Negli occhi

Quando si sceglie di restare soli, consci di rischiare di perdere delle opportunità di concedersi la felicità, si abbraccia il non voler più mettere se stessi alla mercé di un’eventuale delusione, di raccogliere i petali di cuore, strappati dalla brutalità di una tempesta.
Non è vigliaccheria ma spirito di conservazione, quell’amore, tradito o venuto a mancare, che decidi di donarti da solo, perché hai la certezza che nessuno lo saprà proteggere e rispettare.
Si vive nella convinzione che nessuna emozione è meglio di una “brutta” emozione.
Il domandarsi quale “effetto” si può scatenare nell’altro sesso, vien da sé, si annienta, lasciando spazio ai sentimenti di simpatia ed empatia spicciola.
Una premessa lunga, la mia, ma doverosa per porre l’accento su uno stato d’animo che, quasi, rasenta il ridicolo.
Seduta sul lettino di un bimbo di soli tre anni, nella penombra, attendo si addormenti (oggi gli gira così, ha paura e sente che potrà raggiungere gli angeli del sonno solo tenendo la manina sulla mia gamba, con la stanza illuminata dalla luce del cellulare) e scrivo, quasi per esorcizzare il fastidio di tornare in mezzo agli altri, per concludere la cena in salotto, chiacchierando amabilmente.
Siamo in pochi, chi ci ospita, tre loro parenti, io e due colleghi dei padroni di casa, l’atmosfera è familiare …
Cosa mi disorienta?
Due occhi che per tutta la cena mi hanno guardata con ammirazione … in silenzio!
Avete presente quel qualcosa che scava per andare oltre la superficialità dell’apparenza?
Mi sono sentita “gradevole” e non per come sono, ma per quello che quegli occhi credono possa essere.
Non ci sono più abituata e, se fosse possibile, non uscirei più da questa cameretta.
Buonanotte.
– Carla –

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