Sulla scia …

Sulla scia del “sogno condiviso” mi sento di scrivere di qualcosa in cui credo, ho sempre creduto, ovvero, l’esistenza di una vita oltre questa, la mutazione di “stato” e la nuova esistenza.
Mi sono ispirata ad un’intervista fatta, da Red Ronnie, a Sonia Benassi, una donna molto speciale, con un dono prezioso, caricata su YouTube.
SONIA BENASSI parte 2: Contatti con le anime nelle altre dimensioni – l’intervista
Le sue parole, più di una volta, si agganciano a quelle che raccontò mia zia, riferendosi al momento in cui, in ospedale e per una manciata di minuti, veniva dichiarata clinicamente morta.
Giunta in un luogo spettacolare, vedeva tutti i suoi cari non più in vita, tornando poi, con suo immenso dispiacere, a riprendere possesso del proprio corpo.
Mi è chiaro che il lasciapassare per l’aldilà è il perdono, accogliere la pace che da esso scaturisce.
Riuscire ad attuarlo, finché si sta ancora da questa parte, renderebbe leggero il trasloco, diversamente, arrivare alla serenità si trasformerebbe in una conquista più lenta ma, comunque, certa.
Non esiste l’inferno dantesco, i forconi o il demone che infligge torture fisiche, il male elargito si esaurisce senza giudizio da parte di alcuno, ma avvertendo la stessa sofferenza procurata.
Il comprenderne l’entità, il sentirsi l’altro, aprirà la strada verso un livello più alto, indice di un miglioramento spirituale reale.
Tale intervallo di tempo, quello tra la morte e la rinascita, chiamato “bardo”, è una condizione che non risparmierà nessuno, la cui durata, ovviamente, sarà personale.
In esso, oltre ad indossare i panni delle persone che si sono ferite, esiste l’afflizione per la non accettazione della propria dipartita, magari per situazioni lasciate in sospeso, e per non sapersi staccare dagli affetti terreni.
Il bardo si sperimenta in Tibet, per preparare, in punto di morte, la coscienza alla separazione dal corpo, in un passaggio da passato a futuro.
Nel mio caso, quel lasso di tempo, sospetto sarà lunghissimo, per la semplicissima ragione che farò fatica a staccarmi dalle persone che amo con tutta l’anima, per il resto, ho imparato, fin da giovanissima, a non lasciare nulla in balia del domani, a non rimandare.
Le persone che fanno parte della mia vita, anche quelle che lo sono state di passaggio, hanno sentito, dalla mia voce, l’amore o la ripugnanza, perché non mando a dire, ho sempre avuto il coraggio di non nascondermi, di non essere una vigliacca.
Per il peso della valigia, se la chiamata avvenisse ora, direi che ho un bagaglio a mano.
Il perdono, totalitario, me lo ha infilato nel cuore mamma, con dolcissima forza, nell’ultimo periodo della sua lunga vita.
Il bardo, lei, lo ha attraversato correndo …
Aveva fatto pace con il mondo, da tempo, e lo manifestava senza filtri, spendendo parole carine anche per gli “escrementi d’uomo”.
Aveva la consapevolezza che la sabbia nella clessidra stesse per finire ma, a mia sorella, faceva lunghi discorsi sul lasciarla andare, senza concedere al lutto di divorarci.
Le sue ultime lacrime, in ospedale, sono state per noi -“Cosa posso fare per non farvi piangere?”-
Ha impiegato il cammino amando, evitando scontri, alzando lo scudo dell’ignorare le persone misere.
L’indifferenza è un sentimento neutro, non offende e non fa stare male …
Mamma ha sempre avuto ragione!
Serena serata …
– Carla –

Scusate l’assenza dai vostri blog … rimedierò!

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