Alimentazione Nuragica

Sono sempre stata curiosa, ma non in modo malato, intendiamoci, non da pettegola accanita o da lettrice di gossip …
La mia curiosità si è sempre legata al voler conoscere, più che altro, la quotidianità di vite sconosciute o di un passato che non racconta nulla di sé a chi non ha mezzi o modo di “esplorarlo”.
Un gioco scemo che facevo da piccolina, d’estate, era lanciare lo sguardo oltre le porte o le finestre aperte, immaginando le persone allegre, imbronciate, alle prese con uno strumento musicale o con la cucina.
Oggi, lo faccio quando leggo un libro, spingendomi oltre le righe, per capire cosa l’autore lascia di sé!
Giorni fa mi domandavo, dopo aver visto dei resti parecchio interessanti (ho scattato una foto e sto cercando materiale, inesistente, visto che la scoperta è recente), durante una corsa, quale fosse la dieta dei miei avi al tempo dei nuraghe.
La scoperta più curiosa è stata che furono gli anticipatori della nutrizione che a me fa accapponare la pelle, ovvero, erano entomofagi.
Il rinvenimento, nel nuraghe Arrubiu, ad Orroli, nel nuorese, di una scodella di terra cotta con i resti di un pasto, raccapricciante, lo testimonia: insetti, per la precisione scarafaggi.
Le proteine le assumevano cibandosi di piccoli animali:
suini macellati prima del 6° mese di vita,
bovini che non potevano più essere utilizzati per facilitare le attività agricole,
ovini,
dalla caccia di animali in libertà, cervi, cinghiali, mufloni, montoni, colombi, gheppi, aquile delle zone costiere e gru.
I nuragici avevano imparato anche a sfruttare la terra e, dopo aver bruciato piccole aree verdi, coltivavano legumi e cereali.
 I semi ritrovati confermano la presenza del:
favino, lenticchia, cicerchia, pisello, lino e melone.
Non disdegnavano anche di approvvigionarsi nel grande supermercato della natura, che offriva:
fragole, fichi, more, prugne e corbezzoli.
Nel tempo furono in grado anche di gestire l’allevamento di bestiame, da condurre al pascolo, garantendosi la riserva di cibo senza sperare nella fortuna della caccia.
Tra le particolarità del popolo dei nuraghe sono emerse le qualità di panificatori (senza lieviti) e il saper coltivare la vite per produrre vino.
Nelle loro abitazioni, tra l’altro, è stato possibile identificare un angolo cottura, un forno a cupola dove cuocere i pasti.
Sono riuscita a scovare anche una cosina che mi ha fatta sorridere, una ricetta, l’antenato del brasato:
carne suina, maiale o cinghiale, cotta nel vino.
Chissà, magari, all’epoca era un piatto da 5 stelle nella Guida Michelin!!!
– Carla –

10 pensieri su “Alimentazione Nuragica

      • Buongiorno Carla, grazie per i tuoi pensieri, sempre graditi… Non ho avuto molte possibilità di connettermi quest’estate, ma – compatibilmente con il portatile che si è rotto – voglio recuperare il tempo perduto… Ti abbraccio forte, nell’Amore di Dio… Un abbraccio

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