Ho 5 anni!

Se sparisco dal blog significa che i miei vicini mi hanno “seccata”, sappiatelo!
Scrivo e rido, da sola, perché mi sento vittima di un Dejà vu, di una situazione già vissuta e non parlo di fenomeni “paranormali”, “paraculari” … semmai!
Ho 5 anni, 49 anni dopo, e ciò che è da fuori di testa è che mi sento “affartara” (termine sardo, per definire lo stato d’animo di chi ne ha combinata una grossa, sa di aver sbagliato, ma è ugualmente contento del risultato), proprio come quella bambina.
Perché possiate capire, però, devo tornare indietro nel tempo e raccontare una breve storia.
Mia madre lavorava in ospedale e per vederla, considerando i turni (capitava che non la vedessi per giorni, io dormivo quando rincasava e al risveglio era già andata via), supplicavo mio padre di portarmi da lei, nella pausa pranzo.
Pochi minuti che per me erano il mondo, il suo sorriso e la stretta delle sue braccia, cancellavano attese e distanze.
Per proteggermi, o meglio per proteggersi dalla paura che contraessi chissà cosa, dovevo attenderla fuori dalle cucine, dove avveniva l’incontro.
Non ci volle molto per diventare la mascotte delle lavoranti e di uno dei cuochi, che morivano di tenerezza nel vedermi saltare come un grillo all’arrivo di mamma.
Il capo cuoco, perché erano in 3, che chiamerò Lucio, era il più carino di tutti, carino in senso affettuoso, sempre sorridente e pronto a voler intrecciare una conversazione.
Aveva occhi azzurri spettacolari e lunghe ciglia nere che, con l’incarnato mediterraneo, vedevi ad un miglio.
Era talmente gentile e dolce che, un giorno, sentendo una delle tipe sfotterlo, mi rigirai seccata per riprenderla, sottolineando che era bello e buono come un Principe.
Quella frase passò alla storia, con lui che si vantava che “la bocca della verità” lo aveva premiato.
Lucio mi regalava i cioccolatini o enormi fette di torte, che portava da casa, e quando cucinava il roast beef per i degenti, ci pucciava un pezzetto di pane, sapendo che ci impazzivo (come cuoco era una bomba).
Alla domanda – Ti posso offrire qualcosa? – però, rispondevo anche in modo strano!
Volevo le bucce del grana …
Passi una, due, tre, quattro volte, finché non ha iniziato a chiedersi che ci facessi, sapendo che i miei genitori non erano tanto dementi da nutrirmi in quel modo.
Esternato il dubbio a mia mamma, fui beccata, con le mani nel sacco, a fare da tata a due toponi che, al suono della mia voce, uscivano fuori da un tombino spaccato e, messi seduti, come scolaretti, prendevano, quasi dalle mie mani, il formaggio.
Secondo voi cosa è accaduto?
Il finimondo!!!
Mamma furiosa che mi rivoltava come un pedalino, al grido – Li hai toccati? Ti hanno mai dato un morso? – e Lucio che provvedeva a chiamare per la riparazione della loro via di fuga.
Bene, questa mattina, per la terza o quarta volta, non mi ricordo, ho dato del cibo ad un topo (è piccolino e sembra più da gabbia che di fogna), amico di una gattina vagabonda che scrocca i pasti ad Amelie.
Pino (To-Pino) che mangia i croccantini dei gatti è uno spasso!
L’unico problema sono i vicini Talebani, non abbastanza animalisti da consentirmi questa bizzarra adozione.
Cercherò di portarlo via, in qualche maniera, perché anche un topo ha diritto alla vita!
Buon pomeriggio …
– Carla –

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