Egitto

Non credo esista nulla di più affascinante dell’Egitto, di una terra che in quest’epoca dove si ha a disposizione anche la luna, è teatro di fame ed infinita disperazione, dove tutto sembra ruotare attorno alla figura del turista “spendaccione”.
Non appena la avverti sotto i piedi e ne respiri gli insoliti aromi, ti travolge invogliandoti a scoprirne i 3000 anni di storia, quelli sfogliati sui libri, a conoscerne usi e costumi marginalmente influenzati dalla cultura occidentale.
L’amore per una civiltà senza pari, nasce e cresce con la conoscenza, cogliendo il vero significato di riti religiosi che avevano lo scopo di esorcizzare la morte, intesa come il prolungamento della vita terrena, apprezzando la cura ed il rispetto per il corpo ormai inanimato, per una vita sociale da considerarsi evoluta, articolata in maniera ineccepibile.
Il museo del Cairo è una splendida vetrina, un corridoio immaginario che attraversa epoche e dinastie, partendo dall’Antico Regno (perché della precedente età, Tinita, non sono giunte a noi grandi documentazioni) fino al Nuovo Regno, mostrando quello che era il vivere dei Faraoni, delle loro compagne, dei Visir, del Medico, dello Scriba, del Soldato, dell’Artigiano o dell’umile Contadino.
È stupefacente poter osservare un letto, una sedia, un cofanetto per i gioielli, un semplice pettine o uno specchio, i “canopi” con all’interno ancora i resti estratti dal defunto prima della mummificazione, scrutare i papiri originali, esposti in apposite bacheche, omaggiare con lo sguardo una mummia: Ramses 2 mostra intatti i lineamenti del viso ed ha ancora i capelli!
La magnificenza dei periodi di massimo splendore è stata capace di viaggiare attraverso i secoli, di far pervenire ai giorni nostri “indicazioni” tali da ricostruire, esattamente, le componenti di un vivere che diversamente risulterebbe impenetrabile.
I laboratori dove si preparano i preziosi papiri, dipinti a mano da artisti per i quali la simbologia egizia non ha segreti, mostrano ai visitatori la preparazione della pregiata carta, ottenuta con la macerazione, nell’acqua, del gambo della pianta del papiro, successivamente diviso in grossi filamenti, sottoposti a compressione manuale e poi accostati in modo tale da formare dei fogli ed infine essiccati (i papiri a basso costo sono stampe su fogli ottenuti dal banano).
Stesso clima incantevole si respira entrando in una “industria” di profumi dove, seduti in accoglienti salottini, si possono testare le “essenze”, riprodotte analizzando i contenuti delle anforette da bagno rinvenute nelle tombe di Regine e Faraoni.
Annusare il profumo indossato da Nefertari, avvertire la stessa emozione che sentiva Ramses 2 quando l’aveva accanto, è un salto nel passato, un tuffo in un oceano di emozioni inesprimibili.
Nei Bazaar è possibile acquistare oggettistica che riproduce, fedelmente, ornamenti e simboli inconfondibili, quali lo “scarabeo”, l’amuleto legato alla resurrezione, mentre, nelle piccole oreficerie il “cartiglio” che conteneva i cinque nomi del Faraone, sul quale fare incidere, in geroglifico, il nostro.
L’Egitto è un mix, tra “antico” e “contemporaneo”, che inebria, ma per assaporarlo, fino in fondo, è necessario visitarlo!
– Carla –

NB: Questa pagina l’ho ripescata in un vecchio cd, risale al 2000, fu scritta e pubblicata in rete (usavo il nome Angelica) dopo un viaggio che mi è rimasto nell’anima e che vorrei poter ripetere (possibilmente in buona compagnia).

Perché si dice …

Voltar Gabbana
Cambiare idea in maniera repentina!
Deriva dal cambiare il “gabbano”,  un’antica e pesante blusa, munita di cappuccio, originaria dei paesi arabi.

Fare una filippica
Significa intraprendere un discorso aggressivo, attaccare qualcuno, viene detto anche in maniera ironica!
Le Filippiche sono le discorsi ufficiali pronunciati da Demostene per incitare gli Ateniesi alla guerra contro Filippo II di Macedonia, tra il 351 e il 340 A.C.

Restare di sale
Ha lo stesso significato di restare di stucco o di sasso e significa restare sbalorditi, incapaci di argomentare!
Questo modo di dire si lega a Lot, nipote di Abramo, che avvertito dagli angeli, dell’imminente distruzione della città corrotta di Sodoma, riuscì a lasciarla con moglie e figlie.
La conserte, trasgredendo all’ordine di Dio di andare, senza voltarsi, fu tramutata in una statua di sale.

Scendere dal letto col piede sinistro
Si riferisce a chi è di umore nero!
Un’antica credenza vuole che la parte destra, di ogni uomo, rappresenti la parte benigna e dei giusti, la sinistra quella malefica e legata ai maligni.
Chi era avvezzo all’uso della mano sinistra, in passato, era considerato appartenente al mondo della stregoneria.

Vecchio bacucco
È un modo di etichettare una persona avanti negli anni e rincretinita o con idee  arcaiche!
Fa riferimento al profeta biblico Aracùc, la cui statua, realizzata da Donatello, è posta sul campanile di Santa Maria del fiore, a Firenze, e che i cittadini chiamano lo “ Zuccone”.

… Ragazzi, perdonate la lezione da maestra rompina, oggi mi andava di tornare tra i banchi di scuola!
Scherzi a parte, questo era il mio gioco preferito alle elementari, ero un vero topo di biblioteca che leggeva il dizionario per imparare parole nuove …
Sono nata difettosa!!!
Buonanotte
– Carla –

Ironia

L’ironia, quella autentica e sana, che concede di ridere in primis di se stessi, è la chiave che apre i cuori più veri, che da occhi per vedere una bellezza che va oltre l’apparenza e che si nutre degli stessi sorrisi che regala.

https://youtu.be/Qp-KNij0zfg

Straordinario Giovanni Vernia, comico ed imitatore che merita di essere apprezzato anche dal vivo, “MERAVIGLIOSO” Marco Mengoni, per il quale nutro un debole: bello, umile, simpatico, voce che ammutolisce il cielo per starlo ad ascoltare.
– Carla –

Equilibrio CERCASI

https://youtu.be/Gj1CfbzfoJs

Lo scontro tra Idiota (coi bollori) e Uomo (ideale), crea mostri femminili che strillano “Mettiamo su famiglia!” al giungere, anche lontano, del profumo di “Animo”.
A quasi un anno dal mio personalissimo Tsunami, inizio ad essere consapevole della fortuna di una realtà mostrata oggi, quando non sono ancora un relitto, piuttosto che un domani, da vecchia e debole per ritirare su la testa.
Dio protegge ed insegna, anche ai sordi che la lezione la imparano più tardi.
– Carla –

 

 

La Storia chiama

La mia zona, la Sardegna nella sua globalità, è un libro aperto, pagine al vento che parlano di storia, di un passato, recente o lontano, che ci rappresenta e colma d’orgoglio.
In una delle aree verdi del circondario, di recente è emerso questo:

Rovine

Si tratta di una testimonianza preistorica, di un complesso pre-protostorico che conferma l’esistenza d’insediamenti umani in un periodo che abbraccia il IV millennio A.C., la fine del Neolitico, e il XVII-X A.C., l’età del Bronzo.
È chiaro, dalla pianta, che è emerso ciò che resta di un nuraghe circolare, con adiacenti vani di dimensioni ridotte e circondato da un’area sacra.
Lo sfizio di provare nuovi percorsi per correre, non esattamente a portata di mano, concede cose inaspettate come questa …
– Carla –

Amo quest’UOMO

Un cuore “ciclopico” che, per un  incanto divino, riesce a battere nell’umano petto di un UOMO.
A questo ragazzo, gli servisse, donerei un rene, contenta di vivere con uno solo!

https://youtu.be/pGV70wXjCkk

Per la mia ultima bimba, Mia, mi sono tolta tutto, nel senso più vero della parola, non sentendomi mai “benefattrice”, ma madre di una creatura, sensibile ed intelligente, in grado di comprendere dove stava di casa il vero Amore: tra le mie braccia!
Ciry, Mia … per sempre nella mia anima.
– Carla –

Un sorriso

Tra le increspature dell’anima,
riesco ancora a raccogliere le briciole di luce
che disegnano il tuo sorriso,
una “virgola” che illumina la notte!
– Carla –

Un Fiore “Speciale”

Ieri …
… noto una scarpa con il fiocco allentato, rallento, mi fermo e, in prossimità di un muretto, tiro sù il piede per scioglierlo e rifarlo (mi manca solamente di chiudere in gloria l’estate, sbriciolandomi le ossa con un bel ruzzolone).
Dal nulla, e ribadisco dal nulla, spunta un bellissimo uomo in miniatura che mi porge un fiorellino, stretto tra due piccole dita di una manina cicciotta.
Abbasso la musica, sfilo le cuffie e dopo averlo preso, mentre lo annuso, gli dico. “Grazie, che profumo stupendo!”.
Il più grande seduttore di tutti i tempi, a questo punto, toglie il ciuccio di bocca e mi regala un sorriso che spazza via ogni pensiero.
La madre, che compare un istante più tardi, ride …
Edoardo, 1 anno e ½, fugge via, esibendo un meraviglioso lato B “tutto panno”, si volta e nel vedermi riprendere la corsa mi scarica addosso un cartucciera di baci lanciati con la mano.
Voglio tornare bambina e fidanzarmi con lui …

fiorellino

Gli ho scattato una foto, prima di restituirlo alla natura …
– Carla –

 

La Panchina

panchina iglesias

Seduta, sulla Panchina della vita,
ogni anima attende qualcosa …
Quella “Nera”, soffocata dai sensi di colpa, aspetta i colori, stringendo un bouquet di scuse che, forse, non gli verrà mai tolto di mano.
Quella “Straziata”, il giunger di parole, autentiche, la richiesta di un perdono che possa medicare le ferite e alleggerire il peso delle lacrime versate.
Quella “Chiara”, che non ha mai avvertito la violenza di una tempesta, che le si sieda accanto l’Amore, portando con sé il seme di un fiorire incessante.
Quella “Disillusa” che dall’alto cada una piuma di speranza …
La Mia Panchina, apparentemente vuota, ospita uno sguardo che, silenzioso, attraversando il cielo, fa festa in me … per me!!!
– Carla –

Nella vostra????

Lady “Ostinata”

TomTom

… un piedino (tristemente felice del mio “34”, che concede solo scarpe atroci, da bambino) “acciaccato” non mi ha impedito di percorrere, ugualmente, i 10 km quotidiani.
Non importa correre ma solo non mollare!!!
Io e la mia Testardaggine ci amiamo …
Buonanotte “amici”.
– Carla –

Brebus

La traduzione esatta del termine “Brebus” è “Parole-Verbo” e raccoglie tutta una serie d’invocazioni atte ad allontanare malattie (si parla di malesseri curabili con farmaci da banco e non di patologie gravi che necessitano l’attenzione di un medico e di controlli specifici, un mal di pancia, un mal di testa, i porri ecc.) o sciolgono malefici.
Sono recitati nel corso di semplici ritualità, più che altro domestiche, in cui il paganesimo e il cattolicesimo si mescolano nel rispetto della Fede e del sentire umano.
Si tramandano da “Vecchio” a “Giovane” e, una volta donati, cessano di avere un potere benevolo per chi li ha ceduti.
Trattandosi di gesti d’amore, non hanno un corrispettivo di alcun tipo, né in beni materiali né in denaro, si mettono a disposizione degli altri per nutrire il proprio animo e nell’altro.
In famiglia ho la testimonianza diretta che il bene genera bene, avendo assistito alla guarigione, totale e fulminea, del fuoco di Sant’Antonio, operata da un anziano, attraverso semplici preghiere, sussurrate e incomprensibili per il “colpito”.
10 giorni fa, circa, nel far visita ad una amica, ho assistito a qualcosa che conoscevo solo per sentito dire e che viene praticato, spessissimo, da persone anziane.
Davanti a me c’era una signora, con un bicchiere d’acqua in mano, qualcosa giaceva nel fondo e lei, concentrata, si ritirava per qualche minuto in una stanza lontana da sguardi.
Aveva appena cercato di scrollare di dosso, alla mia amica, un malessere fisico persistente!
Non avevo mai domandato nulla di simile a nessuno, ma dopo aver condiviso il tempo con un mal di testa, sopportabile, ma incessante, per più di un mese, umilmente, le ho domandato se poteva operare lo stesso gesto pure su di me.
Ha preso 3 chicchi di frumento, 3 grani di sale grosso e li ha gettati in un bicchiere diverso dall’altro, pieno d’acqua, ritirandosi in solitudine, come la volta precedente.
Al ritorno mi ha fatto notare delle bollicine e la posizione dei chicchi (che non ricordo, perché intenta ad ascoltarla), dicendomi che, ciò che chiamerò “malocchio”, giusto per farmi capire (ma che non ha a che fare con la cattiveria ma è solamente legato al pensiero, insistente, nei miei riguardi), arrivava da 3 persone: un uomo e una donna con la testa (pensiero) e un uomo col cuore (per sentimenti che lo divorano).
Ha impugnato un coltello e con la punta ha fatto esplodere le tre bollicine!
Morale?
Sono passati circa 20 minuti e il mal di testa si è dissolto, come le nubi sospinte dal vento, facendomi avvertire una leggerezza incredibile che ancora non mi abbandona.
Fantasia?
Chissà!!!
Nel documentarmi, nei giorni a venire, ho trovato una preghiera che viene recitata in questi casi e il Credo (che enunciano tutti i guaritori) alla fine.

“Deu ti toccu e Deus ti sanit
(io ti tocco e Dio ti guarisca)
e ti ndi pighit sa maladia
(e ti porti via la malattia)
e ti ndi pighit s’oghiagura.
(e ti porti via il malocchio)
Est prus forti su soli de sa luna,
(E’ più forte il sole della luna)
e sa missa de sa giobia santa
(e la messa del giovedì santo)
forti come che cussa
(forte come quella)
atra non nci dd’at atra
(non ce n’è altra)
e sa missa de sa notti de Natali
(e la messa della notte di Natale)
forti che cussa
(forte come quella)
atra non nci d’at
(altra non cè n’è)
e sa missa de Sant’Anastasia
(e la messa di Sant’Anastasia)
deu ti toccu, Deus ti sanit
(io ti tocco, Dio di guarisca)
e ti ndi pighit sa maladia.
(e ti tolga la malattia)

https://youtu.be/YOnLo2BPviU

L’Amore di Dio si manifesti in ogni modo, per portare Sorrisi e Pace nella vita di chiunque!
– Carla –

Chi è la bestia?

Amelie

Lei è Amelie e il suo pianto disperato le ha salvato la vita!
Due giorni fa, all’alba, durante la sua solita corsa mattutina, mia sorella si è accorta di un lamento straziante che giungeva da un bidoncino dell’organico.
Chiusa dentro un sacchetto, tra i rifiuti, stava diventando un ristorante vivente per formiche.
Come si nota dalla foto, ha perso due polpastrelli, ma non l’allegria e la voglia di vivere.
Chi è la vera bestia?
Non lei, ma chi voleva la sua morte e in un modo atroce!
30 anni di reclusione, forse, farebbero riflettere certi avanzi umani, che dite?
– Carla –

Life Coach

Di recente mi sono iscritta al canale di Riccardo Agostini, al quale sono approdata grazie ai suggerimenti di YouTube.
L’empatia di questo ragazzo, le parole chiare e dirette, incartate con una sensibilità innegabile, fa sì che senta il piacere di ascoltarlo, anche quando gli argomenti non mi toccano personalmente o la mia realtà non necessiti di soluzioni.
Ho deciso di proporvi questo video, in particolare, perché il “RIENTRO”, nella vita di tanti, di chi ha preso il largo, non è una cosa così astratta (anzi …) e non di rado non si hanno ben chiare le motivazioni.

https://youtu.be/2yIjf1GxJTs

Le sue le condivido e, di seguito, mi prendo la libertà di dire la mia …
1- HA SUPERATO LA CRISI
È la sola, delle menzionate, che se mi fosse capitato, o mi capitasse, un ritorno dal passato, prenderei in considerazione.
La crescita emotiva, il cercare un equilibrio reale e duraturo, ha un senso, è mettersi in gioco per svezzare la parte migliore di noi, per presentarsi “rigenerati”, pronti per un percorso a due, madido di scoperte e condivisioni.
Di solito chi scivola in questo tipo di crisi non è una persona infame e il caos è solo suo, non è legato ad un salto ad ostacoli in cui, tra un salterello e l’altro, si manda il “piccolino” a nuotare in tante “piscine” diverse (notare lo schifo espresso con una certa eleganza … ah … ah … ah …).
2- HA FATTO UN CONFRONTO
Non mi sento un’auto, un appartamento, un abito o una pietanza.
Il confronto con un’altra donna, anche spuntandola, mi farebbe rizzare i peli della schiena, che non ho, e meriterebbe una sola risposta secca:
“Confronta te stesso e il nulla … con tuo immenso stupore … non noterai alcuna differenza!”.
3- NON HA TROVATO UN’ALTRA DONNA
Questa la considero “epica” e la vorrei sintetizzare con un paragone che reputo calzante.
“Non ho nulla di buono da cucinare … ok, scaldo gli avanzi di ieri!”.
La penuria di “tubero”, di due orecchie che ascoltano e di mani che lavano mutande, scatena il ripescaggio?
“Con le tue manine sante, amore bello, puoi risolvere ogni problema, compreso il primo della lista!”.
4- SI RENDE CONTO DI AVER SBAGLIATO
Realizzare di aver fatto un errore di valutazione è, certamente, positivo, ma non è la spugna che cancella l’orrore gettato nella vita dell’altro.
Ammetterlo, sopprimendo l’orgoglio?
Beh, si, sarebbe un gran passo avanti!
I cocci incollati, tuttavia, non rifanno un vaso, ma un “accrocco”, e forgiarne uno simile richiede un’abilità che è sconosciuta ad un personaggio incentrato su sé.
Chi corre per se stesso, sgomitando chi gli corre accanto, conosce una sola grande arte, l’egoismo.
Mi trovassi a doverci pensare, per non umiliare ulteriormente il mio cuore, chiederei gli stessi sacrifici fatti (che non erano scontati o dovuti), non vorrei veder batter ciglio e attuerei una pulizia a tappeto di ogni cosa sgradevole, tollerata per amore.
Un mio ipotetico innamorato del passato non tornerebbe mai, non avrebbe le energie e forse nemmeno questo “grande amore” per darsi il valore che merito.
– Carla –

Alimentazione Nuragica

Sono sempre stata curiosa, ma non in modo malato, intendiamoci, non da pettegola accanita o da lettrice di gossip …
La mia curiosità si è sempre legata al voler conoscere, più che altro, la quotidianità di vite sconosciute o di un passato che non racconta nulla di sé a chi non ha mezzi o modo di “esplorarlo”.
Un gioco scemo che facevo da piccolina, d’estate, era lanciare lo sguardo oltre le porte o le finestre aperte, immaginando le persone allegre, imbronciate, alle prese con uno strumento musicale o con la cucina.
Oggi, lo faccio quando leggo un libro, spingendomi oltre le righe, per capire cosa l’autore lascia di sé!
Giorni fa mi domandavo, dopo aver visto dei resti parecchio interessanti (ho scattato una foto e sto cercando materiale, inesistente, visto che la scoperta è recente), durante una corsa, quale fosse la dieta dei miei avi al tempo dei nuraghe.
La scoperta più curiosa è stata che furono gli anticipatori della nutrizione che a me fa accapponare la pelle, ovvero, erano entomofagi.
Il rinvenimento, nel nuraghe Arrubiu, ad Orroli, nel nuorese, di una scodella di terra cotta con i resti di un pasto, raccapricciante, lo testimonia: insetti, per la precisione scarafaggi.
Le proteine le assumevano cibandosi di piccoli animali:
suini macellati prima del 6° mese di vita,
bovini che non potevano più essere utilizzati per facilitare le attività agricole,
ovini,
dalla caccia di animali in libertà, cervi, cinghiali, mufloni, montoni, colombi, gheppi, aquile delle zone costiere e gru.
I nuragici avevano imparato anche a sfruttare la terra e, dopo aver bruciato piccole aree verdi, coltivavano legumi e cereali.
 I semi ritrovati confermano la presenza del:
favino, lenticchia, cicerchia, pisello, lino e melone.
Non disdegnavano anche di approvvigionarsi nel grande supermercato della natura, che offriva:
fragole, fichi, more, prugne e corbezzoli.
Nel tempo furono in grado anche di gestire l’allevamento di bestiame, da condurre al pascolo, garantendosi la riserva di cibo senza sperare nella fortuna della caccia.
Tra le particolarità del popolo dei nuraghe sono emerse le qualità di panificatori (senza lieviti) e il saper coltivare la vite per produrre vino.
Nelle loro abitazioni, tra l’altro, è stato possibile identificare un angolo cottura, un forno a cupola dove cuocere i pasti.
Sono riuscita a scovare anche una cosina che mi ha fatta sorridere, una ricetta, l’antenato del brasato:
carne suina, maiale o cinghiale, cotta nel vino.
Chissà, magari, all’epoca era un piatto da 5 stelle nella Guida Michelin!!!
– Carla –

Ombrelli

Ombrelli-Iglesias

Oggi,
nel guardarli con occhi diversi,
mi sembrano un esercito di piccoli paracadute,
capaci di far toccare terra,
teneramente,
al mio cuore scosso da troppe tempeste.

Buona serata …
– Carla –

Lykoi

Ai “diversamente umani” riservo, da sempre, un angolo speciale dell’animo, uno spicchio di Eden, dove non esiste raggiro e, conseguentemente, amarezza.
Ogni giorno spolvero due minuscoli troni, sui quali siedono Cirillo e Mia, piccole-grandi vite che hanno saputo tenere accesa una luce anche nel buio più intenso, per i quali non smetto di provare sentimenti unici, a dispetto della loro dipartita.
Le razze feline sono tante, ciascuna con le sue straordinarie particolarità e, non di rado, dall’amore che non fa “distinzioni” fisiche, fioriscono incroci curiosi che, anche nella loro non eccessiva bellezza, hanno un perché.
Il “Lykoi”, lupo in greco, noto come “Gatto Mannaro”, non nasce dalla passione di differenti mamma e papà, ma da una mutazione genetica naturale, scoperta in una cucciolata del 2010, in nord America.
Testa triangolare, occhioni gialli e nasino nero, questo singolare micetto ha un “cappottino” grigio di base e spruzzato di peletti bianchi, spettinato e apparentemente crespo, al tatto morbidissimo.
Il contorno occhi, la zona intorno alle orecchie, il musetto e il pancino, sono quasi nudi, dandogli un aspetto da “lupetto”.
Affettuoso, con tratti caratteriali più simili a quelli di un cane, nelle femmine raggiunge un peso di 2-3 kg, nei maschi 4-5, toccando un massimo di 7.
Il costo si aggira intorno ai 1800 euro e questa è la sola cosa che mi fa rabbrividire … dare un valore economico ad una vita.

https://youtu.be/KAMAJCbTfOM

Non è carino da morire?
– Carla –

Notte di San Lorenzo

Nato a Huesca, in Spagna, nel 225 e morto a Roma il 10 agosto del 258, S. Lorenzo, Santo della Speranza e della Salute, riposa nella Basilica a lui dedicata.
Vissuto soli 33 anni, durante il pontificato di Papa SistoII, fu condannato a morte, per aver impedito che beni appartenenti alla Chiesa venissero sottratti in nome della persecuzione cristiana.
Non morì, come qualcuno pensa, in seguito alle torture subite, per essere stato costretto su una graticola rovente, sopra tizzoni ardenti, ma decapitato.
Lo spettacolo delle Perseidi, sciami di Aeroliti che s’incendiano nel toccare l’atmosfera terrestre, romanticamente, viene attribuito a Lui.
Le stelle non sarebbero altro che le sue lacrime, versate durante il martirio, che scivolano sulla terra, ogni anno, la notte in cui cessò il suo patire.
Sono chiamate anche “Fuochi di San Lorenzo” perché, per altri, rappresentano le scintille di quel braciere di dolore che, dopo aver vagato per tutto un anno, precipitano il giorno in cui ricorre la sua scomparsa.
Stanotte, il mio sguardo non ha catturato nessuna luce “brillare” nel morire tra le braccia della terra.
Il cuore del giovane Lorenzo, sicuramente, ha deciso di donare un desiderio da esaudire a chi ne aveva di più romantici dei miei.
Effettivamente, di quel genere o di sfiziosi, al momento scarseggio!
In una notte tanto carica di aspettative, per tanti cuori desiderosi di una piccola svolta, il mio pensiero ha attraversato l’oscurità, cercando un uomo che non poteva indossare nome più adatto al suo essere.
Lorenzo, un medico, che ha investito la sua vita per cercare di donare la salute a chiunque a lui s’affidasse, che ha viaggiato con la speranza che ogni suo sforzo gridasse “vita”.
“Ciao Lorenzo, lassù, ti sarai convertito in un grandissimo “specialista” dell’anima”.
– Carla –