Improntata al razzismo? NO, realista!

Roma, sotto i portici di piazza Vittorio, 31 enne senegalese stupra una clochard di 75 anni.
Macerata, Pamela, 18 anni, fatta a pezzi con una scure e scuoiata nelle parti intime da tre nigeriani.
Sestri Ponente, 27 enne marocchino violenta 24 enne che si trova in auto col fidanzato. In precedenza aveva rapinato e ferito, in due occasioni distinte, due ventenni e minacciato altri cinque per farsi consegnare denaro e cellulari.
Roma, 22 enne bengalese, con permesso umanitario, ferisce con un sasso una 20 enne, la stupra e la rapina.
Trieste, egiziano armato di coltello, al grido di “italiane puttane”, abusa di una signora di 55 anni.
Gioia del Colle, 26 enne nigeriano picchia e stupra 76 enne a cui offre aiuto fuori da un supermercato.
Prato, extracomunitario abusa una 28 enne all’interno dei giardini di porta Altinia.
Napoli, Quartieri Spagnoli, 23 enne dominicano molesta 12 enne.
Padova, migranti ubriachi devastano un bar.
Mestre, nordafricano sferra coltellate ad un padre e un figlio che gli chiedono di pagare la consumazione effettuata nel loro bar.
Mantova, tunisino aggredisce a calci e pugni i C.C.
Non occorre allungare l’elenco …
Vogliamo limitare gli ingressi?
Controllare, immediatamente, chi varca la porta di casa?
Rimpatriare chi crede di poter fare come gli pare e importa solo inciviltà?
Il mondo è di tutti, i confini un groviglio di filo spinato sull’anima di chi crede nella bontà e nella condivisione, eppure, hanno ragione di esistere quando l’ospitalità diventa pretesa e al buon cuore si risponde col non amore.
Da qualche parte ho letto che nel 2017 su circa 1500 crimini 900 sono stati compiuti da stranieri. Prima di formulare il pensiero che i nostri connazionali detengono il primato, calcoliamo la proporzione italiani – extracomunitari e sarà complicato fermare l’avanzare di una giustificata preoccupazione.
Non abbiamo già abbastanza grane nel gestire i nostri “andati a male” … è necessario farli arrivare anche da fuori?
In Australia ti respingono anche  se, tra i bagagli, trovano “sementi”, qui … avanti tutti, siamo Italiani!
– Carla –

Ma che freddo fa?

Da Nord a Sud, ancora, pioggia, temperature in picchiata, gelate e neve!
Il mio pensiero, triste e infreddolito (dal gelo dell’apprensione) va a chi possiede un tetto fatto di cielo e non sempre per scelta, a chi ha perduto tutto per un grido di rabbia della natura e si stringe ai propri cari nell’effimero tepore di una casetta di legno, a tutti i piccoli amici che, tra i vicoli di paesi e città o in un habitat non ideale per l’uomo, cercano un caldo riparo.
Per alcuni di loro, se non esistesse uno spreco incontrollato e le priorità non venissero ordinate secondo criteri discutibili, le intemperie non rappresenterebbero una minaccia ma un disagio momentaneo, da lasciar fuori dall’uscio.
Il freddo pungente e panorami vestiti di bianco inciamperebbero in un sorriso, in un lancio di palle di neve!
– Carla –

 

Riflessioni tra amiche

Lei: “… in una relazione serve l’arte del compromesso …”.

Io: “ … l’accettazione delle sfumature dell’altro, una sola tavolozza di colori per dipingere un’unica tela con cui abbellire le pareti dell’anima …”.

Diversi pensieri, diverso sentire, eppure, il soggetto resta sempre l’Amore!
– Carla –

Una “scatola” per il futuro – TAG –

È da tantissimo che un TAG non fa capolino tra le mie pagine ed oggi, non tanto perché ne senta la mancanza quanto perché mi piacerebbe conoscere i vostri pensieri, ne confeziono uno.
Ho sempre pensato che il viaggio attraverso la vita ha un senso compiuto quando riesce a lasciare qualcosa di “utile”, qualcosa di essenziale come una torcia nel buio.
Se vi regalassi una “scatola” vuota, fatta di un materiale non attaccabile dal tempo e da consegnare al futuro, cosa accoglierebbe?
Regole:
 – Menziona il Blog che l’ha creato e il blogger che ti ha taggato.
– Scegli 5 “cose” importanti da lasciare agli uomini del futuro.
– Tagga tutti i bloggers che desideri, avvisandoli della nomination.
I miei 5 doni:
1 – Un dettagliato resoconto del passato e del presente, lontano da quello riportato sui testi di “Storia”, fatto di verità spicciole, di gioie e sofferenze. La visione “vera” del vivere, dove le scelte di pochi, sbagliate o sensate, hanno condizionato la quotidianità di tutti, un monito per non clonare gli stessi errori e replicare le mosse vincenti.
2 – Una raccolta di immagini, cristallizzate dall’uomo qualunque, che evidenzi come il degrado divori la bellezza, che in un’alba o in un tramonto, negli occhi di un bambino, tra le rughe di un anziano sereno, nello sguardo incuriosito di un gattino o nel volo di un gabbiano, giochi a nascondino la felicità, quella soffice, quasi impalpabile, che profuma di animo.
3 – Un quaderno con le ricette della nonna, che accenda il desiderio di ritornare ad amare la terra, al recupero di squisite gemme della natura, ad una convivialità che stuzzichi i sensi e muoia nella pace di un sorriso. L’amico del domani troverebbe interessante condividere “pizza e birra” piuttosto che una scodellata di scolopendre e bombi.
4 – Un cofanetto di pensieri anonimi, che tratteggino i sentimenti comuni e sublimino la grandezza del custodire e nutrire un’emozione, che diano risalto al coraggio che occorre per cauterizzare una ferita, che siano testimonianza di come il cuore non cambia nel suo viaggiare.
5 – Le mie fiabe, per cedere ad un figlio mai nato, che amo immaginare come una scintilla d’amore che un giorno scoccherà non si sa dove, la mia inestinguibile voglia di sognare.
Nominati:
https://laurarosa3892.wordpress.com/
https://tuttolandia1.wordpress.com/
https://antolinirebecca1964.wordpress.com/
https://susabiblog.wordpress.com/
https://tramedipensieri.wordpress.com/
https://calogerobonura.wordpress.com/
https://silviacavalieri.com/

https://poetyca.wordpress.com/
https://inesweb.wordpress.com/
https://maurocasonscrittore.wordpress.com/
https://time2lifestyle.com/
https://vincenza63.wordpress.com/
https://filippofabiopergolizzi.wordpress.com/
https://giorgianabratu.it/
https://adrianamirandoartista.com/
https://macchiedichina.com/
https://ariamichwrites.wordpress.com/
https://maiunagioia4life.wordpress.com/
https://diversamentenormaleblog.com/
https://bookcoffeesite.wordpress.com/
https://patriziaphoto.wordpress.com/
https://langolinodellacultura.wordpress.com/
https://kinetografo.wordpress.com/
https://ninjalaspia.wordpress.com/
https://primononsprecare.wordpress.com/
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https://crazyaliceinwonderland.com
– Carla –

 

Giornata del Gatto

I Gradini della quotidianità diventano “sorprendenti avventure” se li scalo con te al mio fianco.
L’Amore si fa smisurato e indissolubile quando lo infiocchetti con l’anima e non con le parole.
Il Tempo di una vita breve artiglia il mio cuore di umana, donando al tuo la forza per viverci intensamente, carezza dopo carezza.
La Tenerezza delle tue fusa mi accoglie e mi consola, senza remore, levigando quanto genera dolore …
Ogni giorno ho da ringraziare il cielo per il tuo Amarmi, anche se sono un essere che spesso ti delude e non merita Amore!
Il mio “Grazie”, quello vero, sentito, che arde tra le pagine di tanti ricordi incredibili, va ad ogni “Amico con la Coda” con cui ho condiviso un pezzo di strada.

Ti Amo Ciry
– Carla –

365 “San Valentino”

L’Amore …
stringe in un abbraccio di protezione un genitore al figlio, in un nodo di tenerezza un figlio, divenuto adulto, ad un padre e una madre avanti negli anni.
È la trama di condivisioni significative che intrecciano i fratelli, un domino di emozioni in cui ogni componente affettivo rappresenta la felicità, che pur celandosi resta.
È un muro, sul quale lasciare un messaggio, in cui si è presenti sempre o solo di passaggio, un piatto unico, dagli ingredienti semplici e vitali (sorrisi, complicità, leggerezza, ascolto, disponibilità e tolleranza), da cuocere sul fuoco vivace della passione e da dividere in due.
È un battito di ali, l’ondeggiare di una codina … parole, chiarissime, che non scivolano dalle labbra ma dal cuore …

L’Amore reclama un San Valentino celebrato ogni giorno!

– Carla –

Cosa vorrei per il mio Paese

Il 4 marzo si avvicina ed io, come suppongo la maggioranza degli italiani, non posso fare a meno di domandarmi cosa vorrei per il mio Paese. I desideri, ordinati, chiari e fondamentalmente semplici, per la realtà in cui viviamo, per un passato non recentissimo ma nemmeno preistorico, si scontrano con la violenza di troppe delusioni, di promesse morte ancor prima della fine dello spoglio elettorale. “Cosa vuoi che cambi? E tu ci credi ancora?” In effetti, la “melma” è al mento e basterebbe un passo falso per sentirla sulle labbra ed i mezzi che la famiglia Italia ha in dotazione sono davvero “miserabili”. Si è rosicchiata tutto, senza pensare al domani, e le restano solo i contanti per una pala! “Ma dove vuole andare????”. Mi piacerebbe, per prima cosa, avendo genitori che attraversano la terza giovinezza (il termine terza età non è gradito), non dover più assistere a situazioni di fame, ad umiliazioni che ripagano anni di lavoro e amore per la propria terra, ad esodi di massa verso mete in cui le briciole hanno maggiore sostanza. Proverei gioia, la proverei davvero, se si smettesse di incollare la parola “lavoro” solo a “giovani”, per tutelare il diritto di ogni uomo, nonostante gli “anta”, a potersi garantire un piatto pieno a tavola e un tetto che non siano le stelle. Mi sentirei figlia amatissima dei miei luoghi, se potessi smettere di avere paura e mi potessi sentire libera di viverli in tutta la loro spontaneità e bellezza, non dovendo più guardarmi alle spalle. Sentirei casa accogliente e sicura, se le conseguenze di un ingresso non autorizzato o di pestaggi brutali, fossero certe, severe e non vedessero nell’aggredito la disumanità dell’aggressore. Mi vanterei del mio Paese se la vigilanza sul più debole (bimbo, anziano, donna, disabile …) fosse un’esigenza e non un dovere, se il mio vicino di casa, caduto in disgrazia, non dovesse supplicare l’attenzione perché in coda lo precede, puntualmente, un tizio giunto su un barcone, se la sua esistenza sociale non avesse un peso solo per condurlo a votare. Proverei orgoglio se la disonestà, lo spreco e l’incenerire le risorse collettive non restassero consuetudine, ma scatenassero profonda vergogna, quella che esige una soluzione, se l’impiego pubblico non restasse intoccabile e le figure-zavorra, per la loro inutilità produttiva, svanissero, una volta per tutte, senza architettare nuove ricollocazioni ignobili. Potrei gridare “Sono Italiana”, con il sorriso sulle labbra, se non annusassi l’oppressione di una fiscalità iniqua e non dovessi scansare le pedate di una burocrazia che confonde ed annienta.  Potrei abbracciare la speranza e non doverla scrutare come un ologramma, se chi chiede le redini del domani indossasse i miei panni e, per un attimo soltanto, si sforzasse di vedere attraverso i miei occhi, percorrendo il mio stesso pensiero. Nel ragionamento di un incorrotto “ignorante”, poco avvezzo a contorsioni mentali, a spregevoli tornaconti, non di rado, si nasconde il buonsenso e la strada da percorrere. L’Italia, andrebbe vista come una ditta edile, con un organico di 20 persone, in cui 4 sono i muratori, quelli che realmente realizzano il prodotto che ha un corrispettivo in denaro, 1 è il progettista, indispensabile per ideare il manufatto, 1 il contabile, necessario per calcolare il dare/avere ed evitare che qualcuno sia il Robin Hood di se stesso, e gli altri 14 coloro che si spartiscono le mansioni (rispondere al telefono, fare le fotocopie, recarsi alla posta, in un ufficio …) che andrebbero affidate ad una sola persona. Morale … i 4, alla fine della giornata, hanno la schiena rotta, progettista e contabile il cervello in pappa, i 14, tutto sommato, stanno benone, e ci credo, hanno accarezzato momenti di noia, sollevato due fogli, forse strisciato il tesserino e fatto la spesa (non avevano granché da fare), eppure, lo stipendio lo percepiscono tutti. Da che mondo è mondo il “furto” non investe e non genera ricchezza.
– Carla –

Ricordi …

Verità con le quali camminare, con le mani in tasca, accarezzando sorrisi e lacrime, reggendo sulle spalle le parole dette o taciute …
Sicurezze sulle quali stendere un accogliente giaciglio per accogliere il sonno …
Sassi, levigati dal tempo, sui quali posare le mura per edificare nuovi sogni …
– Carla –

Lorenzo

Non ho più bisogno di WhatsApp per dirti che ti voglio bene, per entrare, senza fare troppo rumore, nel tuo mondo e lasciare i petali di una vita, di cui sei stato parte e lo resterai, nonostante una valigia zeppa di affetto e un biglietto di sola andata. Non ho più bisogno di nulla di piccolo, insignificante e tristemente umano per raggiungerti! Nel sorriso ritrovato di chiunque a cui tenderò una mano, ci sarai, ti potrò incontrare, perché era ciò che amavi fare, quel che ti riusciva alla perfezione. La speranza, rincorsa nel buio, sospirando un raggio di luce per poterla intravedere, oggi, si è allontanata definitivamente e se non ho più bisogno di niente per poterti parlare, il bisogno di udire risposte crescerà, divenendo sempre più grande. Ovunque sei andato, spero tu abbia incontrato la serenità e felicità che hai donato a coloro con cui hai condiviso anche solo un tratto della tua strada terrena. Voglio credere che la tua bontà continui a vivere in una qualsiasi altra dimensione, diversa dalla nostra, che i tuoi abbracci e sorrisi possano ancora raggiungere chi ti ama, indossando volti e abiti mai uguali. Grazie, Lorenzo, per aver lasciato una raccolta impalpabile di generosità e dedizione, per aver vissuto come un angelo al quale non servivano ali per essere considerato tale. Ti lascio posto tra i miei pensieri, tra i ricordi più cari, in uno spazio che ti appartiene e che ti rende immortale.

Ti abbraccio, a modo tuo, con un sorriso e un T.V.B.
Ciao Lorenzo …

– Carla –

Bene/Male

Ho conosciuto molte persone, alcune incredibilmente simili tra loro, legate dagli stessi atteggiamenti, dal ticchettio di pensieri che, goccia dopo goccia, inevitabilmente, cadono sul selciato di uno spazio comune. Alcune le ho amate, per il loro essere umilmente straordinarie, per l’inconsapevolezza di saper imbrattare la realtà con i colori più belli e per una generosità pregna di cuore. Altre le ho compatite, a tratti detestate, tenute lontane per il timore di macchiarmi con le tinte fosche di ogni loro “opera”. Le prime le ho godute d’impeto, con gioia, e ne ho sempre avvertito la mancanza, quando si sono allontanate, per le altre, quello stesso momento, l’ho benedetto, pregando fosse eterno! Tra graffi e carezze, tutte hanno attraversato il mio mondo, scolpendo un messaggio da decodificare e, nel bene e nel male, da ritenere importante. Ho imparato, come fa un bambino a camminare, che cadere non è arrendersi ma, più semplicemente, rialzarsi e ripartire, che piange chi ama e si sente ferito, chi respira la vita accompagnato dal ritmo della meraviglia che gli pulsa in petto. Ho compreso che nascondere una lacrima non genera coraggio né acciuffa rispetto, che lasciarla brillare, alla luce del sole, e morire senza provare vergogna è onorare la sensibilità e profondità del nostro sentire. Nel tempo, più di ogni altra cosa, ho realizzato di aver accumulato i pezzi di un mosaico che compone una incoraggiante certezza: “E’ sufficiente la luminosità di un pugno di stelle per sconfiggere la notte più buia!”.
– Carla –