Liebester Award “3”

Immagine

Ringrazio http://tuttolandia1.wordpress.com  e http://viaggiandoconbea.wordpress.com per avermi dato la possibilità, con la loro nomination,  di partecipare, per la terza volta, al “Liebster Award”, iniziativa che promuove i neo-nati blog con meno di 200 followers. – GRAZIE –

Regolamento:

  • ringraziare e linkare il blogger che ti ha nominato,

  • rispondere alle 10 domande poste da chi ti ha nominato,

  • nominare altri 10 blog che hanno meno di 200 followers,

  • formulare 10 nuove domande,

  • comunicare ai nominati la loro la nomination.

Domande di http://tuttolandia1.wordpress.com

  1. Cosa temi nella vita?

    La sofferenza e la scomparsa delle persone che amo.

  2. Cosa ami di più nella vita?

    La vita, nonostante i regali sgraditi, perché, comunque generosa e meritevole di essere vissuta a mille!

  3. Vivi per amare o ami per vivere?

    Vivo amando!

  4. Se fossi un uomo/donna chi vorresti essere?

    Se fossi un uomo vorrei essere Leonardo da Vinci. Si dice che oltre ad essere un genio fosse anche gay, conserverei due identità in una …

  5. Quale figura storica ti affascina di più?

    Una relativamente recente, Madre Teresa di Calcutta.

  6. Il senso che usi di più?

    L’olfatto, stano gli odori molesti ad 1 km!

  7. Il colore che preferisci?

  8. L’artista che preferisci?

    Chiunque riesca a trasmettermi emozioni profonde attraverso una sua forma d’arte. In questo spazio seguo persone talentuose che sanno farlo.

  9. Hai un amico/a del cuore?

    La numero 1 è mia sorella.

  10. L’uomo/donna dei tuoi sogni è …?

    Un uomo leale, sincero e non vigliacco.

Domande di http://via.wordpress.ggiandoconbeacom

  1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

    L’amore per lo scrivere e il desiderio di essere letta.

  2. Hai mai pensato di trovare un ritorno economico dal tuo blog?

    Non penso sia possibile, non sono così fortunata. Dagli editori non ho mai ricavato mezzo centesimo, figurarsi qui!

  3. Come?

    ——-

  4. Senti un affetto virtuale verso i tuoi followers?

    Sono legata alla lettura dei loro spazi, trovo siano splendide persone, sensibili e degne di ciò che può chiamarsi affetto virtuale.

  5. Hai mai pensato di fare un grande meeting tra i bloggers con cui sei virtualmente legato?

    Non ci ho mai pensato ma … perché no?

  6. Come vedono le persone a te vicine la tua passione per il blog?

    Non essendo una affezione patologica a cui dedico ritagli di tempo e non le giornate, non esprimono giudizi, si limitano ad essere contenti nel vedermi sorridere.

  7. Ti senti apprezzato/a ed incoraggiato/a nella tua attività di blogger?

    Da chi mi legge si e, spesso, mi commuovo per i commenti incredibilmente generosi.

  8. Che progetti hai per la prossima estate?

    Non riesco più a fare progetti a scadenza, neanche minima.

  9. Sei sempre sincera nei tuoi blog o cerchi di fare audience?

    Nei miei post ci sono schegge di me, non racconto il privato o dettagli ma l’animo è quello della donna reale.

  10. Cosa cambieresti nella tua vita?

    Nulla, anche nei momenti più bui nel cuore avevo la luce. Non esiste peggior castigo del nascere e vivere “male” e a me non è capitato.

Le mie nomination vanno a tutti i bloggers che seguo, nessuno escluso, che gradiranno partecipare, non potrei fare una scelta ritenendo tutti eccellenti “modellatori di parole”.

Dieci domande per i nominati:

Non formulerò domande particolari, offrendo a chi parteciperà, la possibilità di raccontarsi liberamente con 10 domande a piacere.

Grazie, a tutti! – Carla

Annunci

Tatuaggi

I tatuaggi, di dimensioni modeste e collocati in “zone” discrete, li ho sempre apprezzati, trovandoli una forma d’arte “viva”, una tiepida trama di ricordi e sentimenti, il tratteggio di ciò che siamo. Li ammiravo indossati dagli altri, non domandandone mai il significato ed il valore emotivo ad essi attribuito, sicura che mai una simile aspirazione avrebbe potuto affacciarsi tra i miei pensieri. Una persona come me, protettiva nei confronti di ogni cm della sua pelle, timorosa di un’eventuale alterazione ad opera del tempo, del maturare della noia del vedersi addosso una “immagine” senza più anima, non ne avrebbe mai voluto uno. La probabile considerazione del tempo che non s’arresta e nemmeno rallenta, l’angoscia che attanaglia nel guardare il paesaggio, nato con me, scorrere fuori dal finestrino dell’auto in corsa, le scintille del desiderio, prepotente, di “incastonare” spruzzi dei miei profumi su una tela che mai mi avrebbe lasciata: me stessa! E’ nell’agosto 2002 che una scheggia d’amore si ferma sulla mia pelle, a ricordarmi che mai sarò sola … L’irreversibilità di una decisione di questo tipo vorrebbe che il senso fosse forte, vero e non fa folle rincorsa di una tendenza del momento. Diversi anni fa, a bordo piscina, vidi una splendida donna che sul ventre, un ventre perfetto, aveva una fedele riproduzione delle mani de la “Creazione di Adamo”, affresco della volta Sistina di Michelangelo.  – Un’opera notevole, alla quale attribuire solo ragioni di cuore e fede – ragionai e quasi il mio pensiero fosse stato dotato di voce giunse un chiarimento tenerissimo. – Mi era stata negata la maternità ma Dio ha ribaltato la scienza, la Sua mano, qui dentro, ha gettato la vita! –

Carla

Grazie!

Il quotidiano porta, non di rado, ad affrontare situazioni difficili, che conducono, per forza maggiore, a passeggiare sul bordo di un vulcano. L’adrenalina va alle stelle ed è difficile distinguere l’eccitazione dalla paura o peggio dall’incoscienza nello scavalcare l’ostacolo a cuor leggero. Indiscutibile il dovercela fare, il non potersi sottrarre alle responsabilità, l’impossibilità di sostare ed attendere che sopraggiunga il “passaggio” in grado di allontanarci dai pericoli, dai doveri verso noi stessi e gli altri, che stazionano oltre la soglia del micro universo nel quale dimoriamo soli. Capita, ed è qualcosa di spaventoso, di dover portare senza nessun sostegno il peso del vivere, come capita d’avere la gran fortuna di un reale appoggio che sai non verrà mai a mancare. L’abitudine all’amore, all’affetto dato sempre a piene mani, che si prende avidamente scordando ti ripagare anche con un semplice grazie, potrebbero offuscare anche la più bella giornata di sole!

Carla

Una lettera d’amore

“Una lettera è una gioia terrena, non concessa agli Dei” scrisse Emily Dickynson … non è un’eresia! La vecchia, cara, lettera d’amore ha un fascino durevole e, per chi l’ha attesa o spedita, riponendovi le speranze di un futuro in due, ha rappresentato una vibrante emozione, una possibilità, un mezzo per sbrigliare la prepotente esigenza di confessare o confermare l’amore. L’e-mail, figlia del progresso, fulmine che non fa in tempo a partire che è già giunto a destinazione, estingue completamente l’attesa e nello stesso tempo rimuove quel dolce patire, quelle ore grondanti d’interrogativi e sature di sogni che si spera possano diventare veri. Il postino che, solitamente, per anni svolgeva il proprio servizio nella stessa zona, diventava l’amico che, con larghi sorrisi, agitava la corrispondenza che sapeva portare felicità, ora è sufficiente una semplice connessione! Vogliamo mettere il piacere di tenere tra le mani qualcosa, in precedenza, passata tra le “sue”, la sorpresa di scoprire una calligrafia, a tratti incerta, perché attanagliato/a dall’emozione? La tecnologia, nonostante i limiti che non fanno di me Jobs o Gates, è una grande amica, un’efficace alleata che “trattiene”, brillantemente, tutto ciò che le affido, un mondo senza traguardi che si rinnova senza soste, offrendo sempre “altro” da scoprire ma mai, e ribadisco MAI, nonostante i vantaggi, potrà mettere all’angolo l’aroma e il fruscio della carta. Niente è più toccante del tenere una “passionale confessione” tra le dita!

Carla

Questione di gusti?

Accade di non essere in vena di discorsi “mattone” o “forchettone” che pizzica la coscienza, di volersi muovere tra considerazioni sullo “stupidotto andante” che non disturbano alcuno e che, secondo l’umore o il contesto, provocano risate di pancia o esilarante ribrezzo. Mia sorella, la mia più grande amica, trova spassosa l’esposizione delle stranezze nelle quali m’imbatto e si diverte nel vedere quanto possa soffrire nel subire, senza vie di scampo, determinati raccapricci.  Di cosa parlo? Di movenze e gusti discutibili, ostentati con una disinvoltura da Oscar. In cima alla lista, delle cosine che proprio non apprezzo e comprendo, due particolari delle mani, una maschile e l’altra femminile, che qualche volta si nota in ugual modo sui piedi. Avete mai fatto caso a quello che io definisco il “maestro di scherma”? Un tipo pulitissimo ed inappuntabile che, però, ha l’unghia del mignolino che sembra un coltellino svizzero poco affilato. La utilizzerà per imburrare il toast la mattina? Per liberare da eventuali ostruzioni le vie uditive? Per accurate pulizie di primavera nelle vie respiratorie? Potrebbe essere uno stimato chirurgo in abiti civili e l’unghiotto un rudimentale bisturi pronto per ogni evenienza! Mah … Altro personaggio da menzionare è la donna affetta dalla “Sindrome di Casanova”, non il rinomato seduttore ma il mago. Creatura incredibile, mimetizza, con una maestria imbarazzante, sotto vivaci pennellate artistiche, le magagnette di una scarsissima cura. Talune sono tanto capaci da meritare la promozione da Casanova a Copperfield! Ci siete arrivati? Ma siiii, è lo smalto che nasconde il sudiciume di unghiette che hanno sezionato un motore, rosicchiate, dalla manicure fatta, una volta al mese, a sciabolate d’ascia. Gli arti inferiori non mostrano panorami migliori … zanne da primato occultano pallette di cotone anche ad agosto! Due mani di un colore decisamente coprente e via, il gioco è fatto … Che dire dei “lama”? Ne esistono pure di sesso femminile, sapete? S’allenano al “tiro allo sputo” e non ci sarebbe nulla di male se lo facessero sui tappeti, sulla veranda, nei luoghi può estrosi, ma a casa loro e non per strada. Una passeggiata può trasformarsi in una nevrotica caccia al tesoro di cm quadrati puliti, dove piazzare i piedi. Commenti? Uno solo – Mmmmm, che classe! – Qualcuno è cosciente d’essere poco raffinato nell’abbandonarsi ai propri istinti primordiali ma se ne frega, qualche altro è gaurro nel dna e non ci fa caso. Un esempio? Ritrovarsi lo slip che da fastidio perché posizionato strano non è un evento alieno, capita a tutti, la maggioranza di noi, ne sono sicura, trova un angolino per espletare l’operazione, altri NOOOOO, infilano la mano nel punto dolente e, alla faccia degli spettatori, una tirata decisa all’elastico e rogna risolta, con tanto di schiocco sulle chiappe … che raffinatezza! In alcune occasioni anche il semplice esprimersi può creare imbarazzo nei presenti. Il ristorante affollato, il bimbo che corre come un furetto e la madre che strilla come un’aquila – Devi fare la cacchina amore? – o, dopo una risatina isterica, affonda il naso nel pannolone del neonato per verificare la presenza di depositi. Un controllino o la domanda al piccino in maniera discreta no eh? Chicca delle chicche il macho, con catenone d’oro al collo, che in spiaggia, in totale relax, dopo aver ingurgitato un panino formato famiglia, farcito con ¼ di bue e salsa piccante, ed essersi scolate due lattine gemelle di birra , si concede un rutazzo da brivido. Il cervello in sciopero non gli suggerisce che gli schiamazzi dei bambini non coprono rumori molesti e che la brezza trasporta altrove il gas nervino prodotto in altra sede. L’odore di discarica porta al suo ombrellone, anche se fa il vago! Un quartino di idraulico liquido, ecco cosa non devo dimenticare di portarmi al seguito, offrirlo potrebbe essere un nuovo modo per socializzare …. Perdonate la mia demenza, è voluta non innata!

Carla

 NB: Il termine “gaurro”, che potrebbe essere un’alterazione di una parola sarda italianizzata o più semplicemente un modo di dire tutto nostro, non lo so, rappresenta un personaggio allo stato grezzo, con modi d’interagire col mondo poco da lord, piuttosto istintivi.

Viaggio nel tempo

Un appuntamento singolare, un “viaggio nel tempo” di cui ho bisogno, di tanto in tanto. Mi dona la possibilità di ritornare bambina o di ripercorrere i passi dell’adolescente che, ancora adesso, vive nell’eden del mio cuore. Decine di ricordi scivolano tra le mie dita e per ciascuno la memoria mette a fuoco, in maniera precisa, una frase, l’aneddoto immortalato in una fotografia. Una tenera malinconia, inevitabilmente, inzuppa i pensieri, quei visi tanto diversi, altri ibernati dalla fine della vita … Il “cherubino biondo”, mio inseparabile compagno di giochi, il piccolo tornado al quale tutto era concesso, sta lì, sorridente e spettinato, col naso sporco di gelato e l’aria da monello … Mai avrei immaginato potessero arrivare giorni come questi, nei quali i flash back di ciò che è passato sarebbero stati il solo legame tangibile tra due mondi. Il mio sguardo accarezza un suo ritratto e la serenità che trasuda dalla sua espressione, amatissima da chi lo conosceva, rende radioso anche il distacco. So che se potesse farmi sentire la sua voce mi direbbe – E’ mutato il modo di comunicare, null’altro! – Tvb Daniele.

Carla

QUELLO CHE VOGLIO …

Voglio dipingere il mondo coi miei colori e quando mi conviene farlo fermare, anche solo un momento prima di sbagliare, voglio un giorno di più, QUESTO E’ QUELLO CHE VOGLIO, E’ QUASI TUTTO, E’ QUASI NIENTE … – canta L. Barbarossa. Sono parole che, nonostante le mie meravigliose doti vocali, accostabili a quelle di un asino con la tonsillite, canticchio di sovente, per darmi la carica e non arretrare più di un solo centimetro. Ciò che voglio E’ TUTTO, se considero le mie priorità da una determinata prospettiva, è il desiderio di ritrovare la persona grintosa che sono stata prima della valanga che mi ha seppellita, di tirar fuori, ancora una volta, le risorse che ho sempre saputo di possedere e di riassaporare il gusto effervescente del sentirsi orgogliosi e soddisfatti di se stessi. Ciò che voglio nel contempo, forse, E’ QUASI NIENTE, non rincorrendo sogni di gloria universale, non inseguo mete destinate, per certo, a pochi eletti. È inutile negarlo, la vita è fatta anche di tanta “fortuna”o “scarsa meritocrazia”, dipende da come la si vuol battezzare, che ha poco a che vedere con le doti di chi affronta la scalata! QUELLO CHE VOGLIO è sfumare il mondo coi miei colori ed illudermi che chiunque si soffermerà ad osservare possa trovare la mia “arte”, fatta di sentimenti autentici e gratuiti, degna di rispetto e, perché no, di ammirazione!

Carla