“Sospiri”

Non potevano indossare abito migliore, “Sospiri”, un vocabolo che racchiude i sogni, le aspettative, i desideri, le attese …
Le parole, quando incontrano la musica, diventano arte … quando incontrano una voce, che le tinge di colore e le fa vibrare con le corde vocali dell’anima, regalano una delle più grandi magie, l’emozione!
Maria Paolucci e Davide Mura sono due giovani della mia zona, il Sulcis, talenti che non hanno ancora trovato tutte le chiavi per aprire le porte della popolarità che meritano.
Le loro splendide voci si rincorrono, si sfiorano e fuse in un abbraccio, impalpabile, raggiungono il cuore di chi ha modo di ascoltarli.
Vi lascio il link di un brano che presentarono ad AreaSansermo nel 2017

Le immagini sono state girare nelle “nostre” zone, quelle di cui scrivo spesso, in particolare ad Iglesias (centro storico), nelle spiagge di Gonnesa, nelle campagne che incorniciano paesini e città e nella passeggiata di Nebida, con alle spalle il faraglione Pan di Zucchero.
“Sospiri Duo” … il profumo della mia Terra!!!

Buona Domenica
– Carla –

Un libro

Gli strascichi della febbre, altissima per tutta la notte, oggi mi hanno tenuta a casa, in compagnia di Amelie e di un libro, riletto per l’ennesima volta …

IL VANGELO di POMPEI
Il messaggio scritto da Gesù nel quadrato magico
Un mistero svelato dopo duemila anni
di
Roberto Pascolini

ROTAS
OPERA
TENET
AREPO
SATOR

Non è proprio “leggerissimo”, va letto con calma e alcuni passaggi richiedono una seconda lettura, almeno per me che, aggredita dal ragionamento, mentre scorro le parole, m’incarto.
Ne vale la candela, questo ve lo garantisco, e non vi rivelo se, arrivati all’ultima pagina, vi restano in mano ipotesi o il mistero appare realmente svelato.

 Non c’è nave che possa come un libro
portarci nelle terre più lontane,
né c’è corsiere pari ad una pagina
di poesia che balza e che s’impenna.
Questo viaggio può farlo il miserabile
senza l’oppressione del pedaggio.
È assai frugale il carro
che trasporta l’anima dell’uomo.

                                                                       Emily Dickinson

Serena notte …
– Carla –

La Febbre del Gioco

No, No!!!
Non sono diventata dipendente dal gioco, ho la febbre … punto!
Cosa c’entra il gioco?
C’entra, c’entra … mi sento “accallellata” (moscia) per aver giocato per strada, insieme a 5 amici, dopo aver cenato da una di loro.
Si chiacchierava, ricordando quando ci si divertiva all’aperto, con in dotazione solo la fantasia, con le mani polverose, con contusioni e abrasioni rimediate a più riprese e forti del senso di amicizia reale, quella magia che io ho la fortuna di vivere anche 49 anni dopo la sua nascita.
La luce di un lampione, un gessetto rubato alla figlia della padrona di casa, e il mio gioco preferito, il “Pincaro”, si è materializzato sull’asfalto.
Pincaro
Non ci giocavo da 40 anni e saltellare, con la testa libera da qualsiasi pensiero, in sana competizione con gli altri, mi ha riportata al tepore della mia via, alle serate estive e agli attesi “Giochi senza Frontiere” da poracci, organizzati da uno dei genitori, per la gioia di tutti noi bambini.
Cimentarsi da “frollati” mi ha fatto ricordare che il tempo passa e farsi una sudata storica sotto un giubbino, in concomitanza con la temperatura che cala in picchiata la notte, è una mazzata tra capo e collo.
(Ho la febbre, ma mi sono portata a casa, incartata per bene, la vittoria. Li ho stracciati … ih … ih … ih …)
Non contenti del primo picco di demenza senile, a qualcuno è venuto in mente di riesumare il “Luna Monta” e di proporre agli altri di fare almeno un tentativo …
Luna Monta
Sono sempre stata impedita nel saltare la cavallina, lascio, quindi, alla vostra immaginazione il visulalizzarmi, dopo una rincorsa grintosa, fare il balzo, sfiorando l’omicizio della mia amica (è bassa come me ) e atterrare sulle schiena di 190 cm d’uomo (accartocciato su se stesso per venirmi in aiuto) come un Koala su un tronco di eucaliptus.
Stanca, sudata come dopo 1 ora di corsa, sono rincasata che ancora ridevo …
Rido meno ora, con reattività zero, la gola che mi brucia e la voce da linea hot!
Nel sentirci oggi, escluso il pennellone che ha una fisicata che Dio lo mantenga ed è il più giovane, sembrava di stilare un bollettino di guerra: mal di schiena, giunture cigolanti e febbre.
Acciaccati si, ma un fragoroso applauso alle creaturine coraggiose che campeggiano nelle nostre anime, no???
La prossima volta mi libero dell’infagottatura  e mi ricopro a fine cretinata, almeno non faccio la sauna e con il freddo non ci rimedio una sdraiata.
Credetemi, per momenti così, condivisi con spirito fanciullesco, un febbrone, ogni tanto, me lo farei volentieri.
Buonanotte …
– Carla –

NB: Le immagini sono state prese dal WEB

 

 

Per la serie …

 … mi piace percorrere sentieri alternativi, dopo la crema che consiglierebbe un proctologo e quella che consiglierebbe un esperto/a di zone speculari, ne ho trovata una nuova, che voglio riportare di seguito.
Il tutto nasce dal tornare a casa, dopo la corsa o la camminata, con la pelle del viso visibilmente arrossata e disidratata e dal non volerlo intonacare di crema (spesso non viene, neanche, del tutto assorbita e l’effetto anguilla, oltre a sporcare i capelli, fa schifassimo alla vista).
Ho trovato una ricetta, casalinga, da preparare con ciò che, solitamente, si ha a casa, da testare  per una settimana, prima di esprimere un giudizio.
Bene, l’ho fatto e mi sento di condividerla per quanto sono rimasta colpita dalla sua efficacia.
Occorrono:
1 rosso d’uovo (se avete la possibilità di reperire uova di giornata è meglio)
2 cucchiai di olio di cocco puro (io compro quello della Panela, estratto a freddo da polpa non essiccata)
2 cucchiai di olio di oliva (anche in questo caso, se riuscite a comprarlo da chi lo produce a livello artigianale, sarebbe l’ideale)
1 cucchiaio di miele (uno qualsiasi che avete in casa)
Mescolate il tutto, fino ad ottenere una crema omegenea e conservate in frigo fino a 7 gg.
Toglietela dal frigorifero un po’ prima dell’utilizzo, rimescolando, per evitare che gli ingredianti restino separati, applicatela utilizzando un pennello e senza esagerare con le dosi (il calore del viso la rende parecchio liquida).
Il tempo di posa è 1 ora e poi va eliminata, semplicemente, lavando il viso!
La pelle appare nutrita, senza discromie eccessive e levigata …
… insomma regala ciò che promette!!!
Fatemi sapere …
– Carla –

Condivisione

“Condividere” è il termine che meglio identifica il mio 2019 …
Messo da parte l’imbarazzo del dover mostrare le incrinature dello scudo che temevo di abbassare e che schermava la nuda fragilità della mia anima, mi sono ritrovata ad indossare qualcosa di più robusto, il bene e l’amore delle persone, la riconferma di quello nato con me e il fiorire del nuovo.
Il silenzio, la lacrima nascosta, come se piangere fosse da deboli e non da bellissimi esseri umani, i cerotti, sotto i quali brucia una ferita, il non voler spezzare un pensiero, come un tozzo di pane, per porgerlo a chi, probabilmente, sa accoglierlo, edificano una torre, senza punti luce, dalla quale è difficile evadere.
Il timore di manifestare, apertamente, la sofferenza, non fa che nutrirla, investendola del titolo di “Sua Maestà” del regno dei Pensieri e dell’Anima!
Ho aperto l’accesso al mio spazio vitale, oltre a chi possiede un pass senza scadenza e da una vita, ad un numero esiguo di persone, la porta della mia casa, trovando nell’ascolto, prima che nel racconto, le stesse parole incise sulle pareti del mio mondo, scosso da un ultimo terremoto.
Ho trovato la gomma da cancellare in un sorriso, un foglio bianco in una risata e i colori, per stravolgere i panorami, nella comprensione di chi ben conosce le macerie e ne ha respirato la polvere.
Ho realizzato che la felicità germoglia, coi suoi tempi, talvolta biblici, sui rami della serenità e che, come Santa Rita da Cascia, bisogna aver fede nel domani, in doni inaspettati che, non sempre, trasudano amarezza.
Ho goduto di una generosità emozionale che mi ha sorpresa, che ha rimesso ordine sui ripiani della vita, collocando le esistenze di passaggio secondo merito, togliendo o conferendo importanza, correggendo un disegno sbagliato e stendendo pennellate di bianco sugli obbrobri.
Ho accettato un abbraccio, quando pensavo di non farcela a stare in piedi e ho lodato Cristo per quella presenza, che nulla chiedeva e sorreggeva il mio peso con amore …
Ho varcato il 2019 con uno zaino sulle spalle, carico di domande e rancore, arrivando al suo finire con la consapevolezza di poterlo ribaltare e verificare che era vuoto.
Non esiste più rabbia, si è spenta con la morte di Mia, la mia compagna con la coda, evento che ha ridimensionato tutto il resto, l’inutilità e il bisogno inesistente di conservare qualsiasi cosa lontano da lei e dalla strada percorsa insieme.
Il mio albero ha messo su tanti germogli, diversi fiori li ho visti sbocciare e ne ho apprezzato il profumo delicato ma persistente, nuovi mi sorprenderanno …
Nella mia calzetta della Befana ho trovato piccoli tozzetti di carbone per aver odiato e un pugno di caramelle per essermi sentita uno schifo nel farlo ed aver rimediato.

Buona Befana a tutti …
Stanotte sono passata e a ciascuno di voi ho lasciato un po’ di Speranza e i semini della Felicità, abbiatene cura!
– Carla –