Le formiche in barattolo

Se all’interno di un barattolo trasparente venissero rinchiuse 50 formiche rosse e 50 nere, non accadrebbe nulla ma, se il contenitore venisse agitato, energicamente, la quiete cesserebbe, cedendo il passo ad una condotta istintiva, di difesa.
Le formiche inizierebbero ad uccidersi  tra loro, rispettando il solo colore di appartenenza.
Le rosse si convincerebbero che gli scossoni sono opera delle nere e le nere viceversa.
Accecate, dalla necessità di trovare un responsabile e punirlo, non riuscirebbero a realizzare che il nemico non sta all’interno del vasetto, ma fuori:
le mani che lo stringevano e lo hanno shakerato, senza alcuna benevolenza o motivazione valida, se non sperimentarne la reazione.
Gettare lo sguardo e i pensieri lontano dal proprio naso, consente di avere una visione panoramica e lucida, di non indossare la corazza della formica.
Serena notte …
– Carla –

PS: La piccola storellina mi è piaciuta e, non proprio alla lettera, ho voluto condividerla.

Sulla scia …

Sulla scia del “sogno condiviso” mi sento di scrivere di qualcosa in cui credo, ho sempre creduto, ovvero, l’esistenza di una vita oltre questa, la mutazione di “stato” e la nuova esistenza.
Mi sono ispirata ad un’intervista fatta, da Red Ronnie, a Sonia Benassi, una donna molto speciale, con un dono prezioso, caricata su YouTube.
SONIA BENASSI parte 2: Contatti con le anime nelle altre dimensioni – l’intervista
Le sue parole, più di una volta, si agganciano a quelle che raccontò mia zia, riferendosi al momento in cui, in ospedale e per una manciata di minuti, veniva dichiarata clinicamente morta.
Giunta in un luogo spettacolare, vedeva tutti i suoi cari non più in vita, tornando poi, con suo immenso dispiacere, a riprendere possesso del proprio corpo.
Mi è chiaro che il lasciapassare per l’aldilà è il perdono, accogliere la pace che da esso scaturisce.
Riuscire ad attuarlo, finché si sta ancora da questa parte, renderebbe leggero il trasloco, diversamente, arrivare alla serenità si trasformerebbe in una conquista più lenta ma, comunque, certa.
Non esiste l’inferno dantesco, i forconi o il demone che infligge torture fisiche, il male elargito si esaurisce senza giudizio da parte di alcuno, ma avvertendo la stessa sofferenza procurata.
Il comprenderne l’entità, il sentirsi l’altro, aprirà la strada verso un livello più alto, indice di un miglioramento spirituale reale.
Tale intervallo di tempo, quello tra la morte e la rinascita, chiamato “bardo”, è una condizione che non risparmierà nessuno, la cui durata, ovviamente, sarà personale.
In esso, oltre ad indossare i panni delle persone che si sono ferite, esiste l’afflizione per la non accettazione della propria dipartita, magari per situazioni lasciate in sospeso, e per non sapersi staccare dagli affetti terreni.
Il bardo si sperimenta in Tibet, per preparare, in punto di morte, la coscienza alla separazione dal corpo, in un passaggio da passato a futuro.
Nel mio caso, quel lasso di tempo, sospetto sarà lunghissimo, per la semplicissima ragione che farò fatica a staccarmi dalle persone che amo con tutta l’anima, per il resto, ho imparato, fin da giovanissima, a non lasciare nulla in balia del domani, a non rimandare.
Le persone che fanno parte della mia vita, anche quelle che lo sono state di passaggio, hanno sentito, dalla mia voce, l’amore o la ripugnanza, perché non mando a dire, ho sempre avuto il coraggio di non nascondermi, di non essere una vigliacca.
Per il peso della valigia, se la chiamata avvenisse ora, direi che ho un bagaglio a mano.
Il perdono, totalitario, me lo ha infilato nel cuore mamma, con dolcissima forza, nell’ultimo periodo della sua lunga vita.
Il bardo, lei, lo ha attraversato correndo …
Aveva fatto pace con il mondo, da tempo, e lo manifestava senza filtri, spendendo parole carine anche per gli “escrementi d’uomo”.
Aveva la consapevolezza che la sabbia nella clessidra stesse per finire ma, a mia sorella, faceva lunghi discorsi sul lasciarla andare, senza concedere al lutto di divorarci.
Le sue ultime lacrime, in ospedale, sono state per noi -“Cosa posso fare per non farvi piangere?”-
Ha impiegato il cammino amando, evitando scontri, alzando lo scudo dell’ignorare le persone misere.
L’indifferenza è un sentimento neutro, non offende e non fa stare male …
Mamma ha sempre avuto ragione!
Serena serata …
– Carla –

Scusate l’assenza dai vostri blog … rimedierò!

Il sogno “condiviso” …

Non so se mi sentirò di pubblicare ciò che sto scrivendo, in piena notte, perché è qualcosa di talmente assurdo che più ci penso e cerco un senso, più m’incarto e mi perdo tra i sentieri dell’inspiegabile.
Dormire era già un lusso, quando mamma stava male, quando avevo la convinzione che ogni giorno con lei fosse un giorno strappato alla “fine”, ma da quando non c’è più sono scivolata nell’insonnia mista al tormento.
Qualche giorno fa, stremata, decido di recuperare il sonno andando a letto di pomeriggio e, stranamente, con Amelie che si stende accanto a me, crollo di botto.
Sono le 15.30 e quando riapro gli occhi le 19.00.
Per la seconda volta, dal 2 di aprile, sogno mamma, o meglio, sento la sua voce da stanze vicine a quella dove mi trovo ma, fisicamente, non la vedo mai.
Mi ritrovo in una sorta di cascina che, a guardarla, sembra costruita nei primi del 900, è tenuta benissimo, ha due rampe di scale, una destra e una a sinistra, parallele alla facciata, che portano ad un balcone, ad una grossa porta di legno massiccio, e tante finestre ai lati, mentre, al piano terra, finestre immense con sotto le aiuole fiorite e un portone ad arco che è mezzo spalancato (non riesco a guardare oltre).
L’aia è un’esplosione di colori, è polveroso il selciato e sento il profumo della campagna.
È la casa dei sogni (reali) di mamma e so che ci abitiamo in 5, i miei genitori e noi figli, incontro tutti, tranne lei che resta una voce pacata, serena e rassicurante.
“Siete in pericolo …” le sento dire “Veloci, veloci, salite in mansarda e restate lì!”.
Nessuno di noi risponde, ma fa esattamente ciò che lei chiede, mentre, tra i miei pensieri corre una domanda – Perché ci vuole nascondere e lei non ci segue? –
Come se avesse sentito, risponde “Non possono più farmi nulla, sono al sicuro e posso proteggervi …”.
Mi sveglio, stranita, e qualche ora più tardi racconto il sogno a mia sorella.
La stranezza dove sta?
Aspettate!!!
Il giorno dopo vado da mio padre e ci trovo pure lei, mi chiama in disparte e mi mostra un video, registrato con il suo cellulare, dove nostra madre, un anno prima, racconta il mio stesso sogno.
Non l’ho mai visto prima, mia sorella non li condivideva, e mi sento paralizzata nel sentirla descrivere i miei stessi dettagli, nell’ascoltare la disperazione che la pervade nel tentare di mettere il salvo marito e figli.
Ci vuole mandare in cantina, dietro il portone socchiuso, ma si sveglia prima di riuscirci.
Siamo state nella stessa abitazione, ha visto tutti, io no, lei non c’era, se non con lo spirito (la voce), non era più agitata, ma calma e sicura ed ha sottolineato che nessun pericolo l’avrebbe più incrociata, quasi a dire che dove sta ora si vive una vita perfetta e che in mano ha il potere, straordinario, di badare a noi, nonostante l’assenza fisica.
È come se, attraverso me, avesse potuto scrivere il finale di un libro, quello della sua vita, firmandolo con l’inchiostro del suo amore immenso.
Oggi, a distanza di giorni, mi chiedo se dormivo davvero o sono stata da un’altra parte con lei …
Serena notte …
– Carla –

In salita

28-04-22
… il mio primo compleanno senza di te!
Ho chiesto, a tutti, di non farmi gli auguri, perché non avevo nulla da festeggiare, perché la notte è passata contando i minuti, fino al momento, 08.50, in cui io e te abbiamo corso per la vita.
Il tempo consola? Cauterizza? Anestetizza?
Per ora non so rispondere, sento solo lo schiocco delle fruste sul cuore e un dolore lancinante …
Una persona, senza volerlo, mi ha fatto un regalo, mi ha detto che ho i tuoi occhi, che nel guardarli si tocca l’anima.
Ti cercherò nel riflesso di uno specchio, nello sguardo degli altri che in me cercheranno qualcosa di te …
Ti Amo Mamma
– Carla –

MAMMA

Sono trascorsi pochi giorni, ma il tempo sembra essersi dilatato, diventando atroce eternità …
La caduta, il femore rotto, poi divenuto anche bacino (informazioni rincorse e sommarie), la polmonite sopraggiunta in ospedale, un quadro clinico da delirio e la FINE!
Al di là del domandarsi, giustamente, se esistano condizioni che potevano essere evitate, se una sanità alla canna del gas, senza mezzi e personale (gli sprechi e la follia sono troniste indiscusse) ha dato la spallata finale, resta il risultato: non ho più mia madre.
Aveva 90 anni, compiuti il 10 marzo, è vero, ma era anche l’incredibile creatura che ha avuto cura di me per 9 mesi, che ha sofferto per farmi conoscere la luce e che mi ha tenuta per mano in un mondo pieno di colori e, nel contempo, di buchi neri.
Ha sofferto la morte, come Nostro Signore in croce, con una sopportazione e un coraggio degni del Regno di Dio, senza passare dal via …
Ha lottato, con tutta l’energia che un corpo minuto e fragile potevano generare, per assecondare la supplica che scivolava dagli occhi di chi non si rassegnava a perderla.
Ha retto, finché ha potuto, per poi, dopo giorni di agonia, addormentarsi in un istante, davanti alle persone che più amava, i suoi figli.
Desideravo che ogni sua sofferenza cessasse, che perdesse lucidità e se ne andasse, che tornasse libera da un corpo che non sopportava più, un involucro crudele che stritolava la sua voglia di fare, di vivere la vita e non di essere sua schiava, lo desideravo, pur sapendo cosa avrei dovuto affrontare.
Sembrava dormire, nel suo letto, dove era tornata da non più di due ore, sorrideva, bellissima, i suoi occhi neri guardavano oltre questo mondo malato, un mondo che le tenevamo nascosto, perché è triste nascere durante la guerra e toccare il tramonto macchiata di pazzia.
Mamma sapeva che ci avrebbe abbandonati ad un dolore più grande di noi, lo confessò a mia sorella, prima che venisse meno anche l’uso della parola, spiegandole che dovevamo continuare a camminare e cercare la nostra fetta di felicità.
Ho fatto in tempo a dirle quanto fosse meraviglioso il dono di averla come madre, di chiederle perdono per averla fatta stare male, anche senza averne coscienza, di baciarla e accarezzarla …
Il tempo porta rassegnazione, sicuramente, ma ora è solo una presenza maligna che stritola l’anima e ti osserva annegare nelle tue stesse lacrime.
Come una bimba in cerca di conforto, mi racconto che è andata via, correndo, lungo un sentiero primaverile e, sul finire del percorso, ha trovato a farle festa tutti i nostri amati che l’hanno preceduta.
Ringrazio Dio per avermi dato una mamma degna della Sua …
Ti abbraccio, Mamma.
– Tua Carla –

Profezie 2022

Il futuro, nel corso dei secoli, è stato “annunciato” da svariati mistici, attraverso profezie che, più di una volta, si sono rivelate veritiere.
Il periodo storico attuale, confuso, narrato attraverso un sentiero di accuse reciproche, di scarna tolleranza e di comunicazione in agonia, ne fa parte.
Menzionare tutti i “veggenti”, che hanno voluto condividere il frutto di un “dono”, mi porterebbe a scrivere una enciclopedia, ragion per cui, mi limiterò ai più conosciuti e discussi.
Michel De Nostredame, conosciuto come Nostradamus (N. 1503; M. 1566), astrologo francese, nel 1555 scrisse 6338 profezie, toccando l’anno 3797.
Gli studiosi hanno così interpretato le sue parole.
Guerre, sbarchi, immigrazione, instabilità politica, con conseguente fine dell’Unione Europea, il crollo del dollaro U.S.A, nonché l’assedio della capitale francese ed esplosioni nucleari nel mediterraneo.
Si scatenerebbe anche la furia della natura con un violento terremoto in Giappone, uragani in diverse aree geografiche del mondo e la collisione di un corpo celeste con la terra.
Motivazioni climatiche potrebbero portare alla scarsità di risorse alimentari.
Si citerebbe, tra l’altro, anche l’assassinio di un potente leader politico, individuato in Putin o nel dittatore coreano Kim Jong Un e di robot e menti artificiali capaci di sopraffare l’uomo.
Tre giorni di buio totale segnerebbero il preludio della pace tra i popoli e del cammino verso la riconquista della normalità perduta.
Angelija Pandeva Dimitrova, nota come Baba Vanga (N. 1911; M. 1996), mistica, chiaroveggente ed erborista bulgara, cieca dall’età di 12 anni, che ha predetto fino all’anno 5079, non si discosta di tanto.
Profetizza una devastante crisi finanziaria e politica, a livello mondiale, l’attentato a Putin e la tecnologia, incalzante, che distrugge l’equilibrio psicologico dell’uomo.
Non mancano le rivolte di madre  natura con l’invasione delle locuste in India, l’Asia e l’Australia devastate da alluvioni, la siccità in altre aree del globo e l’acqua contaminata nei fiumi.
Il più dettagliato, per quanto concerne l’Italia, è stato Grigorij Efimovic Rasputin (N. 1869; M. 1916), monaco mistico russo, consigliere della Famiglia Romanov.
Le sue visioni profetiche vedono scorrere sangue nella città di Roma, il popolo esasperato e divorato dall’odio che sfoga la rabbia punendo, in pubblica piazza, politici, clero e nobili, legando ad un cavallo bianco un anziano e lasciandolo trascinare sul selciato, fino al sopraggiungere della morte, in un’escalation di orrore che culminerebbe all’alba, con i corpi dilaniati e sparsi ai 4 angoli della città.
La teoria di Lafayette non esclude il ritorno degli Anunnaki, gli dei della mitologia sumerica, provenienti dal pianeta Nubiru.
Capeggiati dal dio del cielo An, con altri 6 supremi, Enlil, Enki, Ninhursag, Inanna, Utu e Nanna, più 50 minori, denominati Igigi, grazie alla loro elevata conoscenza, restituirebbero un’evoluzione rapida e positiva.
Profezie terribili, non v’è dubbio, che sostituirei volentieri con la venuta di Nostro Signore, per rimettere ordine, stufo dei casini che i suoi figli combinano.
Serena notte …
– Carla –

Saltellando tra i pensieri …

Non ho bisogno di ciò che mi adornava l’anima “ieri”, del comune metallo, duttile e bagnato nell’oro.
La luce non riflessa, ma quella del cuore, lo rendeva regale, raro, eppure, era una contraffazione!
Avrei gradito la roccia che non brilla e non cede, che non perde smalto alla prima tempesta, sulla quale è possibile posare ciò che resiste e resta.
Aspiravo al sorriso della certezza, che cambia i colori nella stanza, alla risata dell’onestà, che stropiccia i vestiti e scompiglia i capelli, con il suo essere “straordinariamente” banale, al tepore della coerenza e della follia, gemelle “diverse” che cuciono il paracadute che frena ogni caduta.
Non ho … avrei gradito … aspiravo …
Parole soffiate sulla fiammella del passato, dimenticate e sovrascritte:
“Ho me stessa, gradisco la lealtà granitica, aspiro a sorridere con poco e a star bene con niente!”.
Un abbraccio …
– Carla –

Fiori?

Ieri, ore 15:10, esco da casa e, attaccato al parabrezza, vedo un mazzolino di fiori, moscio.
“Chissà da quante ore sta lì …” mi domando.
Dopo la canzone “Mi manchi”, gentilmente offerta con una telefonata, ora si è passati al “Dillo con i fiori”?
Rido? Ma siiii!!!
Le cose sono due, o le “frollate” (categoria che mi accoglie) vanno di moda e inizio a rimorchiare come neanche in gioventù, o l’autore è uno solo, tardo a capire!
Buonanotte …
– Carla –

Risorse “alternative”

Sorridere, qualche volta, aiuta a spazzare via le nubi, a tenere lontani i pensieri legati a “limiti”, a “imposizioni” e all’incubo di una guerra, dagli scontri che si consumano, già, oltre la porta di casa nostra.
Le mie considerazioni sono note, non devo snocciolarle ancora una volta: LA MANCANZA DI DIALOGO, IL NON VOLER TROVARE UN ACCORDO, RENDE IDIOTA CHIUNQUE!
La crisi economica è evidente, non sta a me raccontarla, ciascuno sa cosa avviene all’interno della propria sfera personale e quali sono le difficoltà a cui deve far fronte, quali le soluzioni a cui si accosta.
Comprare cibi in offerta?
Fare acquisti in saldo?
Utilizzare auto e moto solo se strettamente necessario?
Rispolverare la bicicletta o andare a piedi?
Credo stiano diventando abitudini comuni a tanti di noi!
Si taglia dove si può, speranzosi in una ripresa che, francamente, vedo lontana se non impossibile …
Lo sguardo si lancia lontano e con lui la ricerca di fonti alternative che, magari, non conosciamo e che, forse, tanto sperimentali lo resteranno ancora per poco.
Si ritorna alle origini per riscoprire la grandezza del nostro pianeta, attraversando sentiri bizzarri e buffi!
La rete mi ha regalato due simpatiche alternative che voglio condividere.
La prima è il carburante generato dalla “popò” il cui impatto ambientale è meno dannoso di quello del diesel.
Fantascienza?
Eh NO!
La tratta Bath-aeroporto di Bristol, a Lulsgate Bottom in Inghilterra, viene effettuata da un autobus che va a “cacca umana”, biometano che arriva dall’impianto fognario di Wessex Water.
Un pieno, con cui è possibile percorrere 190 km, corrisponde alle sedute sul “trono” di 5 persone nell’arco di un anno.
In futuro, quando si dirà “vai a cagare”, non si offenderà più nessuno, sapendo che andrà a creare ricchezza!
Ma spostiamoci a casa nostra.
A Castelbosco (Piacenza), esiste il MUSEO DELLA MERDA, www.museodellamerda.org dove, credetemi ci si stupisce non poco.
Personalmente, sono rimasta senza parole per i cotti cristallizzati, manufatti, anche da tavola, realizzati in “merda cotta”.
Il vasellame, i pezzi d’arredamento, sono carini e non li disdegnerei, magari per piatti, tazze e altro, non lo nego, avrei problemi a non pensare al “foro” che li ha gentilmente donati.
Il viaggio tra i profumi termina in Sardegna con ARGO, l’automobile alimentata ad “urina”.

https://www.argoit.com/it/sezione_id,44/il-carburante-del-futuro-potrebbe-essere-la-pipi-dalla-sardegna-il-sistema-ecologico-sperimentato-in-varie-parti-del-pianeta/divisioni.html
Franco Lisci, un imprenditore di Gonnosfanadiga (SU), ha realizzato un progetto per ottenere energia dalla “pipì”, da impiegare per i mezzi di trasporto e per uso domestico.
Insomma, le due “gocce di Chanel”, come dice la Marini, sarà un delitto non accumularle per il benessere collettivo.

Buona giornata …
– Carla –

La GUERRA


Nel “giardino interiore” di ogni uomo dovrebbe essere piantata una sola bandiera, quella coi colori del CUORE, che simboleggi la pace, l’uguaglianza, l’accettazione dell’altro, senza pregiudizio o la pretesa che, volente o nolente, si uniformi a noi in tutto e per tutto.
La “divisione” è un atteggiamento che partorisce, ogni giorno, la follia, una macchia che s’allarga, come l’inchiostro su un foglio immacolato, impedendo di realizzare opere d’arte di rara bellezza, quelle che uniscono gli animi e i popoli.
Eppure … basterebbe molto poco per rincominciare a “dipingere” e a “creare”, accantonando l’IO, il VOI, per un meraviglioso NOI!



Buon pomeriggio a tutti …
– Carla –

La situazione attuale


Premettendo che l’impegno per migliorare la vita umana è imprescindibile, che il “bene” è di primaria importanza e che non devono esistere “barriere” di sorta, ho diritto a pormi “due” domande, senza per questo rischiare la lapidazione immediata?

– Va da retro al tuo vicino, al parente o all’amico non “punturato” perché portatore del male assoluto, ma braccia aperte per l’uomo oltre confine?
– Il “mostro” da terapia intensiva non osa valicare la frontiera?
– Il 70% di loro, così pare, non ha fatto la tua stessa scelta, lo accogli, amorevolmente, ma con una siringa in mano?
– Giustamente, umanamente, offri un tetto, del cibo, quanto possa garantire serenità e dignità, ma come mai, ancora oggi, non spendi una sola parola in favore di chi ti vive accanto e non ha diritto al lavoro, l’accesso a luoghi di primaria importanza o una vita sociale?
Sono entrambi umani che hanno fatto la medesima scelta!
– Se il braccio non sarà, spontaneamente, offerto lo rispedirai al mittente o sarai più morbido?

Domando perché, due pesi e due misure, qualche interrogativo, probabilmente,  lo sollevano in chiunque.
Dio benedica la Pace e l’Amore che legano, sinceramente, ogni uomo!

Sereno pomeriggio …
– Carla –

Il coraggio delle proprie idee …

Difendere le proprie convinzioni ha sempre un prezzo e, non di rado, riscrive percorsi agognati da una vita, inseguiti nel sacrificio più grande.
Alcuni cedono, per il timore umano, comprensibilissimo, di dover reimpostare ogni cosa o dovervi rinunciare, altri si fermano, sussurrando a se stessi che quella è la scelta migliore.
Se mai la vita dovesse regalarmi un uomo, con cui camminare fino al tramonto, vorrei indossasse il profumo della sua anima.
Buon pomeriggio …
– Carla –

Grandi UOMINI

La grandezza di alcune anime, votate al raggiungimento di traguardi che aiutino, l’intera umanità, a vivere meglio e più a lungo, la luce di una conoscenza dettata dall’incessante ricerca e da intuito innato, non moriranno mai.

Il Signore gli conceda di aver cura di tutti noi dall’Alto dei Cieli!

Serena notte …
– Carla –

Giorno della “Memoria”

Non importa dirti il mio nome perché non ne ho solo uno …
Sono Marta, Clara, Piero, Nicola, Margherita, Paolo, Vincenzo e anche Chiara …
Sono qualche milione di italiani che, non piegandosi alla sperimentazione o che forzati ad accettarla, sotto ricatto, hanno deciso di dire basta!

Sulla mia pelle si commemora la giornata della “Memoria”, eh già, sono trascorsi decenni, eppure, la storia si ripete, quasi a dar ragione a chi sostiene che gli errori umani seguono una ciclicità e che da loro non si impara mai abbastanza.
Sono la persona che fino a ieri sedeva al caldo, insieme agli altri, , all’interno di un ristorante o di una pizzeria, che sorrideva allenandosi in palestra o in piscina.
Sono sempre io, un coriandolo di povera Italia, dove una voce ordina e mio fratello, ciò che resta di lui, esegue e non discute.

Chiamalo appestato, portatore di ogni male e sarai premiato!!!
Non bisogna fare paragoni assurdi?

Direi che è necessario, perché le libertà di allora sono le stesse, violate e minate oggi, perché si chiede di ignorare i rischi e di cedere a cieca obbedienza.
Siamo tanti, stretti in un abbraccio silenzioso che sussurra la NON VIOLENZA, occhi che guardano il vicino di casa, l’amico o un parente e, senza proferire parola, domandano …

Dove è scivolata la tua coscienza?
Dove si è nascosto l’amore che ci univa e che scriveva ovunque “saremo amici per sempre”?
Fino a ieri si cantava sui balconi, si coloravano striscioni e si rincorreva la speranza che TUTTO SAREBBE ANDATO BENE.
Così non è stato …

Divisi da un odio smisurato, il tuo nei miei confronti, perché io sono rimasta ciò che ero e nel decidere per me stessa non ho mai voluto il tuo male o desiderato che venisse edificato un ghetto.
Io, questo coriandolo di vita che resiste, ho il diritto di accarezzare le pagine del passato perché non le calpesto e il dovere di ricordare che il cielo sopra la mia testa non è un tetto per buoni o per cattivi, ma per tutti.
Serena notte …
– Carla –

Ancora poche ore …

Le pulizie di fine anno sono iniziate e, in un angolo dei 12 mesi, si spengono il cumulo di “situazioni & riflessioni”.
Da una parte il CESTINO per quel che verrà eliminato, dall’altra lo ZAINO da riempire, quello da portare in spalla prima di saltare oltre.
Nel primo lascio l’indifferenza che ha scandito il mio tempo, quella che ho visto indossare a tante, troppe, persone, intente a nutrire  l’IO, a svezzare un odio che si è fatto metastasi e che sarò duro da arginare e sconfiggere.
Ci abbandono la colonna di struzzi che, testa sotto la sabbia, emettono suoni simili a muggiti, soffocati dalla paura di affrontare la realtà, dove il dubbio è intelligenza e il vincere la paura del vero è salvezza.
Ci lascio scivolare, senza una lacrima, affetti svenduti, barattati con piccoli doni taroccati, con illusioni che smaterializzandosi lasceranno scenari per sorrisi forzati e scarni ricordi di gioia.
Lascio gli strascichi di una solitudine tinta di vigliaccheria, quella che impedisce di afferrare una mano amica, per non lasciarla scivolare nel buio, di manchevole empatia e, perché no, intelligenza, quella che dovrebbe scrivere una frase meravigliosa, cristiana: GLI ALTRI SIAMO NOI!

Accartoccio, senza ripensamenti, tutto ciò che non va trascinato, perché zavorra ed impedisce di riprendere il volo, quel che potrebbe cambiare colore, come i camaleonti, ma restare invariato nella cruda sostanza.
Nel secondo, ripongo, piegati a dovere, il coraggio per tener fede a se stessi, la nobiltà di ideali per i quali si sono spesi i popoli e che conservano il profumo inconfondibile dei nonni, la musicalità della parola AMICIZIA, che sboccia a tradimento, esplodendo in consolazione e colore.
Ci infilo, di tutta fretta, quasi per paura che mi sfuggano, i vocali e i messaggi di una grandissima persona, Raffaella, lasciati in piena notte, in risposta a mie paure e a momenti di sconforto, un bene che ci ha legate in un istante e che si è fatta linfa quotidiana.
Non lascio l’ironia, l’intelligenza e la pazienza di Adriano, uno scrittore che non ama essere chiamato tale, ma lo è (ho ricevuto in dono il suo libro, che merita), che con un torrente di sarditudine riesce a farmi ridere e comprende il mio essere fortemente isolana.

Porto con me, come fa una madre con la propria creatura, il blog e tutti voi, trascurati per forza maggiore ma non per questo non amati.
Salta con me Amelie, la mia compagna di viaggio che, tra una marachella e l’altra, rende il quotidiano sopportabile, anche quando fuori si scatena un’ingestibile tempesta.
Che il “salto”, di tutti voi, sia in un anno migliore degli ultimi “2”.
Un Abbraccio.

Carla –