I lucchetti e le chiavi by Luca

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Lo scricchiolio della vecchia sedia a dondolo, collocata in veranda, sulla quale si cullava, seguendo un ritmo lento e costante, conciliava il sonno.
Si sarebbe addormentato, guardando il sole nascondersi dietro la collina, con lo sguardo tinto di tramonto e i pensieri adagiati su sottili gradini di nuvole, se Jury non avesse iniziato ad abbaiare, con insistenza, correndo attorno al pozzo.
“Che cosa hai visto, rimbambito! Vieni qui …” gli disse, divertito, tornando alla realtà.
L’ostinazione del cane, intento a grattare sulla parete esterna, sconnessa da tempo, e il vederlo andare avanti e indietro, lo costrinsero ad alzarsi per raggiungerlo.
Non ebbe nemmeno il tempo di verificare cosa lo infastidisse tanto che, con una zampata più forte, erano venute giù due grosse pietre, lasciando un foro. 
Nel prendere visione del danno, ripromettendosi di rimediare il giorno dopo, notò lo spuntare di un ciuffetto di Juta.
Stretto tra due dita, lo dirò a sé, lentamente, estraendo un lembo di tela, polverosa e maleodorante, dalla quale caddero, con un tonfo sordo, un mazzo di chiavi, strette in un rudimentale portachiavi, una stringa di pelle, sulla quale era inciso qualcosa di illeggibile.
4 chiavi, tre uguali tra loro, ossidate e, verosimilmente, datate.
Chi le aveva occultate in un luogo assurdo e, soprattutto, quando?
Il pozzo faceva parte di quel vecchio casale, acquistato rincorrendo un affare, il solo elemento a non aver subito modifiche strutturali o restauri, perché stupefacente testimone del passato.
Sfilata la chiave diversa, quella che aveva catturato la sua attenzione, e riposto il resto all’interno di una scatolina di legno, posata su un mobile all’ingresso, ripulita al meglio, la infilò in una tasca.
Desiderava mostrarla ad Eloisa, la sua ragazza, e donargliela, se l’avesse voluta, per arricchire una collezione di cianfrusaglie vecchie ed inutili.
Jury riprese ad abbaiare, questa volta per attirare l’attenzione del vicino di casa che, a quell’ora, portava fuori la sua cagnolina.
“Bella serata eh?” strillò l’anziano, salutandolo con un cenno di mano.
“Ciao Pietro, gran bella serata, SI!”.
Nel raggiungerlo, per scambiare le solite due parole, gli venne in mente di domandargli se aveva una vaga idea di quando quel pozzo fosse stato realizzato e chi fossero i proprietari dell’intero bene, prima della ragazza dalla quale lo aveva comprato.
Con sua grande sorpresa venne a conoscenza di una stranissima storia, una leggenda romantica che vedeva il padrone di casa, intorno alla metà dell’800, forgiare due chiavi identiche, a rappresentare l’amore indissolubile con sua moglie, i cui dentini, uniti, si sarebbero incastri come un puzzle.
Carolina e Luigi, così ricordava Pietro, avevano trascorso insieme 65 anni e si erano spenti a pochi giorni di distanza, l’uno dall’altra.
Amedeo, lontano da qualsiasi sfumatura sentimentale, sorrise, pensando che quel racconto fantasioso e quella chiave avrebbero avuto un valore importante solo per la sua ragazza.
“Amore, ti ho portato un regalino!” le disse, rovistando nelle tasche, mentre snocciolava brevemente la leggenda.
Eloisa restò senza parole …
“Ne possiedo una uguale!” sussurrò, mentre la indicava, appesa al collo di un vaso antico.
Luigi aveva ritrovato la sua Carolina, perché l’Amore è un dono … è lui a sceglierci!

Serena notte …
– Carla –

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