Il Guardiano dei boschi

Avere avuto i nonni nati sul finire dell’800 mi ha fatto conoscere tanti racconti “particolari”, legati, sicuramente, alla fantasia popolare, al voler intrattenere i più piccoli quando in casa mancava la televisione e, d’inverno, al calare della sera, il camino diventava centro di aggregazione.
Una delle mie nonne, quando dormivo da lei (evento rarissimo perché mia mamma era chioccia come poche), mentre arrostiva le castagne, imbastiva storie a cui era difficile non credere, per l’enfasi che ci metteva.
Una di queste aveva come protagonista “Pascifera”, un’anima dei boschi il cui compito era quello di proteggere gli animali in libertà dalle trappole e dall’uso dei fucili.
Un mio amico, di recente, nel rammentargli questa cosa, mi disse che lui conosceva “Su Straivera” anche se, poi, il succo è lo stesso.
Il nome, nel mio caso, si potrebbe tradurre con “Pastore delle creature selvatiche” perché “Pasci” significa pascolare ed al pascolo si recano i pastori e “Fera” è l’animale che vive libero.
Da piccola, pensare che un “Angelo Custode” avvertisse gli abitanti dei boschi, d’imminenti pericoli, mi rassicurava.
(Io sono quella che a 5 anni, con i pezzi di grana, sfamava due toponi che s’affacciavano da un tombino … per la gioia di mamma, che quasi morì d’infarto nel realizzare che il “ratto” del frigorifero non ero io!)
Sempre dal mio amico, sono venuta a conoscenza di una usanza, che non so se esista ancora, magari come rito scaramantico, che vedeva i pescatori rimettere in mare quel che veniva pescato le prime due volte, la prima per ingraziarsi uno spirito che (da mie ricerche) dovrebbe chiamarsi “Maschinganna” e la seconda “Pascifera”.
Avere rispetto del creato, prendere solo il necessario per sopravvivere, avrebbe ammansito le misteriose presenze che non gli avrebbero, mai, fatti morire di fame.
– Carla –

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