“Non ho un titolo”

“Quando non te lo aspetti … resti un attimino spiazzato!!!”.
Non potrei descrivere con altre parole lo stato d’animo che mi pervade, nonostante siano trascorsi diversi giorni e abbia avuto modo di farmi 2 domande a darmi 2 risposte.
A casa dei miei genitori, il solo “appiglio” rimasto, giacché, intenzionalmente e da tantissimo tempo, ho allontanato questa persona, recidendo ogni possibilità di contatto, è arrivata una lettera.
Non ne vedevo una, cartacea e scritta a mano, dagli anni 90, dai tempi delle lettere d’amore, spettacolari, che mi scriveva il mio fidanzato.
Lo strofinio della carta, l’inchiostro che fissa le parole, una scrittura a tratti “precisa”, a tratti “imperfetta”, probabilmente per la difficoltà di gestione del sentire, 4 pagine, al di là del contenuto sono un’emozione!
A caldo l’avrei stracciata, non appena aperta (manca il mittente), riconoscendo la grafia, a freddo sono contenta di non averlo fatto.
I “perché”, i “non avrei dovuto”, i “non avrei voluto”, le considerazioni snocciolate a sole sorto e tramontato fino a perderne, umanamente, il conto, non racchiudono un potere che muta il panorama o cancella un graffio infetto ma, probabilmente, solo la funzione di far star meglio chi si alleggerisce, che realizza di sentirsi costretto in una veste “moralmente” scomoda.
Le “spiegazioni” servono a poco e non smantellano l’indifferenza, l’ammissione di essere stata una persona “ripugnante”, beh, un sorriso riescono a disegnarlo.
Non riesco a provare pena, e me ne dispiace, a sentirmi in una condizione empatica nel leggere che l’esito di taluni passi hanno scatenato un effetto domino distruttivo e un’infelicità abissale, perché ciascuno sceglie, sposta, cancella, devasta e a suo carico è il conto da saldare.
Non m’interessa essere stata una figura importante e l’esserlo ancora … lo scorrere della vita ha creato un ordine dove non c’è più spazio.
Non penso risponderò, al momento non sento il bisogno di farlo, ma non mancherò di ringraziare Nostro Signore per aver appicciato un lume nel buio di un cuore.
Buona cena …
– Carla –

3 pensieri su ““Non ho un titolo”

  1. Brava Carla… ma che te lo dico a fare? E’ scontato, forse, dato che tu ed io Nostro Signore lo portiamo con noi ogni giorno, e non ne facciamo mistero, e lo testimoniamo nei modi che riteniamo opportuno…
    E dopo questo elogio, passiamo alle note dolenti… No, sto scherzando, non potrei mai avere qualcosa da rinfacciarti, non ne ho modo; comunque sia, voglio solo dirti che hai tutto il diritto di non rispondere adesso a questa persona; magari un giorno – sarà domani, tra un mese, tra un anno, non lo so – riuscirai a scriverle, e magari tutti i dubbi, tutte le incertezze, si dissiperanno: io te lo auguro di tutto cuore! ❤
    E poi… le lettere! Che meraviglia!!! Anch'io, come te, non le vedo da metà degli anni Novanta, l'ultimo periodo, credo, in cui ho corrisposto con persone conosciute in Toscana prima, e in Francia poi… Un momento bellissimo, che ora ha lasciato posto a lettere un po' più asettiche, le mail… spero che un giorno questo bellissimo modo di comunicare ritorni in auge. 🙂
    Mia cara Sorella di Fede, ti abbraccio con tutto il cuore! ❤

    • Fratello, meraviglioso figlio di Dio, leggerti è gioia, sempre e comunque!
      Credo che quella lettera sia stato un allegerire la coscienza, un aver valutato la tristezza che genera il far fuggire persone che donano il cuore, l’aver realizzato un percorso di vita scelto d’istinto e d’azzardo.
      A questa persona auguro di avere dei figli, perchè la maternità e paternità, quando non si è completamente in necrosi, portano a crescere e nella responsabilità, forse ad abbracciare il Signore, la nostra forza più grande.
      Rispondere?
      Il mio pensiero è noto ed immutato.
      Un abbraccio, immenso, serena notte!!!

I commenti sono chiusi.