Scalate “chiodate”

Affrontare una salita è qualcosa che la vita chiede e ha chiesto a ciascuno di noi, nessuno escluso …
Non è la salita in sé a far paura, quanto le scarpe calzate per affrontarla e la sofferenza dell’animo, che spesso diventa pesante come il piombo.
Il percorso, al di là della reale inclinazione, si trasforma in un’arrampicata assurda, nella costrizione a dover piantare le mani in una parete chiodata, per poter affrontare la risalita, nel sentire i piedi scivolare, non riuscendo a far presa.
Il coraggio e la tenacia, amici insostituibili, i soli capaci di condurre in cima, la fidata compagnia che non sempre si è in grado di avere accanto.
L’essere scivolata ai piedi del vivere è qualcosa con cui mi sono dovuta confrontare, più di una volta, costringendo me stessa a tollerare deflagrazioni emotive non indifferenti.
Si chiamano lutti, anche se fisicamente non è dipartito nessuno, che vedono perire la pace e che preannunciano l’allontanamento, un biglietto di sola andata, per chi amiamo.
Come si sopravvive?
Pur riconoscendo l’itinerario, fino al traguardo del sorriso, al momento non so rispondere.
I respiri mozzati che vestono le mie sere e il terrore di spezzarmi e non flettere, come in precedenza, annebbiano ogni mio ragionamento …
Attendo … attendo un raggio di sole che, bucando le fronde più fitte, mi indichi la via più breve per riscoprire la gioia di ridere.
– Carla –

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