Femminilità? La mia non è mai uscita dalla tana …

Io e la femminilità alla quale ogni donna, o quasi, s’accosta, stringendo una solidissima alleanza, siamo lontanissimi conoscenti. Il tacco 12, ma anche il 10 e ancor meno, ormai non è più un segreto, sono da sempre miraggi lontani. Il piedino mai cresciuto, arrestatosi ad un assurdo “34” , non mi ha spianato la strada di una passerella, seppur domestica, e lo sviluppo interiore in un ambiente scolastico “laterizi e malte” ha annullato la fame di pizzi e scollature vertiginose (tra l’altro è misero pure il materiale da scollo, ragion per cui … ). Esito? Tra 1 anno e mezzo, circa, compirò mezzo secolo e non credo smetterò di viaggiare su questo binario. Giorni fa, nel guardarmi attorno, mi sono detta – Dai, tutto sommato, non sei ancora incartapecorita e puoi permetterti di andare in giro col tuo viso, come la sorte me l’ha recapitato, senza terrorizzare i più piccini o mettere a rischio la salute di debolissimi cardiopatici – Ho un bel coraggio a chiamare “maquillage da evento” un velo di crema colorata, il solito burro cacao e il mascara trasparente dopo aver piegato le ciglia … di meglio non so fare, senza trasformarmi in una Dragqueen che si è truccata al buio. Chi mi ama mi segua … e fu così che scoprì di camminar da sola!

Carla

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Il peso delle Parole

È un attimo colpire, indossando una veste che non ci appartiene, quella di giudice sopra le parti, sapiente interprete del bene e del male.

È naturale domandarsi quale vento freddo gonfi le vele di un’imbarcazione destinata a muoversi alla deriva, perché orfana di un esperto timoniere.

È da ingenui persistere nel recitare versi che aspirano a rendere fertile l’altrui “cortile” e che, per quanto si perduri, sembrano perdersi tra le pieghe del vivere comune.

È disinteressato aprire le braccia, consegnando l’ennesimo salvacondotto che schiude ogni scrigno ed allontana ogni offesa, non seminando rancore.

E’ inevitabile … Parole di piombo affondano nel cuore e piovono lacrime, a lavare i torti, ad appannare le tracce di un procurato dolore.

Carla

Concetto personale di “Ordine & Pulizia”

Le differenze, molto spesso, avvicinano, completano, apportando al vivere, dividendo uno stesso spazio o i vicoli del cammino verso il futuro, una ricchezza effettiva e improbabile da quantificare ma non quando si tratta snocciolare il concetto di “Ordine & Pulizia”. È il mio pensiero, va sottolineato, eppure, sono convita, sia condivisibile e smantellabile con argomentazioni non gettate, sul piano del confronto umano, a caso! Il fastidio procurato da chi vive, tenacemente, con la pezzuola in una mano e il disinfettante ospedaliero nell’altra, non si discute, essere strofinati e sterilizzati mentre si sta abbandonati sul divano per la fobia dei germi, immotivata e patologica, che attanaglia la mente di chi ci vive accanto è in accettabile: entrambe le parti vivono prigioniere di un incubo! Nella stessa misura è insostenibile la convivenza o la condivisione di luoghi comuni che, per valutazioni discutibili, si ritengono rispettare le norme igieniche basilari e un ordine civile mentre si discostano totalmente. Dove voglio arrivare? Avere un amico peloso in casa è una gioia irrinunciabile e mai mi permetterei di porla sotto esame, tuttavia, ritrovarsi pure l’intimo imbrattato di pelo, gli ambienti impregnati dell’aroma sgradevole di un “amore” trascurato ed impossibilitato a “docciarsi” autonomamente, a rigovernarsi ciotole o lettiera e a scegliersi con chi vivere, è esagerazione di chi è realmente pulito o assenza di rispetto? Amavo Cirillo, lo amo tutt’ora come se non avesse mai abbracciato l’eternità, ma non facevo colazione con muesli arricchiti con petali di cioccolata e noci di pelliccia felina, non respiravo aria pesante, al contrario, regalavo al mio “piccolino” un ambiente tale in cui era lui il primo a profumare. La “toilette” non va mantenuta come una sala operatoria, gli schizzi d’acqua post doccia, il vapore che gronda dopo un bagno rilassante non sono scorie nucleari e rendono la casa ordinatamente vissuta, le incrostazioni gialle nel wc, le decorazioni nere negli angolini, il calcare a stalattiti, quelli sì, sono ripugnanze distanti dal vivere da umano. La cucina non va protetta come zona asettica, è il santuario della fantasia e dell’amarsi attraverso il cibo, fin quando il piano cottura non mantiene salda memoria dei pasti di tutta una mesata e il forno diventa un ospite con cui scambiare opinioni, perché vive di vita propria, mutando destinazione d’uso in discarica differenziata. Una casa o uno spazio lavorativo sporchi, sono il terribile biglietto da visita di un animo in necrosi.

Carla

Le orecchie del cuore

Mai domandare dinamiche e ragioni degli accadimenti, se poi non si “stappano” le orecchie del cuore! Le altre … piccine, pronunciate, carine o curiose, ornano la testa e giocano a nascondino tra i capelli, accogliendo l’eco di parole che vivranno solo il tempo che intercorre tra suono e silenzio assoluto.

Carla

Prigionieri delle consuetudini?

Possediamo la capacità di optare per scelte di vita svincolate dai dettami sociali? Nutro qualche dubbio! Non sempre, nel guardarmi attorno, nell’afferrare briciole di conversazioni in luoghi pubblici, respiro la brezza della libertà mentale o colgo l’attenzione all’ascolto della voce del cuore e all’eco delle richieste personali. La tendenza ad uniformarsi, a quanto accomuna tutti, sembra essere più forte, come se l’essere diversi si trascinasse dietro un disagio insostenibile. “Differente” dovrebbe essere sinonimo di “unico” e null’altro, motivo di orgoglio e di spicco in un panorama anonimo. Se un uomo si accompagna ad una donna molto più giovane, scatta il “Buongustaioooo!” con tanto di applauso, quando è lei la meno “fresca” parte un borbottio pettegolo e maligno incentrato sulla “Tardona maniaca”. L’amore non sa dove sta di casa l’anagrafe e farsi paranoie per ciò che potrebbe dire o pensare il prossimo è da fusi. La donna più giovane, incontrata non proprio in età post adolescente, secondo un pensiero distorto, garantirebbe, con la prole, un passaggio verso il futuro … uhmmm, forse! Senza saperlo, si viene al mondo anche “impossibilitati” a procreare, eh già, capita e a poco servirebbe una giovane aspirante mamma. Si ha l’opportunità di diventare padre? E se l’opzione “biologicamente giovane” assicurasse solo il marmocchio e uccidesse la complicità totalitaria con una “matura” in forma fisica e mentale pazzesca? La felicità reale e duratura varrà pur la sfida o no? Una rompina cronica non guarisce con la vecchiaia, tutt’altro, la sua patologia s’acutizza, il pargoletto cresce, imbocca la sua strada e il papà pollastro si sciroppa un cammino tortuoso con la “torturatrice” appesa alla giugulare. Il figlio va, lei resta! Il desiderio di paternità, come di maternità del resto, possono essere appagati dall’affetto sincero che lega perfetti sconosciuti, dai nipoti, da un’adozione, da sentimenti che si concretizzano con una spontanea assistenza, in età avanzata, molto spesso, negata dai figli veri. Ho la fortuna di conoscere una coppia in cui lei ha superato il giro di boa dei 50 e lui dei 40, mostrando in modo timido e riservato che le disuguaglianze non tolgono nulla, semmai, arricchiscono. Al favorito dalla sorte sussurro, sorridendo, “Drittoooone”!

Carla

Per niente modaioli ma …

 

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Non sono strepitosi, lo so, ma li ho acquistati ugualmente e con una gioia dal sapore quasi infantile. Non notate nulla? L’estrosa montatura, giallo limoncino, non incornicia lenti usuali ma di plastica forellata. Cosa saranno mai? Bizzarri occhiali da sole? Naaaaa! Nel vederli esposti ed associati ad un “metodo”, il metodo Bates, la curiosità ha avuto la meglio. – Provi a leggere le prime righe di questa pagina – Mi è stato detto … seeee, senza occhiali e a quota meno 2, nebbione pazzesco! – Adesso provi questi occhiali … – Siete mai stati protagonisti di una magia istantanea? È quello che ho provato! Senza la correzione sono riuscita a leggere in maniera nitida, ad occhio nudo. Che dire? L’esercizio fisico rende più tonici e sani, funzionerà anche con gli occhi? Dieci, quindici minuti, al giorno, da dedicare alla lettura attraverso un simpatico “colapasta” non sono un grosso impegno … io, ci provo!  

Carla