Cosa vorrei per il mio Paese

Il 4 marzo si avvicina ed io, come suppongo la maggioranza degli italiani, non posso fare a meno di domandarmi cosa vorrei per il mio Paese. I desideri, ordinati, chiari e fondamentalmente semplici, per la realtà in cui viviamo, per un passato non recentissimo ma nemmeno preistorico, si scontrano con la violenza di troppe delusioni, di promesse morte ancor prima della fine dello spoglio elettorale. “Cosa vuoi che cambi? E tu ci credi ancora?” In effetti, la “melma” è al mento e basterebbe un passo falso per sentirla sulle labbra ed i mezzi che la famiglia Italia ha in dotazione sono davvero “miserabili”. Si è rosicchiata tutto, senza pensare al domani, e le restano solo i contanti per una pala! “Ma dove vuole andare????”. Mi piacerebbe, per prima cosa, avendo genitori che attraversano la terza giovinezza (il termine terza età non è gradito), non dover più assistere a situazioni di fame, ad umiliazioni che ripagano anni di lavoro e amore per la propria terra, ad esodi di massa verso mete in cui le briciole hanno maggiore sostanza. Proverei gioia, la proverei davvero, se si smettesse di incollare la parola “lavoro” solo a “giovani”, per tutelare il diritto di ogni uomo, nonostante gli “anta”, a potersi garantire un piatto pieno a tavola e un tetto che non siano le stelle. Mi sentirei figlia amatissima dei miei luoghi, se potessi smettere di avere paura e mi potessi sentire libera di viverli in tutta la loro spontaneità e bellezza, non dovendo più guardarmi alle spalle. Sentirei casa accogliente e sicura, se le conseguenze di un ingresso non autorizzato o di pestaggi brutali, fossero certe, severe e non vedessero nell’aggredito la disumanità dell’aggressore. Mi vanterei del mio Paese se la vigilanza sul più debole (bimbo, anziano, donna, disabile …) fosse un’esigenza e non un dovere, se il mio vicino di casa, caduto in disgrazia, non dovesse supplicare l’attenzione perché in coda lo precede, puntualmente, un tizio giunto su un barcone, se la sua esistenza sociale non avesse un peso solo per condurlo a votare. Proverei orgoglio se la disonestà, lo spreco e l’incenerire le risorse collettive non restassero consuetudine, ma scatenassero profonda vergogna, quella che esige una soluzione, se l’impiego pubblico non restasse intoccabile e le figure-zavorra, per la loro inutilità produttiva, svanissero, una volta per tutte, senza architettare nuove ricollocazioni ignobili. Potrei gridare “Sono Italiana”, con il sorriso sulle labbra, se non annusassi l’oppressione di una fiscalità iniqua e non dovessi scansare le pedate di una burocrazia che confonde ed annienta.  Potrei abbracciare la speranza e non doverla scrutare come un ologramma, se chi chiede le redini del domani indossasse i miei panni e, per un attimo soltanto, si sforzasse di vedere attraverso i miei occhi, percorrendo il mio stesso pensiero. Nel ragionamento di un incorrotto “ignorante”, poco avvezzo a contorsioni mentali, a spregevoli tornaconti, non di rado, si nasconde il buonsenso e la strada da percorrere. L’Italia, andrebbe vista come una ditta edile, con un organico di 20 persone, in cui 4 sono i muratori, quelli che realmente realizzano il prodotto che ha un corrispettivo in denaro, 1 è il progettista, indispensabile per ideare il manufatto, 1 il contabile, necessario per calcolare il dare/avere ed evitare che qualcuno sia il Robin Hood di se stesso, e gli altri 14 coloro che si spartiscono le mansioni (rispondere al telefono, fare le fotocopie, recarsi alla posta, in un ufficio …) che andrebbero affidate ad una sola persona. Morale … i 4, alla fine della giornata, hanno la schiena rotta, progettista e contabile il cervello in pappa, i 14, tutto sommato, stanno benone, e ci credo, hanno accarezzato momenti di noia, sollevato due fogli, forse strisciato il tesserino e fatto la spesa (non avevano granché da fare), eppure, lo stipendio lo percepiscono tutti. Da che mondo è mondo il “furto” non investe e non genera ricchezza.
– Carla –

7 pensieri su “Cosa vorrei per il mio Paese

  1. Io infatti voterò per il rinnovamento, per chi non è mai stato al governo e non ha mai raccontato balle ma ha sempre messo in atto tutto quello che ha promesso: Casa Pound. Sempre presenti quando ci sono da aiutare gli italiani!

  2. pare di leggere il libro dei sogni che almeno sono fatti concreti e non le solite promesse da marinaio, salvo quelle che fanno comodo al boss di turno.
    Che altro dire? lasciamo perdere. Sono una persona educata e usare parolacce in casa altrui è sinonimo di maleducazione.

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