Felice S. Valentino

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La Spugna, NO!

Anche stanotte, io e l’insonnia (la mia più cara amica, la sola che, stoicamente, non mi abbandona) abbiamo affrontato un curioso scambio di idee.
Non sempre mi comprende e viaggia sulla mia stessa lunghezza d’onda ma, forse perché si rende conto che sono stanca, mi sta ad ascoltare e, qualche volta, mi da anche ragione.
Il mio pensare è partito da un’idea, per niente astratta, anche se investe ciò che non può essere maneggiato con mano ma solo col pensiero (e di riflesso col cuore, che subisce il peggio), ovvero, il “falò dei ricordi”.
La memoria è sacra, lo scrigno delle emozioni più belle, e non la pattumiera dell’indifferenziata, un libro che, sfogliato, riporta a momenti meravigliosi, tali che quasi si accendono dando l’impressione di riviverli.
Se bruci la “memoria inutile”, è provato, getti alle fiamme anche la sofferenza che genera e chiudi, gettando la chiave, l’ingresso a coloro che ti hanno vandalizzato l’anima.
Ai teppisti del sentimento è umano concedere un pass da spendere una sola volta?
Emotivamente risponderei “forse”, razionalmente un “NO” secco!
Chi picchia le nocche sulla porta (valutate bene quanto vado a scrivere) non è interessato al bene di chi ha scartavetrato, gli frega “zero” se sta domandando di ripercorrere un malessere che tenti di lasciarti alle spalle, il suo unico punto d’arrivo è “ripulirsi” per non dirsi, un giorno, “Sono una persona orrenda … faccio fatica a stare con me stessa!”.
Et voilà, ti dimostra, per l’ennesima volta, un egoismo abnorme, quel bisogno non procrastinabile del centro scena, di prendere gli applausi di chiunque, abbagliato, possa pensare ad un “mea culpa” e non le pomodorate d’obbligo.
Per vestire, anche solo per un’occasione, i panni della “Spugna” (leva croste), credo, ma non ne ho la certezza, dovrei sentire verità scomode (per chi le enuncia) e poter pestare verbalmente, chi parla, fino a fargli uscire dall’anima la bestia che lo alberga, non sentendo un solo fiato atto a trovare attenuanti inesistenti.
La brutta persona esige “abiti nuovi”, donati a titolo gratuito, perché voi siete buoni, saltando il “pestaggio” … fatevene una ragione!!!!
Quando la bontà chiede di esplodere, stringete la valvola e non mollate, domandandovi, piuttosto, cosa diceva, cosa faceva o dove stava chi sta dietro l’uscio e ha quasi la convinzione di meritare lo spazio che, per primo, ha negato.
Siate i puntaspilli di tutti i sensi di colpa che vi tritano (dolcissimi infami) e, se esiste un briciolo di giustizia in terra, le prede di un voler riscrivere la storia, ma senza una matita in mano.
– Carla –

Il “giudizio”

Non sono mai stata interessata al giudizio della gente, ai pensieri destrutturati di chi gioca di fantasia, per tratteggiare la personalità di un altro che, l’80% delle volte, conosce per il tam tam di fatti distorti.
Non ha peso un’idea, irreale, confezionata da estranei, non ha il potere di scrivere una sola riga del racconto che ci rappresenta e ci descriverà domani.
Ma se il giudizio giungesse da chi ci ha visti nascere, crescere o ci ha amati e ci conosce come le sue tasche?
In questo caso la melodia cambierebbe, diventando un frastuono che logora, spargendo le note stridenti di un’annunciata solitudine.
Ho avuto la sfortuna di essere la “giudicante”, quella che in tasca ha la carta d’identità del “giudicato” e la fortuna di non essere mai la mira di un indice che domanda e che non si accontenta di un bouquet di “caxxate”, vestite a festa.
Pesa, come una pietra al collo, ogni parola “incisa” da chi ha motivo e mezzi per farlo, lasciando una testimonianza che non è fattibile ignorare e che copre di vergogna.
Se, da una parte, non m’importa ciò che pensa di me chi non fa parte del mio universo affettivo, non posso negare che mi sentirei morire se fossero i miei cari, gli amici più stretti o un ipotetico compagno di vita, a catalogarmi come un cassonetto da cui sborda un animo in decomposizione.
… eppure, qualcuno riesce ad disinteressarsi  di entrambe le fazioni e quasi si compiace del suo essere diverso …
Da quando essere “scoria” è motivo di serenità e di vanto?
– Carla –

C’era …

C’era una volta un amore immenso,
che sapeva farmi sorridere,
ridere,
e vedere il mondo all’orizzonte,
in quella linea sottile
tra cielo e mare.

C’era una volta il respiro di un uomo,
che si faceva brezza,
la culla perfetta per ogni sonno.

C’erano due occhi in cui era facile perdersi,
senza mai sentirsi distanti da casa.

C’erano i sogni che sbocciavano,
ogni mattino,
e non disdegnavano le braccia della luna.

C’era uno zampillo di vita,
incessante,
che sgorgava dal cuore
e non si esauriva,
che dissanguava senza togliere la vita.

C’era …
quel che volevo ci fosse,
ma che non c’era!
– Carla –

Pensieri di donne

La mia amica Daniela, oggi, ha partorito una “perla di saggezza”, una frase che mi ha fatta ridere, veramente, di cuore.
Ovviamente, prendetela con le pinze, perché estrapolata da un contesto troppo arduo da spiegare.
“Gli uomini per suicidarsi non devono portare la pistola alla tempia, ma puntarla in mezzo alle gambe!”.
In effetti, tanti cervelli maschili risiedono ai tropici delle mutande …
– Carla –