Cerimonia del “Caffè Eritreo”

Nel 2003 ho avuto la fortuna di conoscere due splendide donne eritree, Alèja (che abitava due piani sotto il mio) e Amete (nel palazzo accanto al nostro).
Erano amiche-sorelle, arrivate insieme dal loro paese, giovanissime spose di uomini italiani più grandi di loro, unite a tal punto che la prima è venuta a mancare un anno dopo la seconda.
Ci credete che, non avendole registrare, in nessuna anagrafe, al momento della nascita, non conoscevano il giorno del loro vero compleanno e l’età reale?
Approssimativamente, quando le ho conosciute, avevano tra gli 80 e 85 anni.
Un legame profondo si creò con Amete (per chi volesse conoscerla, ho parlato di lei, in passato, in un racconto che dovrebbe chiamarsi “Adottai una nonna”) che, per i tre anni che ho avuto modo di averla nella mia vita, mi ha trattata e considerata di famiglia.
Tra le tante cose che abbiamo condiviso, ricordo la “Cerimonia del Caffè”, un momento che lei considerava sacro e al quale partecipavano solo le persone che custodiva nel cuore.
La tostatura dei chicchi ancora verdi, la macinazione in un mortaio, la “Jebena”, una strana caffettiera, e il profumo d’incenso che saturava la sua cucina, non credo li scorderò mai.
Lo preparò con cura, spiegandomi (ero l’unica straniera) il significato dei vari passaggi, le tre volte (Awel, Kale’i e Bereka) che lo avrebbe servito e che, oltre al dolce dello zucchero, avrei avvertito un aroma speziato, dato dal cardamomo e dallo zenzero.
Ho trovato un video che mostra, a grandi linee, cosa accade, ma viverlo è ben altra storia!
https://youtu.be/1lBNEMevgcc
Amete, a differenza di come usano fare di solito, non offriva i popcorn ma un pane fatto al momento, una sorta di piadina sottilissima e senza lievito, che spezzava con le mani, offrendone a tutti.
Il “Rito del Caffè”, per me, fu sentirmi parte della sua cultura e del suo straordinario modo di amare.

“Ciao Amete, vivi sempre nel mio cuore!”
– Carla –

6 pensieri su “Cerimonia del “Caffè Eritreo”

  1. Che bello, carla! 🙂 Appena posso, vado senz’altro a vedere il video. Il pane di cui parli, la specie di piadina, penso che abbia una consistenza spugnosa, e si chiama “angeria”; l’ho scoperto mangiando in un ristorante etiope-eritreo; su questo pane era adagiato lo zighinì, che adoro… Ti auguro un fantastico pomeriggio, cara sorella virtuale! ❤

    • Amete preparava uno zighini delizioso e lo accompagnava con quel pane. Lo cuoceva in una sorta di piastra da crêpes. Mi sono sentita figlia e per tre anni ho avuto una madre che faceva le veci della mia lontana. Pensa che è stata sepolta con la mia ultima lunga lettera stretta al petto. Il mondo fa schifo per tante persone ma è paradiso per la presenza di molte altre. 🤗

      • Amen, sorella carissima (concedimi di chiamarti così).
        Sì, penso che l’angeria si prepari proprio su una piastra per le crêpes; è bello ascoltare ogni volta i tuoi ricordi; quando ti leggo sento che tra le righe c’è tanta tenerezza, come non se ne trova mai in altri scritti, e questo fa di te una persona speciale. ❤
        Mi dispiace per la tua Amete, a lei va la mia preghiera. ❤

I commenti sono chiusi.