Stuprat-ori/ici d’anime

Si è portati a credere che la violenza si debba vedere ad occhio nudo, che il livido, una lacerazione, un’abrasione, una ferita che sanguina o una lesione scheletrica, identifichino il dolore.
In realtà la sofferenza arrecata all’io, a quella parte impalpabile dell’uomo, sulla quale non si può imprimere il segno di un’aggressione non è che faccia meno male o non essendoci in modo tangibile si dimentichi più in fretta.
Una frattura si salda, una ferita cicatrizza, l’alone violaceo scompare con una pomata specifica, la polvere in cui si tramuta il cuore, per quanto la si possa impastare, non lo farà tornare alle origini.
Fare dell’anima un bersaglio sul quale lanciare le freccette avvelenate dalla menzogna, utilizzarlo come un sacco da box per sfogare la rabbia repressa, attribuirgli lo stesso valore affettivo dello zerbino che decora l’uscio, aggredirlo e trascinarlo nell’oscuro vicolo del dolore per massacrarlo, ha la stessa pesantezza morale di un pestaggio fisico.
Alcune persone vestono una perfezione di carta pesta, un abito che si dissolverà alla prima pioggia di verità, lasciandole abbigliate di sola vergogna.
La violenza, qualunque sia la sua mira, è sempre violenza, non occorre malmenare o strappare la stoffa di troppo per fare del male, esiste chi stupra e uccide con i gesti e le parole.
– Carla –

 

 

7 pensieri su “Stuprat-ori/ici d’anime

  1. È vero. È difficile perché invisibile ma dovremmo essere più accorti nel legittimare e rispettare i dolori dell’anima. Se lo fossimo probabilmente saremmo anche più attenti nei confronti dell’altro rispetto ai gesti che porremmo in essere.

  2. Siamo abituati a giustificare e riconoscere il dolore che si vede, quasi mai legittimiamo in modo adeguato il dolore invisibile ma non per questo meno importante.
    Questa mancata legittimazione trovo che sia il motivo per il quale siamo anche poco attenti nel rispettare veramente il prossimo.

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