La “lettera”

Nonna, mia nonna paterna, aveva una casina di proprietà, nulla di esagerato: cucina, sala, due camere da letto (una delle quali, un tempo, era lo studio del marito) e un bagno.
Diversi anni prima che morisse, decise di ospitare una giovanissima coppia di sposi (ai quali, col benestare dei figli, decise sarebbe rimasto tutto, conto in banca compreso, quando lei sarebbe venuta a mancare) con i quali formarono una seconda famiglia, quella che avrebbe portato una ventata di novità e che, sicuramente, le allungò la vita, regalandole presenza costante e gioia.
Mio padre, nonostante i due ragazzi, è stato più che presente nella sua quotidianità, viziandola come una bambina, rispettando ogni suo desiderio, spingendoci a collaborare, amorevolmente, per metterla davanti a tutto (era l’ultima nonna che ci restava).
Noi nipoti eravamo il suo sole, in particolare mia sorella, il suo ritratto preciso, mora e con gli occhi chiari, gialli, però, a differenza dei suoi, celeste cielo.
Avevo 22 anni quando mi chiamò in camera sua e mi disse: – Cosa vorresti per ricordarti di me? –
Era forte, sana, nonostante avesse superato da un po’ i 90!!!
Restai a guardarla, sicuramente, con lo sguardo interrogativo, mentre lei, sorridendo, senza scomporsi, continuava: – Sono tuoi i 3 quadri alla parete (3 fotografie, lei a 25 anni, il marito a 20 e mio padre a 4, scattate lo stesso giorno e nella stessa posa) e questa scatola che aprirai solamente quando me ne sarò andata.
L’estate successiva, nonna, non ci sarebbe stata più!
La scatola, grande come quella di un paio di scarpe, non conteneva gioie o chissà quali segreti, ma scatti ingialliti, preziosi perché in pochi potevano permetterseli, attimi di gioia tra sposi, mio papà, miei zii e qualche viso che nemmeno mio padre riconobbe.
Sul fondo una lettera, scritta con la stilografica, con una grafia perfetta e su carta pregiata, intestata a mia nonna e senza un mittente.
Spiegare il valore d’amore di quello scritto è assurdo, perché mi è impossibile trovare le parole, perché l’autore io l’ho vissuto fino a 6 anni ed ho solo i ricordi che può trattenere una bambina.
Nonno aveva la mia età, quando si stava insieme, amava i pupazzi meccanici (che mi comprava in un negozio di Cagliari), i dolci, raccontava storie incredibili e, quando mi concedeva di giocare nel suo studio, si esibiva in giochi di prestigio che mi facevano credere fosse dotato di super poteri.
Ma torniamo alla “lettera”, preceduta da una breve premessa …
La donna che poi è diventata sua moglie, prima di conoscerlo, si è ritrovata orfana a 7 anni, con due sorelle più piccole (una morì a 3 anni per una malattia mai identificata) a fare la domestica, in cambio di vitto e alloggio, presso una famiglia facoltosa.
Nonno se ne innamorò a prima vista, vedendola andare a lavare i panni alla fontana e lei, in quel ragazzo molto più giovane e dai modi regali, scoprì la fiaba che mai avrebbe creduto di vivere.
Lui era colto, aveva un ottimo lavoro, la trattava come una Dea ed era pronto ad offrirle una casa con tutte le comodità che si potevano acquistare all’epoca.
La lettera fu scritta intorno agli anni 40, mio padre era piccolissimo ed era già rimasto solo (gli altri erano sposati, perché lui arrivò, tra capo e collo, quando erano maturi e dovevano pensare solamente al primo nipote), con mamma, attendendo che la famiglia si riunisse dopo l’ennesimo allontanamento paterno per lavoro.
Tra le righe, in maniera nemmeno troppo velata, si svela un uomo che conosceva profondamente l’Amore e la Passione, pazzo della sua donna, del suo profumo, dei suoi gesti, fedele a delle promesse che, certamente, si ripetevano ogni volta che si riabbracciavano e si perdevano tra le lenzuola.
Un uomo grato per il dono dei figli e di una felicità che non aveva mai sentito decrescere!
Nel leggerla, quella prima volta, mi ricordo trattenni le lacrime fino alle ultime righe, fino alla frase in cui rammentava che alla solita somma di denaro, che allegava, aggiungeva il tanto che sarebbe bastato per comprare i pasticcini, tutti i giorni, nella pasticceria di una città vicina, per il bambino.
Nonno era un amore di uomo, un Principe che ha trasmetto ai suoi figli il suo stesso modo di amare, che ha amato mia madre come sangue del suo sangue, che ha festeggiato come una benedizione divina l’arrivo di ogni nipote, che si è spento nella disperazione di non poter più proteggere la donna che lo aveva fatto sognare.
Ho ereditato, non so se per fortuna o sfortuna, il suo stesso sentire, il valore dei sentimenti, il saperli investire senza risparmiarmi.
Chissà cosa pensa, ora, nel guardarmi da lassù, con le gambe che ciondolando da una nuvola …
“Sono stata meno fortunata di te, nonno, lo so …”
In una lettera ho trovato parte del mio cuore e le mie radici, qualcosa di prezioso che l’incuria non può portarsi via, come ha fatto con il suo ultimo ufficio, sgretolato dal silenzio di una delle tante realtà minerarie del Sulcis.
– Carla –

12 pensieri su “La “lettera”

  1. Mi sono commossa molto nel leggere le tue parole, di questo amore fortissimo e di quanto la tua famiglia fosse legata e amata. La tua nonna ti ha lasciato un grande tesoro donandoti la scatola. Grazie di aver donato questa tua intimità a chi ti legge.
    Un grande saluto, Patrizia

  2. mi hai commosso… ❤ e sono sicuro che l'aver ereditato il sentire di tuo nonno, sia una grande fortuna… ti voglio bene! ❤

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