Per la serie …

 … mi piace percorrere sentieri alternativi, dopo la crema che consiglierebbe un proctologo e quella che consiglierebbe un esperto/a di zone speculari, ne ho trovata una nuova, che voglio riportare di seguito.
Il tutto nasce dal tornare a casa, dopo la corsa o la camminata, con la pelle del viso visibilmente arrossata e disidratata e dal non volerlo intonacare di crema (spesso non viene, neanche, del tutto assorbita e l’effetto anguilla, oltre a sporcare i capelli, fa schifassimo alla vista).
Ho trovato una ricetta, casalinga, da preparare con ciò che, solitamente, si ha a casa, da testare  per una settimana, prima di esprimere un giudizio.
Bene, l’ho fatto e mi sento di condividerla per quanto sono rimasta colpita dalla sua efficacia.
Occorrono:
1 rosso d’uovo (se avete la possibilità di reperire uova di giornata è meglio)
2 cucchiai di olio di cocco puro (io compro quello della Panela, estratto a freddo da polpa non essiccata)
2 cucchiai di olio di oliva (anche in questo caso, se riuscite a comprarlo da chi lo produce a livello artigianale, sarebbe l’ideale)
1 cucchiaio di miele (uno qualsiasi che avete in casa)
Mescolate il tutto, fino ad ottenere una crema omegenea e conservate in frigo fino a 7 gg.
Toglietela dal frigorifero un po’ prima dell’utilizzo, rimescolando, per evitare che gli ingredianti restino separati, applicatela utilizzando un pennello e senza esagerare con le dosi (il calore del viso la rende parecchio liquida).
Il tempo di posa è 1 ora e poi va eliminata, semplicemente, lavando il viso!
La pelle appare nutrita, senza discromie eccessive e levigata …
… insomma regala ciò che promette!!!
Fatemi sapere …
– Carla –

Condivisione

“Condividere” è il termine che meglio identifica il mio 2019 …
Messo da parte l’imbarazzo del dover mostrare le incrinature dello scudo che temevo di abbassare e che schermava la nuda fragilità della mia anima, mi sono ritrovata ad indossare qualcosa di più robusto, il bene e l’amore delle persone, la riconferma di quello nato con me e il fiorire del nuovo.
Il silenzio, la lacrima nascosta, come se piangere fosse da deboli e non da bellissimi esseri umani, i cerotti, sotto i quali brucia una ferita, il non voler spezzare un pensiero, come un tozzo di pane, per porgerlo a chi, probabilmente, sa accoglierlo, edificano una torre, senza punti luce, dalla quale è difficile evadere.
Il timore di manifestare, apertamente, la sofferenza, non fa che nutrirla, investendola del titolo di “Sua Maestà” del regno dei Pensieri e dell’Anima!
Ho aperto l’accesso al mio spazio vitale, oltre a chi possiede un pass senza scadenza e da una vita, ad un numero esiguo di persone, la porta della mia casa, trovando nell’ascolto, prima che nel racconto, le stesse parole incise sulle pareti del mio mondo, scosso da un ultimo terremoto.
Ho trovato la gomma da cancellare in un sorriso, un foglio bianco in una risata e i colori, per stravolgere i panorami, nella comprensione di chi ben conosce le macerie e ne ha respirato la polvere.
Ho realizzato che la felicità germoglia, coi suoi tempi, talvolta biblici, sui rami della serenità e che, come Santa Rita da Cascia, bisogna aver fede nel domani, in doni inaspettati che, non sempre, trasudano amarezza.
Ho goduto di una generosità emozionale che mi ha sorpresa, che ha rimesso ordine sui ripiani della vita, collocando le esistenze di passaggio secondo merito, togliendo o conferendo importanza, correggendo un disegno sbagliato e stendendo pennellate di bianco sugli obbrobri.
Ho accettato un abbraccio, quando pensavo di non farcela a stare in piedi e ho lodato Cristo per quella presenza, che nulla chiedeva e sorreggeva il mio peso con amore …
Ho varcato il 2019 con uno zaino sulle spalle, carico di domande e rancore, arrivando al suo finire con la consapevolezza di poterlo ribaltare e verificare che era vuoto.
Non esiste più rabbia, si è spenta con la morte di Mia, la mia compagna con la coda, evento che ha ridimensionato tutto il resto, l’inutilità e il bisogno inesistente di conservare qualsiasi cosa lontano da lei e dalla strada percorsa insieme.
Il mio albero ha messo su tanti germogli, diversi fiori li ho visti sbocciare e ne ho apprezzato il profumo delicato ma persistente, nuovi mi sorprenderanno …
Nella mia calzetta della Befana ho trovato piccoli tozzetti di carbone per aver odiato e un pugno di caramelle per essermi sentita uno schifo nel farlo ed aver rimediato.

Buona Befana a tutti …
Stanotte sono passata e a ciascuno di voi ho lasciato un po’ di Speranza e i semini della Felicità, abbiatene cura!
– Carla –