Cronaca

Accendere la tv, ascoltare notizie diffuse dalla radio, sfogliare un giornale, è cosa sconsigliata per chi è debole di cuore, il rischio è di restare “fulminati” nell’attimo stesso in cui si realizza il senso pieno delle parole che si ascoltano o non appena si comprende che le immagini che scorrono non sono il frutto di una brutale sceneggiatura.

  • Esseri di sesso femminile (le chiamo così, rifiutando di accostare alla spazzatura la parola Donne), riescono ad espellere la loro creatura, come fosse il prodotto di una fastidiosa colite, all’interno di un water.
  • Avanzi umani di sesso maschile, cancellano dalla vita donne la cui unica colpa è aver smesso di amare chi non meritava amore.
  • Padri e madri, indegni del dono della procreazione, strumentalizzano i figli, arrivando a toglier loro la vita, per punire la controparte e saziarsi di vendetta.
  • Adolescenti mercificano il loro corpo, sputando sull’anima, per una borsa griffata, l’ultimo modello di smartphone o bevute in locali da “io posso”!
  •  Squilibrati prendono in ostaggio intere scolaresche e, inseguendo chissà quali propositi o sogni di gloria, premono il grilletto come fosse un interruttore.
  • Animali vengono torturati per puro piacere o per un ritorno economico.
  • Sesso sfrenato e contro natura, scagliato su anime innocenti, espletato su chi non è consenziente.
  • Riti satanici nei quali la vita ha il valore di un kleenex.
  • Attentati ad opera di fautori di un’unica etnia o colore … per vivere o morire.
  • Giustizia inesistente che vede la vittima scontare le colpe del carnefice.

Che cosa sta accadendo all’uomo? Quale virus, non ancora individuato, sta prendendo possesso della sua ragione? Quale sostanza ne sta pietrificando il cuore? Ormai la buona notizia sta diventando una “chicca” per la quale stappare una bottiglia. Che orrore!

Carla

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Giocando con le parole!

Il mio blog inizia ad esser “sostanzioso”, ci ho fatto caso proprio ieri. Pensavo di aver scritto meno, molto meno, invece! Ho notato, tra l’altro, che il numero dei commenti, rispetto all’inizio, è cresciuto e che alcune persone mi vengono a far visita da diverso tempo, con una costanza meritevole di riconoscimento. Sono gli stessi bloggers che per i contenuti dei loro spazi virtuali, per la maniera con cui li esprimono, per la loro genuinità ed ironia hanno calamitato il mio interesse e rubato briciole del mio cuore. Taluni ho come l’impressione di conoscerli realmente, quasi questo “angolo di immagini, suoni e parole” fosse un gigantesco condominio, di recente costruzione, dimorato dai miei lettori e scrittori favoriti. V’incrocio su e giù le scale, nel vano ascensore, davanti al portone, seduti in una panchina del giardino, con ciascuno m’intrattengo per piacevolissimi scambi d’opinione, condivido sane risate e mi lascio trascinare in sempre più intime meditazioni. Follia? Chissà! La verità è che, qualche volta, si ha occasione di conoscere bene un essere umano solamente per ciò che scrive di sé, per il suo non censurare uno stato d’animo o una considerazione più che per una frequentazione assidua che, dietro l’ilarità, non edifica niente. Pensiero contorto eh? Stasera mi sento stanca (poche rughe ma, come potete notare, la vitalità di un’anziana), ho voglia di perdermi, un pochino, tra le vostre parole, leggere una bella poesia e gustarmi la cena con i miei spassosi “48” ospiti … non ho avuto il cuore di mollarli sullo zerbino, attaccati al campanello!

Grazie, a tutti, per far parte di questa variopinta famiglia on line …  – Carla –

Mi attendono, in 48, dietro l’angolo!

Immagine

Non temo l’avanzare inarrestabile del Tempo, vivendolo ho imparato a stimarlo, comprendendo che concede e non toglie.

Non disconosco la mia immagine allo specchio, il comparire di una ruga è un graffio di saggezza e un capello incolore il frammento di una poesia da consegnare a chi ricalcherà le mie orme.

Non rincorro il futuro, nostalgica del ieri, conversando con la parte più intima di me ho compreso che l’anima non avvizzisce e che conta soltanto la sua bellezza.

Cammino, felice dei miei anni, speranzosa di viverne, in salute e serenità, tanti altri!

Carla

Boomerang

 

“Chi mi ha fatto non lo sa della mia diversità, solo io lo so che alla base tornerò!”. Una frase di una canzone del 2000, “Bomba Boomerang” di P. Pelù che, da subito, mi ha fatto pensare alla versione giovane di un detto dei nonni: “Ciò che semini, raccogli!”. I gesti, di qualsiasi natura, equivalgono a messaggi lanciati in uno spazio comune, chiamato “esistenza” che, quasi fosse capace di imprimere loro memoria, impone di rientrare alla base, proprio come un boomerang, con un carico di energia raddoppiato, triplicato, moltiplicato secondo meriti o colpe. Quando il carico, in fase di rientro, consiste in un’amorevole ricompensa del destino il ricevente non avrà che da gioirne, diversamente solo il tempo per comprendere che il male genera male e, forse, di ravvedersi. “Abbracciata ad un Dio che non è di certo il mio!”. Cingere un ordigno di meschinità, farne un Credo che distorce l’etica dei più, non mi appartiene e poco importa se da scaltri si campa meglio e da apparenti stolti si annaspa per restare a galla. “Brutta storia, questa storia, per chi canta la vittoria?”. Né vincitori né vinti, si è perdenti, in ogni caso, solo per aver incrociato in modo ininfluente chi avrebbe potuto non gettare alle ortiche una chance per cambiare. Il boomerang partito dal mio cuore è tornato a casa in un momento d’interminabile sconforto, elargendomi doni infinitamente preziosi, l’affetto di persone incontrate per caso, la forza per non accettare mai la resa.  – Devo essere proprio una brava persona per meritare tanto! –  Mi viene in mente un episodio, accaduto 4 anni fa, durante un momento di condivisione e preghiera. Una giovane donna, piegata su se stessa, piangeva di un pianto silenzioso e disperato. I nostri sguardi s’incrociarono una sola volta e, riconoscendo la sofferenza che sgorgava insieme alle sue lacrime, istintivamente l’avvicinai, prendendo la sua mano e stringendole nel pugno il mio vecchio rosario, un oggetto a cui tenevo tanto e che, come per magia, riusciva ad assorbire il mio star male. Non trovai tante parole, un po’ per l’imbarazzo, un po’ per il timore di una reazione infelice  – Tienilo tu, a me ha già dato tanto! –  Il silenzio ed una fuga rapida, la mia … Settimane dopo, la donna, che non avevo più veduta, mi avvicinò  – Ho da chiedere perdono a tutti, inizio da te! – mi disse, fissandomi con tenerezza mentre s’allontanava. Un ragazzo, legato a lei non saprei da quale rapporto, subito dopo, prese posto sulla mia stessa panca e con un sorriso disarmante mi ringraziò per quanto avevo fatto. Ma che cosa avevo fatto? Non l’ho mai scoperto, so solo che il gesto umano di una sconosciuta, qualcosa di non ragionato, ha aiutato chi brancolava nel buio a seguire la piccola luce della speranza. Ho solamente restituito l’amore ricevuto, aggrappandomi a quel boomerang che non attendeva che di ritornare tra le sue mani.

Carla

Come una farfalla

In questi giorni non ho avuto molto tempo per me stessa e nemmeno per l’hobby scarica tensione, lo scrivere! Rapita dalla routine ho intrappolato i pensieri tra i meandri della mente e solo adesso mi accingo a liberare quelli non ancora assopiti. Il contorno d’ogni mia riflessione, da sempre, è la musica e i testi d’alcune canzoni sembrano scritti appositamente per la circostanza. Ieri sera mi è capitato di ascoltare Irene Grandi ed un frammento di ciò che cantava, il mio cervellino lo canticchia ancora adesso  – “La farfalla ha la sua libertà nel colore, sulle ali polvere che fa volare ma, poi toccandola resta bella ma non si stacca più da terra!”  – Trovo sia una frase sensatissima e veramente intima! La farfalla è una creatura delicata che si sposta da un luogo all’altro senza fare rumore, senza intralciare il vivere altrui, di una bellezza sconvolgente, conferita dalla varietà dei colori che la vestono, che si amalgamano tra loro a formare motivi ornamentali inarrivabili. Il piacere di guardarla volteggiare, tuttavia, è qualcosa che si può infrangere con un solo tocco e farle, così, terminare il suo vagabondare. Ultimamente mi sento fragile come questo piccolo esserino alato, variopinta nell’anima, silenziosa nel gestire la mia giornata e nel comporre il futuro, senza mai coinvolgere a, tradimento, terze persone, incapace di esigere sacrifici che ciascuno deve fare da sé. Nel mio migrare sosto e poi mi libro nuovamente in volo, sapendo che il tatto, non sempre delicato, di chi mi sfiorerà, potrebbe arrestare il mio staccarmi da terra ancora una volta!

Carla

Buona Pasqua, a tutti!

Il 26 agosto 1910, a Skopje, Repubblica della Macedonia, nasceva “Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu”, una donna minuta, apparentemente fragile, la cui vita si è amorevolmente consumata tra i sentieri della povertà e sofferenza. Alle parole del premio “Nobel per la Pace” nel 1979, alla religiosa e beata albanese, fondatrice della comunità religiosa “Missionarie della Carità”, giunta al traguardo della vita umana il 5 settembre 1997, affido il mio augurio di buone feste.

“Che Dio vi renda in amore tutto l’amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi, da un capo all’atro del mondo”.

Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa di Calcutta –

Si è sempre definita una “piccola matita nelle mani del Signore” … il suo cammino possa illuminare i pensieri di chi ancora non conosce “amore”.

PS: Diversi anni fa, nella mia città, fu accolta con grande coinvolgimento emotivo. Una persona, a me cara, ebbe l’onore di farle da autista, utilizzando la propria auto … Mi sono seduta su quel sedile un’infinità di volte, sentendomi destinataria di una grazia, non sapendo che colei che amavo profondamente e consideravo nata Santa, il 19 ottobre 2003, con Papa Giovanni Paolo II lo sarebbe diventata per tutto il mondo. – Buona Pasqua –

Carla

Quant’è ripida questa salita!

È proprio vero che nella vita, per le persone comuni, nulla piove dal cielo, tutto, proprio TUTTO, si guadagna col sudore, facendosi carico di sacrifici più o meno importanti, sopportando, con il giusto spirito, la fatica. Ti svegli la mattina e, anche se l’atmosfera attorno è radiosa ed ogni cosa parla di pace, sai che dovrai indossare le scarpe più comode a tua disposizione per affrontare la camminata. Poco importa se fuori piove e t’inzupperai come un pulcino o un sole assassino farà lesso anche l’ultimo pensierino che, schiacciato in un angolino del cervello, implora pietà. È la realtà! Me lo ripeto ogni giorno, eppure, questa verità non mi consola, suppongo non consoli tanti. Osservo chi, senza muover neppure un dito, ha le mie stesse cose, quelle della maggioranza delle persone, se non di più, e il mio senso di giustizia protesta un attimino. Mi vergogno come una ladra nel provare un sentimento poco nobile, l’invidia, mista al disgusto per una condizione umana, diffusa ed intaccabile, figlia della decomposizione morale. Le mete che ciascuno si prefigge di raggiungere sono, senza dubbio, le più svariate ed arrivare a conquistarle comporta equipaggiarsi con mezzi poco sofisticati e robusti. Il mio zaino, che non poso mai, ne contiene una quantità enorme. Guardo avanti e poi alle mie spalle, rendendomi conto che la strada percorsa non è superiore a quella che ancora rimane, che la vetta è lì, confusa tra le nuvole, e che potrò smettere di preoccuparmi solo quando dalla cima scorgerò la discesa alla quale abbandonarmi senza affanni. Non si è mai soli a guardare l’orizzonte, a confidare in uno stesso sogno, in un domani “più equo” al quale manca solo l’esatta collocazione nel tempo. Non sono un mollusco, non lo è chiunque ascolta il battito di un cuore guerriero che non getta la spugna, nemmeno quando si spengono i riflettori e regna il buio. Ciascuno con la sua croce, oggi, perirà con l’Uomo dei dolori, rammentando le umiliazioni e i torti subiti, perdonando l’imperdonabile, affrontando con coraggio il calvario in direzione di una nuova vita. Il mio auguro è che tutto il bene che l’animo umano riesce ad immaginare e a desiderare possa Risorgere, in questa vita, elargendo serenità e gioia, un’anticipazione di “Paradiso”.

Carla