Il paese che dorme

Preferisco chiamarlo così, il paese che dorme, e non con i nomi utilizzati da tutti, cimitero o camposanto, perché il sonno non aggredisce e sfuma il distacco.
Andarci in un giorno qualunque della settimana, quando ci dimorano persone per le quali non smetti di sentire un affetto sincero (l’ultima è Melania), è attraversare, nella pace, i ricordi che, a dispetto del luogo, sono, quasi sempre, delicati e rincuoranti.
Dai 19 ai 103 anni, una vita ancora da mordere, un’altra vissuta intensamente e, nel mezzo, una moltitudine di volti che raccontano, ciascuno, un’avventura terrena diversa.
Una di loro ha cambiato “residenza” a 40 anni, chiudendo gli occhi devastata dall’idea che il suo compagno non sarebbe stato capace di superare la sua dipartita, che la disperazione lo avrebbe spinto a raggiungerla.
La realtà?
Da una parte lei che lottava per vivere un po’ più a lungo, sopportando dolori fisici indicibili, dall’altra lui che si dava allo spensierato “zuf zuf” con un’altra, per poi recitare il ruolo dell’innamorato trafitto e moribondo.
Nel guardarla, sorridente, penso solo alla sua immensa generosità e a tutte le cose meravigliose che ha insegnato ad ognuno di noi, in primis l’ironia che sdrammatizza e risolleva.
Mi domando, come credo chiunque, come fa quella carogna a vivere, ora che non ha nemmeno la possibilità di guardarla in faccia e domandarle perdono, ora che non ha modo di sentire una risposta che lo ripulisca.
Forse, tanto marciume, non gli avrebbe consentito di essere sincero nemmeno se, sospettando qualcosa, lei gli avesse domandato spiegazioni a suo tempo.
Si può essere capaci di non ascoltare la coscienza, anche davanti alla morte imminente, e insabbiare una malefatta di tale portata?
Lassù, lei, vede ogni cosa e, data la sua bontà, starà pensando che accanirsi su un mentecatto è scorretto e che, dove si è trasferita, si sta talmente bene che il resto non conta.
Il mio sentire è diverso, severo e immutabile, in lui vedo solo qualcuno che sa di aver pugnalato un angelo, la donna che, morendo, continuava a porlo al centro del cuore, e che nel sentire la vocina che nutre il rimorso, per coprirla, strilla più forte.
Lei non c’è più e lui continua a vivere.
Ingiustizia divina? No!
Dio ha chiamato a sé la “bellezza”, una sua creazione quasi perfetta, lasciando, a noi mortali, ciò che non serve a migliorare l’eternità, un prodotto difettoso
– Carla –

4 pensieri su “Il paese che dorme

  1. Ma guarda io la vedo in maniera differente forse perché non sono religiosa, io vedo solo un uomo, se così lo si può chiamare, che continua brillantemente a vivere i suoi giorni e la poverina invece non vedrà più vedere il sorgere del sole. Ingiustizia si!!! Eccome!!! A lui posso augurargli solo una miserabile vira restante!

  2. Gran brutta piaga, quella del femminicidio, che purtroppo sta dilagando… una preghiera per tutte le vittime… 😦

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