa faccia a faccia con alcune realtà mi capita di sentirmi un fossile riesumato, investita da una sensazione gettata addosso da chi si sente “splendido”, al top. Sono io fuori contesto o è lo scenario ad essersi imbastardito? Il pensiero che naviga nella mia mente, in quest’istante, non ha una mira precisa ma spazia in ogni direzione, toccando tutte le sfumature della realtà, del nostro quotidiano, dall’amicizia al lavoro, ai rapporti stretti fra sessi opposti. Se mi soffermo su quest’ultimo “tasto” non nascondo di provare una sterminata amarezza e il disagio di non comprendere il perché di talune scelte. Il sesso una volta, per ignoranza, era vissuto come un tabù, un peccato da espiare, non è dato sapere in quale modo, oggi mercificato senza alcun pudore … un bel cambiamento! Per parecchie persone ha lo stesso valore di una bella stretta di mano : ”Ciao, come ti chiami? Quanti anni hai? Che cosa ami fare nella vita? Posso offrirti un succo di frutta? Una bevanda alcolica? ME?  Gli uomini mutanti troppo focosi? Noi donne non è che siamo da meno! Mi viene in mente la frase, TUTTO & SUBITO, quella fretta di bruciare le tappe che toglie scintillio all’attesa, quel rispetto per noi stessi che finisce tra suole ed asfalto. Non esiste un’età che possa definirsi quella giusta per avere incontri intimi né situazioni perfette, è una realtà, ma il succo del discorso è un altro, il sesso non è forse il nettare degli Dei se espressione di un sentimento? Vissuto come un’attività “ginnica”, capace di regalare solo piacere, cosa lascia? Forse solamente una tacca in più! Il domani sarà ciò che si è realizzato ieri e di cui aver cura oggi.  

Carla

Giudizi?

I “Giudizi ed i Commenti” del prossimo non sempre risultano costruttivi, al contrario, non di rado raffigurano il trionfo della scortesia e del cattivo gusto. Hobby sicuramente riprovevole farsi gli affari degli altri e, non contenti, scaricare vagonate di fango. Ma com’è che alla stra-grande maggioranza delle persone riesce tanto bene? Da non trascurare, tra l’altro, che chi punta il dito, qualche volta, dovrebbe prima “sgrassarsi” la coscienza o munirsi di specchi che riflettano un “io” non sempre meritevole di lode! La perfezione non è di questo mondo ma l’integrità si … è di una tristezza abissale doverlo sottolineare! Niente di personale, solo una fulminea riflessione sulla spazzatura verbale che, vomitata dalla tv, mi fa amare, sempre più, la lettura.

Carla

Verso la Festa della Donna …

È innegabile che la Donna, nel corso dei secoli, nella maggioranza, se non totalità, delle culture sia stata oggetto di disparità d’ogni sorta e di soprusi indicibili, relegata in un ruolo ereditato e limitatamente scelto. Rivendicazioni sacrosante, lotte portate avanti col coraggio di chi è cosciente che le capacità umane non scelgano una sola identità sessuale, le hanno offerto spazi che, in precedenza, non le sarebbe mai stato possibile occupare. Ad emblema di ogni conquista femminile una giornata, l’8 Marzo, istituita lo scorso secolo e dolorosamente accostata all’incendio divampato all’interno dell’industria tessile Cotton, a New York nel 1908, nel quale trovarono la morte 129 operaie, la cui unica colpa fu quella protrarre a lungo uno sciopero, atto a ricontrattare condizioni lavorative discutibili. La concomitanza tra la mancata produttività, il non voler riconoscer loro alcun diritto, la squilibrata esasperazione che indusse il proprietario a bloccare gli ingressi e il divampare di un violentissimo incendio, convertì un luogo di lavoro in una tomba. Un genocidio, se questo luttuoso evento fosse l’origine della ricorrenza, può mai essere chiamato FESTA della Donna? Il buon gusto, il rispetto per la vita che termina in modo repentino e tragico non merita, forse, di essere denominato RICORDO, MEMORIA … ? Consapevole del rischio di tirarmi dietro reazioni contrastanti e, in tutta probabilità, nemmeno “silenziose” non taccio … Da buona sarda ho la testa dura e mostro una testardaggine proverbiale! Siamo donne un solo giorno dei 365 di un anno? Abbiamo bisogno di un riconoscimento per ricordarci che il quotidiano si vive al meglio anche grazie al nostro impegno? Come mai non esiste la Festa dell’Uomo? Giusto per parità, non per altro! Ogni donna, nell’arco della vita, riceve fiori, cioccolatini, doni più impegnativi, frasi d’amore in date non prestabilite, sbaglio? Al centro del mondo, il 18 di Ottobre, il 4 Febbraio, il 12 Agosto … evviva il gesto che viene dal cuore senza che nessuno li rincorra con un mazzetto di mimose! Basta con le cene tra sole donne, in locali che per l’occasione sono banditi ai maschietti, nemmeno avessero la lebbra, basta con lo spettacolino del poveraccio che resta in perizoma, che abilmente cerca di evitare le palpate moleste e di scivolare nelle bavette di tardone represse. Non è meglio la “perfomance” di un solo uomo, quello che ha il potere di mandare a mille il cuore, quello  che vuole TE, solo TE, e chi se ne frega di un filino di pancetta tutta passione! Il vero dramma, al di là di una data da festeggiare, è che nel 2014 quei tanto guadagnati progressi hanno il sapore della sconfitta, di una evoluzione sociale fittizia. Non ho mai celebrato l’8 Marzo, trovandolo il trionfo dell’ipocrisia, un contentino stupido che la mia intelligenza non mi consente di accettare. L’altra metà della Luna, e credo di parlare a nome di tante, si sentirà veramente amata non più davanti ad un mazzetto di fiori gialli ma al triste ricordo di violenze fisiche e psicologiche, mai giustificate, arrestate per sempre.

Carla

Una terapia … la “preghiera”.

C’è stato un tempo, che oggi avverto lontano, anche se in realtà non lo è, in cui la sera, prima di scivolare nel sonno, e la mattina, non appena poggiavo i piedi per terra, ringraziavo il Cielo per una condizione di vita che il mondo chiama “felicità”. Di cosa consta, poi, la felicità? Non me lo era chiesta, era insensato farlo, ero felice e basta! Ciò che è accaduto, senza preavviso, con la stessa furia devastante di una scossa tellurica, ha lasciato marchiato nella mia memoria un “sentimento” che, per facile comprensione, si può convertire in un’immagine fantasiosa: – Il male ti sveglia, nel cuore della notte, ti scaraventa fuori dal letto e ti abbandona, in pigiama, sul ciglio di un percorso solitario, polverizzando la tua identità ed i pilastri che sorreggono la realtà – La felicità si fa inferno e la ragione un’arma, a doppio taglio, che ferisce comunque la si impugni, il dolore un mostro nutrito dai perché senza risposte esaustive, lo sconforto una costante e l’“io” che abbraccia la salvezza solo nell’istante in cui non reclama ma si rassegna. Una differente prospettiva che nell’angolo di una Chiesa, bagnato dalla luce policromatica delle vetrate oltrepassate dal sole, perde gli artigli che dilaniano l’anima. È l’uomo sulla croce, l’icona della sofferenza, a stringermi in un abbraccio che si esprime più di tante parole che, nel silenzioso scorrere dei giorni, asciuga le mie lacrime e mi trascina in un amore che mai mi vedrà sola. Mi ama e, concretamente, non lesina la sua presenza in questa vita, nella carezza e nel sorriso di un bambino, nel buio che si squarcia con la frase di un anziano che non mi ha mai vista prima e che sembra conoscermi da sempre, aver ascoltato ogni mia conversazione con l’Altissimo. Non chiedo nuova gioia, ma “pace”, di poter rincominciare a dormire per più di due ore, di non dovermi forzare a mangiare, di smettere di sentirmi comparsa del trascorrere del tempo … ed ecco che quelle preghiere, che mai si sono allontanate da me, plasmandomi e rendendomi la donna che sono, filano un abito di “serenità” che con gratitudine non smetto di indossare. La vera felicità è una sorprendente condizione dell’anima che chiede solo di essere e non di possedere, una invocazione che trova sempre ascolto.

Carla

L’arcobaleno

Cessa la pioggia e un cielo grigio pallido sorride,

liberando un arcobaleno che,

alla fine del suo arco perfetto,

si tuffa nell’asfalto bagnato.

Scivola tra i colori di una passerella impalpabile

una luce abbagliante,

scortata dalla voce dello spazio infinito,

che nasce e muore all’orizzonte,

e dalle note celesti che il vento autunnale compone,

accarezzando le foglie che si separano dal ramo.

Sfilo le scarpe,

 restando a piedi nudi,

vinta dall’attrazione,

trainata dall’emozione di affondare le mie estremità

tra luce e colore.

Scaccia le nuvole il sole,

blocca il mio passo che vede sfumare l’arcobaleno,

un ponte sospeso tra Terra e Casa del Signore.

Carla