Pena/Pietà

Per distinguerle, in maniera chiara e netta, devi averle avvertite entrambe, perché, per quanto sia facile accostarle e, a tratti, confonderle, nascono da emozioni/sentimenti opposti.
La Pena si avverte perché accompagnati da una buona dose di sensibilità personale, dalla capacità di commuoversi e da una empatia innata.
La Pietà è un sentimento malevolo, rabbioso, di disprezzo.
Se volessi tradurre, concretamente, il mio ragionamento … direi:
“Sento pena per chi lotta, strenuamente, per migliorare la sua condizione e sembra avere il destino che gli rema contro”. (Sento mia la difficoltà di un animo che s’impegna e non viene ripagato)
“Provo pietà per chi, alla tavola della vita, mangia come un ingordo, non risparmiando le porzioni di chi gli siede accanto”. (In questo frangente, in me, nasce solo schifo per un’anima “nera”, che meriterebbe di esplodere, vittima della sua stessa bramosia)

Oggi, GRONDO PIETA’!!!
– Carla –

Ogni giorno

Ogni giorno della nostra vita è una occasione …
… per dire “mi dispiace”, quando si ha anche solo il sospetto di aver cagionato una pena.
… per smontare una bugia e domandare comprensione, portando in dono il pentimento.
… per non permettere che un “ti voglio bene” vada perso!
… per ricacciare nel buio l’orgoglio e non lasciare andare via chi ci ha insegnato ad amare.
… per comprendere cha la felicità è piccola e non ci aspetta oltre l’orizzonte, ma ci avvolge tra le mura di casa.
… per rincorrere l’umiltà dei grandi che nella rinuncia hanno urtato l’immenso.
… per affrontare le ombre che popolano qualsiasi coscienza e sconfiggerle.
… per disfarsi del peso di una maschera, mostrando la nudità dell’anima.
… per affrontare un tribunale morale che spalanca le porte sull’io.
… per non chiedere l’impossibile e rendere grazie per quel “possibile” che fiorisce ogni giorno.
                – Carla –

 

Cielo Stellato

Il cielo, nel mio animo, è la tela sulla quale riesco a scrivere, soffiando sulle nuvole e indossando gli occhiali da sole, la trapunta stellata che, sottratta alla luna, tengo sulle spalle nelle sere più fredde.
Stasera, nel rientrare a casa, ferma, sul ciglio di una strada che sembrava varcare l’infinito, mi è bastato abbassare il finestrino per incontrarlo, per sentirlo scivolare tra i capelli e posarsi sugli occhi.
Un tempo, che oggi avverto come una pagina strappata da un’altra vita, lo guardavo dal tettino trasparente di un romantico rifugio su ruote, respirando l’aria di un abitacolo saturo di stelle e certezze.
Nessun cielo sarebbe stato più generoso, ne ero certa!!!
Non sapevo che quello stesso cielo, un giorno, avrebbe regalato alle luci che uccidono il buio, l’inchiostro per scrivere sulle pareti di una scogliera, che rincorre il mare, le parole che nessuna erosione saprà levigare.
Il cielo, stasera, raccoglie lacrime che, nel morire, diventano stelle.
– Carla –

La felicità

Donala … non pretenderla,
esaltala … non deprezzarla
… e nel riconoscerla, proteggila.
Non è scontata,
non è dovuta
e,
ignorata,
si consuma,
perdendosi tra i vicoli della vita.
– Carla –

Uno, due, tre STALLA!

Da bambini si giocava a “Uno, due, tre STELLA!”, da adulti, non di rado s’incappa in un gioco meno divertente, “Uno due, tre, STALLA!”, scivolando nella popò mollata da compagni di vita discutibili.
Gli uomini, quando sono superlativi lo sono all’ennesima potenza, fabbri capaci di piegare il mondo, di forgiare il destino, al meglio,  per donarlo alle loro donne.
La tragedia è che sono pochi e quei pochi sono andati o vanno a ruba …
Non ho grandi esperienze affettive “dirette” (e non voglio rivelare quale categoria ha “rallegrato”, si fa per dire, la mia esistenza), tuttavia, il confronto verbale con altre “graziate” da intensa magnificenza maschile, mi concede di stilare una lista che comprende 5 tipologie di uomini (alcuni per identità di genere e basta).
1° “Ho timore di mamma …”
È colui che si presenta come un tipo tutto d’un pezzo, sicuro di sé, pronto ad attraversare un Vietnam facendovi da scudo e che al primo “richiamo” materno, china la testa, obbedisce ad oltranza e vi fa fuori per non contrariarla.
2° “Ho sempre ragione!”
Un soggetto che nega, spudoratamente, davanti all’evidenza, che preferirebbe farsi evirare piuttosto che ammettere di essere un idiota senza speranza.
3° “Ma quanto sono figo?”
Il tizio con la messa a fuoco danneggiata, capace di notare 4 capelli bianchi sulla vostra testa e di non badare che sulla sua ne sono rimasti lo stesso numero, pronti a suicidarsi.
L’essere che nota la vostra ruga e ignora un kulo a prugna secca, dentro le proprie mutande.
4° “Il tempo mi scansa …”
Un vero ottimista, in grado di autoconvincersi che il suo appassire, in maniera plateale, lo migliora, conferendo non “vecchiume” ma fascino, quello che desidera ogni giovane donna.
Se la canta e se la suona, ma la realtà è che la preda “fresca” vuol addentare pane di giornata e non una pagnotta scongelata.
5° “Non ti ferirò mai!”
Il più meschino tra tutti, il bugiardo seriale al quale non puoi che augurare di incontrare un mostro, con il suo stesso cuore!!!!
– Carla –

Sa sedd’e su Diaulu

Qualche giorno fa, in compagnia di mia sorella, ho fatto una passeggiata davanti al Poetto (Cagliari).
A piedi nudi, ignorando la stagione sbagliata, per una manciata di minuti, ho accarezzato la sabbia, spingendomi fino alla battigia.
Amo quell’angolo di mondo, dove i desideri assomigliano alle stelle cadenti, dove il promontorio di rocce sedimentarie, di età  miocenica, che affiora dal tratto di mare chiamato Golfo degli Angeli e che separa la spiaggia del Poetto da quella di Calamosca, trascina in un’avventurosa leggenda biblica.
Si narra che i demoni, guidati da Lucifero, stregati dalla bellezza del luogo, decisero di tentare d’impadronirsene, per includerlo tra i loro possedimenti.
Dio, contrariato, per impedirlo, inviò un nutrito esercito di angeli, condotti dall’Arcangelo Michele.
Sul cielo del golfo, angeli e demoni, ingaggiarono una battaglia senza esclusioni di colpi, conclusasi con Lucifero che, disarcionato da cavallo, perse la sella.
Caduta in mare, si tramutò in una roccia che ne riproduce la forma.
Le piume angeliche bloccano, sempre, la coda del diavolo!!!
– Carla –

Negli occhi

Quando si sceglie di restare soli, consci di rischiare di perdere delle opportunità di concedersi la felicità, si abbraccia il non voler più mettere se stessi alla mercé di un’eventuale delusione, di raccogliere i petali di cuore, strappati dalla brutalità di una tempesta.
Non è vigliaccheria ma spirito di conservazione, quell’amore, tradito o venuto a mancare, che decidi di donarti da solo, perché hai la certezza che nessuno lo saprà proteggere e rispettare.
Si vive nella convinzione che nessuna emozione è meglio di una “brutta” emozione.
Il domandarsi quale “effetto” si può scatenare nell’altro sesso, vien da sé, si annienta, lasciando spazio ai sentimenti di simpatia ed empatia spicciola.
Una premessa lunga, la mia, ma doverosa per porre l’accento su uno stato d’animo che, quasi, rasenta il ridicolo.
Seduta sul lettino di un bimbo di soli tre anni, nella penombra, attendo si addormenti (oggi gli gira così, ha paura e sente che potrà raggiungere gli angeli del sonno solo tenendo la manina sulla mia gamba, con la stanza illuminata dalla luce del cellulare) e scrivo, quasi per esorcizzare il fastidio di tornare in mezzo agli altri, per concludere la cena in salotto, chiacchierando amabilmente.
Siamo in pochi, chi ci ospita, tre loro parenti, io e due colleghi dei padroni di casa, l’atmosfera è familiare …
Cosa mi disorienta?
Due occhi che per tutta la cena mi hanno guardata con ammirazione … in silenzio!
Avete presente quel qualcosa che scava per andare oltre la superficialità dell’apparenza?
Mi sono sentita “gradevole” e non per come sono, ma per quello che quegli occhi credono possa essere.
Non ci sono più abituata e, se fosse possibile, non uscirei più da questa cameretta.
Buonanotte.
– Carla –

Agli sgoccioli

Agli sgoccioli di una emozione,
alcuni,
accarezzano i ricordi,
sentendo sotto i piedi,
nudi,
i cocci taglienti del cuore.
Altri,
contano i passi da affrontare,
non domandandosi se la nostalgia
li potrà far implodere,
convinti di indossare una corazza impenetrabile che,
in realtà,
è di cartone.
– Carla –

La Spugna, NO!

Anche stanotte, io e l’insonnia (la mia più cara amica, la sola che, stoicamente, non mi abbandona) abbiamo affrontato un curioso scambio di idee.
Non sempre mi comprende e viaggia sulla mia stessa lunghezza d’onda ma, forse perché si rende conto che sono stanca, mi sta ad ascoltare e, qualche volta, mi da anche ragione.
Il mio pensare è partito da un’idea, per niente astratta, anche se investe ciò che non può essere maneggiato con mano ma solo col pensiero (e di riflesso col cuore, che subisce il peggio), ovvero, il “falò dei ricordi”.
La memoria è sacra, lo scrigno delle emozioni più belle, e non la pattumiera dell’indifferenziata, un libro che, sfogliato, riporta a momenti meravigliosi, tali che quasi si accendono dando l’impressione di riviverli.
Se bruci la “memoria inutile”, è provato, getti alle fiamme anche la sofferenza che genera e chiudi, gettando la chiave, l’ingresso a coloro che ti hanno vandalizzato l’anima.
Ai teppisti del sentimento è umano concedere un pass da spendere una sola volta?
Emotivamente risponderei “forse”, razionalmente un “NO” secco!
Chi picchia le nocche sulla porta (valutate bene quanto vado a scrivere) non è interessato al bene di chi ha scartavetrato, gli frega “zero” se sta domandando di ripercorrere un malessere che tenti di lasciarti alle spalle, il suo unico punto d’arrivo è “ripulirsi” per non dirsi, un giorno, “Sono una persona orrenda … faccio fatica a stare con me stessa!”.
Et voilà, ti dimostra, per l’ennesima volta, un egoismo abnorme, quel bisogno non procrastinabile del centro scena, di prendere gli applausi di chiunque, abbagliato, possa pensare ad un “mea culpa” e non le pomodorate d’obbligo.
Per vestire, anche solo per un’occasione, i panni della “Spugna” (leva croste), credo, ma non ne ho la certezza, dovrei sentire verità scomode (per chi le enuncia) e poter pestare verbalmente, chi parla, fino a fargli uscire dall’anima la bestia che lo alberga, non sentendo un solo fiato atto a trovare attenuanti inesistenti.
La brutta persona esige “abiti nuovi”, donati a titolo gratuito, perché voi siete buoni, saltando il “pestaggio” … fatevene una ragione!!!!
Quando la bontà chiede di esplodere, stringete la valvola e non mollate, domandandovi, piuttosto, cosa diceva, cosa faceva o dove stava chi sta dietro l’uscio e ha quasi la convinzione di meritare lo spazio che, per primo, ha negato.
Siate i puntaspilli di tutti i sensi di colpa che vi tritano (dolcissimi infami) e, se esiste un briciolo di giustizia in terra, le prede di un voler riscrivere la storia, ma senza una matita in mano.
– Carla –

Il “giudizio”

Non sono mai stata interessata al giudizio della gente, ai pensieri destrutturati di chi gioca di fantasia, per tratteggiare la personalità di un altro che, l’80% delle volte, conosce per il tam tam di fatti distorti.
Non ha peso un’idea, irreale, confezionata da estranei, non ha il potere di scrivere una sola riga del racconto che ci rappresenta e ci descriverà domani.
Ma se il giudizio giungesse da chi ci ha visti nascere, crescere o ci ha amati e ci conosce come le sue tasche?
In questo caso la melodia cambierebbe, diventando un frastuono che logora, spargendo le note stridenti di un’annunciata solitudine.
Ho avuto la sfortuna di essere la “giudicante”, quella che in tasca ha la carta d’identità del “giudicato” e la fortuna di non essere mai la mira di un indice che domanda e che non si accontenta di un bouquet di “caxxate”, vestite a festa.
Pesa, come una pietra al collo, ogni parola “incisa” da chi ha motivo e mezzi per farlo, lasciando una testimonianza che non è fattibile ignorare e che copre di vergogna.
Se, da una parte, non m’importa ciò che pensa di me chi non fa parte del mio universo affettivo, non posso negare che mi sentirei morire se fossero i miei cari, gli amici più stretti o un ipotetico compagno di vita, a catalogarmi come un cassonetto da cui sborda un animo in decomposizione.
… eppure, qualcuno riesce ad disinteressarsi  di entrambe le fazioni e quasi si compiace del suo essere diverso …
Da quando essere “scoria” è motivo di serenità e di vanto?
– Carla –

C’era …

C’era una volta un amore immenso,
che sapeva farmi sorridere,
ridere,
e vedere il mondo all’orizzonte,
in quella linea sottile
tra cielo e mare.

C’era una volta il respiro di un uomo,
che si faceva brezza,
la culla perfetta per ogni sonno.

C’erano due occhi in cui era facile perdersi,
senza mai sentirsi distanti da casa.

C’erano i sogni che sbocciavano,
ogni mattino,
e non disdegnavano le braccia della luna.

C’era uno zampillo di vita,
incessante,
che sgorgava dal cuore
e non si esauriva,
che dissanguava senza togliere la vita.

C’era …
quel che volevo ci fosse,
ma che non c’era!
– Carla –

Pensieri di donne

La mia amica Daniela, oggi, ha partorito una “perla di saggezza”, una frase che mi ha fatta ridere, veramente, di cuore.
Ovviamente, prendetela con le pinze, perché estrapolata da un contesto troppo arduo da spiegare.
“Gli uomini per suicidarsi non devono portare la pistola alla tempia, ma puntarla in mezzo alle gambe!”.
In effetti, tanti cervelli maschili risiedono ai tropici delle mutande …
– Carla –

Come un prodotto IKEA

Mi sento un mobilino IKEA, non proprio massello, anche se esteticamente accettabile, riassemblato al meglio!
Negli ultimi mesi la mia povera “impalcatura” ha dovuto sopportare sollecitazioni non indifferenti, rischiando di rimanere seriamente danneggiata.
Ho sofferto di un mal di schiena, incessante e diffuso, percependo la terribile sensazione di avere la colonna fuori asse.
Come mi ripeto sempre, con riscontri tangibili, ogni 10 persone pessime, da consegnare ad un inceneritore, ne nasce 1 capace di pesare più di tutte le altre messe insieme e di spingere in basso la bilancia.
Un amico fisioterapista, la cui genuina bontà non si discute, mi ha donato due ore del suo tempo per riequilibrare la mia postura, viziata dal fastidio protratto nel tempo.
Mi ha “tirata” nemmeno fossi di gomma, facendo cigolare l’intera intelaiatura e, nonostante il mal di testa e la nausea post seduta, mi sento rinata, come non mi sentivo da parecchio.
Bene, finalmente, smetterò di camminare e riprenderò a correre.
– Carla –