Ursula Southeil

Mi sono imbattuta nella storia di Ursula per caso, mentre cercavo di cacciare, fuori dalla porta dell’anima, la noia, e trovandola interessante, vedendo in lei il femminile di Nostradamus, come pollicino ho raccolto le briciole, per ripercorrere, con voi, il sentiero.
Ursula nasce a Knaresborough, in una spelonca sul fiume Nidd, nello Yorkshire, nel mese di luglio del 1488.
La levatrice che assiste sua madre, durante il travaglio e il parto, realizza che è una creaturina fragile e prematura, avvertendo qualcosa d’inspiegabile: attorno a quella piccola vita si sviluppa una fortissima esalazione di zolfo.
Agata non ha una spiegazione plausibile e, a breve, tra la gente comune, si sparge la voce che la bimba non sia altro che il frutto di un rapporto carnale tra il demonio e sua madre.
Abbandonata da chi l’ha messa al mondo, fuggita per rifugiarsi in una comunità di religiosi, a 2 anni, viene accolta dall’ostetrica, che ne apprezza l’essenza e non si lascia condizionare dal vociare maligno della gente, che la cresce con l’amore che si riserva ad una figlia.
Ursula non è carina, ha l’ossatura massiccia, la testa di dimensioni maggiori rispetto alla norma, gli occhi grandi e sporgenti, un naso pronunciato e bitorzoluto e vive perennemente incupita.
Il futuro sembra averle riservato la più amara delle solitudini, invece, a 24 anni conosce Toby, un umile falegname che, compresa la sua bontà, la sposa.
La signora Ursula Shipton (verrà ricordata anche come Madre Shipton) non avrà mai figli, ma accanto a quell’uomo conoscerà la felicità, l’essere vista come la donna che accarezza il destino e lo riferisce all’interessato, con il cuore semplice e madido d’affetto, un essere lontano da malvagità e pratiche magiche.
Ursula non è una strega, suo padre non è il demonio, ha solo la sfortuna di aver ricevuto un dono che non tutti apprezzano e comprendono.
A 73 anni, nel 1561, si spegne a Clifton on yore, lasciando traccia di tutta una serie di profezie che, puntualmente e con una precisione insindacabile, si sono avverate.
Visualizza, con largo anticipo,
la morte per malattia improvvisa, il 29 novembre 1530, a Leicester, del Cardinale Wolsey, che ricopre la carica di Lord Cancelliere ed Elemosiniere di Enrico VIII;
la decapitazione, il 28 luglio 1540, a Thower Hill, del politico Thomas Cromwell;
lo scisma Anglicano, avvenuto nel XVI secolo, ovvero, la separazione della Chiesa Cattolica di Roma dall’inglese Anglicana;
il regno di Maria Tudor, ricordata come la sanguinaria, durato dal 1553 al 1558 e quello di Elisabetta I, dal 1558 al 1603;
la sconfitta dell’Invincibile Armata, della Spagna di Filippo II e dell’Inghilterra di Elisabetta Tudor, nel 1588;
il grande incendio di Londra, propagatosi dal panificio  di Thomas Farrinor, fornaio di Re Carlo II, iniziato il 2  settembre 1666 e conclusosi, con la distruzione di una buona fetta di città e la morte di un numero imprecisato di persone, 4 giorni più tardi.
Madre Shipton è una pagina di storia, controversa, sicuramente, ma non maligna, quanto incompresa e, forse, sottovalutata a tempo debito.
Le vere streghe o gli stregoni sono altri e inoculano veleno mentre sorridono!
Buona cena …
– Carla –

E.Q.

Mick Odelli, figlio di una genialità “effervescente”, ha colpito ancora, con un video, “WOW”, sull’Intelligenza Emotiva.

https://youtu.be/GsT1ZrWNtp0

Sto imparando ad essere un discreto “cecchino”, ironizzo e non vado in collera, buttando lo sguardo oltre la siepe:
– Niente male il panorama, eh si! –
Serena notte …
– Carla –

L’uomo senza testa

Stasera ho deciso di accantonare le tinte rosa (tra l’altro è un colore che non sopporto, fin da piccola) e di rispolverare le nuances più cupe, che dividono la luce dal buio, delineando le zone d’ombra … mi sento in vena di “strizzetta”!!!
Nelle vicinanze di una fonte d’acqua, tra Arbus e Guspini, nel medio campidano, al calare della notte, pare vaghi una presenza, lo spettro di un uomo, privo di testa, che illumina i suoi passi, reggendo in mano un lume rosso.
Si racconta che quel corpo, mutilato, appartenesse ad un ministro di Dio che, in vita, guidava la comunità di Arbus, non mettendo in atto, esattamente, i suoi insegnamenti.
Era sua abitudine essere scarsamente affettuoso, con i parrocchiani, utilizzare un frasario poco educato e provare soddisfazione, estrema, quando i malcapitati erano colpiti da una qualche disabilità.
L’avidità che lo contraddistingueva era talmente radicata da spingerlo ad attuare raggiri ed inganni, a plagiare i fedeli, soprattutto quelli non in salute, allo scopo di ottenere donazioni in denaro.
Nel tempo, l’abilità poco cristiana, gli fece accumulare una vera fortuna che pensò bene di occultare nei pressi della fonte citata.
Stanchi di subire angherie, gli abitanti di Arbus decisero di usare i suoi stessi mezzi, la cattiveria e la furbizia, mandando in “missione” un giovane del paese.
Fingendosi stolto e malato, peculiarità alle quali il prete non avrebbe saputo resistere, attese l’offerta di aiuto e la promessa di una completa guarigione, in cambio di una cospicua somma di denaro.
Smascherato, fu costretto a confessare ogni malefatta, ma non ci fu verso di fargli confessare il luogo in cui era stato sepolto quanto, ingiustamente, sottratto.
Ingiuriato, minacciato verbalmente, restò irremovibile, esasperando a tal punto i paesani, da condurli a non sentire più nessuna umana pietà nei suoi riguardi, a percuoterlo fino a ridurlo in fin di vita e, alla fine, a decapitarlo.
Portò con sé il segreto e da quel giorno, “Su Predi Sconcau” (il prete senza testa), attende le tenebre per tornare là dove ha nascosto il tesoro che gli è costato la vita.
Raggirare le persone non porta bene e, prima o poi, metaforicamente, la “testa salta”!!!
Serena notte …
– Carla –

La noia mi “fulmina” …

Ennesima festività da criceto in gabbia, con la “ruota” che non smette mai di girare, macinando km, tra pensieri e diversivi che mettano all’angolo la noia …
Internet è la mia salvezza, ci trascorro le ore a leggere, a scovare curiosità che mi portino ad evadere, a spostarmi almeno con la testa.
Oggi, dopo aver fatto il pieno d’informazioni sui luoghi abbandonati dell’isola, che desidererei visitare, mi sono soffermata a pensare al mio nome e al fatto che ho sempre festeggiato l’onomastico il 4 novembre, San Carlo Borromeo.
Esiste una Santa Carla?  … mi sono detta, così ho iniziato a cercare tutte le notizie possibili sul mio nome.
Ho trovato che circa 300 mila persone, in Italia, si chiamano come me, cosa che mi ha stupita non poco, sicuramente perché in Sardegna è presente meno del 2%, mentre è abbastanza diffuso nel nord della penisola.
31% in Lombardia, 13% in Emilia, 10% in Piemonte, 9% in Toscana e 8% in Veneto e Lazio.
Di origine germanica, significa “persona libera”, “forte” e “sovrana”, con le seguenti varianti: Carola, Carolina e Carlotta.
Chi lo “indossa” DOVREBBE (lo scrivo in maiuscolo perché non mi ci rifletto in toto) essere:
Dolce (pestami i piedini bonsai e vediamo se lo resto),
gentile (se lo sei lo sono e puoi ritenerti fortunato se t’ignoro, in caso contrario),
pensa al bene delle persone che ama,
si prodiga per gli altri, non aspettandosi nulla in cambio,
è intelligente (non penso di essere stolta) , ma nel contempo ingenua,
vede, sempre, il buono negli altri, anche quando scarseggia (quando però realizzo, finisce la festa),
ama gli animali,
il buon cibo (faaaalsooooo, mangio ospedaliero e schifezze),
viaggiare (solo se non devo mollare i pelosi come fossero frigoriferi o termosifoni)
e dialogare.
Il segno zodiacale corrispondente o affine è la bilancia.
L’animale guida l’elefante.
La pietra il rubino, lo zircone rosso, il granato rosso e la corniola.
Il colore il rosso.
Il metallo il bronzo.
 … ma la Santa?
Ne ho trovate due!!!
Santa Carolina di Denain, detta “Regina”, vissuta nell’VIII secolo, in Francia, che si festeggia il 1° luglio.
Santa Carola Gerhradinger di Regensburg, conosciuta come Maria Teresa di Gesù, nata a Stadtamhof il 20 giugno 1797, morta a Monaco di Baviera il 9 maggio 1879 e proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1985, che si festeggia il 9 maggio.
Se butta bene, mi godo una Santa Carla, all’aria aperta, tra pochi giorni …
Serena notte …
– Carla –

VINICUNCA

Chiamata, dai più, Montagna “Arcobaleno” o dei “7 Colori”, il Vinicunca è una delle più suggestive opere d’arte di Madre Natura.
Situata nella regione di Cusco, tra le province di Quispicanchi e Canchis, si eleva a 5200 metri sul livello del mare e fa parte delle Ande, in Perù.
Le striature e sfumature verticali sono conferite dai materiali, sedimentati e impilati, dalla tettonica a placche, avvenuta in seguito alla collisione tra la placca del Sudamerica e quella di Nazca e la conseguente spinta, verso l’alto, della crosta terrestre.
Il granito la tinge di nero, il carbonato di calcio le conferisce le diverse gradazioni di bianco, il magnesio, miscelato alla terra, di marrone, lo zolfo di giallo, il manganese di rosa, l’ossido di ferro di rosso e l’ossidazione del rame di tonalità che vanno dal verde al blu.

https://youtu.be/gNfthVQGin4

… io continuo ad “uscire” da casa, dal mio comune, anche solo così …
Scorci di Paradiso, Dio, li ha fatti scivolare anche sulle Terra!!!
Buona serata, io guardo Quarto Grado e voi?
– Carla –