Come ti sentiresti se … ?

Non ho il potere di cambiare il mondo, di modificare, oggettivamente, in meglio ciò che si sposta lungo la vita, seguendo una traiettoria assurda, in compenso, ho un animo che chiacchiera tanto e sogna. Più che “sognare”, forse, dovrei dire “sperare”, perché la mia è una speranza, fievole, ma pur sempre una “speranza”, quella di vedere gesti d’affetto andar giù come le tessere, incolonnate, del domino. Non solo sotto le feste ma tutto l’anno, fare un regalo, a chi non ne riceverà o ne ha collezionati davvero pochi, dovrebbe entrare a far parte delle abitudini e non essere vissuto come un gesto da compiere per schivare giudizi. Il regalo, quello vero, non sempre ha un costo in denaro, neanche minimo, è il bene che si fa zucchero a velo sulla fetta di torta da portare al vicino, la dolcezza di 4 caramelle che strette nel pugnetto di un bambino rappresentano una fortuna, il profumo di una carezza a chi è rimasto solo, il calore di un abbraccio che sussurra “ci sono” e l’energia delle parole che confortano. Come ti sentiresti se … anche non ti manca nulla, qualcuno ti donasse tutto questo? Fai cadere la prima “tesserina”, non è difficile e lo spettacolo è garantito!
– Carla –

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Pane, Amore e Ipocrisia

Natale è alle porte e, incredibilmente, anche gli “strunz” entrano nella “Boutique della Sensibilità”, per cercare di assicurarsi i panni dei buoni! Non importa se la taglia non è la loro, ci si strizzano o ci navigano dentro, l’importante è trovare e portare a casa qualcosa che celi il contenuto e smorzi l’olezzo. Sotto, si resta sempre passeggeri dell’intestino, c’è poco da mascherare!!! Chi è buono, per davvero, sfoggia abiti sdruciti perché li indossa tutto l’anno …
– Carla –

Capita solo a me?

Oggi pomeriggio, pensando al mese di dicembre, ai giorni che profumano di Natale, a quelli di un tempo lontano che non mi è possibile replicare con una “rimpatriata”, ho compreso che mi accade qualcosa di anomalo. In realtà, l’insolito fenomeno, analizzando il percorso dei pensieri, è comparso da tanto, semplicemente, non gli avevo dato la giusta attenzione e peso. Nello specifico, nell’assaggiare un pezzetto di dolce artigianale, la mente è volata nella direzione della mia infanzia, accarezzando l’adolescenza e finendo con il saltellare, qua e là, fino ad oggi. Come se fossi salita su una navicella “spazio-tempo”, ho rivissuto tanti momenti, ricordando una quantità di dettagli da non crederci, risentendo i profumi, la sensazione tattile di determinati oggetti e il tono inconfondibile di alcune voci. La strada percorsa si è annullata e il “bello”, la gioia, la lacrima di commozione, sono divenuti presente! Dove sta la stranezza? C’è … c’è! Talune presenze, al contrario, nonostante abbiano camminato al mio fianco, e non per periodi brevi, sono state “sbiadite” e metterle a fuoco ha assunto proporzioni titaniche. Com’è possibile non riuscire a ricordare gli occhi o il sorriso che hai guardato per quasi la metà della tua vita? A parte incolpare un’eventuale senilità precoce e le conseguenze che può avere sulla memoria, nessun ragionamento mi suggerisce una risposta da considerarsi sensata. Il solo dato di fatto è che le figure care, quelle con le quali si è tessuto qualcosa di autentico, sono quelle sopravissute a tutte le tempeste emotive! Azzardo un’ipotesi? Il cervello è, per caso, in grado di resettare in maniera impercettibile, fino a cancellarlo del tutto, ciò che occupa spazio e non produce alcuna sensazione di benessere? Siamo capaci, senza averne coscienza, di “ripulirci” dalle scorie che appesantirebbero il cuore? In effetti, ciò che fatico a rammentare e che riportava l’etichetta “importante”, oggi, ha la dicitura “inutile”!
– Carla –

Legami

L’espressione “Sei sangue del mio sangue” sembra dire tutto, esprimere, a pieno, l’indivisibilità, l’appartenenza alla medesima “essenza” …
Stasera, più che mai, la sento riduttiva, povera … ridicola!
“Sei sangue della mia anima”, questa è quella giusta, in grado di dare risalto ai miei sentimenti.
Radici comuni, fiori dello stesso ramo … che idiozia!!!!
Sei entrato nella vita dei miei genitori, quando non ero ancora nemmeno tra i loro pensieri, facendogli assaporare una genitorialità precoce … amando … serbando, tra le pieghe del cuore, una fetta di te da regalare a chiunque.
Esiste parentela più vera … più importante? Il sangue dell’anima, spesso, è più forte e sfida spazio e tempo, sapendo di sopravvivere. Oggi che il tuo passo inciampa, sono io a mettere il cuore nelle mani di Dio, a chiedere che ciò che hai dato e dai sia boomerang e che tra le tue mani metta la carta più alta … per vincere la partita della vita.
– Carla –

 

L’infermità mentale di alcune …

… donne, mi sconcerta!
La scena si svolge sul marciapiede di una strada trafficata, nei pressi di un negozio gremito (Black Friday), entrambi sono vestiti in modo impeccabile e, decisamente, curati.
Lei: – Ci guardano tutti, non fare una scenata, ti prego! –
Lui: – ZITTA!!!!! Sei solo una mxrdx!!! –
Lei: – Sono solo 10 euro, non ti arrabbiare … –
Lui: – Ti ho detto di stare zitta, sei solo una mxrdx senza cervello!!! –
Lei: – Possiamo parlarne a casa? –
Lui: – Parlo dove e quando mi pare, non ho bisogno del tuo permesso, CRETINA!!! –
In un rimbalzo di parole, sempre più offensive e aggressive da parte di lui, condite con imbarazzo e sottomissione da parte di lei, osservo impietrita, distogliendo lo sguardo da una vetrina che anticipa il Natale, ad una distanza di non più di 20 metri. Il “signore” (solo negli abiti) non contento delle percosse verbali, d’improvviso abbassa il tono della voce, farfuglia qualcosa e, afferrandola per un braccio, la strattona, strappandole dalle mani un pacchetto. Farsi i cavolacci propri, in alcuni casi, porta a vivere sereni, ma le brave persone non sempre lo ricordano, come è capitato alla signora che, per aver domandato alla tizia “ Ha bisogno di aiuto?”, si è beccata la risposta acida di lui, impastata con un “fatti i caxxi tuoi!”. Per me già questo è abbastanza, ma la realtà non teme di scavalcare l’umana tolleranza e di proporre una moglie, che nel sentirla chiamare “bifolco” la sua metà, le si rivolge inviperita per difenderlo.
Ehhhh va beh, “demente”, ma allora dillo che la tua massima aspirazione, oltre ad assassinare in compagnia di uno strunz la buona educazione, è fare lo zerbino!
– Carla –

Non è vero … ma ci credo?

Stanotte, giusto per ricordarvi che sono isolana e non farvi sentire la nostalgia dei miei “raccontini” insoliti, vi trascino nel mondo delle antiche “Mixinas” (medicine) sarde. Alcune, più che cure per alleviare o sconfiggere mali, sono talmente preoccupanti da farmi pensare ai riti degli “Stregoni” di popolazioni sperdute in luoghi lontani. Non sto parlando dei rimedi della nonna che costano un niente, si realizzano con ciò che si racimola casa e, non di rado, sono una mano santa, ma di “mezzi & azioni” discutibili.
L’ernia vi tormentare? Detto, fatto!!! (mi sento la Balivo)
La vostra presenza non è necessaria, al guaritore/trice basterà sapere come vi chiamate e dove è localizzata l’ernia. Attesa la luna calante, si recherà davanti ad un albero di fico, si farà il segno della croce e spezzerà un rametto che, subito dopo, riunirà con una benda bianca, alla parte rimasta attaccata al  tronco. Effettuato il bendaggio, reciterà per 3 volte una formula:
“Commenti si sardat cust’arrampu de figuera, aicci sanit tutu su mali de (nome) chi portat in  …” (Come si salda questo rametto di fico, così guarisca tutto il male di (nome) che ha nel …) seguita dal “Credo” cattolico.
Vogliamo raccontarlo ad un ortopedico e aspettare che chiami il C.I.M????
Le tonsille si sono trasformate in due palle da tennis?
“Is gutturonis” (tonsillite) hanno le ore contate … Basta poco che ce vo? (eccomi in versione Giobbe Covatta). Fatto il segno della croce, il/la “celebrante” prenderà i polsi della persona sofferente e massaggiando con vigore, con il pollice bagnato di saliva, reciterà 3 volte :
“Setti funti is gutturonis, de setti torrint a sesi, de sesi torrint a cincu, de cincu torrint a quattru, de quattru torrint a tresi, de tresi torrint a dusu, de dusu torrint a unu, de unu torrint a nudda, ancu mai lux’e soli ti torrit a biri”. (Sette sono le ghiandole, da sette tornino a sei, da sei tornino a cinque, da cinque tornino a quattro, da quattro tornino a tre, da tre tornino a due, da due tornino a uno, da uno tornino a niente, che mai luce di sole ti ritorni a vedere). Lo ripeterà per tre giorni consecutivi, concludendo col “Credo”.
Sapevo dei miracoli della bava di lumaca, ma di quella umana non ne ero a conoscenza!!!
Il nervo sciatico si è infiammato? Basteranno tre pezzi di corteccia di ramo di fico, precedentemente lasciati a bagno in acqua, da posare sopra la coscia (vicino all’inguine), sopra il ginocchio e sopra il piede del malato, la formula, recitata alle sue spalle:
“In nomine Deus, su mali de sa sciatica de (nome) attacchini a sa figu e arruara a terra” (Nel nome di Dio, il male della sciatica (nome) si attacchi al fico e precipiti a terra), aiutarlo a mettersi in piedi, affinché i pezzetti cadano,  e ripetere tre volte, a luna calante, riutilizzando gli stessi pezzi di corteccia.
E per finire ciò che ho visto fare più volte da qualche anziana e che mi sciocca non poco, l’esorcismo per far passare i porri! L’albero di fico è presente in una delle due varianti, tanto per stupirvi, ed è il suo latte, da passare sul porro, a compiere la magia. Detto il “Credo”, per tre volte, si recita:
“(nome) su Signori ti ndi pighiri custu porru. Commenti si siccat custa figu, aicci si sicchit su porru tuu” ((nome) il Signore ti porti via questo porro. Come si secca questo fico, così si secchi il porro tuo), lasciando che il fico si secchi al sole, prima di gettarlo a bruciare nel fuoco. Il rito alternativo ha per protagonisti dei frammenti di carne, tanti quanti sono i porri, ciascuno avvolto in pezzo di carta e seppelliti in una zona in cui, chi li ha, non passerà. Detta la formula:
“Commenti purdiat custa pezza aicci purdint is purru de (nome)” (Come marcisce questa carne così marciscano i porri di (nome)) si recita il “Credo”.
Amo la mia terra, i suoi profumi, la sua storia e la solarità della sua gente, ma queste cose, tribali, credetemi, mi fanno orrore!!!
– Carla –