Il mio piccolo-grande Amore

fiore arancione
                                        Cirillo nasce gatto,
cresce figlio
e si spegne lasciando il vuoto di un amore immenso.
Mi manchi “amore mio” …

– Carla –

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Orientamenti sessuali

Vagabondando in rete mi è capitato d’inciampare, in più di un’occasione, in discorsi (youtube) o cordate di parole che, comprensibili solo in parte, snocciolavano il tema “orientamento sessuale”, realizzando di conoscere non molte stanze di un appartamento ben più grande. Ho sempre pensato di essere una comunissima eterosessuale e invece No, in me, non lo sapevo, “racchiudo” dell’altro … santa innocenza!!! Come scrivevo poc’anzi, tolti i significati approssimativi, suggeriti dall’analisi della stessa parola, per quanto mi riguarda, la nebbia che scivola sulla sessualità individuale è abbastanza fitta da farmi vagare stile talpina, con le x x sugli occhi. Il significato di “eterosessualità” è legato alla parola “heteros” (differente) e, come noto, identifica l’interesse per il sesso opposto, “omosessualità” esclusivamente per lo stesso, “bisessualità” per entrambi e “l’asessualità” o “ace” non contempla la sperimentazione dell’attrazione fisica, focalizzandosi sulla valorizzazione della personalità. Fin qui riesco a fare il figurone della dotta, la foschia avanza subito dopo! Alla “polisessualità” dedicai una personalissima riflessione, quando trattai il “poliamore”, capendo che chi la vive non si pone limitazioni e non ha preconcetti, intrecciando più relazioni contemporaneamente, scelta di vita che accetto, ma non condivido, per la morte di una esclusività alla quale non sarei mai in grado di rinunciare. Chi sono i “pansessuali”? La “pansessualità” sviluppa relazioni o incontri senza esclusione di sesso, età o identità di genere, ponendo sullo stesso piano qualsiasi sfumatura individuale, estetica, sessuale e interiore. La mia scarna conoscenza di tale sentiero mi porta a domandarmi se il “pan” (tutto) non rappresenti l’accettazione, reale e profonda, di un’altra persona. Ma veniamo alla scoperta della mia nuance alla quale, oggi, posso assegnare un nome, “sapiosessualità”. Ebbene Si, sono una etero (convinta) sapiosexual! Che significa? Che mi affascinano l’intelligenza, l’interiorità nella sua più preziosa essenza e poco mi stuzzicano le tartarughe, le ali di gabbiano e le belle copertine che rivestono libri vuoti. Il fuoco dell’eros scocca tra i labirinti del cervello e non tra i dossi di pettorali lucidi e cerettati, che ci posso fare? Apprezzo la bellezza ma non mi smuove fino a farmi capitolare!!! Sincerità per sincerità, vi confido di aver avuto il piacere (si fa per dire) di fare anche un altro tipo di esperienza, e sono certa che anche tu, che stai leggendo, sai di che parlo, perché non voglio credere di essere “lady polla” e di non poter contare su una fraterna condivisione. La mia quotidianità si è incrociata con quella dello “strunzsexual” con tanto di ruzzolone … Capita, anche ai migliori, a quelli che pensano d’esser tanto scaltri e non lo sono, l’importante, però, dopo l’abbaglio, è optare per una scrupolosa disintossicazione.
– Carla –

Zaira, la bambina con il cerchio

“Bellezza” e “Camposanto” stridono, collocati nella stessa frase, perché non esiste nulla di più triste dell’affidare chi si ama al silenzio di una città senza vita, dove il sorriso vibra solo in un ricordo o s’accende nel guardare l’immagine di chi sembra osservarci con rassicurazione: “Qui ho lasciato la copertina, il libro che sono lo ritroverai … ovunque!”. Tra le dimore eterne, però, è possibile distinguere vere e proprie opere d’arte che regalano una materiale immortalità e, qualche volta, diventano leggenda. A Iglesias, una cittadina della provincia di Carbonia-Iglesias, all’interno dell’antico cimitero, Zaira Deplano Pinna, la bambina di marmo, col cerchio di bronzo, è un esempio. Nata il 14 marzo 1895, a soli 6 anni, colpita da una malattia inesorabile, la meningite fulminante, giunse al traguardo della vita terrena il 14 luglio 1901. Ernesto e Fanny, suoi genitori, straziati dal dolore, sicuramente, alla ricerca di consolazione, incaricarono il famoso scultore Giuseppe Sartorio (1854-1922), padre del Monumento a Quintino Sella, collocato nella piazza centrale della città, di realizzare una statua a grandezza naturale della loro bimba. Il pavimento a motivi romboidali, bianchi e neri, della casa che l’avrebbe ospitata per sempre, si crede simboleggi lo scontro incessante tra bene e male, la pozione di colonna che giace orizzontale, sulla quale siede Zaira, la vita spezzata e il cerchio uno dei suoi giochi preferiti con quale non smettere di giocare nell’altra vita. L’aria assorta, quasi sognante, della piccina, nel corso dei decenni, ha creato attorno alla sua figura singolari leggende che la vedrebbero abbandonare il sonno eterno, ogni notte, dopo la mezzanotte, e vagare nel lungo viale dove riposano altre piccole creature, alla ricerca di compagnia e la notte che precede il 2 novembre aggirarsi sui tetti del centro storico, dove trascorse la breve infanzia. Vandalizzata nel 2009, l’opera, è stata sottoposta ad un minuzioso restauro ed oggi attende di ritrovar posto là dove è sempre stata. Il 25 giugno prossimo, in nome di una vita che muta e mai s’interrompe, la vivacità di Zaira correrà sulle note e riscoprirà il dono della parola.
locandina zaira    
Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di tutto questo e un abbraccio a due amiche “speciali” del coro (C. & S.) per avermi permesso di scoprire una nuova pagina di storia.
– Carla –

 

Dietro una bella facciata!

“ … rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno, davanti agli uomini, ma dentro siete pieni di ipocrisia e d’iniquità”. (Mt 23,27-28)

I soggetti ai quali si fa riferimento sono gli scribi e i farisei, schegge di storia ingiallite, dall’inossidabile verità, tale da renderle perennemente attuali. 2000 anni, un cammino segnato da una moltitudine di eventi, da scelte azzardate o ponderate, da assurde oppressioni o opere di amore disinteressato e destinato a chiunque, dall’alternarsi di mutamenti che avrebbero dovuto insegnare a tutti, e sottolineo TUTTI, a distinguere ciò che ha senso difendere e inviare al futuro e quel che “deve” assolutamente soccombere. Avrebbero dovuto … AVREBBERO … ma non hanno! Sordi? Ciechi? Limitati? Superficiali? Semplicemente aridi, egoisti, sepolcri imbiancati, ordinati e senza macchia, dentro i quali l’onestà, la purezza, lo splendore della vita e l’amor di Dio, riposano tra frattaglie d’anima in decomposizione. L’ostentata furbizia, la certezza di cadere sempre in piedi, di farla franca, in realtà non sono che mattoni di cartone, sassi senza peso che ogni ventata di “giusto” saprà abbattere. “Sepolcri umani” fieri di quell’impeccabile apparenza, che incarta l’assenza di qualsiasi sostanza, fortemente convinti che nessuno sbircerà mai oltre la facciata, ritrovandosi a calpestare le rovine di un’integrità fittizia. Esiste l’assoluta certezza che tanfo e disgregazione resteranno al riparo da occhi indiscreti ed orecchie tese, dispensati da giudizio? No! Il vivere non è poi così distante dalle pagine della “Parola”, dalla sciabola di una verità che, stretta tra le mani di un’incorruttibile giustizia, decapita chi inganna. È solo questione di tempo, la lama arriva e … non lascia scampo!!!
– Carla –

La Fata “Moderna”

1972 … avevo 6 anni … la rai regalava, a grandi e piccini, una miniserie televisiva (in 5 o 6 puntate), intitolata “Le avventure di Pinocchio”. Se escludo la paura che m’incutevano i disonesti “Gatto e Volpe” che ingannavano un bambino e il barbuto e burbero “Mangiafuoco” che avrebbe potuto utilizzare lo svampito burattino come stuzzicadenti, posso affermare d’aver adorato quell’appuntamento. Le peripezie di Pinocchio mi erano state raccontate tante volte, fino a farmi memorizzare le piccole differenze con cui ogni familiare variava la narrazione, le avevo lette, restando affascinata dalle parole di Carlo Collodi, eppure, Comencini riuscì a compiere il miracolo, a fare la differenza, a rendermi partecipe.
Le_avventure_di_Pinocchio 
La Fata, dalla fluente chioma “Turchina”, prendendo in prestito il bellissimo volto della Lollobrigida e la dolcezza del suo sguardo, da subito, era diventata ciò che avrei voluto essere: una donna buona che, con la bacchetta fatata, con in cima una stella, sapeva elargire felicità. Sono trascorsi altri 44 anni e la realtà ha deciso diversamente, non ho i capelli azzurro cielo, non sono una “gnocca” cosmica ma piuttosto una “cozza” oceanica e più che fatata potrei definirmi patata!!! “Crederci sempre, arrendersi mai” … ci ho provato pure io e, il giorno del mio 50 esimo compleanno, mi sono trasformata in una Fatta(male) dai capelli di un rosa-lilluccio penoso e dalla bacchetta magica molto, molto più efficace …
brusciarosa 
(una foto scattata dietro un paio di occhiali da sole, mi ha fatto la tinta da pischella. Ingranditela e vedrete!!!)
– Carla –

 

E’ più difficile …

… ricordare o dimenticare? Dimenticare, non ho dubbi!!! Abbandonare, in un cantuccio remoto della memoria, ciò che si vorrebbe depennare, quel che graffia pur restando immobile, un trailer che, se non tenuto a bada, si ripropone a tradimento, rievocando sensazioni amare, è più intricato di quanto si possa immaginare, un impegno che, per portare a risultati concreti, necessita di una buona dose di continuità. È la realtà, ciò che ferisce tende a fissarsi tra le increspature dell’anima, condizionando, inconsciamente o meno, le scelte a venire, nutrendo paure che pur non avendo ragion d’essere restano lì, come un brutto quadro appeso alla parete, degno solamente di un pertugio, in una soffitta polverosa ed affollata. I momenti incantevoli, per paradosso, si trangugiano senza gustarli, per fame di bellezza, gioia, spensieratezza, spesso, ignorandone il sapore e non avvertendone il profumo. Le cose belle, con tutto il loro carico d’impareggiabile magia, travolgono e nel volerle rammentare il pensiero le imbelletta, incrementa, modificandone l’essenza. Ricordare, meticolosamente, attimi di vicendevole scambio di tenerezza, d’affetto o d’amore è addentrarsi tra la nebbia di un desiderio prepotente che gradirebbe difendere ogni parola o fotogramma e che nel farlo procura dolcissime sbavature …
– Carla –