In sardo rende meglio!

Esprimersi coi “colori” dell’ambiente in cui si è nati o cresciuti è abbandonarsi ad una scarica di spontaneità e, indubbiamente, saggiare la meraviglia della sintesi. I dialetti (il sardo è una lingua, tra l’altro tosta) sono una ricchezza senza pari, i forzieri in cui i petali profumati del passato non avvizziscono. Amo le espressioni di ogni regione, l’allegria che s’aggrappa ad una battuta, il rimprovero duro ma amorevole, l’unicità che, qualche volta, non trova nemmeno una esatta traduzione. Nel mio lessico sono presenti diverse espressioni che utilizzo frequentemente, che semplificano tanti discorsi e, associate alla mimica, rendono “na cifra” (direbbe il romano).
Zacca strada! esclamazione che, accompagnata dalla manina in movimento, consiglia caldamente di “imboccare la strada per sparire”.
Zacca stradoni, “imbocca, alla velocità  della luce, la strada per allontanarti dal mio sguardo”.
Annu doxi (la x si legge come la “j” di je suis), ovvero, anno 12. Indica una data rinviata in maniera imprecisata e lontana, quasi a dire “mai”, “ …d’accabbasa pò s’annu doxi”, “ …lo finirai non si sa quando, forse mai!”.
A frori, tradotto letteralmente sarebbe “a fiori” (infiorettato) ma il significato è esattamente l’opposto, vale a dire, “grottesco”. “Ge ses a frori trassau aicci”, “Sei ridicolo conciato in quella maniera”.
Cani fuendi, “Cane in fuga”. Si utilizza per indicare un colore che lo sguardo non coglie perfettamente a causa di uno spostamento rapidissimo. “Teniara una camisa color’e cani fuendi!”, “Indossava una camicia di un colore improbabile!”.
A marolla, ossia, “Volente o nolente”. “A scola bandasa a marolla!!!”, “A scuola ci vai per forza!!!”.
Ghettandedda è il parente isolano di “Batti il cinque”. “M’anti pigau a traballai … Ghettandedda!”, “Ho ottenuto il lavoro … Batti il cinque!”.
Egua, “Cavalla”, donna parecchio ben disposta ad approcciarsi con il sesso opposto. “Du castiara cun una facci e egua …”, “Lo guardava con una faccia da cavalla …”.
Craccar’e pei, questa espressione indica una pedata energica, sferrata con il tallone, atta ad buttar fuori qualcuno, in malo modo,  da un luogo. “Ci stuppasa a craccar’è pei!”, “Ti spedisco a tallonate”, stile mulo, insomma.
Burdo/a, indica il figlio di nessuno, un po’ come dire “figlia della serva”. “Itta seu burda?”, “Sono la figlia di nessuno?”.
“Castiabirirui!”, si utilizza quasi ad indicare la faccia tosta di qualcuno, “Ma guarda un po’ tu!”.

Palla al centro, ora tocca a voi ….
– Carla –

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