Un pasto caldo per l’Anima

Luigi Maria Epicoco è un giovane sacerdote della Diocesi di l’Aquila e un insegnante di filosofia, particolare che “si nota” nel leggerlo …
La mia amica Cry, tre giorni fa, mi ha prestato un suo libro e “divorarlo” mi ha sfamata emotivamente, facendomi desiderare di vestirmi di maggiore umiltà (perché ho avvertito di non averne abbastanza) e di viaggiare lungo un sentiero che mi renda, realmente, degna di ospitare, in me, il Signore.
Ho apprezzato ogni singola frase, la spinta ad una riflessione profonda e non occasionale, un dialogo tra un Ministro di Dio e l’uomo in cerca di verità, quella che occorre per accogliere il BENE di un Padre, senza timori, dubbi o indugi.
Il mio animo, commosso, si è soffermato, in particolare, sul capitolo intitolato “Il Padre Misericordioso (o del Perdono)”, che analizza una parabola, sulla Misericordia, riportata da Luca, quella del “Figliol Prodigo”.
La riporto (presa dalla rete), per chi non la conoscesse, anche se dubito che esista qualcuno che la ignora …

“Un uomo aveva due figli.
 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta.
E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi.
Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si arrabbiò, e non voleva entrare.
Il padre allora uscì a pregarlo.
Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Dalla parabola in esame, dove Amore, Disaccordo, Rabbia, Perdono, Umiltà e Pentimento s’intrecciano, tessendo una trama di non facile comprensione, si trae un insegnamento semplice ma di un’importanza cosmica.
L’Amore, il sentimento che rende vivo un uomo, la ragione della sua esistenza (qualcuno sembra venuto al mondo al solo scopo di seminar male … ma questa è una storia a parte!), non vincola, quando è puro, e può cambiar pelle, quando è strappato, riacquistando bellezza.
Amare è non avere paura della solitudine o delle eventuali tempeste che scuoteranno i panorami, è accettare il rischio di veder andar via chi si ama e riuscire ad essere felici per la sua felicità, per l’eventuale ricerca di essa.
Una narrazione, 3 personaggi, ciascuno col proprio sentire, 3 protagonisti importanti …
Non esiste un finale “univoco” ma, cosa che non avevo mai soppesato, più scelte, più direzioni …
A ciascuno di noi, la vita, fornisce l’inchiostro per scrivere le ultime righe della nostra storia!

L.M.Epicoco
– Carla –

 

 

 

9 pensieri su “Un pasto caldo per l’Anima

  1. Bella parabola! 🙂 A proposito di questa, quest’estate – su dei tavoli di un mercatino – ho acquistato “L’abbraccio benedicente”, di Henry Leuwen; devo ancora leggerlo…

      • Buongiorno Carla, lo farò senz’altro, te lo prometto! 🙂 Grazie, i tuoi pensieri mi riempiono sempre di gioia! Un abbraccio anche a te ❤

    • Ciao Allegro, io, al contratrio, la trovo una vera perla di saggezza, tocca tutti e non tocca nessuno, puoi ritrovarti in ogni personaggio e metterti nella condizione di capire l’altro. Serena notte …

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