Se …

Se le mie lacrime fossero parole,
in una sola notte,
nascerebbe un romanzo …
e se …
in ogni verità,
celata,
s’aprisse una mano
pronta a sfogliarlo,
sentirei lo scaffale della vita
acclamarmi a gran voce.

  – Carla –

 

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#noAllaViolenzaSulleDonne

Uccidono le mani, da sole o nello stringere un’arma,
trafiggono a morte, in egual misura, le parole,
scagliate senza pietà.
Rispettami,
Amami,
Sostienimi,
Restituiscimi,
con generosa bellezza,
quel che dono ogni giorno …
ricordando che nel venire al mondo
i primi occhi,
pieni d’amore,
che hai attraversato,
sono stati quelli di una donna

#noAllaViolenzaSulleDonne

                                                                       – Carla –

 

Elogio alla follia?

Sei del mattino, nel dormiveglia che, ultimamente, accompagna le mie notti, sento vibrare il telefono …
In famiglia, i soggetti di età avanzata si sprecano, quindi, lo afferro e controllo!
Un numero che non conosco mi ha inviato un’immagine.
“Non sono brutte notizie, sarà un errore”, il pensiero che mi porta a non aprirla nell’immediato, ma non trascorre tanto tempo che lo sento vibrare ancora.
Solo a metà mattina mi ricordo di quanto è accaduto e vado a ficcanasare, rimanendoci di kakka!!!
Sul retro di un bracciale, leggo incisa una frase – Vivrà il domani, nei battiti di ieri e nel ricordo di oggi –
Le parole sono le mie, le ricordo perfettamente perché legate ad un evento pesante, e il bracciale è dell’ossessionato che, se non ho la memoria offuscata, lo ha indossato spesso, da quel periodo (oltre, oltre 30 anni fa).
Segue un commento – Sbaglio da una vita! –
Ora … seppellita l’estrema follia di tutta la faccenda, che nella mia realtà non trova spazio, riducendosi ad un lasciar scivolare via tutto e, in estrema ratio, ad un chiarirsi vis-à-vis, per non sentirne più parlare finché campo, posso essere acida, “scaduta”????
Eh sì, stringo tra i denti parole acuminate, affilate dal rullare di pensieri che non riescono ad essere magnanimi, perché il non saper ragionare (e non è non volerlo fare ma non esserne proprio capaci, essere impediti), l’insistere (come gli stolti che picchiano contro un muro come se non ci fosse), non ha scusanti, a maggior ragione quando si è raggiunta la maggiore età insieme a Gabriele d’Annunzio e la strada fatta dovrebbe aver insegnato tanto, tutto.
È allucinante anche solo il poter pensare che per tutto esista il “recupero”, che la pelle fatta a brandelli si possa ricucire senza lasciare cicatrici, che la vita altrui sia adatta al parcheggio, in attesa di una “accensione cerebrale”.
Siamo seri!!!
E qui il “Vaffa” … ehhhh, ci sta tutto, detto proprio “Avec le Coeur” …
“Pensa, Rispetta e Agisci … perché l’uscio non si accosta, si chiude!”
– Carla –

No, dai, non ci credo!

Rosamunde Pilcher, spostati!!!
La realtà supera la penna della longeva signora Pilcher, la sorpassa come farebbe una Lamborghini con una Smart e, anche se la voglia scarseggia, dopo lo sbigottimento iniziale, la risata mi scappa.
Ma veramente???
Circe si è reincarnata in me e non sono stata avvertita?
Sono il Pifferaio Magico con le “tette” che, invece dei topini, posseduta dall’ignoto, ipnotizza ben altro?
Ma sul serio?
Non ho fatto nulla e il tutto è da “Scherzi a parte!”.
Potrei fare concorrenza alla magica scrittrice dei romanzi d’amore a lieto fine, dedicarmi alla stesura di una storia “vera”, alla sceneggiatura di un film, sovvertire le attese di tutti e, con un finale che non gronda miele ma yogurt scaduto, diventare l’eroina dei cinici indomiti.
Non si è capito ancora nulla, lo so, lo so, se non che qualcosa o “qualcuno” si diletta ad attuare invasioni di campo.
Non aspiro ad analizzare i fatti, ho ben altro per la testa o, forse, conosco come le mie tasche la fonte di tutto e la prevedibilità delle sue mosse.
Un’altra donna si sentirebbe il fulcro di un incantesimo fuori dal tempo, la protagonista di una fiaba che rincorre l’eternità terrena, io, solo e semplicemente, infastidita.
La persona in questione la conosco da sempre (e quando dico sempre spingo il ricordo, davvero, nella preistoria) e, benché siano esistiti buchi temporali di anni ed anni, è mio il suo ragionare, il suo sbagliare, il ripetersi e il non saper trattare chi ha davanti come un essere che non somiglia a nessuno di sua frequentazione o conoscenza.
Eravamo ragazzi e, per tener fede al ruolo di duro, mi ha allontanata, trattandomi, sempre, come una bambina, ha aggredito la mia realtà, quando il tempo studiava come dimorare sul mio viso, non comprendendo che ero e rimarrò la stessa … si è rimaterializzato ieri, come un fantasma che non trova pace.
Non un bacio, un abbraccio o una mano che sfiora l’altra, ma sguardi (i miei) che domandano il perché di atteggiamenti infantili e parole (le sue) dette quando non aveva più senso lasciarle andare.
Non è un vanto essere una sorta di “ossessione” per qualcuno, ma una crepa tra i pensieri, una matassa che vorresti districare per scrivere la parola “fine” con l’inchiostro di un sorriso.
Qualche anno fa, probabilmente per cancellare le rughe dell’anima (o forse per il ricordo di occhi scurissimi, di un sorriso incredibile, e tutto un contorno, capace di far voltare una donna … DA RAGAZZI SI GUARDA PURE QUESTO!), ho accettato di andare a bere un caffè, trovandomi faccia a faccia con un uomo imbarazzato che, dietro un telefono, continuava a giocare al seduttore incallito.
Trame grottesche, donne dalle fisicità svariate, rapporti duraturi o occasioni e quel riscoprirmi ciclicamente …
No, grazie, passo!!!
“Per smettere di amarti, dovrei imparare ad odiarti e non saprò mai farlo!”, sembrava una cavolata gettata lì, una frase ad effetto, il voler sottrarre, per gioco, qualcosa ad un altro (ero innamorata di una persona che per me, umanamente, era un capolavoro di Dio), il tempo l’ha trasformata in tutt’altro.
L’amore, quello che attraversa la vita, esiste, nutre o logora l’anima, inchioda il tempo e rende ragazzi per sempre!
Non è un periodo sereno e lui (che nei momenti in cui risuscito, sembra dotarsi del dono dell’ubiquità) è una rogna in più …
Finirò col bloccarlo anche a questo nuovo numero!!!
– Carla –

Addio non è …

L’addio, nel mio piccolo universo interiore, è ADDIO, non è un arrivederci vestito di rabbia e rancore, un abito double-face da rivoltare per avvicinare meglio l’occasione.
Sono venuta al mondo così, suppongo, con le idee affettivamente chiare e decise, con in mano la tavolozza dei colori, per sfumare le cose belle, e quella dei grigi per tutto il resto.
Il grigio tende sempre al nero, è indubbio, e non sarà mai luce.
L’addio, oltre i miei confini, di sovente, è inteso o espresso con ambiguità, tenendo inserita la retromarcia.
Cambiare idea, opinione, si dice sia figlia di una straordinaria intelligenza … “certamente” … quando la virata, per ripercorrere la via appena lasciata, ha come punto di arrivo un maturato punto di partenza.
Tradotto alla rozza, è da imbecilli cambiare idea su chi o ciò che non cambia!
Il mutare, soprattutto a livello interiore, è crescita, sviluppo, il bisogno, non procrastinabile, di abbandonare un’ingiustificata e protratta adolescenza.
Sono nata vecchia, adoro crederlo e riderne, visto che non ho mai anteposto nulla ad una realtà fatta di una condivisione emotiva e materiale autentica, profonda.
Nel chiudere una porta che si affaccia nel vuoto, perché di vuoto si tratta (arredato da una fantasia abnorme), non sono mai preda di ripensamenti e tentazioni, quanto alleata di orgoglio e stima per me stessa.
La mia amata “nonna di cioccolato” (ho parlato di lei in passato), con quel suo meraviglioso accento eritreo, profumando i miei giorni con un affetto che non ha bisogno di parentela alcuna, era solita dirmi – Se non ti vuoi bene tu, non ti vuole bene nessuno! –
Una frase banale? Scontata? No, se sfogliata con le dita della coscienza!!!!
– Carla –

Cosa conta?

Stasera è una brutta serata, una in più nell’amara cordata di tutte quelle che verranno …
In un tumulto di pensieri dalle unghie affilate e tra i respiri spezzati, m’interrogo sull’importanza di ogni cosa, sul valore di quanto sboccia o vomita l’animo umano.
In equilibrio precario, conto il susseguirsi dei passi, evitando di lanciare lo sguardo oltre l’orlo del burrone, puntando l’orizzonte, dove il sole mi sembra non sorgere più, dove la notte sembra aver ingurgitato tutto il resto.
Medito e nel farlo il senso di colpa, per il mio egocentrismo, mi aggredisce a tradimento …
La forza di talune persone, il loro saper offrire una carezza, anche se in tasca ne contano poche e, difficilmente, quelle elargite gli torneranno indietro, mi dovrebbe insegnare a piangere meno, a scavare tra le “mie” macerie, pensando che è doveroso ricostruire, perché oltre il mio giardino è deflagrata una bomba e a qualcuno è rimasto poco se non nulla.
Ho chiesto alla persona che mi ha scritto, di poter riportare un frammento di una sua mail, quello stralcio di vita che mi fa vergognare di me e che dovrebbe fare inginocchiare diversi soggetti che mi girano attorno, presi dalla pochezza di una quotidianità effimera, dalla rincorsa di un’euforia che nello spegnersi non lascerà nemmeno la cenere.
Cosa conta? Cosa conta davvero?
Lui l’ha capito, anzi l’ha sempre saputo.
– Quando leggo le tue parole mi sembra di vedere il peggio allontanarsi da noi, anche se per molto poco, di lasciare alla speranza la porta chiusa ma non a chiave. La sera guardo mia figlia dormire, abbracciata a una bambola di stoffa che le confezionò sua mamma, rivedendo lei. Era e resta, perché l’amore non lo spegni con la morte, la mia esatta metà, il mondo a colori, quella che tutti cercano, la felicità. A casa non abbiamo mai avuto ricchezze ma la semplicità di un pasto da dividere, l’abbraccio per dormire, la stessa integrità e il nostro capolavoro, la figlia. Oggi è difficile spiegarle perché siamo rimasti in due, sistemarle i capelli perché si senta carina a scuola o prepararle la merenda come faceva la donna che le ha dato la vita. Sono una madre improvvisata e ridicola ma ci provo. Le tue parole mi aiutano perché credo di conoscere il sapore che senti in bocca quando stai male. Mi riconosco nelle tue frasi che non sono poesie ma sono te. Tutte le volte che apro il blog mi aspetto di trovare qualcosa di nuovo per mettere da parte ancora un po’ di speranza con cui arredare casa. Mia moglie era come te, generosa, si commuoveva per nulla, adorava i bambini e pretendeva di vivere un amore esclusivo. Sono talmente idiota e disperato che sto iniziando a credere che sia lei ad avermi indicato il blog e che ti usi per continuare a farmi sentire la sua presenza. Se esisti tu forse da qualche parte c’è una mamma e una donna che saprà accoglierci con amore non sotterrando il suo ricordo –
Una casa vuota, un sorriso, un abbraccio e una voce che il destino ha schiacciato tra i ricordi.
Cosa conta?
Il sapersi sostenere, il creare lo stupore con un niente, l’aver chiaro che s’invecchia e che se mancano i valori comuni è finita.
L’eco di parole “ridicole” rimbalza sulle pareti del mio cuore e ad ogni tonfo è un buco, un pezzo di intonaco che casca sbriciolandosi, eppure, una cosa mi è chiara, chiarissima …
Chi non riconosce il valore di quando Dio gli ha dispensato è destinato a stare peggio di me, al rimpianto che ha mani che pestano ogni giorno, nel momento il cui la lucidità invade il cervello.
Quest’uomo aveva tutto, quel tutto che per molti è una vita da sfigato, senza troppi agi e chissà quali enormi vantaggi, ora ha una parte della sua amata che cresce e i ricordi con cui farsi forza.
L’essere stata accostata ad una donna che ha reso meravigliosa ogni sua giornata è quella carezza tolta da una tasca quasi vuota, quella mano tesa che mi fa sentire ignobile tutte le volte che piango per un film che penso di aver girato da sola.
– Carla –