Dais

A Cagliari, in prossimità di Cala Fighera, sulla costa di S. Elia, un’apertura naturale, vagamente triangolare, si affaccia su una grotta, chiamata “dei Colombi” e raggiungibile solo via mare.
Dimora dei teneri pennuti selvatici, che la considerano la nurserie per i loro piccoli, non è solamente un’opera d’arte di madre natura, ma anche lo scrigno che accoglie l’anima di Dais, un misterioso spettro senza pace.
Se da una parte, i preziosi  “bisognini” dei volatili, depositandosi, producono il guano, un concime di alta qualità, dall’altra, enigmi e paura la svestono dal sogno romantico.
Leggenda?
Pare di no!
Siamo alla fine dell’800, precisamente a cavallo tra il 1794 e il 1795, e il futuro fantasma, convinto di prender parte ad un tour che sfiora la costa, attirato nei pressi della Grotta dei Colombi, dopo una brutale aggressione, viene abbandonato in fin di vita.
La morte sopraggiunge, lentamente, tra le più atroci sofferenze e gemiti strazianti che, oggi, sembrano muoversi tra i vicoli dell’eternità.
La vendetta, la mano che decise la sua fine, reo di aver sobillato i tumulti che stroncarono l’esistenza di due Cavalieri, Girolamo Pitzolo e Gavino Palliaccio.
Pescatori o visitatori occasionali, giurano di aver udito, in diverse occasioni, il lamento straziante dell’uomo!
– Carla –

Sei innamorato/a?

Quante volte ti sarà capitato che qualcuno (magari una persona cara, a cui sta a cuore la tua felicità) ti facesse questa domanda: “Sei innamorato/a”?
Quante volte te la sarai posta da solo/a?
Far confusione, tra il bisogno di protezione, la voglia di sgretolare l’isolamento , la necessità di non implodere nel contenere una “affettività” debordante e l’Amore, è un attimo.
Le persone “veramente” innamorate, pare scivolino in un imbuto di emozioni e vengano risucchiate in un percorso di pensieri che le accomunano.
Una breve ricerca mi ha dato modo di stilare un elenco che, “spuntato”, dovrebbe descrivere un soggetto in balia della forza dell’Amore.
1- Lui/Lei è presente, in maniera non trascurabile, tra i tuoi pensieri e nessun altro soggetto ha il potere di spodestarlo.
2- L’eventuale vicinanza di un’altra persona non crea alcun tipo d’interesse o distrazione.
3- La sua vicinanza ti fa sentire come dopo un’alta centrifuga in lavatrice.
4- Sei propenso/a, senza troppi sforzi, ad inglobare tutto ciò che gli/le ruota attorno, comprese quelle cose che, normalmente, ritieni assurde, discutibili e appena tollerabili.
5- Desideri trascorrere in sua compagnia tutto il tempo libero a tua disposizione, non esitando a fare i salti mortali perché aumenti.
6- Stargli/le lontano/a rende le giornate pesantemente infinite e madide di malinconia.
7- Un suo messaggio, una telefonata, un gesto che ti pone al centro del suo universo, rappresentano ossigeno.
8- Una parola sbagliata, detta sul suo conto, scatena una tua reazione “nervosetta”.
9- Hai difficoltà a trovargli/le particolarità da catalogare tra i difetti.
10- Sei disposto/a a modificare le tue abitudini, lo stile di vita e allontanarti dal tuo “mondo”, in ragione di ciò che provi e credi ricambiato.
11- Le discussioni sono sempre accompagnate dall’esigenza di lasciar correre e ritrovare armonia.
12- Riesci a scorgere qualcosa di voi in una poesia o in una canzone … nella trama di un film.
13- Non avverti alcuna difficoltà insormontabile, tutto è attuabile.
14 – Lui/Lei è la fonte di tutti i tuoi sorrisi più luminosi.
15- Sognare un domani da condividere è ragione di vita.
Ehhh, SI, la lista, IOOOO, l’ho spuntata tutta, un tempo, sono stata follemente innamorata!!!
– Carla –

Tollerare …

https://youtu.be/M1is7YFydRM

Ascoltare le “parole” degli altri, senza incenerirle prima che abbiano dato vita ad un concetto, non sempre è una perdita di tempo, tutt’altro, ma un libro non scritto da sfogliare, all’occorrenza, per rafforzare le proprie idee, smussarle o rivederle alla radice.
Il video, in cima, che rispecchia profondamente il mio pensiero, apre un varco in un muro, non di rado di cemento armato, oltre il quale s’impara ad avere cura di noi stessi, a proteggerci dalle perturbazioni scatenate da terze persone, a dare un senso vivo e luminoso ai percorsi della vita.
Tollerare, nel mio microcosmo, è accettabile (con amore e pazienza infinita) quando il “peso” lo genera qualcuno che non comprende ciò che mette in atto, poiché colpito da una qualche patologia, vedi Alzheimer, e in nessun altro frangente.
Nel lasciarsi spintonare, oltre il confine che polverizza la dignità, a testa bassa e senza nessun alito di ribellione, s’indossa un bel costume da bagno per fare un tuffo nella piscina dell’autodistruzione, dove un solo piranha farà fuori, in tempi record, la tua autostima e autodeterminazione.
Il lasciarsi dilaniare, conferisce potere ed insegna, a soggetti tossici, in maniera facilitata, a farti del male.
Sei tu che, quasi, inviti a farti a pezzi!
Il Dottor Taramasco in 6 minuti ha cucito un abito perfetto … :
“Sanziona con abbandono e chiusura”.
Educherai, chi non è adeguatamente educato ad un approccio con rispetto, a trattarti con lo stesso riguardo con cui pretende d’essere trattato, se poi ci aggiungerai i due ingredienti irrinunciabili, l’assenza di rancore ed il perdono, ti sarai liberato del peggio, garantendoti i mezzi per cogliere il meglio.
– Carla –

 

Caddos Birdes

Da quanto tempo non percorro uno dei tanti sentieri incantati della mia terra?
Mi sembra passata una vita!
Così, ho deciso di ripartire da una leggenda, quella dei Cavallini dal vello verde, i Caddos Birdes, creature di dimensioni più piccole dei puledri della Giara, presumibilmente estinte, e dai magici poteri non sempre benigni.
Il racconto fiabesco più popolare, che li vede protagonisti, è quello legato a Monteleone Rocca Doria (SS) e alla valle del Temo, all’epoca della loro presenza, zona dalla vegetazione fitta e complicata da attraversare.
Il solo a possederne un bellissimo esemplare si narra fosse il Re di Monteleone e che, per attirare la buona sorte, la smania di averne uno simile, fosse motivo di scontri, tanto violenti da far scomparire paesi come Barace e Sant’Antioco di Bisarcio.
Pura fantasia?
Sul Monte Germinu, su una roccia, è visibile “Sa urmina de su caddu”, una piccola improntina che dovrebbe dare prova del contrario e che, se calpesta, si dice porti sfortuna.
A Castelsardo (SS) si crede che siano la trasformazione maligna, delle piante in fanti e cavallini, operata da una arpia, mentre, a Borore una loro piccola riproduzione sarebbe gradita sui tetti delle abitazioni, per scacciare il destino avverso.
I cavallini attenderebbero l’arrivo di un Re Pastore che, rendendo docile uno di loro, Etedlla Bilde, otterrebbe la fiducia di tutta la mandria, offrendo, in tal modo, serenità ed equilibrio tra i popoli.
Buonanotte …
– Carla –

Giudizio Universale

https://youtu.be/md44NeiWqvU

Non so quando mi verrà chiesto di mettermi in coda o quante persone mi precederanno …
Affronterò, di sicuro, il tempo, che mi dividerà dai Suoi occhi, con l’ansia di non essere degna di ricevere ospitalità eterna, sperando di averne riconosciuto il volto, in terra, e di non aver mai deluso le Sue aspettative.
Con le gambe tremanti, accorcerò le distanze e, vestita del Suo sorriso, pregherò che il mio essere incredibilmente ordinaria mi renda meritevole di una vita straordinaria.
– Carla –

Battito

Vicinanza, quella che non pretende e dona,
Rispetto, quello sentito e mai forzato,
Pazienza, quella che s’accosta alle barriere del dolore trasformandole in nuvole,
Sorrisi ed Abbracci, gli impulsi generati da un animo, gentile, capace di defibrillare il cuore, fino a restituirgli un ritmo normale.
– Carla –

https://youtu.be/LAkNiFBYcJ4

Castità nella Chiesa

Alcuni argomenti non sono facili da “sfiorare” (perché di questo si tratta, non essendo, io, parte integrante di un universo che accoglie il dono della Fede come scelta di vita e implica l’accettazione di rinunce importanti), senza offendere la sensibilità di qualcuno, senza rischiare la lapidazione da parte di chi dissente e la vive come un’accusa e non come un domandare per comprendere, un esprimersi indossando l’umiltà di chi non conosce e vorrebbe trovare risposte.
Parto da una frase, attribuita al Santo Padre, Papa Francesco:
Il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita, che io apprezzo tanto e che credo sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, c’è sempre una porta aperta”.
Il mio primo interrogativo è stato:
– Quando è nata la regola inviolabile del rispetto della castità? –
Gesù ha affidato la Chiesa a Pietro (Simone) che è stato il primo Papa, sbaglio?
Pietro era sposato!
Lo era prima di conoscere il Figlio di Dio, verissimo, per questa ragione, si potrebbe aprire un dibattito infinito, dove tutti hanno torto e tutti hanno ragione.
Ma il dopo???
Le mie piccole ricerche mi hanno fatto trovare uomini, come S. Giovanni o S. Paolo, liberi da vincoli amorosi, ma anche altri, come S. Gregorio Vescovo di Nissa, S. Paolino Vescovo di Nola o Sant’Agostino, ammogliati.
Nella Chiesa del passato significa che i Ministri di Dio erano sia Celibi che Sposati.
Ho trovato riferimenti al consenso a dedicarsi al Ministero da parte di uomini uniti in matrimonio, con la promessa di astenersi da avere contatti carnali con la consorte, con il risultato che, prima o poi, arrivava la gravidanza.
Aveva senso mostrare una facciata perfetta e offrire al Signore la menzogna?
Le “regole” giunte a noi, suppongo, siano state dettate dal voler uccidere l’ipocrisia e dare all’Amore insegnato e voluto dall’Altissimo il riguardo che merita.
Il secondo interrogativo che vaga spesso tra i miei pensieri è:
– Amare una donna rende un Ministro di Dio incapace di portare avanti la sua missione? –
(mi riferisco anche alle Suore)
E’ pur vero che chi intraprende il cammino vocazionale abbraccia una scelta che conosce a priori e lo fa con coscienza, ma è pur sempre umano …
Non sto parlando di sesso, ma di sentimenti, di un abbraccio, un bacio, una carezza o di un parlare all’anima di un altro senza utilizzare parole.
Un uomo o una donna consacrati al Signore, se avessero famiglia, se conoscessero le dinamiche di coppia o tra genitori e figli, perché vissute e non per sentito dire, non avrebbero i mezzi per avvicinarsi di più a chi chiede cibo per l’anima?
Le palizzate, accade che portino a vivere situazioni assurde, ad essere figli (e sto parlando di bimbi) dell’ombra.
E’ una mia considerazione e vorrei fosse presa come tale e non giudicata troppo severamente, ma penso che ogni uomo abbia il diritto di scegliere se amare e procreare, pur servendo il Signore con la massima onestà e serenità.
Dio è solo e SEMPRE Amore!
– Carla –

Cosa ci vedete?

Poco fa, mentre guardavo uno dei tanti scatti che mi capita di fare, col cellulare, nell’ora e mezza che dedico alla corsa, ho trovato questa immagine

Manodinuvola

Devo premettere che sono innamorata del cielo (ma credo si sia compreso) e che, nel perdermi ad ammirare gli abiti che indossa, penso a ciò che mi ha sempre protetta: la  Fede in Dio.
Osservo le mura della sua casa, perché il nostro tetto per me  è quello, e non di rado mi trovo quasi a conversare con Lui, a chiedere che spalanchi una finestra per mostrarmi il suo sguardo o un suo sorriso.
Guardate in alto a destra, è un dettaglio che ho notato solo dopo aver trasferito l’immagine, qui, sul pc …
Non sembra una mano con polso e parte del braccio?
So che non è il Signore ma, da persa tra le favole, voglio crederci!
Serena notte … a tutti …
– Carla –

Sotto la pioggia

Ieri, nel primissimo pomeriggio, sono andata a correre, felice di farlo in compagnia, di riportare il calore dell’estate sulla pista ciclabile.
Al quinto km il sole dell’anima ha continuato ad illuminare il percorso, mentre la pioggia, da leggera, diventava sempre più insistente.
Tornare verso casa?
NO!
Da temerari ci siamo messi in tasca i cinque km rimanenti, lasciando che i vestiti si inzuppassero di gocce di cielo e di risate …
Per una manciata di secondi, mi è venuta in mente la volta in cui i lampi, scheggiando le nuvole, morivano in mare e il vento, unito a scrosciate mai viste, scaraventava gli arredi di un chioschetto sulla strada.
Il cielo è sempre lo stesso, che pianga o rida, sono i protagonisti della vita a cambiare, dentro la cornice di un mio sorriso.
Buonanotte …
– Carla –

Riusciresti a superarlo?

Dopo aver visto un video di Daniele Doesn’t Matter, su Youtube, e fresca di rinnovo patente, mi sono domandata:

“Se per poter continuare a guidare avessi dovuto rifare l’esame, sarei riuscita a superarlo, senza aver toccato libro, con l’aiuto dei soli ricordi sbiaditi e della routine di strada?”

Detto … fatto!!!
Mi sono rimessa in gioco con il test online …
Sarei andata a piedi???

https://www.patentati.it/quiz-patente-b/esame-1.html

Due errori …
La patente mi sarebbe rimasta.
Sempre detto, fuori cadono i pezzi ma sono “cioffaneeee” dentro!
E Voi?
Ancora in auto o con ai piedi le scarpe da camminata?
– Carla –

 

 

Onde

“Ho provato a guardare il mondo,
coi tuoi occhi ho visto solamente cose
grandi ed importanti,
come onde nel mare,
come macchie sul sole,
come alberi e nuvole …

Ho provato a vivere con te
e ho scoperto di essere perfetto
se mi guardo nei tuoi occhi,
senza fingere niente,
senza cambiare niente …”

Marco Mengoni
        – Onde –

https://youtu.be/SkHk6TM2MtE

 … sono un’onda nel mare, non muoio mai, ti sfioro e fuggo via!
– Carla –

Piccoli gesti

Ricordarsi del prossimo, dedicandogli un frammento di tempo, non è un impegno gravoso, non divora nulla che non si possa recuperare, un istante dopo …
Non restituisce qualcosa nell’immediato, sicuramente, ma la felicità è figlia del dare e non del prendere, è una luce che si alimenta col sorriso di chi ha ricevuto quella minuscola attenzione.
Esistono persone & Persone, quelle piccole e aride e quelle semplici che con un dito fanno il solletico alla luna e spostano le stelle.
Giova è un ragazzo poco più che 40 enne, cresciuto a “pane e gentilezza”.
Per dedicarmi “Buon Pranzo”, tempo fa, si è fatto aiutare dalla natura e, palesemente, mi ha regalato uno spicchio del suo tempo.
Alcuni esseri umani dovrebbero vergognarsi, altri, non lo sanno, ma insegnano a stare al mondo.

Giova2 (2)      Giova2 (1)
(immagini di Giovanni)
– Carla –

 

 

Un pasto caldo per l’Anima

Luigi Maria Epicoco è un giovane sacerdote della Diocesi di l’Aquila e un insegnante di filosofia, particolare che “si nota” nel leggerlo …
La mia amica Cry, tre giorni fa, mi ha prestato un suo libro e “divorarlo” mi ha sfamata emotivamente, facendomi desiderare di vestirmi di maggiore umiltà (perché ho avvertito di non averne abbastanza) e di viaggiare lungo un sentiero che mi renda, realmente, degna di ospitare, in me, il Signore.
Ho apprezzato ogni singola frase, la spinta ad una riflessione profonda e non occasionale, un dialogo tra un Ministro di Dio e l’uomo in cerca di verità, quella che occorre per accogliere il BENE di un Padre, senza timori, dubbi o indugi.
Il mio animo, commosso, si è soffermato, in particolare, sul capitolo intitolato “Il Padre Misericordioso (o del Perdono)”, che analizza una parabola, sulla Misericordia, riportata da Luca, quella del “Figliol Prodigo”.
La riporto (presa dalla rete), per chi non la conoscesse, anche se dubito che esista qualcuno che la ignora …

“Un uomo aveva due figli.
 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta.
E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi.
Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si arrabbiò, e non voleva entrare.
Il padre allora uscì a pregarlo.
Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Dalla parabola in esame, dove Amore, Disaccordo, Rabbia, Perdono, Umiltà e Pentimento s’intrecciano, tessendo una trama di non facile comprensione, si trae un insegnamento semplice ma di un’importanza cosmica.
L’Amore, il sentimento che rende vivo un uomo, la ragione della sua esistenza (qualcuno sembra venuto al mondo al solo scopo di seminar male … ma questa è una storia a parte!), non vincola, quando è puro, e può cambiar pelle, quando è strappato, riacquistando bellezza.
Amare è non avere paura della solitudine o delle eventuali tempeste che scuoteranno i panorami, è accettare il rischio di veder andar via chi si ama e riuscire ad essere felici per la sua felicità, per l’eventuale ricerca di essa.
Una narrazione, 3 personaggi, ciascuno col proprio sentire, 3 protagonisti importanti …
Non esiste un finale “univoco” ma, cosa che non avevo mai soppesato, più scelte, più direzioni …
A ciascuno di noi, la vita, fornisce l’inchiostro per scrivere le ultime righe della nostra storia!

L.M.Epicoco
– Carla –

 

 

 

Merci beaucoup “sorellina”

… dopo averle indossate, due volte, per fare “amicizia” con il mio piedino nano (e stronxetto … perché patisce qualsiasi scarpa, diversa o nuova), domani, perché ora c’è il rischio tour in canoa, provo a correre con le scarpe da running che mi ha regalato mia “sorellina”.
E’ una delle sue marche preferite (e lei è davvero la sportiva della famiglia), chissà se il “nano” riuscirà ad amarla.

scarpeSorellina

Maratona di N.Y. arrivoooooooooooo …
Si, per ripulire il percorso a fine evento!
– Carla –

“Prezzemolina”

È vero che mi senti dire, di continuo, “Ti mangerei di baci”
… ma, Amore, sei b(u)ona anche senza “cottura”.

AmelieInPadella

Il tempo di posare la padella, per andare a prendere gli ultimi due sacchetti con la spesa, e lei strillava “PRESAAAAA”!
– Carla –

Il viso di Gesù

Il suo “passaggio” sulla terra, purtroppo, non è stato possibile documentarlo in maniera digitale (nemmeno con la nonna dello scatto attuale, la macchina fotografica con il rullino … che poi andava in stampa) o pittorica, tanto da riprodurne, verosimilmente, le fattezze, quindi, immaginarne il volto, resta una delle fantasie più radicate nell’uomo.
Risalire alla corporatura è stato abbastanza fattibile, grazie alla più preziosa reliquia cristiana, la Sindone, il sudario che mostra l’impronta lasciata dal figlio di Dio, morto sulla croce, e sulla quale è impressa una sofferenza indicibile, patita per Amore dell’uomo.
Sacrificio estremo, ripagato, quotidianamente (da una fetta considerevole di umanità), non proprio con azioni zuppe di bene!!!
Tutte le iconografie lo propongono, più o meno, nella stessa maniera, alto, snello, con i capelli lunghi, la barba e altri dettagli variabili …
Chi lo ha descritto, e a chi, affinché tale rappresentazione possa ritenersi attendibile?
Io non so rispondere …
La mia sola certezza è la sua esistenza, il Gesù storico, che va ad accrescere la fede!
Tempo fa scrissi di un bimbo, Colton Burpo, che a 4 anni ha avuto il privilegio di vedere il Paradiso e di poterne parlare al mondo, oggi desidero spendere due parole per Akiane Krimarik, la bimba che alla sua stessa età ha incominciato a vedere e a dialogare con Gesù.
Akiane, nata il 9 luglio 1994 a Mount Morris in Illinois, a 8 anni, guidata dal suo insegnante di pittura (come lei stessa lo ha definito), Dio, è stata in grado di riprodurre il volto di suo Figlio, il “Principe della Pace”.
Il frutto di una grandissima fantasia, unito ad un talento evidente?
No, a parer mio NO!
Chi osserva quella tela, lasciandosi trasportare dal cuore, si perde in uno sguardo che spalanca le braccia di Dio Padre.

Akian Kramarik

Immagine presa da:
https://i.pinimg.com
Vi lascio uno splendido filmato caricato su YouTube da Alessandro Franchi
https://youtu.be/nxlhK3fWkVo
– Carla –