Wowww che ammiratori!!!

Ebbene sì, anch’io, posso gloriarmi di pretendenti coinvolgenti! Non so affermare se interessanti ad un “giro in giostra” e viaaaa o al “cammino verso il tramonto”, non saprei dirvelo, per davvero, perché la fuga, seminando la polvere, è nelle mie corde da quando l’universo maschile mi ha scagliato contro un dardo avvelenato. La corazza di oggi, che un tempo necessitava di innumerevoli rattoppi, mi fa guardare la donna che ero provando un sentimento teneramente protettivo, valutare, con un sorriso, un disagio che riusciva ad ingabbiarmi. Le “calciate di fresco”, a quanto sembra, devono avere un fascino tutto loro, l’inconsapevole potere di polarizzare il “maschio” umano. Lo sguardo tormentato? L’ipotetica “fame” che, erroneamente, si attribuisce ad una tirocinante di sigletudine? Il non avere scrupoli nel tentare di addentare una preda emotivamente zoppa? Una sola di queste cose o un mix del tutto, fatto sta che, l’aspirante “accompagnatore”, compare dal nulla e non molla l’osso nemmeno se vai in giro indossando una maglietta che pubblicizza la “suoritudine” o con tatuato in fronte un “passo!”. Gli incontri “alieni” sono stati tanti, proprio tanti e, nonostante alla ruga si sia associata la “carestia”, non ne ho nostalgia, non li rimpiango affatto. Suddividerli in categorie non è facile e, tutto sommato, nemmeno onesto, quindi ho deciso di scegliere alcuni personaggi, quelli che, per la loro originalità, ricordo meglio.
Il letterato oculato
Lui è stato il primo a piazzarsi sulla riva del fiume, armato di canna (e qui non siate maliziosi, perché intendo lo strumento da pesca) e di una costanza esagerata. Mi avvicinò, in un negozio di cancelleria, offrendomi un aiuto non richiesto, di cui non avevo realmente bisogno, sciorinando tutte le preziose peculiarità, intellettuali ed emotive, che lo caratterizzavano. È normale travolgere una sconosciuta con le proprie credenziali? Direi di no! Lo ringraziai, lo salutai, insieme a tutti i presenti, e quella parentesi scivolò nel dimenticatoio. Nei giorni a seguire, iniziai a riconoscerne la sagoma in lontananza, correva, come me e come fanno tantissime altre persone che nel muoversi si sentono “libere”. Prima un “ciao”, poi un “non mi hai ancora detto il tuo nome” e ancora “quanti km hai fatto, possiamo correre insieme?”, per arrivare ad un’onnipresenza. Lo sorpresi perfino schizzarsi il viso con dell’acqua, per simulare la fatica di un allenamento intenso, convinto che questo bastasse ad intortare le donne. Per scoraggiarlo cercai di sottolineare che chi vede una cancellata affettiva chiudersi non ha voglia di cimentarsi in nuove situazioni, che le ferite cicatrizzano ad opera del tempo. Avete mai provato ad interagire con una persona che non parla la vostra stessa lingua? Tra me e lui avveniva questo, la mia cortesia sembrava fare colla e più tentavo di respingere al mittente le avance, più diventavano pressanti e sgradite. “Ti serve un uomo per rincominciare a sorridere!”, un vinile inceppato, una piaga che iniziava a fare male. Un pomeriggio toccò il fondo, ed io con lui, avendo esaurito fino all’ultimo atomo di pazienza! “Domani sera vieni a prendermi, andiamo sul mare e mi offri una cena … Ti svagherai e mi ringrazierai … Quante volte ti devo ripetere che hai bisogno di un uomo?”. Madre Teresa di Calcutta è immensa ed io non le somiglio … “Perdonami ma, nonostante l’attenzione prestata, non vedo nessun uomo e chi ho davanti è arrivato ai ferri corti con l’eleganza!”.  Credete l’abbia afferrata al volo? Macché, mi ha dato il tormento per mesi, finché non ha puntato un nuovo bersaglio. Il letterato oculato, un vero paguro!!!!
La volpe dal pelo rado
Il mirino umano, il possessore di un sensore olfattivo, che intercetta “l’olezzo di passera” nel raggio di qualche km, che non si sofferma sul chi sei, come sei o cosa ti passa per la testa, “emani” ed è l’unico elemento cha conta. Il mio “annusatore”, avvertita la mia presenza, ha iniziato a tallonarmi in corsa (avrete intuito che i percorsi dei runners mi hanno regalato botte di vita pazzesche), ad ammiccare in maniera sempre più esplicita, fino ad arrivare a starmi accanto, tenendo il mio stesso passo, per imburrarmi con complimenti che non mi sarebbero rimasti addosso nemmeno con le ventose. “Hai un fisico slanciato … perfetto! Non ti ho mai vista, ti sei trasferita da poco?”. Sono alta 162 cm, posso slanciare i capelli, fissandoli con 2 litri di lacca e in questi luoghi ho emesso il mio promo vagito! “Corro tutti i giorni e credo si veda. Quanti anni mi dai?” mi domanda, gonfiando il petto … e qui viene il bello … “Sei, sette più di me, che ne ho 43 …”. La volpe dal pelo rado mi fissa, interdetto, domandandosi, glielo leggo negli occhi, come cappero faccio a sapere la sua età. Lui non si ricorda della ragazzina che studiava con la sua vicina di casa, di un’adolescente che non amava la vetrina, ma lei rammenta, perfettamente, il “tacchino” che faceva lo smargiasso sul balcone. La volpe dal pelo rado era rimasta glabra!!!
Il ministro del culto mancato
Ho dovuto abbandonare la parrocchia del mio Padre Spirituale e girarne diverse, non soffermandomi più di 2-3 volte nella stessa, per evitare un cupo “ripetitore di preghiere”. Provate a sentir l’intera Messa seduti sul ciglio della panca o in ginocchio, impossibilitati ad accomodarvi serenamente, perché qualcuno, alle spalle, in un posticcio raccoglimento, vi alita l’anima tra i capelli. Il “prete mancato” soffiava, ansimava, rantolava, in un’incessante litania latina e nel momento della eucarestia cercava il mio sguardo, quasi a trovare una intesa. Non domandatevelo, rispondo subito. Non era un atteggiamento che assumeva con tutti, solo io ero meritevole di un abbordaggio screziato di vespri, lodi e salmi.
L’invisibile
Potevo farmi mancare una serie di “appuntamenti” con l’ignoto? Ehhh, No! Un uomo? Una donna? Qualche sospetto l’ho avuto, non lo nego, di fatto, però, non sono mai riuscita a dare un volto o un nome al “donatore/donatrice” di cibo. Alla parrocchia accantonata ho dovuto accorpare un supermercato dove, se parcheggiavo nei sotterranei, ritrovavo “cadeaux” attaccati ai tergicristalli anteriori dell’auto. Non ricevevo fiori o bigliettini romantici, ma pensierini alimentari. Ferrero Rocher fondenti, Mon Cheri, cioccolatini ripieni di ogni e pacchi di biscottini Plasmon e Hipp. Passino i cioccolatini, ma i biscotti per lattanti? Un modo originale per farmi sapere che non ero ancora pane raffermo? Un modo carino per non farmi sentire kulona? (il mio, purtroppo, vive di vita propria e, pure se arrivo all’osso, staziona. Ha l’etichetta, come i maglioni … “Made in Brazil”) Peccato non averlo identificato, potevo proporgli la stesura, a 4 mani, del nuovo “Manuale per far capitolare una donna”.
Il Poeta Vizioso
Ho sempre sostenuto di essere un soggetto sapiosessuale, potevo non attrarre un poeta? Ma non un poeta qualunque, IL POETA! L’uomo della “bella parola” e del tempismo, l’avvoltoio che sembra attendere che il leone si allontani, dopo aver scarnificato il pasto, per finirsi i resti, giusto per non sprecar nulla (che immagine graziosa ho dato di me, una carcassa spolpata!). Aveva il numero di casa dei miei genitori, mi rintracciò così, intasandomi il cellulare di messaggi, banali, sullo stile vecchie comari che condividono reumatismi e passione per il minestrone di verdure fresche, rigorosamente garbati. M’invitò ad uscire ed io optai per un caffè dopo cena, in un luogo pubblico, mi pareva scortese non rincontrare, per due chiacchiere tranquille, una persona che non vedevo da quasi ¼ di secolo. Col senno di poi, caspita, sarebbe stato meglio evitare! Il rivedermi, e non cercate ragioni perché non ci sono, l’ha acceso come un cerino accarezzato con la carta vetrata, scatenando, nei messaggi a seguire, (faccia a faccia è rimasto sereno, sospettando che lo avrei polverizzato) nel triste soliloquio di un allupato. Ho conosciuto, verbalmente, la “Possessione di Rocco” e lui l’acqua santa di una Clarissa al cospetto di Santana. Attenderò un altro quarto di secolo per il prossimo caffè, questo è certo!
“Er Mejo”
Non potevo non menzionarlo, disegnando un sorriso, sperando possa essere felice, sentirsi realizzato, qualsiasi strada stia percorrendo. Nessuno, e sottolineo NESSUNO, mi ha mai detto parole tanto belle, sprizzando una sincerità su cui il dubbio non crea ombra. Mi aspettò sotto casa sua, dove transitavo, correndo, ogni pomeriggio, vestito di tutto punto, pettinato in maniera impeccabile e profumatissimo. “Volevo parlarti, mi puoi ascoltare?” mi disse, proseguendo “So che sono giovane ma, se non hai un fidanzato e mi aspetti, arriverà il giorno in cui ti sposo!”. 8 anni, paffutello, occhi tenerissimi e un’eleganza d’animo senza pari. Potevo non accettare? Il bambino che dal balcone, ogni giorno, incurante del caldo o del freddo, aspettava rispondessi ad un “ciao” è il solo a cui ho donato il cuore, in un istante, stringendolo alla più grande manifestazione di amore.
– Carla –

7 pensieri su “Wowww che ammiratori!!!

  1. Bonjour ou bonsoir

    La vie a grand besoin de respect et d’amour
    Il faut savoir donner pour mériter de prendre
    Ce qui nous est offert et savoir aussi le rendre
    Nous traversons, souvent, pendant notre vie
    Des tortueux chemins qui viennent nous surprendre
    C’est alors qu’il nous faut ouvrir nos cœurs et tendre
    La main à nos amis pour leur dire bonjour

    Belle journée ou belle soirée

    Bisous Bernard

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