Fungo Nero

Scorro le notizie sul cellulare ed ecco che …
India:
più di 45 mila casi, oltre 4.200 decessi, mortalità stimata intorno al 54%.
La fiamma del Covid invece d’indebolirsi diventa più forte?
È il mio primo pensiero …
Continuo a leggere e comprendo che si tratta di una epidemia, pare ancora circoscritta, denominata “Fungo Nero”, il tasso di mortalità, in ogni caso, è altissimo.
Si tratta di una mucormicosi, una infezione fungina, che aggredisce, in particolar modo, i soggetti affetti da diabete mal curato o immunodepressi.
È causata dai mucormiceti, muffe che, in linea di massima, non riescono a danneggiare un organismo sano e fanno festa in uno indebolito.
Chi ha superato il Covid, in maniera tangibile o silente, una battaglia non facile l’ha affrontata e quindi risulta padrone di casa “ospitale”.
I sintomi?
Tutto inizia con un visibile gonfiore in viso e congestione nasale, seguiti dalla comparsa di chiazze scure sul naso, sulle labbra e nel cavo orale, lesioni riconducibili ad un principio di necrosi dei tessuti.
Il problema può arrivare ad estendersi agli occhi, compromettendo la vista, nei casi più gravi, ai polmoni e al cervello.
Quando ero bambina, a scuola, mi veniva spiegata la lebbra e quanto potesse essere crudele con le persone colpite.
Oggi mi sento come allora, piccola e impotente!
Non bastano le 1000 lire, infilate nel salvadanaio sulla cattedra della maestra, per dare una mano.
Buona cena …
– Carla –

Francy

Avete presente quegli incontri inaspettati, quelli che profumano di momenti andati ma vivissimi tra i ricordi?
Oggi mi è capitato, esattamente, questo …
Mi trovavo da RisparmioCasa e giravo abbastanza di fretta, quando mi sono imbattuta in due occhi scuri che scrutavano la merce esposta sui ripiani più alti.
Nonostante la mascherina, che rende difficoltoso riconoscere chiunque, a momenti anche un parente stretto, quello sguardo è stato un flash, una pagina del passato, nitida e gradita.
“Francy!”, le dico, con un tono felice.
Mi guarda e sorride con gli occhi, in questo non è cambiata, non mi abbraccia, quasi d’istinto, perché il Covid ci distanzia, distanzia ancora tutti.
La conosco nel 1989, ha 16 anni ed è una ragazzina solare, empatica, con in tasca parole affettuose e confortanti per chiunque ha modo di affacciarsi nel suo mondo.
La sua bellezza abbaglia, anche se lei pare non notarla affatto, ha un viso che sembra un dipinto e il fisico tipico di chi ama fare sport perché la fa sentire bene a livello mentale.
L’umiltà è il dono più bello che le ha fatto la vita, me ne convinco da subito.
La ritrovo donna, con addosso un saio écru, che ricorda molto quelli francescani, con i capelli ricci raccolti in uno chignon, lontana anni luce dall’insegnante di fitness che era diventata.
Francy è Suor Francesca!
Ci salutiamo, con la promessa di non perderci e mentre, ad unisono, le dico “Dio ti Benedica” e lei pronuncia “Dio ti stra-Benedica!”, un pensiero scorre nella mia mente …
“La Felicità, in un modo o nell’altro, ci raggiunge sempre!”
Serena notte …
– Carla –

Anni ’80

Adolescenza e tanta tv, non di rado, da guardare con i compagni di scuola, in pausa merenda dalle maratone pre interrogazione o verifiche scritte.
I 220 cortometraggi, realizzati negli Stati Uniti a partire dal 1922, conosciuti in Italia con il titolo “Simpatiche Canaglie” erano un appuntamento irrinunciabile.
Lo sceneggiatore, Hal Roach, concepì ogni episodio con una sua trama, raccontando di un gruppo di bambini pestiferi nei quali ciascuno di noi riusciva a riconoscere qualcosa di sé.
La produzione dal 1922 al 29 era priva di sonoro, che fu introdotto dal 29 al 38, subentrando l’MGM (che non ho idea di cosa sia) dal 38 al 44.
I protagonisti principali erano sempre gli stessi, attorno ai quali ruotavano attori che diventavano vittime di monellerie “stupide”, ma nel contempo tremende.
Spanky, il bambino bassino e grassoccio, che indossava un cappellino privo di visiera o sfoggiava la riga laterale e i capelli brillantinati, era l’attore George Mc Farland, morto di infarto nel 1993 a 64 anni.
Alfa-Alfa il ragazzino dai capelli impomatati, la riga in mezzo e un “pennacchio” sul retro, l’attore Carl Switzer, morto assassinato nel 1959 a soli 32 anni, per non aver saldato un debito di 32 dollari.
Darla, la bambina con la frangia e i boccoli neri, che faceva battere il cuore di tutti i suoi piccoli amici d’avventure, l’attrice Darla Hood, morta d’infarto nel 1979 a 47 anni, conseguenza dell’indebolimento fisico legato ad una epatite acuta, presa con una trasfusione.
Stymie, il bimbo calvo di colore, dallo sguardo tenero ed interrogativo, che indossava sempre una bombetta, l’attore Matthew Stymie, deceduto nel 1981 a 56 anni, in seguito ad un ictus.
Chi non ricorda il cane con la chiazza nera sull’occhio?
La siglia, “Al volante di una Ford”, cantata dai Succo di Arancia, non ho dubbi che riescano a canticchiarla tutte le persone della mia generazione!
Serena notte …
– Carla –

Ti abbraccio così …

Ero una bimba e sei entrata nel mio mondo con la dolcezza di una zia “reale”, ho cantato le tue canzoni, saltellando in cameretta, pensando che una meraviglia come te fosse da imitare.
Sono cresciuta e da donna ho continuato ad amarti ed ammirarti, riconoscendoti qualità non solo artistiche ma umane, rare, rarissime …
Sarai per sempre la Maga Maghella dei miei 5 anni, Ciao Raffaella, domani ti accompagneranno un oceano di cuori colmi di amore e gratitudine.

Possa trovarare la “via giusta” per la felicità eterna …
Serena notte
– Carla –

Amato “cioccolato”

La divinità del cioccolato è Maya, il popolo che iniziò a coltivarne la pianta dal 400 a. C., ed è chiamata El Chuah.

La maggior parte delle fave di cacao giungono, in ordine, dalla Costa d’Avorio, dal Ghana e dall’Indonesia.

Si scioglie ad una temperatura di circa 34 gradi.

Immergersi nella cioccolata ha il potere di rilassare e combatte la ritensione idrica.

La Nazione con il più alto consumo di cioccolato è la Svizzera.

La caratteristica d’essere un vasodilatatore può portare alla morte del soggetto che dovesse mangiarne più di 85 tavolette.

Era presente nella “razione k” dei militari.

Per gli aztechi era moneta di scambio.

È comprovata la sua capacità antiossidante, il potere di ridurre il colesterolo LDL, di migliorare la circolazione e combattere la depressione, l’anadamide e la serotonina, infatti, sono, rispettivamente, il neuroregolatore della felicità e il neurotrasmettitore del buonumore.
Contiene, tra l’altro, ferro, magnesio, rame e potassio.

Nel 1806, a Torino, in ragione della difficoltà di reperire le fave di cacao, i pasticceri miscelano cioccolata e nocciole piemontesi, creando la “Crema Gianduja”.

Nel 1875, Daniel Peter, in Svizzera, crea il cioccolato al latte.

Nel 1941 vengono inventate le M & M’s, resistenti al calore, che presero il nome dai due inventori, Mars e Murrie.

Nel 1946 nasce la Giundujot, chiamata poi Pasta Gianduja e, successivamente, Super Crema, ovvero, la Nutella.

Il 7 luglio 1947, a Bristol, in Inghilterra, nasce la prima barretta, data in cui si festeggia la giornata mondiale del cioccolato.

W la cioccolata!

Serena notte …
– Carla –

Come Titti

… i giorni di calma sembrano essere arrivati, ho una cordata di messaggi da leggere e approvare, aggangiati alla voglia di passeggiare tra i vostri contenuti, tempo due sere e torno in pari!
Serena notte …
– Carla –

Ciao Michele …

La tua anima, sulle ali leggere di un aquilone, troverà la rotta della Vita Eterna, le note e le parole che, dissolte in polvere d’Amore, pioveranno sui pensieri di chi ti ama, concedendo l’umana consolazione …
Dio ti riserverà il palco più bello, chiedendoti di scrivere ed intonare un arrivederci.

Ciao Michele …
Serena notte
– Carla –

Muri

I muri, raramente, rappresentano un ostacolo studiato, innalzato per non essere raggiunti, per diventare invisibili o per nascondersi, il più delle volte nascono dal voler affrontare un’arrampicata, dall’esigenza di raggiungere un punto, privilegiato, di osservazione.
Non limitano e non sono scudo perché chi li osserva, accanto a sé, se lo volesse, saprebbe come valicarli e, probabilmente, è solo non interessato a farlo.
Oltre, potrebbe non aver abbandonato o smarrito nulla di appassionante o affascinante da infilare nello zaino-viaggio verso il futuro.
– Carla –

A stasera …

Non sono pronta!

La giornata volge al termine e per me si conclude con un lungo pianto liberatorio …
Stamani sono stata svegliata da un vocale di mia sorella:
– Siamo in ospedale, mamma ha qualcosa che non va, forse, un’emorragia interna che non si comprende da dove parte … –
89 anni, un bouquet di patologie che Dio solo sa, il periodo storico che innalza barricate sanitarie senza precedenti ed ecco la combinazione che stende, come un pugno sferrato in pieno volto, una persona ansiosa come me, robusta come un foglio di carta velina, quando le toccano l’incolumità dei suoi affetti.
Ore trascorse sotto il sole, a braccetto con la solitudine, davanti all’ingresso della struttura ospedaliera, in un via vai di passi che non trovavano pace, con gli occhi puntati sullo schermo del cellulare in attesa che qualcuno, dall’interno, mi fornisse notizie.
Altri momenti a casa di mio padre, con i miei fratelli, poi, da sola, a casa mia, senza riuscire a sapere quali esami clinici o visite stavano eseguendo su mamma, senza conoscere, nemmeno, il risultato del tampone di rito (nonostante le due vaccinazioni), effettuato in ingresso.
I pensieri, terrificanti, si sono rincorsi …
Stava male per una reazione vaccinale?
Si stava affacciando una nuova patologia?
Si aggravavano quelle esistenti?
Nulla di tutto questo … non ho ben chiaro cosa le sia accaduto, lo capirò domani quando sarà dimessa!
Leggere un messaggio WhatsApp di mio fratello, mi ha fatta crollare, spegnendo la tensione:
– Sono riuscito a sapere che tutti i controlli non hanno evidenziato nulla di grave, è andata bene, anche questa volta! –
Ho 55 anni, mamma non è una giovincella (e lo metto in conto), malgrado ciò, non riesco a non sentire il mondo che si spegne al solo pensiero di perderla …
Non sono pronta a fare a meno di lei, a rinunciare al suo sorriso, a ridere quando s’incarta o non ricorda perfettamente le cose e si diverte, alle sue richieste d’affetto che, quanto prima, accontenterò.
“Dammi un bacio, figlia mia!” … spero non me lo debba più chiedere, perché potrò farlo di mia iniziativa.
Vado a dormire, mi sento come se avessi corso per 100 km senza alcuna sosta.
Serena notte …
– Carla –

Murales Ollolai

“Chissà che aspetto ha la sala d’attesa della Vita Eterna, chissà quanto dovrò restare in coda e cosa risponderò quando mi verrà chiesto di motivare ciò che ho sbagliato.
Qualche –Non ricordo-, dei –Non ho agito con l’intento di ferire– , dei –Non me ne rendevo conto– e lo sguardo rivolto a chi regge in mano una cartella, quella con l’elenco dei passeggeri in attesa di completare il viaggio.
Eh sì, probabilmente, non saprò resistere e invece di aspettare l’ennesima domanda, aprirò bocca per chiedere qualcosa che mi preme –Sono già arrivati? Ora dove stanno?
Perché non importa la destinazione finale, quando il non doverla dividere, per sempre, con personaggi che l’inferno lo hanno imbastito in terra e, forse, non sono degni nemmeno di quello”.
Serena notte …
– Carla –