Is Frastinus o Sos Frastimos

La stizza, si sa, non sempre è contenibile e, spesso, invece di implodere, esplode, durando il tempo di vomitare 4 parole o scatenando un inferno verbale.
Gli strali lanciati da un sardo, a cui pestano i calli, lo scoprirete continuando a leggere, sono non poco coloriti e vedono la tolleranza e la bontà schizzar via verso nuovi orizzonti.
Un lungo elenco è pubblico su www.contusu.it , dove ne ho trovati di “micidiali”, mentre di seguito menzionerò quelli a me noti, lasciandone 3 in coda, quelli che mi è capitato e mi capita di usare, di getto, quando arrivo al limite.
Ti cari lampu (Ti colpisca un fulmine).
Sa giustizia t’abruxiri (La giustizia di dia fuoco).
Ancu ti bengara su bremini (Ti vengano i vermi).
Zaccau siasta (Che tu possa spaccarti).
Mancai siasta oi sazzau e crasi interrau (Destino voglia che tu possa essere sazio oggi e seppellito domani), detto alle persone incapaci di condivisione, schifosamente egoiste.
Una camba da perdasa in camminu e s’attra ti da seghiri su dottori (Perda una gamba in cammino e l’altra te la amputi il medico), riservato a chi ferisce senza pietà.
Ti sicchiri su soli e su bentu ti soniri is ossus (Ti disidrati il sole e il vento suoni le tue ossa), riferito a persone che conoscono molto poco l’affettività.
Mancai fezzasta s’andara de su fumu e sa torrara de s’Andrea Doria (Che possa fare l’andata del fumo e il ritorno della nave Andrea Doria), ovvero la tua andata sia senza ritorno.
Abruxiau siasta (Possa morire bruciato).
Sa prossim’orta chi bessisi de domu sia appalasa de sa cruxi (La prossima volta che esci da casa sia per seguire la croce di Gesù).
Chi tengasa s’arrisu che is crabittus in di e’ Pasca (Tu possa sorridere come le caprette il giorno di Pasqua), giorno in cui le povere anime finiscono a tavola.
… ed ecco le mie …
Is barrasa cancararasa (Ti si paralizzi la mascella).
Mi scappa, de core, quando sento mancare di rispetto, quando un figlio alza la testa in maniera indegna verso un genitore (“Taci che non capisci nulla, sei vecchio!”), quando un genitore si rivolge ad un figlio sputando su un dono di Dio (“Maledetto il giorno in cui ti ho messo al mondo”) e quando qualcuno bestemmia, cosa che mi manda letteralmente in corto.
Aicci ti ghettinti su pani (Così ti gettino il pane).
Detesto chi porge gli oggetti in maniera cafona, lanciandoli, quasi con disprezzo, e mi fiorisce dalla bocca l’augurio che in quel modo, nessuno, gli serva un pasto se avrà fame.
Is manus purdiarasa (Le mani putrefatte).
Frasetta, affettuosa, destinata a chi usa le “zampette” per fini poco gradevoli.
Quali sono le frasi delle vostre parti?
– Carla –

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