Giada e Mia

cuorexMia
                    – Carla –

“Intreccio”

Intreccio”, l’esatta definizione per tratteggiare l’essenza di un gruppo musicale che regala una “trama” di passione, talento ed originalità.
La loro strada parte da lontano, come si può scoprire nel sito, http://intreccio.org , da un angolo d’isola sarda nel quale il mare limita e nel contempo protegge.
La complicità tra i tre ragazzi, Marino, Roberto e Pino, oltre ai momenti di spensieratezza, accende il desiderio di utilizzare la musica e le parole, come un passpartout per aprire le porte che il Sulcis si è visto chiudere in faccia, troppe volte.
La loro, nostra, realtà non merita le ombre del “disinteresse”, ma la luce di riflettori che non celino un solo dettaglio di un’anima sarda che non teme di spendersi, fino ad estinguersi, in nome di una libertà autentica, di un futuro in cui la dignità sia bandiera, da sventolare alta, con orgoglio, e da consegnare ai nostri figli.
Vi lascio i link di quel che a me ha regalato emozione e riflessione.

Combattere
https://youtu.be/yLy4RoV1rmg

Vorrei
https://youtu.be/5m-d7zbHoDc

Se non lotti sei perso
https://youtu.be/6Lf5Mdfro1c

Marino Usai al basso,
Roberto Pala alla chitarra,
Pino Biggio alla Batteria.

NB: Un grazie a Roberto, apprezzato durante un Musical, dove non ha lesinato talento e gioia di vivere, e conosciuto per caso.
Non so se potrò mai competere con tanta energia e genialità, ma accetto la sfida di lasciare che un palpito della mia immaginazione possa prestare le parole ad una loro nuova creatura.
– Carla –

Cascia

Cascia è uno dei luoghi che proteggo nell’anima, nel quale “dedizione e fermezza” si miscelano, levando nell’aria il profumo di un sentimento che Dio mi ha dato modo di conoscere, visceralmente, l’Amore.
Rita, nella seconda parte della sua vita, l’ha avvertito solo per LUI, portandosi appresso il ricordo di una famiglia venuta a mancare, io non ho ricevuto la stessa grazia, eppur restando una donna di fede, nel cuore conservo solo il sapore di un sentimento terreno, tremendamente umano.
Alla vite, rianimata dalla tenacia della Santa, lo rammento come fosse accaduto ieri, lasciai un pensiero pregno di ringraziamento, perché simbolo della misericordia divina che, davanti alla sofferenza di un figlio, spalanca le braccia e accoglie, riaprendole solo dopo aver accolto la supplica.
Su ogni gradino che toccai, coi piedi di un vivere ferito, posai una preghiera per chi sarebbe passato, auspicando potesse stringere quel senso di pace che mi pervadeva totalmente, facendomi sentire felice come non lo ero mai stata.
Brandelli di memoria che, con incredulità, mi capita di sfogliare, cercando di risistemarli in ordine, un ordine che non potrà mai esserci, per tasselli mancanti (occultati) o rimediati (bugie), che non s’incastreranno mai.
Il piccolo paesino umbro, l’antica Cursula, distrutta in epoca romana, popolato da qualche migliaio di persone, è meta di un pellegrinaggio di fede, incessante e particolare, rivolto all’esile monaca agostiniana, che scelse la vita monastica dopo aver attraversato i sentieri di moglie e madre, facendo proprio un perdono che pochi cuori sono in grado di sentire.
Margherita Lotti nasce a Roccaporena nel 1381 e per volere paterno sposa Paolo Mancini, uomo rissoso, per il quale non sente un trasporto amoroso e che morirà (conscio di ogni suo errore e convertito), ucciso da un Guelfo, facente parte dei Ghibellini, fazione opposta.
Rita resta vedova con due bambini piccoli, forse gemelli, Giacomo e Paolo, che moriranno stroncati dalla peste.
La purezza del suo animo, albergato dall’amore in Cristo, la conduce a portare la pace tra le famiglie in lotta, interrompendo così lo spargimento di sangue.
La sua ragione di vita, da quel momento in poi, diviene l’accettazione in convento, il monastero eremitiano di Santa Maria Maddalena dove, dopo essere stata rifiutata 3 volte, nel 1407, in seguito al miracolo della vita secca, innaffiata quotidianamente, che offre un nuovo germoglio, viene accolta per il noviziato.
Nel 1442 il Signore l’avvicina a sé donandole la prova di una delle sue spine sulla fronte, che l’accompagnerà fino alla fine.
È il 22 maggio 1407, Rita, affronta il tratto finale della vita terrena, esprimendo un ultimo desiderio bizzarro: nell’orto di famiglia, a Roccaporena, vuole vengano colti due fichi e una rosa!
Il gelo dell’inverno e una copiosa nevicata non impediranno al Signore di accontentarla e di donarle fiore e frutti.
Al suo capezzale, com’era accaduto attorno alla culla con le bianche, nel volteggiare di api nere, Rita, cessa di vivere.
Nel 1900 la proclama Santa, Papa Leone XIII.
Non lo nascondo, nei momenti di sconforto, nei quali mi sembra impossibile risalire la china, vorrei sentire una fede tanto grande da cancellare ogni graffio d’amore dal mio cuore.
– Carla –

Stelle

Non avevo mai visto le stelle così da vicino e nemmeno ¼ di luna che sembrava sorridere alla notte. Luca si è regalato un super “cannone” con cui osservare il cielo e lo ha inaugurato stanotte … Io e la mia amica Insonnia siamo state qualche ora all’aperto, avvolte nell’aria ancora un po’ troppo freddina (per i miei gusti), a respirare le prime fioriture, ad ascoltare il silenzio che, nell’anima, sa scrivere parole di pace e a tuffare un po’ di risate in due tazze di cioccolata calda (tutta la mia stima a chi ha inventato il thermos). Le luci delle strade in lontananza, il respiro lento e imbevuto di stupore, un tetto esclusivo, i pensieri in pausa, i sogni rimasti che cercano di avere da una tasca e Dio, il padrone di casa di un angolo di mondo perfetto. Buonanotte. 

Carla –

Bilancia

Quando sul piatto della bilancia hai adagiato …
Lealtà,
Fiducia,
Sogni,
… ogni sfumatura di un  Amore Autentico
e la vedi pendere, comunque, dall’altra parte, dove è stato versato solo
Individualismo,
non ti resta che accettare d’aver sbagliato tutto e, recuperato ciò che hai dato, riprendere la tua strada.
– Carla –