Su Santu Sulcitanu

Santu Antiogu, Sant’Antioco, il Santo sulcitano, il martire “moro” nato in Mauritania Cesarea, tra il 96 e il 97 D.C. e giunto sulla mia isola dopo il 117.
La persecuzione attuata da Adriano lo costrinse alla fuga e all’abbandono degli studi di medicina, quasi ultimati, per sottrarsi a torture fisiche indicibili e non essere costretto a sconfessare il proprio credo.
Accusato di aver accostato il proprio nome, in veste di uomo di scienza e medico, ad una setta nemica dell’Impero e di aver negato il culto degli Dei, in favore di un amore totalitario per l’Uomo della croce, fu appeso all’aculeo, ustionato ai fianchi con le fiamme delle fiaccole, immerso in un calderone di pece bollente, destinato come pasto per le fiere, trovò la forza per resistere sostenuto dalla Fede.
Scortato da Ciriaco, fu abbandonato sulla costa, dove trovò la serenità per predicare il Vangelo, poté applicare le sue conoscenze per curare gli ammalati e vide fiorire la benevolenza di un intero popolo.
Le catacombe (tombe ipogeiche puniche), ancora oggi visitabili, poste sotto la Basilica della città, divennero luogo di preghiera e sua ultima dimora.
È proprio all’interno di essere, nel 127, mentre attendeva le guardie romane per essere condotto a Karales, che il suo cammino terreno s’arresta.
Nel 1615 vennero rinvenute le sue reliquie, presenti in loco, amato allora, ancora oggi, è venerato e considerato portato di Amore & Pace.
Perdonate la qualità “vergognosa”, ma di meglio non sono riuscita a fare col cellulare!
Statua S.AntiocoReliquie S.Antioco

https://www.studio87.it/santantioco/it/santantiogu-santu-sulcitanu.html

… per chi desiderasse conoscere meglio la sua storia.
– Carla –

 

 

 

Il bene …

gattino

… è stata scelta con cura, seguendo la scia di un bene che spero di meritare!
Stesso mantello, calico diluito, stesso musino schiacciato e grandi occhi tra l’azzurro intenso e il grigio …
Doveva essere una carezza per il mio cuore ferito.
Non sono riuscita ad accoglierla, Mia non me lo concede ancora …
La polpettina pelosa ha, in ogni caso, una casa e qualcuno di molto speciale che saprà amarla come merita!
– Carla –

Rodari

Ho inciampato nella sua “genialità” da bambina e non ho mai smesso di amarlo …
A giocare col bastone, da Favole al telefono1962

https://youtu.be/qlMhJVrqPpM

 Tutti gli animali
Mi piacerebbe un giorno
poter parlare
con tutti gli animali.
Che ve ne pare?
Chissà che discorsi geniali
sanno fare i cavalli,
che storie divertenti
conoscono i pappagalli,
i coccodrilli, i serpenti.
Una semplice gallina
che fa l’uovo ogni mattina
chissà cosa ci vuol dire
con il suo coccodè.
E l’elefante, così grande e grosso,
la deve saper lunga
più della sua proboscide:
ma chi lo capisce
quando barrisce?
Nemmeno il gatto
può dirci niente.
Domandagli come sta
non ti risponde affatto.
O – al massimo – fa “miao”,
che forse vuol dire “ciao”.

Ricordo ancora, passo passo, un breve romanzo, del 1978, C’era due volte il barone Lamberto … devo recuperarlo dalla soffitta di mamma!
Gianni Rodari
23 ottobre 1920 – Omegna –
14 aprile 1980 – Roma –
Vincitore del premio Hans Christian Andersen nel 1970

 … a lui devo la felicità che mi assale quando scrivo una favola!!!
– Carla –

GRAZIE

Pronunciare la parola “Grazie”, per tante persone, è un po’ come farsi uscire di bocca un “mi dispiace”, un chinare la testa e scendere da un piedistallo che, in verità, è reale solo nella loro mente contorta.
Per me, il “Grazie”, è aprire la porta del cuore e ospitare chiunque mi ha aiutata ad affrontare un cammino, a piedi nudi, lastricato di lame.
Non sto bene, la dipartita di Mia, in un modo davvero terribile, è qualcosa che devo metabolizzare e che faccio fatica a realizzare.
Un po’ alla volta sto mettendo via le sue cose e nel maneggiarle non posso non pensare al suo essere un fagotto di amore, ai suoi grandi occhi color miele e a quel musetto, fintamente imbronciato, che non vedrò più.
Le scorte di cibo per diabetici, le siringhe per insulina (ne aveva da parte 10 scatoline da 30) e i farmaci, sono andati, immediatamente, ad una colonia felina che ospita tre gattine con la medesima patologia con cui lei ha convissuto due anni, mentre, una parte dei suoi oggetti ad una cagnetta di piccola taglia che dormirà comoda e viaggerà protetta.
Il resto, sta ancora qui, mi occorre per sentirla vicina, per pensare che dorme, con me, nel suo ovetto, in camera da letto, o che salterà nel cestino qui in cucina … non ho ancora la forza di spodestarla.
L’ultima immagine che ho di lei è dentro la gabbietta della clinica, avvolta nella sua copertina preferita, che dorme dopo essersi calmata con i miei grattini, le carezze e il suono della voce.
Non ricordo quante volte l’ho baciata, prima di lasciarla, sapendo che il miracolo era lontano e che il giorno seguente avrei dovuto concederle una morte dolce, quella che vorresti per chi ami.
Ha deciso di partire da sola, nel primo pomeriggio del giorno seguente, quasi a volermi risparmiare una decisione pesante e impedire che vedessi l’ultimo tratto della sua vita.
Poche ore prima aveva riacquistato l’uso degli arti e voglio credere che sia stata una dolce concessione del Signore, per farle attraversare di corsa il “Ponte Arcobaleno”,  con la fierezza che le apparteneva.
Mi restano i ricordi, bellissimi, l’essere stata destinataria di un amore che sapeva raccontare ogni giorno, con i quali trasformare la sofferenza in un sorriso.
Il mio “Grazie” va in primis a lei, per avermi scelta come mamma umana (e credetemi l’ha fatto ogni giorno), per essersi affidata a me con fiducia, vedendo in ogni mio gesto un’autentica adorazione.
Un altro va a chi non ha voluto tenerla nella sua vita e non avendo consapevolezza del suo valore “umano” si è liberamente impoverito, rendendomi ricca.
Un altro ancora ad ogni anima buona che la conosceva ed ha bussato alla mia porta per farle visita o mi ha contattata per domandare dei suoi progressi o sostenermi quando non sembravano esserci e non ci sono stati.
Un “Grazie” di cuore anche a tutti voi, amici di WordPress, per quel calore che mi è servito ad avvertire la parte sana dell’umanità, quella che apre le braccia e offre conforto anche a chi conosce appena, con una generosità non indifferente.
Per ultimo, e non in ordine di importanza, il nostro “Grazie (perché sono certa che Mia l’ha ripetuto senza sosta) va allo Staff di medici che hanno avuto cura di lei, con la delicatezza e dedizione che si presta ad un neonato, fragile e impossibilitato ad esprimersi.
Hanno lottato con lei, per rincorrere una grazia e permesso a me di trattenermi fino alle 22.00, consci che il tempo per noi si stava assottigliando.
A Mia, in quell’ultima sera, non me ne vergogno assolutamente, ho parlato come si fa a chi porti nel cuore ed ami più della tua stessa vita, ringraziandola per essere arrivata sul mio cammino per caso, per essere stata in grado di donarmi la più pura delle felicità.
Mia, ora, è un angelo con la coda!
– Carla –

PS: Chiedo scusa per tutti gli strafalcioni che troverete, ho scritto di getto e non mi sento di rileggermi.