2020

https://youtu.be/u9x2aXyBVDI

L’Amore sia torrente nel vostro cuore
e la felicità luce che illumina anche il sentiero più impervio!

Grazie per essere stati sostegno generoso in questo mio 2019, per aver asciugato una lacrima che cadeva a vostra insaputa, per avermi fatta sorride e ridere, per avermi fatto sentire il profumo della poesia o il delicato respiro di un pensiero che rafforza un’idea o la modifica alla radice, per essere entrati nella mia realtà, in punta di piedi, diventando “veri”, per rendere vivace il salotto della mia anima e per avermi riportato un’amica persa di vista, la Speranza …
Buona Fine e Buon Inizio …
– Carla –

30 dicembre …

I giorni, perle di una collana che, regalata dalla vita, s’indossa per compiacerla e che, alla fine, nel guardarsi allo specchio, fa sentire un po’ meno goffi.
Ogni perla, scivolando sotto le dita, getta in un cassetto un ricordo, ripiegato con cura, come una camicia pulita e stirata, spingendo a desiderare d’afferrare una maglietta nuova, non ancora indossata!
Il sole, oltre le imposte serrate, allunga un richiamo … riscalda un fine dicembre che rincorre salsedine e sabbia …
Una voce, sfiorando l’asfalto, non tace …
Ehi, ci sei???
Vorrei ricordassi,
tra i drammi più brutti,
che il sole,
esiste per tutti!
– Carla –

https://youtu.be/z_OLDGFzJl0

Metempsicosi

Lo spirito, ciò che siamo, il miracolo divino che ci ha resi “vita”, non si estingue mai, l’ho sempre pensato, fin da piccolina.
La fine del corpo fisico è il preludio ad un mutamento di Stato, non di Sostanza.
Se da una parte ho la convinzione che le braccia e il giudizio del Padre ci attendono appena il cuore cessa di battere, dall’altra, se penso al Samsara, il ciclo delle vite, mi chiedo se prima di arrivare a “Casa” compiamo più soste di apprendimento.
Sto parlando di Metempsicosi, meglio nota come Reincarnazione, ovvero, il “viaggio” da un corpo all’altro, finché l’anima si è alleggerita dal debito karmico (dopo essermi documentata un po’ di più, forse, se non avrò fatto un’insalata russa tra le mie conoscenze e le letture, né scriverò).

https://youtu.be/_8SHuiX2JlE

https://youtu.be/ZJxCYrFxhvs

Guardando questi due video, che non sono il frutto di una manipolazione mediatica, mi spiego alcune cose che mi porto dietro e che non mi appartengono …
Il sapere, pochi istanti prima, cosa scoprirò in un posto che non ho mai visitato, il sentire, spesso, un evento prima che avvenga, il visualizzare un volto che ha solo una voce o un nome, il rivedere un film preciso, mentre mi viene propinata una verità alterata.
Mi è capitato di sentirmi diversa, di avere paura, soprattutto da veramente piccola!!!
Frammentariamente, nel corso di questi anni di pensieri sul blog, tanti piccoli episodi li ho sparsi, qua e là, ma sono tantissimi, teneri e buffi.
Ne cito uno, brevemente …
Seconda elementare, vado a letto senza aver controllato tutti i compiti sul diario.
Mi sveglio, almeno credo di essere sveglia, il libro si apre e vedo due mani che lo tengono aperto davanti al mio viso, leggo e ripeto la poesia, sentendo il trascorrere la notte, e la imparo a memoria.
La mattina lo racconto a mamma (lei mi seguiva passo passo, sapeva che non l’avevo vista la sera prima) e, come la più grande delle bugiarde, becco una rimproverata storica.
Piango, a singhiozzi, lei prende il libro ed io la ripeto perfetta, vedendo il suo volto impallidire!
Ero in compagnia di qualcuno?
A distanza di anni in quelle mani ho riconosciuto le mie da adulta, per la forma delle unghie e per il callo dello scrittore sul finire del dito medio …
Non so se saprò mai cosa è accaduto quella notte, la sola certezza è che i miei genitori, nell’alzarsi, mi videro sempre e solo dormire!
– Carla –

La perfezione non esiste!

https://youtu.be/53bdiQpOYl4

NO, non è un difetto …
è una tua particolarità!
Lo specchio riflette ciò che sei,
non il tuo aspetto …
Proteggi il raggio di sole che fa capolino da un sorriso,
la curiosità che ciondola dalle ciglia,
la parola che, scivolando sulle labbra, regala una carezza.
Non sei un’opera incompiuta o venuta male,
SEI tu, semplicemente tu …
un capolavoro impreciso,
ma irripetibile!
– Carla –

Il negozio di Dio

https://youtu.be/Ol9fdQK6qJY

porgo, a ciascuno di voi, un sacchetto che profuma di “condivisione”, quella che ha reso più leggero il mio cammino in questo ultimo anno, dentro il quale lascio un solo seme, “la Fede”, un germoglio che il nostro cuore può rendere albero e sul quale si possono cogliere i frutti che fanno del nostro vivere un’anticipazione del Paradiso.
Buon Natale
– Carla –

Il senso del Natale

https://youtu.be/uhoY5OrWj2A

La voce narrante che, per una manciata di minuti, libera il sentire di Gesù, rimbomba nel vuoto di troppi pensieri umani …
Parole, ascoltate e insabbiate, perse sotto fogli di carta regalo e nastri rossi, appese, come palle di Natale, ad un albero che, spente le luci, tornerà nel dimenticatoio di una cantina, resuscitando 11 mesi dopo.
È il compleanno di Gesù, ma alla tavola della nostra anima Lui non è presente, è il festeggiato ma non è ospite d’onore, nel suo nome fioccano i doni, ma pochi hanno pensato di confezionare un “presente” che lo coccoli e lo faccia sentire Amato!
Il più bel regalo, che puoi fare e pensare di ricevere, è far conoscere ed accogliere Cristo e il suo Amore!
– Carla –

Lettera a Babbo Natale

Vorrei avere 6 anni e, con il cuore pieno di sogni, impugnare una penna per scrivere una lettera a Babbo Natale.
Attendere la mattina del 25, cercando di non dormire, per sentire la risata del vecchio canuto che distribuisce doni e gli zoccoli delle renne sul tetto …
Potessi accostarmi, anche solo il tempo di poche righe, a quella bambina silenziosa e sorridente, con gli occhi pieni di sole e futuro, scriverei ciò che desidera un’adulta, con meno sogni in tasca e la consapevolezza che, non sempre, nel prossimo ci si specchia.
Domanderei di rallentare le lancette dell’orologio per chi ha la clessidra quasi vuota, una mamma di cuore, e non solo di pancia, per ogni bambino che aspetta braccia teneramente robuste, chiederei di essere, io, una di quelle mamme …
Chiederei di non perdere il sorriso, nemmeno quando i piedi fanno male per il troppo camminare e per l’ennesima salita, la capacità di alimentare la fiducia nel prossimo e credere che nessuno arriva al traguardo della vita senza aver conosciuto il vero Amore.
Pregherei di poter tornare indietro, di qualche mese, con in pugno un miracolo, capace di restituirmi Mia, il più grande dolore dell’anno che sfuma, tra non poche incertezze e il coraggio di chi si rialza, in nome del dono della vita, che non ha prezzo.
Concluderei con l’esprimere gratitudine, per ogni carezza, impalpabile, che mi ha fatta sentire indispensabile ed ogni parola che mi ha fatta sentire unica.

“Caro Babbo Natale, nel tornare tra le stelle, porta il calore di un abbraccio a chi, tra qualche giorno, non potrà sedersi alla mia tavola, ma troverà una fetta di panettone in un angolino speciale del mio cuore”.

– Carla –

LA Poetessa

Nel 1947 viene internata, per un mese e per la prima volta, nella clinica psichiatrica “Villa Turro”, a Milano, dove le viene diagnosticata la bipolarità.
Per un decennio, dal 1962 al 1972, è ospite, a più riprese, della struttura “Paolo Pini” e, infine, nel 1986 a Taranto, nel reparto neurologico della struttura sanitaria locale.
Sperimenta l’umiliante tortura dell’elettroshock!!!
4 volte madre:
Emanuela, Barbara, Flavia e Simona.
2 volte moglie:
53/81 Ettore Carniti
84/88 Michele Pierri

https://youtu.be/kc5dtqYCLQo

Alda Merini, non “Una” Poetessa … ma LA “Poetessa”, una donna capace di preservare la bellezza del proprio animo dagli orrori della vita.
Avvicinarla e abbracciare il suo sentire, per me, è stato dichiararle Amore …
Milano – 21 marzo 1931 – 1 novembre 2009
– Carla –

La “Matita”

Da bambina, quando avevo la luna storta, mamma sorrideva e, con una voce bellissima (in chiesa ha intonato tante volte l’Ave Maria di Schubert) si metteva a cantare questa canzone:

https://youtu.be/TI8PgeLQSrk

La “Matita”, negli anni, è diventata una “Penna” che, scivolando su carta, intreccia parole da stendere al sole …
– Carla –

Cerimonia del “Caffè Eritreo”

Nel 2003 ho avuto la fortuna di conoscere due splendide donne eritree, Alèja (che abitava due piani sotto il mio) e Amete (nel palazzo accanto al nostro).
Erano amiche-sorelle, arrivate insieme dal loro paese, giovanissime spose di uomini italiani più grandi di loro, unite a tal punto che la prima è venuta a mancare un anno dopo la seconda.
Ci credete che, non avendole registrare, in nessuna anagrafe, al momento della nascita, non conoscevano il giorno del loro vero compleanno e l’età reale?
Approssimativamente, quando le ho conosciute, avevano tra gli 80 e 85 anni.
Un legame profondo si creò con Amete (per chi volesse conoscerla, ho parlato di lei, in passato, in un racconto che dovrebbe chiamarsi “Adottai una nonna”) che, per i tre anni che ho avuto modo di averla nella mia vita, mi ha trattata e considerata di famiglia.
Tra le tante cose che abbiamo condiviso, ricordo la “Cerimonia del Caffè”, un momento che lei considerava sacro e al quale partecipavano solo le persone che custodiva nel cuore.
La tostatura dei chicchi ancora verdi, la macinazione in un mortaio, la “Jebena”, una strana caffettiera, e il profumo d’incenso che saturava la sua cucina, non credo li scorderò mai.
Lo preparò con cura, spiegandomi (ero l’unica straniera) il significato dei vari passaggi, le tre volte (Awel, Kale’i e Bereka) che lo avrebbe servito e che, oltre al dolce dello zucchero, avrei avvertito un aroma speziato, dato dal cardamomo e dallo zenzero.
Ho trovato un video che mostra, a grandi linee, cosa accade, ma viverlo è ben altra storia!
https://youtu.be/1lBNEMevgcc
Amete, a differenza di come usano fare di solito, non offriva i popcorn ma un pane fatto al momento, una sorta di piadina sottilissima e senza lievito, che spezzava con le mani, offrendone a tutti.
Il “Rito del Caffè”, per me, fu sentirmi parte della sua cultura e del suo straordinario modo di amare.

“Ciao Amete, vivi sempre nel mio cuore!”
– Carla –

Gli Ostacoli del Cuore

Sono un libro, sfogliato ma non letto,
un dipinto, scrutato in assenza di luce,
un ciuffo d’erba, stretto nella carezza di un pugno,
un arcobaleno, che ha pianto colore …
Sono realtà, amore, gioia e dolore,
la brezza che sfiora, musica e parole,
in una canzone …
Sono un libro,
chiuso,
posato sul comodino della vita!

“Quante cose che non sai di me …
 … quante cose che non puoi sapere …
(Elisa)
https://youtu.be/uXoF6DQiTsM
– Carla –

Il Tesoro

Stasera voglio condividere una leggenda legata alla mia infanzia, una di quelle storie che, nelle sere d’estate, gli anziani raccontano ai bambini che giocano per strada, con l’intento di frenare la loro esuberanza e, spesso, con una punta di cattiveria, per intimorirli un pochino.
In giro per l’isola, si narra, esistano non pochi tesori occultati che cambiano nome a seconda della zona, io ho trovato questi:
Scussorgiu, Scrixoxu, Siddadu, Suiddatu, Iscraxoxu e Posidu.
La ricchezza consta in un gruzzoletto di monete d’oro, custodite in un vaso di terracotta o di rame, che tre persone, né una di meno, né una di più, devono cercare, osservando ciascuna un ruolo ben preciso.
Una deve leggere un testo, tratto dal libro “Libbru de su cumandu”, con lo scopo di tenere lontano la figura del demonio e scongiurare il materializzarsi di entità terrificanti e le altre due scavare con le zappe.
Di fondamentale importanza non interrompere la lettura o, per i partecipanti, la morte sopraggiunge entro l’anno da quel momento.
La ricerca deve avvenire, rigorosamente, di notte, dopo il rintocco della mezzanotte e terminare prima del terzo canto del gallo (mi sono sempre chiesta, se il luogo fosse stato in mezzo al nulla, che vitaccia avrebbe fatto un povero pennuto tutto solo).
Chi si avventura, identificato il punto preciso, si pone all’interno di un cerchio, tracciato sul suolo, che ingloba i tre coraggiosi, , il tesoro e un tavolino sul quale si collocano candele accese.
Il bottino può anche non essere legato ad alcuna potenza demoniaca, quando, dopo un violento temporale, ad indicarlo è l’inizio o la fine di un arcobaleno.
Se cercato prima del momento stabilito si tramuta in carbone.
Chiunque ne entra in possesso e lo nasconde nella propria casa, in caso di morte, condanna parenti, conviventi, a vivere nell’angoscia che il diavolo si presenti per riprenderne possesso.
Pensate quanto può diventare “stronzetta” un’anziana, quanto fosse perfida e poco empatica la vicina di mia nonna che mi fece credere che, dietro un largo e pesantissimo portone di legno massiccio, al piano terra di una abitazione sul finire della loro via, ci fosse un tesoro, custodito da un uomo dall’animo malvagio e sfigurato dalle fiamme.
Fino a 11 anni ho vissuto nel terrore, evitando di passarci davanti (attraversavo la strada per camminare sul marciapiede opposto), finchè, un pomeriggio non lo vidi completamente spalancato e notai, all’interno, donne normali, per nulla deturpate, intente a preparare sughi e confetture.
… Buonanotte …
– Carla –

Ho chiesto a Dio

https://youtu.be/f9P4UuuUfVw

Ho chiesto a Dio la “pace” e mi ha indicato una salita ripida, spaventosamente ripida e, un istante dopo, prima che il mio cuore cedesse allo sconforto, ha sorriso, tendendomi la mano …
Non ho più paura, tutto ciò che mi occorre è in Lui e so che non affronterò, mai più, nulla da sola!
– Carla –

Il vero Amore

Stasera ho voglia di parlare d’Amore, quello vero, quello che, anche se non l’hai assaporato, ti commuove e tinge, per il tempo della narrazione, il cielo di rosa.
Siamo sul finire degli anni 50 e il tutto va in scena nel reparto (medicina, se non ricordo male) di un ospedale.
Mia madre e con lei tutti i componenti del personale, inconsapevolmente, si trasformano in spettatori e comparse, non riuscendo ad evitare di venire travolti dalla purezza che satura i due protagonisti.
Renzo e Lucia sono avanti negli anni, parecchio avanti, tanto che entrambi necessitano di cure mediche, impossibili da gestire a casa.
Sono affetti da una patologia particolare, la “vecchiaia”, che consuma il tempo e non ha antidoti per fermarla.
Lei è la meno in salute, con la glicemia che va sulle montagne russe, il cuore ballerino e la deambulazione compromessa, lui, nonostante gli acciacchi, per carattere, è più energico e l’aver perso la vista non lo scoraggia: i suoi occhi sono quelli della sua amata.
Si sono conosciuti da bambini, sono cresciuti all’ombra dell’amicizia e si sono innamorati, attraversando la vita in due, non riuscendo a coronare il desiderio di sentirsi chiamare “mamma e papà”, ma non per questo nella loro esistenza è mancata la gioia e quel senso di pienezza che solo la più sincera condivisione sa generare.
Non si sono mai separati, si sono addormentati e risvegliati vicini, ogni giorno, per questo motivo quella condizione, imposta per garantire il rispetto dell’intimità maschile e femminile, sembra essere insopportabile, l’anticamera di una morte rapida e sofferta.
Contravvenendo a qualsiasi regola, per riunirli, li collocano in due lettini singoli, avvicinati, in una cameretta tutta loro.
Chiunque passa si ferma, attratto dai piccoli gesti d’Amore, da due mani che non si slegano mai, dalle conversazioni portate avanti con toni pacati e affettuosi, dai sorrisi che esplodono in una risata.
Si coccolano, vivendo ogni attimo come fosse l’ultimo, la progettualità non esiste più ma solo i ricordi, il braciere che scalda le loro anime.
Renzo e Lucia, come i ragazzi de “I Promessi Sposi”, ma con un percorso, davvero, più fortunato, che corre verso il tramonto senza alcuna macchia.
È notte, lui dorme, tenendole una mano, in lei qualcosa non va …
All’alba la situazione precipita e Lucia viene spostata, giustificando quella decisione con esami da eseguire con attrezzature non trasportabili.
– Quando torna Lucia? –
– Come sta Lucia? – non smette di domandare Renzo, visibilmente angosciato.
– La stanno visitando, resti sereno, appena possibile la riporteranno … – gli rispondono, non riuscendo a rasserenarlo.
La giornata volge al termine, Lucia si è spenta, senza soffrire.
Dirlo al marito non sarà facile …
Nessuno l’ha messo al corrente di nulla, eppure, il suo cuore avverte il distacco, tanto che si confida con l’infermiera di turno
– Lucia non c’è più, è andata via senza aspettarmi! –
Il cuore di Renzo cessa di battere qualche ora più tardi, sorride e sembra dormire.
Non si sono mai separati … il loro Amore li ha riuniti, subito, e questa volta per sempre!
– Carla –

Di Sole e d’Azzurro

… è nell’avere attraversato lo stesso sentiero,
inciampato nelle stesse buche
e riportato le stesse ferite
che ci si riconosce … anche al buio!
… è nella lacrima caduta,
dalla quale non t’aspetti possa germogliare nulla,
e che disseta la terra
che scorgi il riflesso di quel che comprenderai domani …
 i colori della vita!
… è nell’interrompere,
una litania sensa senso,
“Perché proprio a me?”,
cercando giustificazioni per un dolore,
e il saper rispondere “Perché ad un altro?”
che una mano, tesa,
porge un “dono prezioso” …
– E’ per me? –
– Domandalo al Signore!” –
https://youtu.be/KSogPB2ZwbU
– Carla –