Mara e la panchina nostalgica

Dalla metà di giugno ho ripreso a muovermi regolarmente (camminata veloce all’inizio ed ora corsa, non da grande atleta ma pur sempre corsa) ed ogni sera, al diminuire della calura, mi porto fuori. Nello scegliere sempre lo stesso orario e stringendo per la coda la costanza, come immaginerete, incrocio le solite persone con le quali, timidamente, ci si scambia uno sguardo e, raramente, mezzo accenno di sorriso. La cautela ha la meglio anche su un piccolo “ciao”, sulla possibilità di fare lo stesso percorso in due (o più) e non in compagnia del panorama che cambia o si ripete, giro dopo giro, quando si frequenta un colle! La signora della panchina è una costante, sta là, ogni sera, seduta in maniera composta, quasi austera, ti scruta per un istante e poi ritorna a perdersi lontano, in uno spazio che le disegna sulle labbra un sorriso difficile da cogliere e sfumato di malinconia. Da subito, ho creduto che nel guardare dalla sua stessa prospettiva non sarei stata in grado di mettere a fuoco quanto lei coglie e che, sinceramente, notasse ben poco di quanto le passava accanto. 10 giorni fa, circa, come se quel tenero torpore l’avesse abbandonata, nel passarle accanto, in un momento in cui tentavo di riprender fiato, le ho sentito dire, con un tono pacatissimo – Non ti stanchi mai? – Andavo di fretta, ero sudata e sentivo le gambe gridare “pietààààààà!”, eppure, non mi sono sentita di risponderle con una battuta gettata là e di proseguire per la mia strada. Mara, questo è il suo nome, ha 88 anni, finissimi capelli biondo cenere che le arrivano alle spalle, leggermente ondulati, occhi cerulei, un sorriso che unisce ricordi preziosi e che si confonde in un incarnato pallido, lontano dal tempo. È una nonnina giovanile e davvero carina, dai modi sempliciotti ma infinitamente eleganti. Ogni sera, così, metto in conto quei 10 minuti che sono suoi, un commento a piè di pagina con cui chiude la narrazione quotidiana, quella tavolozza con colori, ancora accesi, che dipingono attimi che l’animo ricorda dettagliatamente. La panchina la divideva col marito, guardavano oltre il panorama reale, ascoltando il vento tra le foglie e annusando il susseguirsi delle stagioni … insieme, sperando di varcare a breve distanza, l’uno dall’altra, il tramonto. Un amore grande, il loro, che lei rammenta, sorridendo con gli occhi, anche tra le pieghe di un litigio. Mara sta là, spostava sulla sinistra, quasi a cedere la destra all’uomo che vive tra i suoi pensieri, al ragazzino che le ha rubato il cuore a 15 anni e se ne è andato via senza restituirglielo.
– Carla –

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5 thoughts on “Mara e la panchina nostalgica

  1. Molto bello. Penso che davvero dovremmo trovare il tempo di scambiare due parole con le persone che incontriamo, anche casualmente. Sono sicura che ci si potrebbero aprire mondi (interiori e non solo) interessanti: un arricchimento reciproco, insomma.

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