Fame di Sincerità

Verità … un traguardo sconosciuto per parecchi orizzonti, perché per taluni occultare il vero è la regola, uno stile di vita dal quale non separarsi mai, un tetto sotto il quale trovare riparo da una pioggia di scroscianti – Perché mi hai mentito? La fame di sincerità, che attanaglia la vita di chi disconosce l’inganno, non viene mai avvertita da colui o colei che, presumibilmente, viene al mondo privo dell’organo preordinato ad originarla, l’animo! Un bisogno atavico che lega ragione e sentimento, in una alleanza inscindibile e vede ciascuna parte tutelare l’altra, alla ricerca di una trasparenza dovuta. Mentire, per comodità, leggerezza, egoismo o mera cattiveria, insabbiando il dolore che, qualsiasi vantaggio personale, potrà generare nel prossimo, ha un unico denominatore, la vicinanza ad una persona disonesta e priva di scrupoli. Spiegazioni esaustive, in ogni caso, non credo possano smacchiare un tessuto delicato come l’affetto e la fiducia, riassemblare i frammenti di un vetro saltato in aria in tanti piccoli pezzi. Chi ha la sventura di incappare in “finti” seriali e la botta di deretano di smascherarli, commette uno sbaglio quando perdona, credendo in inverosimili pentimenti e promesse che non saranno mantenute, al contrario, deve a se stesso una ritirata repentina, senza voltarsi indietro chiamato dalla rivalsa, e un passo spedito in direzione “aria pura”.

– Carla –

Tassa sulla Morte!!!

http://www.fisco7.it/2015/07/in-arrivo-la-tassa-sui-morti/?utm_source=quifinanza.it&utm_medium=articolo&utm_term=testo&utm_content=link&utm_campaign=20150722_tassasuimorti

Avete letto? L’intenzione dovrebbe essere quella di correre in aiuto del cittadino, disciplinando, nella maniera più corretta e trasparente, i servizi funerari. Imporre il 10% di iva, assente in precedenza, aiuta? Un contributo fisso, di 30 euro, per ogni funerale semplifica? Costringere i comuni, notoriamente alla canna del gas, a destinare in 20% della Tasi per i cimiteri monumentali, difende dall’eventuale rincaro di tale aliquota? Imporre un numero di dipendenti e mezzi di proprietà non porterà alla chiusura di tante agenzie, che non hanno un volume di affari costante? Quando si dice – due piccioni con una fava – in questo frangente si cattura tutto lo stormo! L’ultimo saluto lo riceverà non solo il  “trapassato” ma anche il rispetto per il dolore legato ad un lutto, la solidarietà umana che funge da balsamo cicatrizzante e il domani di chi resta. Abbiamo fatto l’abitudine ad essere spremuti, calpestati, abbagliati con riprese economiche irreali, ma metter mano in un impasto di lacrime e fame, solo per far cassa, è aberrante. Se muoio prima della riscoperta dei valori dei nostri nonni, abbiate pietà del mio sentire, gettatemi in alto mare, tra la pace dei flutti, lontana da tanta, troppa vergogna!  

– Carla –

Noi che eravamo bambini negli anni ‘70

Il tepore primaverile o autunnale, la calura estiva, uno spazioso marciapiede o una strada poco trafficata sotto casa, i cortili o i piccoli spazi verdi ed ombreggiati, i luoghi di ritrovo e gioco per chi, come me, è stato bambino negli anni ’70. La Wii, la Xbox 360 o la Kinect, i Tablet o l’iPad, per epoca, non ci sono appartenuti e, forse, per un’educazione distante dalla pretesa del superfluo, anche se commercializzati, difficilmente sarebbero passati tra le nostre mani. Lo svago era insito già nel solo legame di amicizia, nella condivisione di una manciata di ore di spensieratezza, in quel poco che stuzzicava la fantasia tramutandola in un’esplosione di adrenalina, risate e gioia. La bicicletta, i pattini, i tamburelli, le racchette, il frisbee ed un pallone, erano di tutti, per tutti e chi non aveva la fortuna di possederli ne godeva ugualmente, perché la generosità era istintiva e mai richiesta. Piccole cose, tenute care, ricevute per Natale, per un compleanno o la promozione, che non di rado finivano incustodite su un muretto (dove il proprietario le avrebbe ritrovate, sapendo che nessuno le avrebbe fatte sparire), perché per stare bene insieme bastava ancora meno. Con un gessetto bianco si disegnava il “Pincaro” o la Campana, gli alberi ai lati della via diventavano i “4 Cantoni”, una parete il bersaglio contro cui scagliare la “Palla Avvelenata” ed il cervello fumava per partorire nomi di colori poco noti (come indaco, magenta, ocra, vermiglio o ceruleo) al grido di “Strega comanda color …”. Dopo cena era sufficiente una coppetta di gelato o la fetta di anguria, distribuite equamente da una mamma, e la voce narrante di un adulto a rompere il silenzio, a farci stare col fiato sospeso, in attesa di conoscere il finale di episodi inspiegabili, avventurosi o comici. La nostalgia di quei momenti, la polvere dorata ed impalpabile che ancora ritrovo tra le pieghe dei ricordi, fanno si che a 49 anni possa sentirmi felice nel guardare un tramonto, la luna e le stelle, in riva al mare, in compagnia di amici ironici, cenando con un panino, una birra e tante risate.

– Carla –

Bivio

Chi viaggia lungo i sentieri della vita, forte di una serenità che non è mai dovuta ma una conquista quotidiana, pensando di non dover mai abbandonare un rettilineo, intenzionalmente o no, raggira soltanto se stesso. Le diramazioni, è sensato accettarlo fin dagli albori, si concretizzeranno quali soste non programmate e dalle scelte non procrastinabili. Non sarà sempre nella nostra possibilità intraprendere liberamente il nuovo cammino, in talune circostanze, si rivelerà una risoluzione repentina, subita e sgradita. Gli effetti, devastanti o appaganti, in ogni caso, non dovranno mai alterare ciò che siamo ma, al contrario, consolidare la singolarità che identifica ciascun individuo. Voltando lo sguardo alla strada fatta, realizzo che la furia con cui, un bel giorno, a tradimento, sono stata scaraventata in un viottolo sterrato non è altro che l’esito di una decisione presa di pancia, in precedenza, lo sbiadito rovescio di una medaglia che vedevo luccicare anche in assenza di sole. Umanamente, verrebbe da dire – tornando a quella biforcazione opterei per la direzione opposta – eppure, NO! Se non avessi inalato la polvere, fino a sentire spezzarsi i respiri, sottovalutando le lesioni, trovando sempre un motivo per risollevarmi più combattiva che mai, oggi, non saprei chi sono e sono sempre stata.

– Carla –

Eptacaidecafobia

– Ebbene Si, è Venerdì 17! – Gli scaramantici italiani, oggi, si scontrano con la paura del numero “17”, combinato al peggiore giorno della settimana, il “Venerdì”. Il quinto giorno della settimana è morto Gesù – è vero – e il 17, secondo la Genesi, ha avuto inizio il diluvio universale, senza contare che anagrammando il numero romano XVII vien fuori qualcosa di poco rassicurante, VIXI (ho vissuto o sono trapassato), ma farsi condizionare dalla superstizione è un’ovazione all’irrazionalità. La “sfiga” non sa contare e non conosce il calendario, arriva, stende e riparte, senza tralasciare che, spesso, la kakka la calpestiamo da soli, non aspettando che il destino ci metta lo zampino. Ad ogni luogo la sua superstizione, mi verrebbe da dire, ripensando alle folli credenze che hanno condizionato la vita dei miei avi. Girovagando in rete ho trovato che il giorno NO, per un sardo, era il lunedì, chiamato “fuidori” (che scappa), sconsigliato per intraprendere un viaggio, convolare a nozze o tagliarsi i capelli (i parrucchieri restano chiusi il lunedì per questo? Mah!!!). La paranoia popolare non ha risparmiato nemmeno gli animali:

– il gatto che si lava il musetto preannuncia pioggia! – ma quando maiiiiii …

– il cane che ulula annuncia la morte di qualcuno! – ma vi pare che il cane metta a fuoco la signora dal mantello scuro con la falce in mano?

– vedere scarafaggi porta imminente ricchezza! – le blatte non devono essere mai state equiparate perché ne ho viste fino a diventarne fobica, pur restando una morta di fame!

– il pipistrello sarebbe un messaggero del diavolo – ma poverino è così carino! Io ne ho ospitati due, anni fa, sul balcone di casa, avevo dato loro pure dei nomi, Ughetto e Matilde.

– il barbagianni (sa stria), la civetta (su cuccumeu), il cuculo (su cuccu) e l’assiolo (sa zonca) sono considerati del malaugurio, tant’è che le persone etichettate “stria” sono racchie, odiose e cattive d’animo, “cuccu” cupe e dall’aspetto sgradevole, “zonca” grossolane e “cuccu” attempate alla grande e single.

Non ho mai creduto nella jella e non ci crederò mai, quanto nella negatività che talune persone hanno l’oscuro potere di sprigionare, bagnando di tristezza il loro interlocutore, tuttavia, qui lo confesso e qui lo nego, quando inciampo in tali adorabili creature, eseguo una cretinissima ritualità, mascherandola, data l’innegabile scarsa eleganza, mi do un palpatina al lato B.

– Carla –

La Tardona in saldo

Se è vero che l’organismo abbandona il semi-letargo invernale con l’arrivo dei primi tepori primaverili, al giungere della canicola estiva fa proprio il “botto”! Locale sul mare, musica assordante, carne “fresca” da cuocere sulla griglia della vanità, la brace di una dignità che diverrà cenere, sorrisi ammiccanti e sguardi d’univoca interpretazione, quattro pezze di tessuto collocate con discutibile decenza, tacco Eiffel ed ecco che la Tardona occupa la scena. Nessuna donna, me compresa, superati gli “anta”, smania per essere considerata un bel pezzo di “modernariato” o per scivolare nel dimenticatoio dell’interesse maschile, ma il timore di vivere scalzate dalle “nuove” proposte non giustifica rovinose cadute di stile (fosse solo quello a cadere). Determinati luoghi, dove le Lady in saldo non temono di competere con alcuna, ve lo garantisco, riportano l’autostima delle loro coetanee, abbigliate in modo adeguato a fisico, luogo ed anagrafe, a vette dimenticate da anni luce. A 70 anni, formosa come un palo, con l’incarnato testa di moro, il derma infeltrito ed i capelli di rafia, con addosso un tubino moscio dallo scollo a V ombelicale, puoi mai credere di essere arrapante? La testimonial “Falqui”, nel dimenarsi al ritmo di brani anni 80, di tanto in tanto, regalava, all’umido della notte, una prugna secca, fissando qualche 50 enne in cerca di refrigerio e non di “un w.e. con la morta”. E le spumeggianti leopardate, strizzate come cotechini, spalmate dai lobi ai talloni di crema “brillante”? La Niña, la Pinta e la Santa Maria in cerca di un porto! Il top, però, l’ha raggiunto una 35-40 enne, zebrata, dalla balconata condonata che, ghermito un uomo di mezza età, conciato come Verdone nei panni dello “splendido”, acuto come uno studente che si rifugia al CEPU, ma caduto nell’eau de parfum “Argent” (denaro), si è trasformata in un’esperta di ortofrutta. Il suo lato B, con la stessa professionalità dell’Uomo del Monte, ondeggiando abilmente, ha analizzato il frutto e “detto SI”! “Arrampicatrice” batte “Tardona 1 a 0!!! E pensare che io, con la mia inesistente carnalità, ben nota a tutti, per tutta la sera sono stata tampinata a distanza da un ragazzo. Miope? Verosimile! Alticcio? Innegabile! Un maniaco sessuale con la predilezione per lo “stagionato ma non troppo, senza polifosfati aggiunti”? Ho abbracciato quest’ultima teoria, il depravato che adora il frollato casareccio! Ironia a parte, che tristezza non accettare l’avanzare degli anni, con tutto il carico di ricchezza che si portano al seguito, amando una ruga, non ponendo mai l’accento su una sensualità profonda, che non tramonta e rende pure una nonna degna di un applauso.

– Carla –