A km zero!

“Se il mio pensiero avesse parole,
il rumore dei passi della tua anima
diventerebbe sempre più forte,
distinto,
fino ad arrestarsi sulla porta di casa”
– Carla –

https://music.youtube.com/watch?v=ZG3mxC8cjN8&feature=share

La Creazione dell’Uomo

La “Creazione di Adamo”, la mano di Dio (a destra) che dona la vita ad Adamo, sfiorandogli l’indice, è una delle opere, per significato e bellezza, che amo di più in assoluto.
Commissionata da Papa Giulio II, intorno al 1500, a Michelangelo Buonarroti, si può ammirare, sollevando la testa, sulla volta della Cappella Sistina in Vaticano.
Simbolo dell’inizio dell’esistenza umana, per chi ha fede, è una dichiarazione d’Amore che non viaggia a senso unico, il ricevere l’essenza del Padre e il pronunciare “Ti appartengo”, di un figlio.
Il suo valore, per me, si lega anche ad un ricordo tenerissimo, ad un tatuaggio …
In passato ero solita frequentare le Terme di Bagni di Tivoli, ci trascorrevo i lunghi pomeriggi estivi, abitualmente sui pratini attorno alla piscina più grande.
In una di quelle occasioni, in un lettino non molto distante dal mio, mi accorsi della presenza di una donna (che aveva qualche anno più di me, sopra la quarantina di sicuro), notando che aveva l’addome “pasticciato” (da lontano era impossibile distinguere qualcosa).
Tutto divenne più chiaro quando si alzò, accorciando le distanze, per recuperare un bambino, sui 5 anni, che giocava davanti a me.
La Creazione, in bianco e nero, campeggiava sulla sua pancia, realizzata tanto bene da sembrare in rilievo …
Mi sorrise, accorgendosi dell’evidente stupore con cui la ammiravo!
– Si, è Dio che da la vita ad Adamo – mi disse, aspettando che pronunciassi qualcosa – Mi dissero che non sarei mai diventata madre, la preghiera ha spinto Dio a toccarmi e a donargli la vita – concluse, indicando suo figlio.
Non ho mai dimenticato quella mamma, la somiglianza con il suo miracolo e la bontà del Signore, che ascolta, anche quando a noi pare sordo, e prima o poi risponde!

LaCreazione

– Carla –

Il Profumo

Stanotte ho voglia di riportare una storia un po’ particolare, infinitamente bella quanto malinconica, che mi è stata raccontata quando avevo 31-32 anni, circa, da uno degli iscritti in una piccolissima chat per famiglie (e lo era sul serio, perché si era formato un gruppo di madri che compravano all’ingrosso per ammortizzare le spese, un altro che condivideva il tempo libero a pesca e così via).
È passato tanto tempo, tanto da cancellare dai miei ricordi il nick e il nome di battesimo di questa persona ma non le sue parole e ciò che aveva vissuto e viveva.
Ricordo la sua età, 36 anni, l’aver fatto parte di un corpo speciale militare (lasciato per colpa dei danni da uranio impoverito, che nel suo caso si risolsero), il suo deridermi, bonariamente, per la mia voglia di iscrivermi ad un poligono di tiro e che nutriva un amore profondo per la moglie, che non perdeva occasione di lodare con me e con tutti gli altri.
Avete presente un uomo limpido, pane al pane, vino al vino?
Lui era così, schietto e incapace di “inciuciare” rischiando di ferire qualcuno …
Le nostre chiacchierate giravano attorno al voler imparare a sparare, con criterio, tentando di sviluppare un’ottima mira, di fare di un desiderio uno sport da praticare a livello personale e nulla di più.
Mi disse che lui era iscritto in un poligono che avevo modo di visitare pure io, invitando sia me che l’uomo che amavo a raggiungerlo per presentarci staff e nuovi amici, cosa che poi, per impedimenti vari, di ciascuno di noi, non avvenne mai …
Si creò un’intesa salottiera così rilassante e di fiducia che, dopo molto tempo, mi raccontò qualcosa che mi diede modo di riflettere non poco e di non giudicarlo in maniera malevola, nonostante quel comportamento e quelle emozioni potessero essere interpretate come fendenti sferrati nei confronti della consorte.
Di lei disse, senza tentennamenti, che la considerava la sua salvezza, portatrice di gioia e custode di progetti ai quali non avrebbe mai saputo rinunciare, la creatura che gli aveva fatto rincontrare l’amore e la voglia di vivere.
La mortificazione la viveva a livello intimo, per una fetta del suo passato che non riusciva e, forse, non voleva lasciar andare.
Da molto più giovane, in un incidente stradale, un investimento per la precisione, nel quale fui coinvolto anche lui, vide spirare, tra le sue braccia la fidanzata.
Vedere i suoi occhi supplicare la vita, sentire il respiro fermarsi, mi confessò, che avevano segnato la morte di una parte del suo animo, sebbene la fetta più grande si sentisse pervasa da una felicità inaspettata.
Ciclicamente, come una persona schiava da una dipendenza, sentiva il bisogno di percorrere una strada di campagna, di fermarsi sotto un grosso albero che aveva ospitato innumerevoli pic nic, di tirar fuori, da una delle valigie (non so come si chiamino) ai lati della moto, il piccolo telo che teneva insieme attrezzi di emergenza e un profumo, quello della sua giovane ragazza scomparsa troppo presto.
Lo nebulizzava nell’aria e nel respirarlo, per pochi istanti, lei lo raggiungeva rendendo i ricordi più nitidi, vincendo la morte.
L’andarsene in una situazione di “bellezza” è un lutto infinitamente grande, la falce del destino taglia in due un unico cuore, lasciando punti interrogativi persi nel nulla: “Come sarebbe stata la loro vita? Si sarebbero amati per sempre? Sarebbe finita perché l’amore non conosce eternità?”.
Non avrebbe mai ricevuto nessuna risposta!!!
L’amore che non si estingue, in ragione della limpidezza di qualcuno che non potrà mai deluderti perché lontano dai sentieri terreni, è una dolcissima piaga senza cura.
Il suo restare ancorato ad un Angelo, perché morire da 20 enni ti regala le ali in un attimo, l’avvertire un senso di colpa abnorme per colei che desiderava come madre dei suoi figli, avevano un peso, pure per me che leggevo, per me che non conoscevo quel tipo di distacco ma che lo comprendevo lo stesso.
Il 29 aprile saranno trascorsi 36 anni (lui ne doveva compiere 19) dalla dipartita di Daniele, il mio compagno di giochi per strada, non un amore ma un affetto familiare forte, quasi nelle nostre vene ci fosse stato lo stesso sangue.
Parlo con lui, non sono mai stata capace di smettere di farlo, e nell’accarezzare una sua foto mi sembra di perdermi in quella stessa nube di profumo in cui si perdeva quel giovane uomo …
Il bene seminato nel nostro cuore sorge ogni giorno … non incontrano mai il tramonto!
Buonanotte.
– Carla –