Arabo

Vivevo nel Lazio in quel periodo della mia vita, costretta, per motivi familiari non sormontabili, a dover gestire una solitudine intrisa d’ansia e di preoccupazione.
Decisi di darmi una mano, ossigenando il tempo con la frequentazione, due pomeriggi a settimana, di una associazione culturale dove era possibile apprendere una nuova lingua.
La mia scelta cadde sull’arabo, una sfida non facile, sicuramente, capace di arricchire.
Per diversi mesi, finché non sono stata costretta a rientrare in “patria”, mi sono messa alla prova, scoprendo di amare davvero quell’avventura.
A distanza di anni, senza nessun supporto diverso dalle mie forze, sono tentata di riprovarci, rincominciando da zero.
Gli appunti per ripartire li ho (ricordo molto poco, avendo frequentato solo il corso base, il primo di tre) e così il libro che usava la nostra insegnante … mi manca solo di sparare, in aria e in zona “partenza”, il colpo del “via”!!!

Serena notte …
– Carla –

La porta dell’Inferno?

La curiosità ha vinto ancora una volta, quindi, eccomi qui a scrivere dell’ennesima “storia” scovata in rete.
Realtà?
Leggenda?
Lo stabilirete da soli, dopo aver letto il mio mini riassunto e, se lo vorrete, aperto il link che vi rimanda ad una narrazione davvero precisa.
http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Voci_infernali_Esc.htm
1990, Siberia Occidentale.
Nel corso di una imponente trivellazione della crosta terrestre, ad una profondità di 14.5 km accade qualcosa di strano …
Gli strumenti che, fino a quel momento, lavorano lentamente, d’improvviso, girano a vuoto, come se fosse stata raggiunta una enorme cavità.
La temperatura sale, vertiginosamente, toccando i 2000 gradi Fahrenheit, costringendo ad arrestare lo scavo e a ritirar su la strumentazione a rischio fusione.
Dimitri Azzacov, geologo presente in loco, sostenuto dallo staff, decide di far calare un cavo d’acciaio con dispositivo di registrazione.
(E’ logico pensare che se il calore fonde le attrezzature di scavo, faccia lo stesso con un registratore?)
Dalla bocca del foro, poco prima della discesa del cavo, davanti all’incredulità dei presenti e al fuggi fuggi immediato, gridando, giunge una creatura dalle fattezze terrificanti, alata, con dei grossi artigli affilati e gli occhi che spargono malvagità.
Restano immobili, dando prova di grande coraggio, solo pochi uomini che portano a compimento l’indagine.
Dalle viscere della terra arrivano urla di dolore, lamenti collettivi e strazianti, come se una moltitudine umana soffrisse senza speranza alcuna.
Lo scavo viene ricoperto!
Su YouTube potete trovare i 30 secondi di registrazione, caricati da diverse persone.
Leggete anche i commenti dei vari utenti.
Un fonico sostiene che ascoltandolo al contrario si sente, perfettamente, un litigio tra un uomo e una donna.
A me, lo dico francamente, sembra il vociare di un mercato all’ingrosso.
La Porta dell’Inferno?
Secondo Carla NO!
Non so se esista realmente, in ogni caso, meglio tenere sempre le valigie pronte, piene di Amore e di “panni puliti”,  non di “scorie”.
Serena notte …
– Carla –

“Morire” per “Rinascere”

Non sono diventata pazza e non ho istinti suicidi …
Amo la vita, nonostante le sue storture, la amo a tal punto da desiderare di percorrerla al meglio, di non volerla sprecare e di correggere il tiro, là dove, intenzionalmente o inconsciamente, la stessi consumando senza averne rispetto.
Di pomeriggio ho ricevuto una notifica YouTube, in un canale, che seguo da molto, era stato caricato un nuovo video.
Anna è la padrona di casa di uno spazio chiamato Persi in Corea e il video in questione è il seguente: Il nostro FINTO FUNERALE   Esperienza che ti CAMBIA LA VITA VERAMENTE  MORIRE per poter RINASCERE
Vi chiedo di cercarlo da soli, perché non so se incollando il link, che lo rende visibile qui, le tolgo visualizzazioni.
Lei e Min, il suo fidanzato, hanno deciso di affrontare un’esperienza unica, all’interno di un Tempio Coreano, qualcosa che, mentre scorrevano le immagini, ho sentito attraversarmi l’anima, scivolando in un pianto autentico, quello che trasporta tante domande e sente il bisogno di valutare e correggere gli errori.
Leggete attentamente la traduzione, provate a fare vostre quelle parole, a vestirvi della stessa umiltà che hanno indossato due ragazzi, soffermandovi sui loro occhi alla fine del video, per scorgere una commozione GRANDE, la conferma che ne è valsa la pena.
Il dolore che si avverte, spesso, è inflitto, indubbiamente, ma è anche il frutto di un male chiamato Egoismo, di scelte dettare dall’eco della parola IO e dalle grida di un NOI ucciso troppe volte.
Io la mia ULTIMA LETTERA l’ho scritta di getto, nei prossimi giorni la correggerò, aggiungendo ciò che mi è sfuggito, cercando di scavare ancor di più in me per trovare ragioni per chiedere perdono per gesti o parole che non pensavo potessero tagliare come lame.
Muori per comprendere, muori per cambiare, finché la vita ti accoglie!
La mia gratitudine va a chi mi ha sempre amata, possedendo il dono di andare oltre le mie debolezze, a chi ha saputo guardarmi negli occhi e leggervi chi sono nel silenzio, a chi mi ha duramente rimproverata, agendo per infinito amore e rischiando di perdermi, a chi mi ha fatta ridere ed ha sminuito i suoi problemi, dando spazio ai miei e alla loro risoluzione.
Ho speso parole di ringraziamento anche per quelle persone che, con ragione, ho battezzato “merde”, perché è grazie alla loro invasione di campo che ho potuto amare la grandezza delle altre.
Rimpianti enormi non ne ho, perché ho sempre viaggiato cavalcando il cuore, ne ho diversi, piccoli, non per questo poco importanti, e per qualcuno spero di avere il tempo materiale e le energie per rimediare.
Buona cena …
– Carla –

Una volta … il 6 gennaio …

Nella mia isola, quando i miei genitori erano bambini, non si festeggiava la Befana.
La vecchina, vestita con abiti lisi e rattoppati, ha rimpiazzato la loro festa, una solennità chiamata Sa Pasca de is Tres Urreis, dei 3 Re Magi.
Nessuna calzetta da appendere al camino o da lasciare ai piedi del letto, ma regalini, is istrennas po is pippius, come a Natale, che arrivavano solo se richiesti con una letterina, destinata ai Re Magi.
In alcune zone è rimasta viva la tradizione de sas fikkas, un pane bianco cotto la notte tra il 31 dicembre e il primo dell’anno, spezzato, la sera del 5, sul capo del più piccino di casa, augurandogli un futuro radioso, o l’impasto dolce con all’interno 3 legumi, 1 cece, 1 fava e 1 fagiolo che, trovati nella fetta assegnata, garantivano un anno fortunato.
In altre resistono la Processione dei Re Magi e l’omaggio dei Tenori, porta a porta, che allietano gli animi con i loro canti o il recitare poesie, venendo ricompensati con vino e dolci.
La Befana, si narra, subentrò per senso di colpa.
Fermata dai 3 Magi, che chiedevano informazioni, rifiutò l’invito di unirsi a loro, che portavano Oro, Incenso e Mirra al Bambino Gesù, pentendosi poco dopo.
Da allora, porta i doni a tutti i bimbi!
Buon fine Befana a tutti …
Serena notte!
– Carla –

Angelo Mio

Primo post del 2021 …
Non potevo non aprire la porta del nuovo anno se non con un augurio, quello di avere le orecchie dell’anima in ascolto e lo sguardo attento, per accogliere le parole del Messaggero di Dio o avvertire il suo passaggio silenzioso.
Gli Angeli, i Suoi Angeli, non hanno un volto, una voce, una consistenza tale da poterne sentire il calore fisico o la forza di un abbraccio, al contrario dei Nostri, quelli che ci consegna la vita.
Sono Angeli due soggetti che, nell’amore, rendono carne un desiderio dell’anima, lo sono i nostri fratelli, quando lassù qualcuno decide che il miracolo debba ripetersi, gli amichetti con cui si cresce davanti a casa, quelli dei banchi di scuola, quelli che non ci lasciano e scelgono di invecchiarci accanto, lo sono quelli che nel pronunciare un “Ti Amo” fanno del loro cuore il prolungamento della Famiglia.
Angeli sono coloro che non hanno bisogno di guardarti negli occhi per farti sentire la loro presenza, che sanno esserci stretti in una parola che diventa una mano tesa o un lumino che rende la strada meno buia, sono coloro che, anche se hai paura di amare e di soffrire, ti amano e non chiedono nulla …
Questo spazio non è solo un blog, lo era al principio, forse, quando eravate sconosciuti, quando la scoperta non consentiva, ancora, di comprendere quanto fossero reali le vostre parole.
A ciascuno devo un nastro di gioia, un granello di coraggio, un petalo di speranza e una cartucciera di fiducia nel prossimo.
Il 2021 metta sul vostro cammino uno squadrone di Angeli Umani e una schiera di Angeli Celesti.
Grazie “Luca” … Angelo di Fede!
… a tra poco con la lettura dei vostri blog …
– Carla –

Il “salto” …

Poche ore al “salto”, quello che vedrà quest’anno scivolare tra i ricordi e quello che verrà emettere il primo vagito.
Il 2020 ci ha regalato un incubo, trascinandoci in un film, reale, non molto diverso da quelli apocalittici visti al cinema o riproposti in tv, ci ha privati della libertà e strappato dalle braccia gli affetti.
La sofferenza ci ha vissuti, colonizzati, togliendoci le forze, annebbiandoci lo sguardo, bagnato di lacrime, ma non ci ha defraudati del coraggio per allontanare la resa e della speranza per credere che anche sulle macerie si possa ricostruire il bello.
Se dovessi riassumere quest’anno in pochi pensieri … sarebbero questi:
– Non provo rancore … ma non dimentico!
– Le persone orrende vanno apprezzate … hanno il potere di farci sentire migliori!
– Gli amici non solo ti risollevano, prevengono la caduta …
– Indosso un pesantissimo cappotto di paure … ma desidero ritornare a vivere!
– Ama col cuore … ma non zittire mai la testa!
– Gli occhi scuri mi confondono!
– Per rendermi dolce … non bastano più due zollette di zucchero!
– Nelle tue mani i miei giorni … Signore!
Il 2021 partirà con in spalla uno zaino carico di incertezze e di timori, starà a noi renderlo meno pesante, accogliendo la condivisione, facendo della generosità e della empatia le nostre risorse più grandi.
Sarà un anno diverso, senza dubbio, ma darà alla luce un bimbo, concepito nel 2020, che dovremo far crescere, responsabilmente, affinché si muova, lungo le strade della vita, portando solo “Serenità & Amore”.
Buon Anno, a tutti … grazie di esserci, sempre!
– Carla –

Romeo & Giulietta sardi

La storia che mi accingo a raccontare, stanotte, ha come ambientazione il paesino di Gairo Sant’Elena, ubicato nell’entroterra dell’Ogliastra, con protagonisti due ragazzi, Susanna Depau e un membro della discendenza Lorrai.
Il loro amore, lontano da un lieto fine, pagò lo scotto di una lunga faida familiare, di una serie di vendette private, regolate a colpi di fucile, esplosi, a sangue freddo, in imboscate.
Nel 1872 il primo a pagare, con la vita, su Felice Lorrai.
Nel 1805 la stessa sorte toccò a Pasquale Lorrai, in una lunga scia di sangue che vide cadere, alcuni giorni dopo, Pasquale Depau e, qualche settimana più tardi, Sebastiano Lorrai.
Nel 1813 fu la volta di Salvatore Lorrai, 3 anni dopo di Raimondo Depau.
L’ultima vittima di un odio insano fu Susanna, nel 1817 ma, questa volta, la mano assassina non era nemica ma quella di sua sorella Peppa.
La giovane donna meritava quella fine, decretata durante un’infuocata riunione familiare, alla quale non era presente, perché, secondo quanto riportato da sua sorella, con la quale si era amorevolmente confidata, non solo si era innamorata di un membro della famiglia Lorrai, ma in grembo ne portava il figlio.
La gravidanza non era ancora evidente, quindi salvo l’onore dei Depau, quando Peppa decise d’agire, invitandola ad andare a fare le fascine di legna che occorrevano per cuocere il pane.
Fu abile nel condurla, senza sospetto, fino al Rio Sarcerei, dove la spinse giù da un precipizio, facendole incontrare la morte per annegamento.
L’uomo che l’amava, non riuscendo a sopportare il dolore per la sua perdita e quella della loro creatura, non tardò ad attendere l’assassina davanti alla fontana del paese e a punirla, senza mostrare pietà e davanti a tutti.
Il giovane Lorrai si vendicò, non da vigliacco, mentre il cuore di Peppa smetteva di battere senza avvertire nessun pentimento.
Secondo alcuni l’epilogo della storia è un altro …
Colei che regalò la morte a sua sorella, per imposizione familiare, finì per sposare un Lorrai e sancire la fine della faida.
La conca, dove incontrò la morte, e che prende il suo nome, “Sa foggi ‘e Susanna”, ancora oggi, la ricorda.
Serena notte …
– Carla –

Su “Kokku”

Chiamato anche Sabegia o Pinnadellu, su “Kokku” è un antico amuleto sardo in pietra sacra, ossidiana o onice, liscia e rotonda, incastonata tra due coppette d’argento, finemente lavorate.
Simboleggia l’occhio “buono”, capace di allontanare e neutralizzare quello “cattivo”, legato alle “mazzinas”, in altre parole, le negatività del malocchio (dalle mie parti le chiamano “cugurre” e sbocciano nel cuore di persone invidiose e malefiche).
Considerato un gioiello portatore di bene, era regalato dai nonni ai nuovi nati, dai padrini o da persone affettivamente importanti e, retto da una spilla, appuntato nelle culle dei neonati, per poi divenire un braccialetto da stringere al polso del piccolino, una volta cresciuto, con un nastrino di seta verde.
La sua sacralità lo rendeva un bene di famiglia, da tramandare da madre in figlia.
Era dono gradito anche dalle coppie senza prole, con l’augurio di fertilità, che rischiavano di non lasciare discendenza e di estinguere il cognome del marito.
Prima di essere regalato veniva caricato con i “brebbus”, preghiere in lingua sarda, con le quali si auguravano, a chi lo riceveva, la fortuna e la felicità più grandi conosciute in terra.
Se in passato per essere “attivo” era indispensabile non acquistarlo, oggi, quella credenza è scomparsa, quindi, è un regalo che tanti si fanno, non solo nella versione tradizionale, nera, ma anche rossa, di corallo, che dovrebbe calamitare un amore sincero e indissolubile.
Indossato, siano orecchini, collana, bracciale, spilla o altro, scherma dal male, tant’è che si dice che se si spezza è stato scudo efficace o se le coppette si staccano è impregnato e va sostituito.
Che dire …
Sarà vero?
Ne ho uno?
Si è mai danneggiato?
Chissà!!!
È carino e poco importa, la vera magia, verosimilmente è solo il bene infinito di chi lo regala!

Le immagini sono offerte dalla mia “sorella d’anima”, Cry, che realizza cosine infinitamente belle.
Buona serata e auguri a tutti gli “Stefano” …
– Carla –

Sotto il “Vischio”

Cari “Amici”,
un po’ per esorcizzare i gesti d’amore, “ibernati” nel corso di questo 2020, stasera, in una paradossale Vigilia in cui starò sola, ho deciso di condividere la “Leggenda del Vischio”, il ramoscello, tipicamente natalizio, sotto il quale si crede si ricevano in dono Fortuna, Amore e Protezione dalle avversità.
La magia che, scaramanticamente, gli si attribuisce si deve, in parte, agli antichi Sacerdoti scandinavi, i Druidi, secondo i quali la pianta del Vischio possedeva virtù sacre, giacché capace di restare in vita non toccando la terra, in parte, ai Celti e ad una loro divinità.
La Dea Freya aveva due figli, Balder e Loki, il primo di indole buona, il secondo divorato dal livore nei confronti di suo fratello.
La loro madre, preoccupata per la sorte del primo, si era invocata alla natura, affinché fosse suo scudo contro il male nutrito dal secondo, non riuscendo, però, ad evitare il peggio.
Loki, preparata una freccia con il legno della pianta del Vischio, lo colpì a morte!
Freya, squarciata nell’anima, si abbandonò ad un pianto disperato e dalle lacrime che scivolavano dai suoi occhi, bagnando quel corpo inanimato e la l’arma, tornò la vita, il legno ramo verde e le perle salate bacche bianchissime.
Grata per il miracolo, la donna decise di baciare chiunque sarebbe passata sotto il Vischio!
Il Vostro ramoscello lo tengo da parte, ve lo restituirò nel 2021, certa che per allora di “Baci & Abbracci” ve ne sarete scambiati tanti da non poterli più contare …
Serena Vigilia …
– Carla –

Cristina Caboni

Ho appena finito di leggere uno dei suoi libri

Mi è stato lasciato in prestito da un amico, che la ama e, ora, comprendo il perché.
La Signora Caboni nasce a CA nel 1968 e non si allontana dalla provincia, dove continua a vivere con suo marito e i loro tre figli.
Autrice, di successo e a tempo pieno, impegnata nell’azienda apistica di famiglia, riesce anche a trovare il tempo per coltivare diverse varietà di rose.
Talentuosa, determinata e delicata, questi sono i termini che mi vengono in mente nel leggere la sua biografia e non mi è difficile intuire che la sua essenza scivoli tra le pagine delle sue creature.
“Il sentiero dei profumi” mi ha conquistata perché, senza entrare nei dettagli, che meritano d’essere scoperti ed attraversati da chi legge, rafforza la mia idea che l’olfatto sia una forma di memoria.
La protagonista, con la creazione di profumi che apparterranno solo a chi li indosserà, sfiorerà il cuore delle persone, riaccendendo le loro emozioni.
Tra quelle pagine, io, ci ho ritrovato la fragranza di mia madre quando ero piccolina, quella di una donna bellissima che mordeva la vita, quella di nonna Elisabetta che, da fragile ed anziana, trasportava la fragranza di una bambina, il profumo appassionante dell’uomo che ho amato di più nella vita.
Per Natale, una persona cara mi ha detto che mi regalerà quello che è considerato il seguito e ne sono stra-felice!

Cristina Caboni
– 2014 Il sentiero dei profumi
– 2015 La custode del miele e delle api
– 2016 Il giardino dei fiori segreti
– 2017 La rilegatrice di storie perdute
– 2018 La stanza della tessitrice
– 2019 La casa degli specchi
– 2020 Il profumo sa chi sei
Serena notte …
– Carla –