Via gli “ormeggi”

Ieri pomeriggio, senza nemmeno rendermene conto, rapita dai pensieri, ho “macinato” 14,90 km, bruciando quasi 800 calorie … (sensi di colpa zero, per la mezza tavoletta di cioccolata, magicamente, scomparsa dopo cena!)
Mi ha “stoppata” il calare del sole, dietro la collina che mi vede passare almeno 4 volte di seguito e che scandisce i 2 km e mezzo di un giro completo (del percorso che mi sono cucita su misura).
Riflettevo, in un silenzio surreale, tipico delle domeniche, di pomeriggi al mare (qui è ancora estate) o di gite con gli amici, in luoghi distanti che offrono un diversivo, in totale comunione con la quiete che ricolonizza la mia anima.
Avete presente il modo di dire, “mollare gli ormeggi”?
Mi sono resa conto di aver fatto proprio questo, di aver tirato a bordo le ancore … di averlo fatto da tanto tempo, ma di non aver mai preso in considerazione la possibilità di avviare i motori per lasciare la rada.
Restare aggrappata al fondale di ragionamenti inutili, nell’illusione di sollevare una nuvola di sabbia che somigli, vagamente, a qualcosa di sensato, che giustifichi la sofferenza, non muterebbe alcunché, impedirebbe solamente di scorgere nuovi panorami e di approdare in nuovi porti.
La scialuppa, la sopravvivenza che ho imparato a conoscere profondamente, sinceramente, l’ha già calata in mare, in diversi frangenti, imponendomi di remare per lasciare quella posizione e di osservare i dettagli di quanto poteva cogliere lo sguardo.
Ho perlustrato scenari diversi e, tra lo stupore e la paura, annusato i profumi che giungevano dalle cale, guardato il sole rimbalzare sul mare, udito il suo poetare in mio onore, pur non decidendo mai di attraccare.
Come l’isola del Giglio, ho visto una nave lasciare brandelli di sé sulla scogliera aguzza, l’ho sentita strillare per la disperazione di sentimenti che cadevano in acqua, trovando la morte, l’ho guardata piegarsi su un fianco, nella totale accettazione della fine.
Le lacrime hanno bagnato quelle lamiere, corrose dal sale, nell’attesa d’imbragature che potessero agganciarla e sottrarla alla curiosità morbosa di chi non comprende quanto pesi il dolore.
Un timoniere abbandona l’imbarcazione e la guarda inabissarsi, un altro attende il ripristino e sale a bordo, per farla salpare e condurla in acque sicure.
Ho mollato gli ormeggi e, forse, attendo semplicemente che nuove mani reggano il timone, insieme alle mie, e che il sentire tracci nuove rotte.
– Carla –

6 pensieri su “Via gli “ormeggi”

  1. La decisione arriva sempre prima che la sera oscuri l’orizzonte….
    La navigazione notturna è sorprendente. Anche se ti porta lontano trovi sempre l’alba del nuovo giorno.
    Molla gli ormeggi e tieni la tua barra. Guarda la tua bussola e….
    Vedrai cose inaspettate.
    Un abbraccio
    Giancarlo

    • Perchè scrivi cose così belle? Grrrr, vorrei averla scritto io questo commento …. Sereno pomeriggio, tra poco preparo tutte le cosine per andare a correre, aspetto solo si ricarichi il tom tom da polso …

    • Sai bene di essere un grande “panificatore di pensieri” … ehhhh, notato che poesia? A sto giro mi faccio un applauso da sola 😂😂😂😂😂

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