Abusi? Ricatti Morali? Compromessi?

La premessa, in questa circostanza, è d’obbligo, affinché il mio discorso non venga equivocato e non affiori una figura che non esiste, quella di una donna poco orientata a schierarsi dalla parte delle donne. La violenza, fisica o psicologica, lo “schifo” senza confini tangibili, non sono prodotti da banco, con impressa la data di scadenza, ciò che, superato il termine, va cestinato e dimenticato. La sofferenza delle vittime, il disagio che le scorterà lungo i sentieri del vivere e che ne influenzerà le scelte, non cessano, macerano nell’anima, aggredendo la bellezza dei panorami che si susseguono. L’orco non deve mai sentirsi al sicuro, credere di poter perpetrare azioni che meriterebbero la sua evaporazione dalla faccia della terra, ma temere il cadere di una mannaia che oscilla sopra testa e tutte le conseguenze che ne derivano. Per qualcuno, la morte non è una, non coincide con il silenzio di un cuore che smette di battere, la morte è un appuntamento che si ripete ed ha occhi, voce e il sorriso beffardo di chi si muove impunito. Un abuso, un ricatto morale, non hanno attenuanti, chi li ha subiti ha il diritto di portarli alla luce quando crede, in ragione di una vergogna insormontabile o di timori reali, senza che qualcuno punti il dito e sentenzi, non conoscendo dinamiche e capacità di reazione. Il punto è un altro … si tratta sempre di soprusi o di compromessi, di situazioni condivise e poi ribaltate per convenienza? La “bestia” esiste (nessuno afferma il contrario) e artiglia la preda come fosse inanimata, quasi mostrare due cm di pelle in più equivalesse a strillare “sbranami”, nondimeno, esiste anche la “finta preda” che fa del – dammi e ti darò – il passepartout per aprire più velocemente ogni porta. Le relazioni lavorative non si programmano ai limiti di una camera da letto, ma in luoghi che lasciano poco spazio a pensieri ambigui. Gridare “aiuto” dopo aver varcato, consapevolmente, la tana del lupo, non suscita grandissima solidarietà, me ne rendo conto e disapprovo, per quella parte di me poco razionale che si piega davanti al pianto, ma comprendo chi guarda da un’angolazione diversa, quella giusta!!! Dire NO, potrà non aprire “quelle” porte ma, di sicuro, saprà forgiare le chiavi per spalancare tutto il resto …
– Carla –

11 pensieri su “Abusi? Ricatti Morali? Compromessi?

  1. Infatti tutte queste che denunciano ANNI dopo,e a carriera avviata,sono ben poco credibili per me! Sembra solo un modo per far parlare di sé,sminuendo così le vittime vere di abusi e violenze. Ci arriva anche l’ultimo dei cretini che i provini non si fanno di notte in camere d’albero! E Asia Argento che ha fatto ben 4 film,di cui nessuno che abbia avuto successo,con il suo presunto abusante,foto su foto in cui appare sorridente accanto a lui? Per carità,lui è un porco da castrare subito,ma tu riusciresti a fare foto sorridente appiccicata a chi ti ha usato violenza??? Io no,anche perché lo avrei ammazzato al primo tentativo!

  2. Infatti, personalmente la penso come te, sono sempre abusi, i ricatti non devono essere fatti, questo è un dato di fatto, ma chi li subisce ha sempre una scelta, dire di no anche se questo vuol dire non fare un film o non fare un programma qualsiasi, siamo liberi di scegliere se ci vogliamo far comprare oppure no e questo dipende solo da noi! Non si può paragonare queste forme di abusi con la violenza di gruppo o con stupro individuale, la cosa è ben diversa!

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  3. non tutti i casi sono uguali, bisognerebbe valutare ognuno di essi. C’e’ chi non denunzia per paura perche’ e’ stata minacciata o ricattata, chi per vergogna per essersi infilata nella camera “sbagliata”. Poi ci sono anche quelle che “ci marciano” ma credo che siano una minoranza. Credo che fra di noi si dovrebbe essere piu’ solidali, sono sicura chs ognuno di noi almeno una volta nella vita ha subito una qualsiasi forma di abuso di cui non ha parlato per i motivi anzidetti. Io ho subito un tentativo di violenza quando avevo 12 anni e la vergogna fu tale che non solo non ne parlai ma addirittura lo negavo. Me lo sono portato dietro per anni questo peso e mi e’ costato molto molto molto. 😏

    • Mi spiace Giuliana che tu abbia subito questo trauma. A 12 anni sei ancora una bambina. A 21 un pochino più cresciuta ,per quanto sempre di trauma si tratti. Credo che l’indignazione che alcune donne poco “solidali” provano, sia dovuta al fatto che qui il tacere della violenza subita sia stato subordinato alla smania di successo. Una errata ponderazione dei valori da mettere al primo posto. Comunque credo che una violenza debba essere denunciata in qualsiasi momento, anche se postumo. Un abbraccio a te donna e più grande ancora alla te bambina di 12 anni.

  4. Capisco che si cammina su un crinale molto pericoloso, ma io sono più propenso a solidarizzare con le vittime che con i carnefici. E’ vero, a meno di violenze vere e proprie, la vittima di un approccio eccessivo può sempre dire no. Ma non è facile dire no, non è facile mantenere la lucidità necessaria in certi momenti, non è facile fare certe scelte. Che poi spesso si tratta di approcci che avvengono senza testimoni, in cui una parola vale l’altra, e nel mondo non siamo tutti uguali, e la parola di un potente vale più della parola di un semplice mortale.

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