17:08 – 19:01 …

Quanto tempo occorre per udire un urlo di terrore? 17:08 – 19:01 … minuti preziosi … INCENERITI … quasi a voler deprezzare il dono della vita, a volerla seppellire sotto le macerie del – rimandiamo a domani, non cambierà nulla – e sotto le tonnellate assassine di una slavina di sanguinosa vergogna! 20:30 – 04:00 … il lasso di tempo, disperato, infinito, per alimentare la speranza di riportarla alla luce, ammaccata, impaurita, ma viva!!! Percorsi di montagna (e non sul mare, sola situazione che giustificherebbe l’inadeguatezza ad affrontare una nevicata, seppur abbondante) lasciati patire sotto una pesante trapunta di neve, una turbina immobile (rimasta senza gasolio), allerta meteo confusi, non recapitati, itinerari non interdetti al traffico, sorrisi che hanno smesso di brillare aggrappandosi ad una tempestività, umana, incerta. L’animo generoso si prodiga, tiene duro ma non possiede mezzi adeguati, se non le gambe per avvicinare il pericolo ed i sensi e le mani per scavare con rabbia. “Responsabilità & Giustizia”, ecco cosa resta, parole scritte con l’inchiostro di un ultimo respiro, affidate a chi ha atteso per giorni e vede la neve sciogliersi sotto le lacrime, una partita di “palla avvelenata” in cui perde solamente lo stolto che non sa lanciare la colpa addosso ad un altro …
– Carla –

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Lezioni dal passato

Quanti di voi hanno seguito “Il Collegio” su rai 2? Io l’ho fatto, con addosso la curiosità di scoprire gli effetti di un esperimento sociale, che avrebbe avuto un impatto emotivo, rilevante, su un gruppo di adolescenti del 2017. Il Collegio S. Carlo Celana di Caprino Bergamasco, del 1566 e chiuso nel 2013, ha riaperto aule, camerate, cucine, spazi ricreativi, e altro ancora, per compiere un viaggio nel tempo ed offrire un’istruzione a tutto tondo, quella del 1960. Via tecnologia, cosmetici, accessori di qualsiasi genere, abiti o intimo attuali e cibi fast food, per cedere il passo alla rigida semplicità imposta dall’epoca, alle divise e relative acconciature, al menù spartano, con tanto di cucchiaiata di olio di fegato di merluzzo di prima mattina (la parte gastronomica sarebbe stata pesante pure per me che sono stata adolescente non proprio in quel periodo ma negli anni ’80). Lezioni non esageratamente impegnative (le mie le ricordo più corpose), canto e soprattutto economia domestica (ho fatto in tempo a fare qualcosa del genere in 1° e 2° media e, giustamente, da vera principessa, optai per la falegnameria piuttosto che fare a maglia o preparare una torta), il tutto con il traguardo finale del diploma. Recalcitranti, al pari di animali nati liberi e finiti in gabbia, dispettosi e insolenti, nel corso delle settimane hanno iniziato ad apprezzare la disciplina e la condivisione di una quotidianità che pone al centro di tutto il legame di amicizia. Il ritorno alla realtà gli ha visti piangere e regalare alle telecamere pensieri commoventi, zuppi di una nostalgia sbocciata precocemente, comprendere che il fare squadra, con il cuore, premia sempre. Si godeva di qualcosa di speciale, in quel passato che un ragazzo di oggi chiama “preistoria”, la comunicazione verbale non passava attraverso un messaggino (con le parole mozzate o deformate) ma anche attraverso un sorriso ed uno sguardo, il fruscio della carta, alla quale affidare un sentimento, si faceva musica e una macchia d’inchiostro tradiva emozione. Le regole nell’affievolirsi ci facevano sentire grandi e mordere un pane profumato di conquista! Mi manca il rumore della rotella che girava per comporre un numero telefonico, aspettare la domenica per vedere “Drive in”, la musicassetta da riavvolgere con una bic, l’uscita del sabato pomeriggio … mi manca tutto quel piccolo universo in cui risuonava, ovunque, la frase – finché vivi in casa mia si fa come dico io! –
– Carla –

Ama

tratalias-alberello  Stasera non posso fare a meno di aggrapparmi alla speranza che, sotto la neve e le macerie di un albergo, possano essere ritrovate, vive, tutte le persone ancora disperse, alla clemenza del tempo che “tortura” uomo e animali e al senso del dovere (latitante) di chi potrebbe, ma non fa nulla per evitare e rimediare al peggio. Fa paura ma è una realtà maledetta, oggi ci siamo, domani non si sa!
– Carla –

2016/2017 TAG

2016-2017tag

Eccomi qui, alle prese con un TAG, ideato da Londoner18 e dono gradito della talentuosa “dama col cappello” http://raccontidalpassato.wordpress.com .
Non partecipavo da tanto, perciò, viaaaaaa …
Regole:
Citare l’ideatore del TAG.
Utilizzare l’immagine che trovate in questo articolo.
Citare il blogger che vi ha scelto.
Rispondere alle domande.
Citare 9 blogger/amici e farglielo sapere in un commento sul loro blog.
Domande:
Descrivi in 3 parole il tuo 2016.
– Scrivi il nome di 2 persone che hanno caratterizzato il tuo 2016.
– Scrivi il posto più bello che hai visitato nel 2016 e perché ti è piaciuto così tanto.
– Scrivi il cibo più buono che hai assaggiato nel 2016.
– Scrivi l’avvenimento che ti ha segnato di più di questo 2016 ( anche evento mondiale).
– Scrivi l’acquisto più bello che hai fatto in questo 2016 e se vuoi allega una foto.
– Scrivi 3 buoni propositi per il 2017.
– Scrivi 1 posto che vorresti visitare nel 2017.
– Scrivi un piatto che vorresti assolutamente assaggiare nel 2017.
Risposte:
– Ansia, Speranza, Gioia! Ansia per la salute di mamma, Speranza di non dover aggiungere problemi in più a quelli esistenti e Gioia per un dicembre che ha segnato la svolta, una ripresa sorprendente.
– I nomi sono tre. Monica (mia sorella) che ha dimostrato, ancora una volta, di saper gestire con amore e capacità le fragilità di un anziano. Cristina (la mia miglior amica) con cui ho rafforzato, condividendo uno stesso cammino, gli oltre 30 anni di amicizia. Alessandro (un bambino di 9 anni) che mi ha accarezzata con un amore riservato ad una madre.
– Nessun luogo nuovo ma i tanti angoli di paradiso che ho a portata di mano.
– Da buona golosa di dolci, sul finire del 2016, ho apprezzato un tiramisù divino, cremoso e delicato, su una base di panettone artigianale, resa lievemente alcolica, realizzato da una persona che amo con tutta l’anima e considero di famiglia. L’ammirazione per il grande Cannavacciuolo, il palato raffinato, la fantasia con cui impiatta e la continua sperimentazione, mi fanno affermare che ha proprio sbagliato mestiere!
– Escludendo tutti gli eventi che hanno visto morire innocenti, anche ad opera di terroristi, e che suppongo lacerino l’anima di ciascuno di noi, potrà sembrare infantile o esagerato, il mio piccolo universo ha subito una scossa con la morte di George Michael. Spiegare cosa significhi la sua scomparsa non è semplice e non mi illudo possa essere compresa per il suo reale peso … può semplificarsi con un – lui c’era! – È esattamente così, la sua musica, la sua voce, hanno scandito le mie settimane, incollandosi ai ricordi, tant’è che ogni brano posso definirlo la cornice di un qualcosa di importante. C’era, quando studiavo, realizzavo i primi progetti, trascorrevo del tempo con gli amici o dormicchiavo il riva al mare, quando affrontavo l’esame di maturità, studiavo per un concorso o scoprivo che mi piaceva scrivere. C’era anche il giorno del mio matrimonio, nella selezione di brani scelti per il video! Non si è mai allontanato … siamo cresciuti e stavamo invecchiando insieme!!!
– Due oggetti, belli e significativi, che mi sarei regalata da sola, sono arrivati a sorpresa per il mio 50 esimo compleanno. Monica e Cristina sono state più veloci di me … La prima mi ha regalato una collana con una croce (me ne regalò una in passato, fruttata all’inverosimile, che sentivo una seconda pelle, quindi ha immaginato che avrei gradito il rinnovo), la seconda un gioiello rosario da portare al collo (sa che la fede si è rivelata il mio sostegno più forte).
– Il mio grande proposito è uno solo, non perdere la serenità.
– Al momento non ho in mente nessun luogo particolare.
– Bella domanda! Sicuramente un dolce nuovo, che non contenga frutti rossi o spuzzacchi di melone, alimenti che mi procurano i conati. Il resto, beh, mi nutro con raffinati menù ospedalieri quindi difficilmente assaggio cose nuove.
Nominati:
http://www.laurarosa3892.wordpress.com
http://calogerobonura.wordpress.com
http://mairitombako.wordpress.com
http://giulianacampisi.wordpress.com
http://mifo60.wordpress.com
http://www.squarcidisilenzio.wordpress.com
http://tramineraromatico.wordpress.com
http://www.ombreflessuose.wordpress.com
http://susabiblog.wordpress.com
– Carla –

Trapassate che camminano!

… non trovo definizione più appropriata per tratteggiare quel che rimane di donne che, per grave limitatezza o per combinazioni negative apocalittiche, si sono viste cancellare il volto e/o il corpo come un cancellino su una lavagna di ardesia. Assegnare le colpe è semplice (come lo sarebbe prevenire ed arrestare una simile barbarie) perché sempre, e sottolineo sempre, si è in presenza di un uomo (e chiamarlo così è davvero essere generosi) abituato ad avvalersi di un raziocinio squilibrato, a credere che la mascolinità esiga il controllo totale di una donna, a gemellare amore e possesso. Esistono, è chiaro, soggetti affetti da patologie mentali, talvolta latenti, che andrebbero curati e protetti, impossibilitati a soppesare la gravità di talune azioni, ma il “mostro”, quello che occupa le pagine di cronaca, raramente è pazzo, quanto pensante e profondamente malvagio. Nessuno di noi ha il diritto di sentirsi “pulito”, ognuno di noi non ha fatto abbastanza per educare (anche in maniera cruda) un suo simile al rispetto, alla sana condivisione e a nutrire sentimenti che non impongono ciò che non si desidera. Sbaglia la madre, quando non riprende severamente il bambino, la sorella, l’amica o chiunque ha una funzione educativa, nel sottovalutare parole o gesti taglienti. Cade nello stesso errore colei che impila dati insensati, catalogando la gelosia quale manifestazione d’interesse e attaccamento autentico, trovando attenuanti per quel che giustificazione non ha. Fallisce, insieme a noi, più di tutti noi, una giustizia inadeguata, che non corre fino a sorpassare l’orrore, che dovrebbe spalancare le porte del carcere (e tenerle chiuse per  parecchio), alla prima richiesta d’aiuto, non prendendo nemmeno in considerazione alternative che  il “mostro” vive come inutili palliativi. Amare è accettare, quando l’amore si veste d’affetto, che la metà di noi prenda il volo, farsi carico di un dolore che il tempo lenirà, fino ad ucciderlo, sentendo l’esigenza di nutrire la felicità dell’altro. Lo schiaffo, l’urlo o la limitazione non possono essere i mattoncini per costruire un nido quanto una prigione. Il “difetto” non eliminato a tempo debito, s’accentua, non perdendo gli spigoli vivi, è giusto farsene una ragione, prima di arrivare al punto del non ritorno. La malvagità è un tratto somatico dell’anima, non la si coglie tra le labbra e lo sguardo, ma gioca a nascondino tra carezze e parole, per riconoscerla basta osservare con la testa prima che col cuore. Affrontare uno specchio, non potendo più riconoscersi, teniamolo a mente, è vivere sapendo di dover morire ogni giorno, non disponendo dei mezzi temporali per rimediare.  – L’orco non cambia, a dispetto del tuo amore, che non sa abbracciare, rincorre, fino a raggiungerla, solo la propria ragione –
– Carla –

Anno nuovo, pensieri al galoppo!

Il fine settimana, la coda stropicciata di una cordata di feste che, lo riconosco, non mi fanno impazzire, trova posto nel contenitore degli addobbi dell’albero, tra palline, nastri di luce, personaggi ed ambienti del presepe … Benvenuta quotidianità, meno luccicante e più veritiera! Da che ho memoria, non ricordo di aver mai avvertito impazienza di venire risucchiata dal vortice delle ricorrenze da calendario, al contrario, ho sempre dovuto governare l’impulso di fuggirle. In parte, credo dipenda da perdite affettive rilevanti, avvenute a ridosso del Natale, alla fragilità di una bambina che non sa risolvere l’enigma di ogni festa futura lontana dall’allegria di nonno, dalle braccia profumate di nonna o dalle patatine al forno di una zia che gioca sulle pagine dei compiti. Il 2016 è solo l’ultimo di una serie di capitoli, tra i quali spalmare i pensieri, in cerca di quella sfumatura in più che gratti via dal cielo ancora una nube, di una lacrima non evaporata che lavi una macchia e del tepore di un sorriso per asciugare il tutto. Ho da benedire Dio ed ogni creatura che a Lui ha affidato conoscenza ed esperienza per risollevare la salute di mia madre, chi non le fa mancare il mio stesso amore ed i piccoli amici piumati o pelosi che mantengono vivo il suo bisogno di dare assistenza materna. Ho, altresì, da ringraziare per le amicizie immutate e la loro capacità di rendere inoffensive le stoccate di quelle che si svelano di comodo, per quei rarissimi boccioli che accolgono la carezza di uno sguardo e non ricambiano porgendo una spina. Ho da regalare un abbraccio a me stessa, per la tenerezza con cui ho saputo rattopparmi l’anima, per averla schermata dalle mareggiate di ombre oscure, che al male hanno affidato il loro timone, per aver puntellato le certezze ed averle trasformate in riparo, per uno scambio di pensieri che hanno respinto al mittente coscienze in necrosi. L’anno bambino ha ereditato, da chi lo ha preceduto, tasche colme di tenacia, di rispetto per la vita e di sogni, lasciando, nel vecchio stabile, anche l’ultimo pezzetto di carta ingiallita, i lembi di stoffa strappata e il senso unico di sentimenti che il “sasso” non può assimilare e restituire.
– Carla –