Le formiche in barattolo

Se all’interno di un barattolo trasparente venissero rinchiuse 50 formiche rosse e 50 nere, non accadrebbe nulla ma, se il contenitore venisse agitato, energicamente, la quiete cesserebbe, cedendo il passo ad una condotta istintiva, di difesa.
Le formiche inizierebbero ad uccidersi  tra loro, rispettando il solo colore di appartenenza.
Le rosse si convincerebbero che gli scossoni sono opera delle nere e le nere viceversa.
Accecate, dalla necessità di trovare un responsabile e punirlo, non riuscirebbero a realizzare che il nemico non sta all’interno del vasetto, ma fuori:
le mani che lo stringevano e lo hanno shakerato, senza alcuna benevolenza o motivazione valida, se non sperimentarne la reazione.
Gettare lo sguardo e i pensieri lontano dal proprio naso, consente di avere una visione panoramica e lucida, di non indossare la corazza della formica.
Serena notte …
– Carla –

PS: La piccola storellina mi è piaciuta e, non proprio alla lettera, ho voluto condividerla.

Sulla scia …

Sulla scia del “sogno condiviso” mi sento di scrivere di qualcosa in cui credo, ho sempre creduto, ovvero, l’esistenza di una vita oltre questa, la mutazione di “stato” e la nuova esistenza.
Mi sono ispirata ad un’intervista fatta, da Red Ronnie, a Sonia Benassi, una donna molto speciale, con un dono prezioso, caricata su YouTube.
SONIA BENASSI parte 2: Contatti con le anime nelle altre dimensioni – l’intervista
Le sue parole, più di una volta, si agganciano a quelle che raccontò mia zia, riferendosi al momento in cui, in ospedale e per una manciata di minuti, veniva dichiarata clinicamente morta.
Giunta in un luogo spettacolare, vedeva tutti i suoi cari non più in vita, tornando poi, con suo immenso dispiacere, a riprendere possesso del proprio corpo.
Mi è chiaro che il lasciapassare per l’aldilà è il perdono, accogliere la pace che da esso scaturisce.
Riuscire ad attuarlo, finché si sta ancora da questa parte, renderebbe leggero il trasloco, diversamente, arrivare alla serenità si trasformerebbe in una conquista più lenta ma, comunque, certa.
Non esiste l’inferno dantesco, i forconi o il demone che infligge torture fisiche, il male elargito si esaurisce senza giudizio da parte di alcuno, ma avvertendo la stessa sofferenza procurata.
Il comprenderne l’entità, il sentirsi l’altro, aprirà la strada verso un livello più alto, indice di un miglioramento spirituale reale.
Tale intervallo di tempo, quello tra la morte e la rinascita, chiamato “bardo”, è una condizione che non risparmierà nessuno, la cui durata, ovviamente, sarà personale.
In esso, oltre ad indossare i panni delle persone che si sono ferite, esiste l’afflizione per la non accettazione della propria dipartita, magari per situazioni lasciate in sospeso, e per non sapersi staccare dagli affetti terreni.
Il bardo si sperimenta in Tibet, per preparare, in punto di morte, la coscienza alla separazione dal corpo, in un passaggio da passato a futuro.
Nel mio caso, quel lasso di tempo, sospetto sarà lunghissimo, per la semplicissima ragione che farò fatica a staccarmi dalle persone che amo con tutta l’anima, per il resto, ho imparato, fin da giovanissima, a non lasciare nulla in balia del domani, a non rimandare.
Le persone che fanno parte della mia vita, anche quelle che lo sono state di passaggio, hanno sentito, dalla mia voce, l’amore o la ripugnanza, perché non mando a dire, ho sempre avuto il coraggio di non nascondermi, di non essere una vigliacca.
Per il peso della valigia, se la chiamata avvenisse ora, direi che ho un bagaglio a mano.
Il perdono, totalitario, me lo ha infilato nel cuore mamma, con dolcissima forza, nell’ultimo periodo della sua lunga vita.
Il bardo, lei, lo ha attraversato correndo …
Aveva fatto pace con il mondo, da tempo, e lo manifestava senza filtri, spendendo parole carine anche per gli “escrementi d’uomo”.
Aveva la consapevolezza che la sabbia nella clessidra stesse per finire ma, a mia sorella, faceva lunghi discorsi sul lasciarla andare, senza concedere al lutto di divorarci.
Le sue ultime lacrime, in ospedale, sono state per noi -“Cosa posso fare per non farvi piangere?”-
Ha impiegato il cammino amando, evitando scontri, alzando lo scudo dell’ignorare le persone misere.
L’indifferenza è un sentimento neutro, non offende e non fa stare male …
Mamma ha sempre avuto ragione!
Serena serata …
– Carla –

Scusate l’assenza dai vostri blog … rimedierò!

Il sogno “condiviso” …

Non so se mi sentirò di pubblicare ciò che sto scrivendo, in piena notte, perché è qualcosa di talmente assurdo che più ci penso e cerco un senso, più m’incarto e mi perdo tra i sentieri dell’inspiegabile.
Dormire era già un lusso, quando mamma stava male, quando avevo la convinzione che ogni giorno con lei fosse un giorno strappato alla “fine”, ma da quando non c’è più sono scivolata nell’insonnia mista al tormento.
Qualche giorno fa, stremata, decido di recuperare il sonno andando a letto di pomeriggio e, stranamente, con Amelie che si stende accanto a me, crollo di botto.
Sono le 15.30 e quando riapro gli occhi le 19.00.
Per la seconda volta, dal 2 di aprile, sogno mamma, o meglio, sento la sua voce da stanze vicine a quella dove mi trovo ma, fisicamente, non la vedo mai.
Mi ritrovo in una sorta di cascina che, a guardarla, sembra costruita nei primi del 900, è tenuta benissimo, ha due rampe di scale, una destra e una a sinistra, parallele alla facciata, che portano ad un balcone, ad una grossa porta di legno massiccio, e tante finestre ai lati, mentre, al piano terra, finestre immense con sotto le aiuole fiorite e un portone ad arco che è mezzo spalancato (non riesco a guardare oltre).
L’aia è un’esplosione di colori, è polveroso il selciato e sento il profumo della campagna.
È la casa dei sogni (reali) di mamma e so che ci abitiamo in 5, i miei genitori e noi figli, incontro tutti, tranne lei che resta una voce pacata, serena e rassicurante.
“Siete in pericolo …” le sento dire “Veloci, veloci, salite in mansarda e restate lì!”.
Nessuno di noi risponde, ma fa esattamente ciò che lei chiede, mentre, tra i miei pensieri corre una domanda – Perché ci vuole nascondere e lei non ci segue? –
Come se avesse sentito, risponde “Non possono più farmi nulla, sono al sicuro e posso proteggervi …”.
Mi sveglio, stranita, e qualche ora più tardi racconto il sogno a mia sorella.
La stranezza dove sta?
Aspettate!!!
Il giorno dopo vado da mio padre e ci trovo pure lei, mi chiama in disparte e mi mostra un video, registrato con il suo cellulare, dove nostra madre, un anno prima, racconta il mio stesso sogno.
Non l’ho mai visto prima, mia sorella non li condivideva, e mi sento paralizzata nel sentirla descrivere i miei stessi dettagli, nell’ascoltare la disperazione che la pervade nel tentare di mettere il salvo marito e figli.
Ci vuole mandare in cantina, dietro il portone socchiuso, ma si sveglia prima di riuscirci.
Siamo state nella stessa abitazione, ha visto tutti, io no, lei non c’era, se non con lo spirito (la voce), non era più agitata, ma calma e sicura ed ha sottolineato che nessun pericolo l’avrebbe più incrociata, quasi a dire che dove sta ora si vive una vita perfetta e che in mano ha il potere, straordinario, di badare a noi, nonostante l’assenza fisica.
È come se, attraverso me, avesse potuto scrivere il finale di un libro, quello della sua vita, firmandolo con l’inchiostro del suo amore immenso.
Oggi, a distanza di giorni, mi chiedo se dormivo davvero o sono stata da un’altra parte con lei …
Serena notte …
– Carla –

In salita

28-04-22
… il mio primo compleanno senza di te!
Ho chiesto, a tutti, di non farmi gli auguri, perché non avevo nulla da festeggiare, perché la notte è passata contando i minuti, fino al momento, 08.50, in cui io e te abbiamo corso per la vita.
Il tempo consola? Cauterizza? Anestetizza?
Per ora non so rispondere, sento solo lo schiocco delle fruste sul cuore e un dolore lancinante …
Una persona, senza volerlo, mi ha fatto un regalo, mi ha detto che ho i tuoi occhi, che nel guardarli si tocca l’anima.
Ti cercherò nel riflesso di uno specchio, nello sguardo degli altri che in me cercheranno qualcosa di te …
Ti Amo Mamma
– Carla –