“55”

Sai che il Covid ti costringerà a festeggiare il compleanno da sola, sai che non ci sarà nulla da condividere, poi, ti arriva a casa una mini torta e realizzi che chi ti ama ti pensa, comunque, e cerca un modo per farti sentire la sua presenza.
Mia sorella e mio cognato sanno come farmi piangere …
Serena notte …

– Carla –

Tandalò

Il borgo di Tandalò è un altro frammento di storia sarda che vale la pena di raccontare …
Sorto nella prima metà dell’800, raggruppava solo 19 casette, realizzate con pietre allo stato grezzo e coperture di legno e cotto.
I carbonai toscani, in quel periodo, abbattendo gli alberi dei boschi nei dintorni, riuscivano ad ottenere il carbone, ma per farlo necessitavano di mano d’opera locale, di lavoranti che non avessero grandi problemi di spostamenti.
Il piccolissimo centro nacque così, non distante dai paesi di Oschiri e Buddusò (SS), per ospitare, stabilmente, famiglie di cabonai e, nel contempo, di allevatori.
Percorrendo una strada sterrata, era possibile raggiungerlo, giungendo in una graziosa piazza, abbellita da due querce secolari, trovare l’edificio scolastico elementare, che si componeva di due sole aule, e la piccola Chiesa di San Giuseppe, costruita tra il 1930 e il 1931.
Vi risiedevano tra le 100- 120 persone, con il picco massimo di 130 tra il 1920 e il 1930, prima del totale abbandono nel 1970.
Del villaggio restano i ruderi della scuola, qualche edificio pericolante, oggetti di uso quotidiano lasciati all’incuria del tempo e solo qualcuno restaurato, da chi ne è entrato in regolare possesso e ne usufruisce come casa vacanza.
La sua presenza è visibile in lontananza, per una croce che svetta su un grosso masso granitico, nei pressi della struttura religiosa.
Si racconta che Tandalò non fosse il primo insediamento, ma Letione o Tettione , che per faide insanabili, tra due famiglie, scomparve.
Buona serata … a più tardi per leggere le vostre pagine!
– Carla –

Le Pandemie del passato

Lo so cosa state pensando …
In un periodo pandemico (e nemmeno in fase “buona”) guardi l’evoluzione delle pandemie passate?
Eh SI, sono sadica e il sapere come si sono risolte le “sfighe” che hanno piagato l’umanità, mi rassicura.
Accantonando, solo per una manciata di minuti, il “Nostro” panorama che vede (nel mondo) quasi 144 milioni di persone coinvolte e più di 3 milioni di deceduti, immaginiamo di fare un viaggio nel tempo e di guardare in volto i mali che hanno sfidato l’uomo e che, seppur con dolore, sono stati ricacciati nel buio.
È il 1981 quando compare il virus HIV, di probabile origine animale e che si propaga, da un individuo all’altro, attraverso i fluidi corporei.
Distrugge i globuli bianchi e i linfociti CD4, lasciando, il corpo che lo ospita, indifeso davanti all’aggressione di qualsiasi altra malattia, trasformandosi, quando lo stadio è avanzato, in AIDS, che rende fiammelle nella tempesta, anche davanti all’infezione più banale.
Il non potergli dare un volto, l’avere ignorato la sua aggressività, in principio, finché non arrivano in soccorso gli antiretrovirali, falcia 25 milioni di vite.
Sul finire del 1968 il pianeta viene travolto da un’influenza, denominata di Hong Kong, che dalla Cina si diffonde, rapidamente, in Vietnam, a Singapore, in India, nelle Filippine, in Australia, in Europa e negli Stati Uniti.
Nel 1969 tocca anche il Giappone, l’Africa e il Sud America.
Sono 6 settimane di confusione, durante le quali le persone vivono questa pesantissima influenza, che dura dai 4 ai 15 giorni, senza sapere come porvi freno, con una stimata mortalità che oscilla da 1 a 4 milioni di esseri umani.
Un decennio prima, nel 1957, qualcosa di simile si era già sviluppato, in Asia Orientale.
Si tratta dell’influenza Asiatica, un virus che compromette la capacità respiratoria, rivelandosi letale per chi è affetto da patologie croniche e non è più giovanissimo.
Si propaga a macchia d’olio a Singapore, ad Hong Kong, sulle coste degli Stati Uniti e in Europa, dove, il Regno Unito ha la peggio.
Si contano da 1 a 4 milioni di decessi, interrotti per l’arrivo del vaccino, scoperto a Londra.
Continuando a percorrere il viale della storia, tra il 1918 e il 1920, s’incontra l’influenza Spagnola, chiamata così perché menzionata, per la prima volta, dai giornalisti spagnoli.
La prima guerra mondiale sta per concludersi e le truppe statunitensi, con gli spostamenti su tutto il territorio mondiale, diventano il veicolo di trasmissione.
Vengono infettate da 30 a 50 milioni di persone, forse il doppio, e il 20% di loro non sopravvive.
Il virus non scomparirà ma sarà tollerato per lo svilupparsi dell’immunità collettiva.
Il vaiolo è il virus che ha attraversato il mondo, ciclicamente, nel corso dei secoli, arrivando ad ipotizzare che esista da sempre.
Nel nostro Paese, con la vaccinazione obbligatoria, è stato debellato all’inizio degli anni 80, con un ultimo caso accertato, a livello mondiale, in Somalia nel 1977.
Il suo tasso di mortalità era del 30% dei colpiti.
Alla comparsa di macchie, seguivano ulcere, bolle che ricoprivano totalmente il corpo, in particolare il volto, sfigurando in maniera, quasi sempre, permanente.
Il nostro Paese, in caso di ricomparsa, custodisce 5 milioni di dosi di vaccino da replicare.
Tra il 1346 e il 1353 in Asia Centrale si sviluppa la più estesa ed aggressiva pandemia del passato, la Peste Nera.
Muore il 60-65% degli abitanti della Penisola Iberica, in tutta Europa coinvolge 80 milioni di individui, 50 milioni non sopravvivono.
In Italia viene dimezzata la popolazione toscana.
È un virus che non ha preferenze anagrafiche o attua valutazioni di salute, non risparmia nessuno, regalando bubboni dolorosi sotto le ascelle, nell’inguine e nel collo, manifestandosi con evidenti chiazze scure.
Il vaccino giunge grazie al medico, ricercatore, Alexandre Yersin, svizzero, nel 1895.
Devastante al suo pari é la precedente, 541- 542, la Peste di Giustiniano, con gli stessi sintomi.
Dall’Impero romano d’Oriente, Egitto Occidentale, si spande lungo il mediterraneo, con gli sbarchi nei vari porti commerciali, mettendo, in 4 mesi, in ginocchio i luoghi colpiti, con circa 16 mila decessi al giorno.
Abbiamo visitato l’Inferno, più di una volta, ed abbiamo sempre trovato l’uscita.
Il vaccino è efficace, non lo è, nessuno può rispondere tirando fuori la verità da una tasca.
Esiste l’incognita e il disperato desiderio di riconquistare la vita …
Facciamo quel poco che aiuta, anche se ci è venuto a noia:
detergiamo le mani,
usiamo la mascherina,
rispettiamo i colori assegnati,
evitiamo gli assembramenti.
Nessuno è immune e soltanto correndo nella stessa direzione tra le fiamme non ci brucerà più alcuno.
Buona cena …
– Carla –

Esplosione d’Amore

Ho sempre pensato che una “Mamma di Cuore
non vale meno di una “Mamma di Pancia
(è solo meno fortunata)
e questo “Angelo”, dagli occhi pieni di “Amore”,
è la conferma!

Il mio cuore blindato è possibile possa sciogliersi per un Padre,
attraverso suo/a Figlio/a
PS: Posso, almeno, sperare nella la gioia di diventare “Nonna di Cuore”?
Buon pomeriggio …
– Carla –

Manoscritto Voynich

Scritto in una lingua romanza scomparsa, il Manoscritto Voynich, che deve il suo nome al mercante di libri Wilfrid Voynich e che lo acquistò nel 1912 dai gesuiti del Collegio di Villa Mondragone a Frascati, è attualmente custodito nella Biblioteca di Beinecke dell’Università di Yale.
La risoluzione di un enigma, durato decenni, si deve a Gerard Cheshire, uno studioso dell’Università di Bristol, in grado di tradurlo integralmente e in maniera esaustiva.
Una datazione al radiocarbonio, del 2011, conferma l’ipotesi che sia stato redatto tra il 1404 e il 1438 e che, presumibilmente, fosse una sorta di enciclopedia, voluta da Maria di Castiglia, Regina di Aragona, e realizzata da una monaca domenicana del convento affiliato al castello aragonese di Ischia.
In pergamena di vitello, in formato 16x22x5 centimetri, che originariamente si componeva di 116 pagine, 14 delle quali mancano all’appello, è suddiviso in capitoli e descrive, con simboli sconosciuti, una punteggiatura in lettere e abbreviazioni latine, diversi argomenti.
– Parte “botanica”, con 113 disegni di piante a noi sconosciute.
– Parte “astronomica” o “astrologica”, con 25 diagrammi che sembrano indicare le costellazioni.
– Parte “biologica”, con rappresentazioni femminili nude e immerse, fino al ginocchio, in vasche di liquidi di colore scuro.
– Un “foglio ripiegato” in 6 parti, dove sono riprodotti 6 medaglioni con disegni che ricordano stelle, cellule, raggiere di petali e fasci di serpentine.
– Parte “farmacologica”, con ampolle e fiale simili a quelle presenti nelle farmacie storiche ed erbe che si presumono essere state indicate per scopi curativi.
Nella sua totalità può definirsi una raccolta di rimedi erboristici, di trattamenti terapeutici e, più in generale, di consigli benessere, nonché, una lettura astrologica approfondita.
Nella metà del 400 nasceva l’antenato, cartaceo, di Wikipedia!
Buona cena …
– Carla –

Rebeccu

Rebeccu è un borgo medioevale sardo, uno dei tanti paesi fantasma d’Italia, dal 1875 frazione del comune di Bonorva a Sassari.
Il nome, scomposto, Re Beccu, che significa Re Vecchio, lo deve ad una vecchia leggenda.
Nel periodo giudale godeva di una certa rilevanza nel centro di Meilogu, perché feudo del regno di Arborea e, nel 1300, in quanto residenza del Curatore e capoluogo della Curatoria di Costa de Addes.
Il numero degli abitanti, all’epoca, non superava le 400 unità, destinate a calare, drasticamente, per l’invasione e l’incendio voluto da Rambaldo di Corbera e per pestilenze e carestie successive.
Nel 1485 lo popolavano 280 persone, nel 600 solo 27 nuclei familiari, nell’800 non più di 150 anime, nel 1950 solamente 6 e nel 2007 lo abbandonava l’ultimo superstite, insieme ai suoi inseparabili gatti.
Ma torniamo alla leggenda del Re Vecchio!
Si narra che una maledizione, “delle 30 case”, lo portò a spopolarsi e che fosse stata lanciata dalla Principessa Donoria (o Doriana), figlia del Re.
Rinnegato il suo promesso sposo, per volere dei residenti, che la ritenevano una strega, fu allontanata, legata a dorso di mulo, nel voltarsi, satolla di rabbia, lanciò fiamme che svilupparono un incendio devastante.
Il padre, ancora giovane e forte, per il dolore si tramutò in un vecchio e la negatività, che in lui albergava, andò a contaminare l’acqua benefica della sorgente del luogo, Su Lumarzu, privandola del magico potere.
Una leggenda diversa, meno romanzata, vede in quel luogo il castello, andato distrutto, dove la bella Eleonora di Arborea convolò a nozze con Brancaleone Doria.
Attualmente restaurato, almeno in parte, Rebeccu, dove cresce rigogliosa la menta, spandendo il suo piacevole profumo, ha trovato nuova vita, ospitando ristoranti tipici ed eventi culturali.
Buona serata …
– Carla –

Twin Flame

“Fiamma Gemella” è una espressione che ho sentito molte volte, per indicare una condizione “sentimentale” molto particolare.
Viene definita, per quel che ho potuto trovare, una energia che vibra ad una frequenza più alta rispetto a quella mentale, emozionale o fisica, una sorta di specchio che ci riflette.
La sua vicinanza è magnetizzante, quasi avesse sempre fatto parte della realtà che appartiene all’altro/a, modificandone, in maniera significativa, il consueto modo di recepire le parole o analizzare i fatti.
Le convinzioni più radicate vacillano, come se la spiritualità prevalesse e riuscisse ad illuminare, a giorno, anche gli angoli più bui dell’essere, con un benessere superiore all’importanza data alla conoscenza sessuale fine a se stessa.
L’appagamento fisico, infatti, è presente anche se esiste una distanza materiale e nel momento in cui si concretizza, realmente, genera quella che viene chiamata “bolla d’amore”, ovvero un’estasi totalitaria, mai sperimentata, scevra da freni inibitori e in grado di incenerire il passato.
Fin dal principio è forte la sensazione di conoscersi profondamente e la capacità di saper condividere, in una sintonia perfetta, le positività o negatività, riuscendo ad apportare valore nel mondo dell’altro/a, un sostegno importante.
L’effetto “bolla”, tuttavia, può trasformarsi, quando non si riesce a reggere il carico di livelli energetici elevati, in discussioni, litigi e chiusura.
In base a questi elementi (abbastanza confusi, lo ammetto, essendo ignorante sull’argomento) mi sono domandata … – L’ho mai incontrata la Fiamma Gemella? –
Sapete che non sono in grado di rispondere!
A parte le eventuali maschere e la voglia di Oscar cinematografici, probabilmente, sono solo capace di suggerirmi cosa dovrei valutare “mio” se scoperto in un altro.
Non sarebbe, sicuramente, l’attrazione sessuale a palla, quanto quella emotiva e mentale, che ti mostra l’altro/a senza età, meravigliosamente attraente e seducente a 20 come a 90 anni, che te lo/a fa desiderare visceralmente per qualità che non si svendono in una bancarella.
Belli si nasce, è indubbio, ma onesti, leali e capaci di dare prima di pretendere NO!
Esiste un lavoro, a monte, che sospinto dall’umiltà, lungo il cammino del vivere, insegna ad essere meravigliosi, persone che, incontrate, si rispettano e coccolano, non smettendo mai di amarle, nel corso di una vita intera.
Buon pomeriggio, a più tardi …
– Carla –

Guerra ai peli

L’estate, almeno a “casa” mia, non si è fermata a bussare alla porta, l’ha abbattuta, e noi donne, poco propense ad esibire l’allevamento invernale di peli e pelurietta, abbiamo iniziato ad avvertire l’esigenza di non sembrare le controfigure di un orango a “Il mondo di Quark”.
Falso? Uhmmmm …
Chi non ha un “Lui” e non è avvezza a “ballar la samba” con ballerini occasionali, beh, la pelliccetta è probabile se la sia tenuta stretta (tiene caldo nei periodi più rigidi), forse, a corrente alternata, accarezzando un blindatissimo letargo.
Oggi, ringraziando tutti gli Dei dell’Olimpo, dalla Dea Lametta, passando per la Dea Ceretta e finendo con il Dio laser, il problema è arginabile, ma in passato?
Quando si è iniziata la “guerra al peletto” e, soprattutto, dove?
Le prime crociate iniziano in Egitto, dove una donna somigliante, anche solo vagamente, a Cita era considerata poco sexy e impura e un uomo, quando ricopriva un ruolo importante, come quello del sacerdote, irrispettoso nei riguardi delle divinità a lui affidate, tant’è che era necessaria una rasatura integrale, capo incluso.
I mezzi utilizzati erano l’abrasione con pietra pomice, il taglio-lama con conchiglie affilate e lo strappo della cera d’api e resina, sulla quale veniva adagiata una stringa di tela.
Cleopatra era solita usare una poltiglia, la nonna della crema depilatoria moderna, aggressiva per la presenza di trisolfuro di arsenico.
Nella Grecia Antica e in età Romana chi non si depilava era considerato un soggetto dalla dubbia igiene personale, così, per le donne essere setose era un vero e proprio vanto estetico, segno di nobiltà, e per gli atleti il magnificare la prestanza fisica durante le competizioni.
Il metodo più conosciuto era la frizione con gusci di noce bollenti.
In Oriente e Arabia, l’antenata della ceretta era un mix di zucchero, succo di limone e acqua, sul quale applicare il tessuto che permetteva lo strappo e il filo che, sfregato sulla parte, epilava.
Quest’ultimo stratagemma non è andato scomparendo, per liberarsi dei baffetti e per rimodellare le sopracciglia.
Nel Medioevo i peli, ricettacolo di piattole, era fondamentale farli sparire e per ovviare era utilizzata la calce viva, con probabili reazioni ustionanti, e una tortura insensata, un ago rovente introdotto nel bulbo pilifero.
In Giappone la parte veniva trattata strofinando pelle di pescecane essiccata.
Fu Caterina de’ Medici, intorno alla metà del 500, ad introdurre una direttiva che proibiva, solo alle donne in gravidanza, la depilazione.
A Jean Pierre Perret si deve l’invenzione del rasoio, nel 1762, che ispirerà la moderna lametta.
Per quanto mi riguarda … siano benedetti i Santi Epilady & Silk-èpil!
Zona “rossa”, pelle liscissima e le pareti di casa che mi fanno un applauso, congratulandosi … mi pare giusto, no?
Buon pomeriggio … a più tardi!!!
– Carla –

Come volevasi dimostrare …

Se metti un’auto nelle mani di un soggetto senza patente, non stupirti se non te la restituirà tutta intera!
Da zona “bianca” a “rossa” senza passare dal via … posso inviperirmi?
Sia chiaro, non con chi ha deciso di ossigenare un ordine mollato ad agonizzare, ma con i decerebrati che al grido di – Liberi tutti – probabilmente si erano convinti che la maglia bianca conferisse immunità e fosse la valida antagonista del vaccino, molto, ma molto più efficace!
Ho guardato, impotente, il volto di un vivere leggero, spensierato, come se il Covid fosse stato solo un brutto sogno, interrotto dall’arrivo dell’alba.
Che cosa avrei potuto fare?
Che cosa avrebbero potuto fare tutte le persone come me, che non ne hanno cannata mezza?
Non mi chiamo Salvo Montalbano e non sono nemmeno Charles Bronson che, al rintocco del coprifuoco, si ritrova i poteri del Giustiziere della notte … e nemmeno loro.
Mi “rode”, non poco, tornare in gabbia, per colpa di chi con le regole ci ha fatto un falò, ha pensato che i confini comunali si fossero dissolti e quindi potesse raggiungere il mare, che stare ammassati, tutti insiemi e allegramente, in un metro quadrato e senza mascherina, non pone a rischio contagio, nooooooo, che il coprifuoco vale per i vigliacchi e non per i volpini, per i quali il virus nutre avversione, ehhhh già!
La terza ondata, ormai, ci ha travolti, grazie IMBECILLI per aver appeso a testa in giù l’inizio dell’estate sull’isola, tanto che importa, siamo ricchi e la nostra maggior entrata non è il turismo.
Buona cena e … perdonate lo sfogo!
– Carla –

Linda …

… esprimiti per tutti noi, quando la gente:
– non si fa “due forchettate” di cavoli suoi,
– gratta il fondo per ritornar sui suoi passi, rifacendosi alla parabola del “figliol prodigo” che, per inciso, era idiota e non bastardo,
– dispensa consigli non richiesti, bizzarri e discutibili,
– si sente immune dal percorrere sentieri sconnessi e non sa che non sono riservati, può “sbrunchiarci” (per i non sardi, finirci di “brucu”, di musetto, facendosi malino) chiunque,
– ha gli specchi di mogano e l’abilità di proiettare, sugli altri, ciò che la compone e non accetta,
– esibisce la sapienza mai sbocciata, chiamandola esperienza,
– confonde l’empatia con la sensibilità, piangendo per i sassi dentro le sue scarpe e sminuendo quelli che ha caricato in quelle degli altri,
– non impara a leggere la parola Amore neanche se gliela incidono sul cuore!
Accompagnato da una risata, perché Linda riesce sempre a farmi ridere, per la mimica pazzesca e il doppiaggio perfetto, un piccolo saggio di danza …
Buona serata, a più tardi per leggervi!
– Carla –

Il potere dei “ricordi”

Da un anno a questa parte la condivisione “reale” è diventata un lusso, la paura (giustificata) e le direttive che si comprendono solo supportate da parecchia fantasia (spostamenti regionali NO, all’estero SI … mah!), hanno fatto della nostra vita un inno alla solitudine.
È dura per tutti, per chi ha coniuge e prole e deve rinunciare ai nonni (colonne della famiglia), per chi ha un amore lontano e braccia che vorrebbero dire “auguri” al posto delle parole, ma lo è ancor di più per chi vive solo.
Io sono una di quelle persone …
Il Mostro-Covid, se la scorsa Pasqua era una novità che non sapevo come approcciare, che pensavo avrebbe “seccato” l’umanità (uno dietro l’altro) e, nella più positiva delle prospettive, fosse prova per ridimensionarci e ritornare a dare valore ai sentimenti, alla forza della fratellanza, a distanza di un anno è solo una triste presenza.
Mi sono abituata alla mascherina, tanto che senza mi sento nuda, a detergere le mani in continuazione, a non accorciare le distanze, ma non a dare per scontato che un abbraccio e un bacio sono negati.
È stato tremendo, frenare la spinta a prendere in braccio un bambino, ad abbracciare un amico/a, a baciare genitori e fratelli con i quali non convivi.
Il rivedere lo stesso film, brutto, tra l’altro, e senza un finale, mi ha direzionata sul viale dei ricordi …
Pasqua e i nonni, i tre che ho vissuto (il primo è scomparso quando avevo due anni e non lo rammento), casa di nonna Elisa, dove si riunivano i due rami delle nostre famiglie, l’allegria di tavolate numerose, i giochi in giardino, tra i colori dei fiori e il profumo degli alberi da frutta, la spensieratezza che sembrava intoccabile.
I miei genitori erano ragazzi, ironici, innamorati, capaci di trasformare anche il poco in tutto, insegnando che non era importante il luogo, le cose, ma le persone che ci stavano accanto.
I due ragazzi, oggi, sono due anziani, ancora, ironici e innamorati ma aggrappati alla vita con le energie che sentono assottigliarsi e la voglia di resistere.
Offrirei dieci anni di vita, fosse possibile, per una sola settimana di quel tempo lontano, per una felicità che, ora, definisco assoluta.
Domani, la pessima gestione di un problema che c’era, c’è e non si sa quando mollerà la presa, ci terrà lontani, stringendo il bene alla coda di carta di una videochiamata.
Sulla mia strada sono passate tante persone, alcune meravigliose, che hanno deciso di prendere residenza nel mio cuore, portando gioia che non scade, altre di “autentica merda” (e questa volta ci sta tutta), capaci di sporcare e devastare, meritando un calcio verso l’uscita, ma, tra tutte nessuna è mia madre e mio padre, anime nobili fino all’ultima cellula.
Il miracolo dell’Uomo che sconfigge la morte e regala la vita eterna a tutti noi, spero abbia portato nel Sepolcro questo “male bastardo” e ricordi di far rotolare il masso, lasciandolo all’interno, prima di tornare tra noi.
A ciascuno di voi auguro il meglio e lascio un alberello di felicità, sul quale vedere spuntare sempre nuove foglie …
Serena notte …
– Carla –

Oltre la Fede

Che io sia una persona credente non è un mistero, che il Figlio di Dio ricopra un ruolo di primaria importante nel mio vivere, nemmeno …
La figura dell’Uomo della Croce, umanamente, mi ha spinta, negli ultimi 20 anni, a volerlo approcciare dal punto di vista storico, a cercare di far combaciare, il più possibile, Scritture e Storia.
Gesù visse sotto l’Impero di Tiberio, che governò tra il 14 e il 37 d.c., nascendo in un intervallo di tempo che va dal 7 al 4 a.c., approssimativamente 753 anni dopo la fondazione dell’Impero Romano.
Giudicato un pericolo, perché promotore di un nuovo culto religioso, nemico delle Sacre Scritture, sacrilego e capace di atti di stregoneria, che non dovevano confondersi con i miracoli, fu condannato, da Pilato, a morire per crocifissione, in Palestina.
Un frammento di papiro, ritrovato alla fine degli anni 90, poi ritenuto un falso moderno nel 2016, menziona anche l’esistenza di una coniuge.
Maria di Migdal in Galilea?
Maria di Betania, sorella del resuscitato Lazzaro?
Non si sa!
Si sprecano anche le ipotesi sulla Sua morte …
Il soggetto, torturato e appeso, che andò incontro ad una fine orrenda, non era Lui ma una controfigura che, nel dipartire al suo posto, gli concedeva di realizzare la finta Resurrezione tre giorni più tardi, come promesso agli Apostoli.
Era Lui l’inchiodato e calato ancora vivo?
Si muore per soffocamento, posto in quella posizione, non tralasciando una perdita di sangue non irrilevante, causata dalle ferite di una oltremodo feroce flagellazione.
Una morte apparente?
Una cosa è certa, storicamente, un venerdì del 7 aprile del 30 d.c., del 27 aprile del 31 o, ancora, del 3 aprile 33, un uomo ha patito sofferenze fisiche ed emotive tra le più grandi che l’umanità conosca.
Dal film di Gibson del 2004, girato in gran parte a Matera, “La Passione di Cristo”

Era sposato?
È morto?
Ha sconfitto la morte?
A me poco importa, credo in Lui e lo Amo con tutta me stessa!!!

Il tempo di mangiare qualcosa e rientro per “leggervi” … buona cena!
– Carla –