Genitori

fiori bianchi (2)

“Vi Amo” Mamma & Papà!
– Carla –

Sa Mala Jana

Come sapete, sono una grandissima ammiratrice di storie “particolari”, quelle che giungono dal passato, sospese tra la fantasia e la realtà (probabilmente romanzata, perché tramandata oralmente).
Ebbene, oggi vi voglio raccontare di Maria Mangrofa, una Mala Jana (Fata Cattiva), vissuta nel piccolo agglomerato urbano di Ruinas (oggi Orosei), insieme ad una comunità di abili costruttori di Nuraghe, uomini, con le loro spose, di dimensioni fisiche imponenti.
Alcune narrazioni li descrivono cattivi d’animo e terrificanti d’aspetto, altre buoni e molto simili all’uomo isolano, perseguitati, in entrambe i casi, dal popolo sardo che, per non incorrere in una loro eventuale colonizzazione, li voleva estinti.
Pare che la sola creatura riuscita a scampare a quella sanguinaria carneficina, alla distruzione totale del villaggio, fosse Maria, che trovò sicuro riparo in una cavità naturale, ubicata nelle vicinanze del Nuraghe S. Lucia, portando con sé tutti gli averi del proprio popolo: monete, filati e un telaio d’oro massiccio.
Bella come poche, dalla fluente chioma colore del sole e morbida come un drappo di seta, si racconta che con il solo intento di proteggersi dalla cattiveria umana, riuscisse a tramutare il fascino in orrore e tenere distante chiunque.
Nata Orosei, uno dei suoi abitanti, un contadino attratto dall’idea di mutare in meglio la propria vita, sottraendole le ricchezze, con fare temerario andò a cercarla, pronto ad ingaggiare la sfida.
Nel trovarsi al cospetto di una donna massiccia, vestita di pezze e dalle unghie affilate come lame, scappò con un misero bottino, poche monete.
Il giorno seguente il corpo, fatto a pezzi, fu rinvenuto all’interno del podere di sua proprietà, fu allora che, gli abitanti del paese, mossi dal senso di giustizia, la condannarono al rogo, come avveniva per tutte le donne accusate di stregoneria.
Una seconda versione, meno cruenta, parla di lei come di una giovane donna, di raro splendore, che abbandonata dal promesso sposo, disperata, lacerata da una sofferenza ingestibile, avesse scelto di ritirarsi dal mondo e vivere lontana da tutti, in una grotta e di trascorrere il tempo tessendo.
L’ambiente, ridotto e malsano, la rese curva, le tramutò i capelli in una massa informe, maleodorante e crespa, le fece cadere i denti, facendone una donna ripugnante e da confinare fuori dal nucleo abitato, nei pressi del fiume Cedrino, dove divenne la custode della sorgente Su Cologone e dove, in epoca successiva sarebbe stata edificata la chiesa di S. Lucia, in onore dei poteri curativi di quelle acque.
Maria, una donna, due storie … un animo ferito!
– Carla –

Tanto da piccoli …

… si è belli, comunque!!!

https://youtu.be/2VmprGgX5fM

L’originalità di un taglio del genere, a me, non lo regalò mia madre ma una cugina, poco più che adolescente, che forse mi amava come una bambola vivente.
Mamma era specializzata in “boccoli”, terribili molloni alla Shirley Temple, che su una testolina liscia da vergogna duravano il tempo di uno starnuto.
La gioia di dovermi alzare 20 minuti prima, per una seduta inutile (quando optava per le code monoboccolo era festa), è durata solo per tutta la prima elementare, poi si è arresa.
Se trovo una foto, combinata come la Shirley dei “poracci”, giuro, ve la carico, capirete con quale tristezza varcavo l’ingresso della scuola!
– Carla –

Gratitudine

Avrei voluto “esagerare” (ma non sono una teppista) e scriverlo sul muro di casa tua, ma non credo avresti gradito (mi avresti regalato un bel secchiello di tinta e un pennello), allora, l’ho impresso sull’immagine di una parete che, qualche volta, vediamo insieme, lasciando la pineta che ospita corse o camminate.

muroPietra

“Grazie”
… per la tua presenza, curativa, nei momenti di ingovernabile agonia, per esserci, sempre, con la nobiltà di un animo che illumina la vita.
T.V.B.
– Carla –

 

 

La Grotta delle Vipere

Eccomi qui, pronta a condividere una nuova scoperta, fatta grazie al solito amico “chiacchierone” (quello della Dimora del Poeta) che, nel transitare davanti ad un cancello, in Viale Sant’Avendrace, a Cagliari, mi ha mostrato, in lontananza, una sorta di antro, facendomi partecipe dell’ennesima storia d’amore, stretta tra le braccia della nostra terra.
Potevo non andare a cercare notizie?
Ehhhh no!
La Grotta è un monumento del I secolo a.c. fatto edificare, in età imperiale, dal cavaliere romano Lucio Filippo Cassio, in onore di sua moglie, Atilia Pomptilla, entrambe romani ed esiliati a Karalis.
Si tratta di una tomba, denominata la “Grotta delle Vipere”, scavata nella roccia e composta da 3 ambienti, il vestibolo e 2 camere funerarie, realizzata per accogliere le spoglie di una donna tanto amata, che aveva dato dimostrazione tangibile di quanto avesse creduto nella loro unione.
All’ingresso sono scolpite due vipere, alle quali sono state attribuite diverse interpretazioni, la più romantica vuole che testimonino l’amore e la fedeltà di coppia.
Al suo interno sono state rinvenute 16 antiche iscrizioni, 9 in latino e 7 in greco, una delle quali spiega, in maniera esaustiva, a chi apparteneva e il motivo della sua esistenza.
“Monumento edificato e dedicato alla sacra memoria della beata Atilia Pomptilla, figlia di Lucius”.
La ragione di una tale venerazione?
Atilia, sapendo il consorte in pericolo di vita, straziata dalla sofferenza, supplicò gli Dei di risparmiarlo, offrendo se stessa in cambio della sua salvezza.
La supplica suscitò commozione e lei ottenne di morire al posto dell’amato.
Filippo, grato per un amore tanto puro e sconfinato, oltre a dedicarle un sepolcro, chiese ad ogni poeta, che giungeva sull’isola, di ricordarla, dedicandole componimenti in versi.
Filippo e Atilia … un amore che si sposta per le strade del tempo!
– Carla –

PS:  … e pensare che io avrei fatto lo stesso … PITTICCA SA SCIMPRA!!! (per i non isolani, piccolina la scema, ovvero, scema senza frontiere).

Con la fede …

mi oriento!
Questa frase è stampata sul cartoncino che accompagna i bracialetti che il C.D.V. (Centro Diocesano Vocazioni), della Diocesi di Iglesias, ha messo in vendita per raccogliere fondi.

Braccialecdv

Trovo le due frasi davvero belle, due messaggi forti che dovrebbero accompagnare la vita di ciascuno di noi.
“Con la fede mi oriento” … anche quando la bussola del cuore va in avaria!
“Segui le Orme dell’Amore” … anche quando sai che sono impresse sulla battigia e la risacca, di un destino ribelle, potrà cancellarle facendoti sentire smarrito.
– Carla –